numeriC’è la cabala e la kabalà. C’è quella con la ‘c’ iniziale e quella con l’accento sulla ‘a’. C’è quella che cerca di indovinare i numeri dell’Enalotto, l’oroscopo del mese prossimo, la posizione degli astri quando nascerà un figlio. Quella con la ‘c’ all’inizio, inseguita da chi è alla ricerca di una vita più facile, di un futuro meno incerto, di carte da scoprire e segnali propiziatori da interpretare. Quella senza accento, che scarica l’uomo delle proprie responsabilità rimettendo il suo destino nelle mani di numeri e pianeti, che illude l’individuo sulla possibilità di ottenere ciò che vuole senza sforzo e con un pizzico di magia. E poi c’è la kabalà, quella rivelata sulla terra da Rabbi Shimon bar Yochai. Quella che racconta l’intenzione che sta dietro alla creazione del mondo, alla discesa di D-o, attraverso diverse contrazioni, in un universo dal buio così profondo. Quella che descrive il possibile equilibrio armonico di giustizia e misericordia, di forza e bontà nelle sfere divine e la potenzialità di riconciliazione di questi opposti, grazie allo studio e al lavoro costante dell’uomo,  a livello terreno. Questa è la kabalà, quella vera, originale, con l’accento sulla ‘a’. Un accento che pone l’accento sull’individuo, mettendolo al centro del proprio mondo, fautore di ciò che gli sta intorno. Un accento in più che attribuisce alla vita dell’uomo un significato profondo, la responsabilità del destino, l’importanza dello sforzo e di un duro lavoro interiore per potersi svegliare domani, una persona migliore. Una strada aperta da Rabbi Shimon bar Yochai che, alla vigilia di shabat, prima del tramonto, vide un uomo correre con due rami di mirto in mano. “Per cosa sono?” gli domandò. “Sono in onore dello shabat” gli rispose. “Perché non ne basta solo uno?” gli chiese. “Uno è per il comandamento ‘ricorda’ e l’altro è per ‘osserva’. Rabbi Shimon si rivolse al figlio e gli disse “guarda come sono preziosi i comandamenti per i figli di Israele” diventando così il tramite di una filosofia, di una mistica accentata, in grado di trasformare le buone intenzioni, le piccole azioni, i pensieri di un uomo in costante cammino, in profonde rivoluzioni.

Gheula Canarutto Nemni

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