Una nuova battaglia per Gheula: la verità sulle donne ortodosse (di Israele e del mondo)

barbra streisand 2

 

 

 

 

Il giovedì era il mio giorno da incubo, il giorno del tema. A 11 anni ti costringevano a soffermarti sulla vita, sulle frasi dei poeti, sui terremoti e a scrivere intere pagine di quaderno sviscerando ogni sillaba. Mi sedevo accanto a mia madre e insieme analizzavamo il titolo, cercando di capirne bene le parole e il senso. “Pregiudizio cosa vuol dire?” le domandai una volta mentre tiravo su con la forchetta l’ultimo spaghetto dal piatto. “Vuol dire che le persone ti giudicano senza sapere davvero chi sei. Pre vuol dire prima. E’ un giudizio che si forma in un momento sbagliato. Il giudizio dovrebbe formarsi sempre dopo. Dopo aver conosciuto, aver parlato, aver discusso. Mai prima, ricordatelo” Me lo ricordo ancora. Dopo trent’anni.

Oggi apro uno dei miei blog preferiti, la 27esima ora. E ci trovo un articolo di Cecilia Zecchinelli, Una nuova battaglia per Barbra: la parità per le donne ortodosse di Israele. Tags: battaglie, diritti umani, discriminazioni, tradizioni. «È sconfortante leggere di donne che in Israele sono costrette a sedersi in autobus sui sedili in fondo o sono colpite con sedie di metallo quando vogliono pregare pacificamente e legalmente. O ancora di donne che non possono cantare nelle cerimonie pubbliche», ha detto la star… Le parole di Barbra si riferiscono chiaramente agli ultraortodossi, gli “haredim” ovvero “coloro che tremano per il timore di Dio”, che respingono ogni modernità e continuano a vivere come nell’Europa dell’Est a fine Ottocento”, scrive la giornalista.

Forse non tutti hanno subito il trauma del tema del giovedì. Peccato. Perchè avrebbero imparato fin dalla quinta elementare a formulare un giudizio sulle persone solo dopo averle conosciute.

Io mi dichiaro una charedit, non “tremo per il timore di D-o” ma Lo temo, Lo amo e cerco di seguirne le leggi. Non vivo come a fine 1800. Uso macchina, Iphone (o Samsung a seconda di quello che mi lasciano bontà loro i miei figli), sto scrivendo da un Mac.

“Per le migliaia di donne haredim d’Israele invece il canto è un peccato, così come mostrare capelli, braccia e gambe, mentre non lo è – ad esempio ­– lavorare, visto che la stragrande maggioranza dei loro uomini si dedica solo alla preghiera e i sussidi pubblici spesso non bastano”

Io non mostro le braccia e le gambe, è vero. E lo faccio soprattutto perchè D-o mi chiede di farlo. Ma non ci vedo nessuna discriminazione, secondo il tag utilizzato dalla signora Zecchinelli. Ci  trovo un grande rispetto, per chi mi vede e mi giudica non in base a ciò che incontrano i sui occhi ma in base a quello che dico e che penso. Ci vedo un rispetto per le donne, che non vengono ridotte a oggetti ma rimangono dei soggetti.

Non indosso paramenti quando prego,(“paramenti sacri che i rabbini ultraortodossi limitano agli uomini”) ma non per questo mi sento figlia di un dio minore. D-o mi concede di avvicinarmi a Lui in ogni momento, senza talit, tfilin o segni che invece toccano agli uomini. Non li devo portare questi segni. Perchè sono superiore. Sono parte delle donne charediot, non charedim, come scrive la nostra giornalista. l’aggettivo si declina al femminile, le donne ebree sono fiere della propria femminilità.

“La condizione delle donne ultraortodosse non è un mistero per chi vive qui o conosce Israele” ma forse lo è per la nostra giornalista e per tutte quelle persone che immaginano un mondo e lo giudicano senza prendersi la briga di conoscerlo.

