D-o, fai che non viva tutti i miei giorni credendomi povero quando in realtà ero il più ricco. Fai che non pronunci parole ai miei occhi giuste, per poi capire che erano le più sbagliate di tutte. Fai che non semini a fatica dei semi, per poi scoprire che il loro frutto è il più amaro. Fai che non guardi avanti convinto di sapere quale sia il vero traguardo, per poi comprendere che la linea era stata tracciata per trarmi in inganno. Fai che non mi volti indietro dopo cent’anni e che tutto ciò per cui avevo corso abbia meno valore di un mucchio di polvere. Fai che non realizzi quando ormai sarà troppo tardi, come avrei dovuto vivere la mia vita per essere un tuo degno figlio.  Fai che non mi ritrovi in un giorno lontano a domandarmi cosa davvero significa essere ebreo.  Fai che, circondato dai miei discendenti quando i capelli avranno il colore somma di tutti i colori, io possa sorridere soddisfatto e fiero dei loro nomi, delle feste che rispetteranno, dei sabati che osserveranno. Fai che faccia adesso ciò che è giusto fare, che cammini ora verso dove è giusto camminare, che dica ora quello che è giusto dire, che pensi adesso quello che è giusto pensare. Concedimi l’illuminazione per forgiare un destino di cui nel futuro andrò fiero. Fai che non appartenga a quella categoria di esseri umani in grado di comprendere solo a posteriori.

Affido a voi, angeli che raccogliete tutte le preghiere per poi farne spartiti di vita umana da portare al cospetto del Re, a voi che unite le lacrime in grandi brocche da poggiare sulla bilancia con cui D-o giudica il mondo, a voi che non chiudete le orecchie quando la urla dell’anima oltrepassano il muro del suono spirituale, affido queste mie parole.

E prima che le porte dei cieli si chiudano e Tu apponga un sigillo alla busta che contiene il mio nuovo anno, illuminami D-o per favore sul potere di un solo attimo, sull’infinità del presente, di adesso, sulla magia delle buone intenzioni, sulla capacità dell’anima ebraica di trasformare la propria vita in un solo istante.

 

Gmar chatimà tovà,

che la busta di ognuno di noi contenga solo buone cose.

Gheula Canarutto Nemni

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