bambini carrozzineQuando lo diciamo noi, umili donne talvolta lavoratrici. Quando alziamo la testa per esprimere la nostra opinione al riguardo. Quando ci capita di intervenire per dire la nostra sul tema. Quando tutti la pensano diversamente da noi e ci batte il cuore all’impazzata a prendere in mano quel microfono. Quando ti guardano con aria mista di compassione e pietà perché le ruote della carrozzina che spingi sono così consumate da dimostrare altri abitanti prima di questo. Tu ti domandi. Ma sono l’unica a pensarla così? A credere che se non si cambia il modo di correre e vivere, questo mondo tra qualche decennio sarà ridotto a un unico grande ospizio universale? Sono la sola (con pochissime eccezioni) a cercare di combattere perché alla domanda “che lavoro fai?” si possa rispondere “la madre” con lo stesso gusto e orgoglio che si può avere nel rispondere “l’ingegnere aerospaziale” o “il neurochirurgo”? La maggior parte delle volte sì. Siamo sole. Un esercito sparute di donne che forse molti pensano non ce l’abbiano fatta  a fare nient’altro che le madri e per questo cercano di ricordare al mondo più volte al giorno l’importanza della propria funzione, del proprio ruolo nella storia del futuro. Ma poi apri per caso il Corriere della Sera di qualche giorno prima. I bambini si sa, non concedono molto tempo per dedicarsi alle letture del giorno stesso. E lì, tra notizie di cronaca e fallimenti politici, trovi un’intervista a un uomo famoso, a un medico ammirato e stimato. Un articolo in cui si parla del calo della fertilità maschile. Causata, così spiega il famoso medico, dall’annullamento sempre più forte, della differenza tra i generi. “La donna oggi deve sviluppare aggressività, fare carriera, comandare persone, competere con gli uomini” e questo attenua “la polarità che è all’origine del fenomeno dell’attrazione in natura. I poli opposti si attraggono, quelli uguali si respingono.” Il dottore non se la sente di proporre come soluzione un ritorno al passato, a una ridefinizione dei ruoli. Demanda alla scienza il ruolo di sostituto dei fenomeni naturali. La fecondazione assistita è un ottimo rimedio a tutto ciò, dice. Solo alla fine si sbilancia e il sapore delle buone tradizioni ricompare magicamente. I politici facciano leggi che aiutano i giovani a procreare. Altrimenti si rischia un futuro senza bambini. Grazie dott. Umberto Veronesi. Per qualche minuto mi sono sentita indispensabile per il futuro come uno dei suoi ricercatori.

Gheula Canarutto Nemni

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