Noi siamo qui, dice Matteo Caccia nel suo programma di Radio24. Noi siamo qui, pronte a farci conoscere, a parlare, a spiegare il perchè di una manica lunga, di una gonna, di una preghiera con uomini e donne separati.

Noi siamo qui, se qualcuno vuole trasformare il proprio pre-giudizio in un post-giudizio.

Gheula Canarutto Nemni

una charedit milanese (di nascita)

p.s E chissà se un giorno la 27esima ora farà scrivere un articolo che parla di ebraismo a un’ebrea con i tags: battaglie, diritti umani, discriminazioni, tradizioni. Lì forse si potrà spiegare che da noi non c’è discriminazione, che i diritti umani vengono rispettati al di là della comune immaginazione, che le battaglie le facciamo solo per portare più luce in questo mondo e che tradizioni fanno rima con vere emancipazioni….

13 Replies to “Una nuova battaglia per Gheula: la verità sulle donne ortodosse (di Israele e del mondo)”

  1. Hai proprio ragione ! È incredibile come le persone giudicano senza sapere niente ho merito ! Perché non chiedono alle donne haridiot se loro si sentono trattate da inferiori ? La risposta sarà unanime !no !
    A me non interessa dove mi siedo in autobus non è questo che farà di me una donna più o meno rispettata!peccato che la gente cerchi sempre di dividere e mai di unire!

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      1. E che non ti lapidano per strada se sei sospettato di adulterio, e che se non ti piace il giorno dopo puoi andare in giro in minigonna senza rischiare la vita e…che tutto dipende dalla scelta di una donna e non da quello che il paese in cui vive vorrebbe imporle…

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  2. Cara Clara, mi spiace molto che tu abbia questa visione di una parte di mondo ebraico che invece porta con sé luce e valori. Non so chi tu abbia incontrato lungo la strada, dalle tue parole però traspare molta rabbia. Spero un giorno di conoscerti di persona e farti vedere un’angolatura diversa, con mariti innamorati che mantengono la moglie come fosse una regina, con donne che hanno piena libertà sul proprio corpo , vestite di Prada, Chanel e anche H&M e che il medio evo lo ricordano solo quando studiano storia con i figli. Un mondo che riporta articoli di donne e le loro fotografie nella home page (vai su chabad.org).
    La separazione dei sessi è una libertà di scelta. E credimi, se in seguito a tutto il mancato rispetto di una gran parte del mondo verso le donne si inventassero gli autobus con i posti separati, moltissime donne gioirebbero, anche nei posti più moderni, di non avere nessun uomo che sta appiccicato addosso (per dirla in maniera elegante) durante il tragitto.
    Il mondo lo si vede a seconda delle lenti che si indossano. Le tue lenti sanno di rabbia, Clara….

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  3. sono molto curioso del mondo ebraico in generale e di quello ortodosso (haredì ?) in particolare. Dopo aver visto “La sposa promessa”, il film girato da una regista haredit (singolare femminile: chissà se è giusto ?) ho dovuto ricredermi su alcuni preconcetti (ad esempio quando il rabbino dà parere negativo a un matrimonio che capisce essere motivato da un senso di dovere e positivo invece quando sente che la donna ha dei sentimenti veri. Mi sono reso conto che i matrimoni non sono così “combinati” come potrebbe sembrare dall’esterno). Ma altri aspetti continuano a lasciarmi dubbioso: la questione dei posti a sedere sui bus, ad esempio. Le donne che si sono opposte sono state aggredite (non solo verbalmente) fino all’arrivo della polizia. Che le donne harediot accettino per se stesse la divisione potrebbe essere comprensibile, ma se una donna non lo accetta imporlo con la forza o con gli insulti è inaccettabile, non scherziamo! Anche sulla “copertura” di capelli, gambe e braccia, c’è il rischio che alla fine una ragazza non sia affatto libera di scegliere perché in quell’ambito passerebbe per una poco di buono. E’ così che succede nel mondo ortodosso ? una ragazza è libera di scegliere senza subìre i ricatti morali o l’ostracismo della propria famiglia ? Se è così siamo davvero lontani dalla prassi islamica, altrimenti gli siamo molto vicini.

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    1. Caro Fabio, come in ogni mondo del mondo, ci sono diversi mondi anche nel mondo ortodosso. Come nelle rivolte pacifiste ci sono poi quelli che menano con spranghe e spaccano tutto quello che incontrano. E che di pacifista non hanno nulla. Il mondo ortodosso, quello vero, non impone, insegna. La Torah è un mondo infinito di conoscenza, di luce e sapienza. Le donne sono libere di scegliere. LA lunghezza della gonna, delle maniche, la copertura dei capelli. Non ci sono ricatti morali. Ci sono amore e affetto per chi cerca di seguire. E per chi non lo vuole seguire. questo è il vero mondo di chi prova a seguire le leggi divine. Ed è questo mondo di mondo religioso che vorrei la gente conoscesse…

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      1. Quello che dici è interessante, cara Gheula, ma come dici tu ci sono mondi nei mondi e mondi nel mondo ortodosso. La domanda alla fine è una sola: quale mondo prevale in questo mondo ? Per farla meno barocca… il mondo ortodosso ebraico ha una componente maggioritaria di sicuro, come qualsiasi altra enclave religiosa e culturale. Qui qual’è quella prevalente: la tua o quella prospettata da Clara ? Che alcuni siano disposti a guardare con occhi affettuosi la figlia che prende la sua strada autonoma e non conforme alla tradizione succede in molte famiglie. Ma in alcune per quella figlia scatta l’ostracismo, l’oppressione, la rigidità e a volte anche la violenza. Come definiresti, onestamente, la componente “maggioritaria” dell’ortodossia ebraica: amorevole e comprensiva o rigida e oppressiva ?

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    2. Caro Fabio, leggendo di Clara che non è nemmeno andata al matrimonio del figlio perchè separato, francamente ho respirato lì aria di ostracismo. Lei la libertà ai figli non la vuole dare…Sai quale è la regola per capire quale parte di mondo prevale? quella di cui si parla di meno. Perchè purtroppo nel nostro mondo le cose buone non fanno notizia…

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    3. Clara lei parla di oppressione culturale che è cosa un po’ diversa dalla repressione. Comunque mi rendo conto che la discussione è simile per certi versi a quella dell’italia cattolica di tanti anni fa (naja a parte)

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  4. Clara, la halachà che io conosco non è la Alachà che conosci te. E con questo desidero chiudere questa discussione. mi spiace per te, se vuoi forse un giorno ci incontreremo e mi spiegherai da dove nasce questo tuo profondo malessere…

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  5. Conosco il mondo haredì e non mi sognerei mai di paragonarlo a quello del fondamentalismo islamico, ma come dici tu stessa, in ogni mondo ci sono un centinaio di altri mondi diversi. L’ortodossia di cui parli tu con grande entusiasmo purtroppo non è quella adottata in tutti gli ambienti haredì: mi sembra piuttosto forzato dire che “le donne sono libere di scegliere”. Una donna che vuole allontanarsi dal mondo haredì viene respinta senza complimenti, e se tutti i suoi parenti sono ultraortodossi e l’hanno “ripudiata” come fa a mantenersi? Ricomincia la sua vita da zero, spesso abbandonata a se stessa. Le ragazze che minacciano di “scegliere” subiscono una pressione psicologica non indifferente. Sostieni che non ci siano “ricatti morali”: se una ragazza si presenta nel suo liceo femminile haredì senza calze, sono guai. Personalmente non amo né il bianco nè il nero, ma preferisco le tonalità di grigio.
    Con rispetto.

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