diverso

 

 

 

 

 

Ho aperto gli occhi stamattina accecato dalla luce che entrava attraverso la tenda. Eppure intorno a me toccavo con mano un buio pesante. Ho camminato per terre e paesi alla ricerca delle radici di quell’assenza di luminosità, domandando ai viandanti che via via incontravo, se anche loro sentissero sulla propria pelle quel peso perenne di risposte mai date. Scuotevano la testa dicendo, a noi non interessa, stiamo bene così, dove ci troviamo, con i piedi, la testa e il cuore. Non si dia troppo da fare, signore, non vale la pena, si occupi della sua vita quotidiana, non di dare un significato profondo alla sua esistenza. Li ho guardati in faccia e ho capito. Non mi sarei mai sentito davvero parte di quelle genti. Anche se con loro spartiscol’aria, il sole, la terra. I frutti, le paure e i venti. Anche se parlo la loro lingua e muovo le mani allo stesso modo. Io quel buio lo avverto in ogni mia cellula.  Percepisco nell’animo quel vuoto che mi circonda. Dopo lunghe peregrinazioni del corpo e della mente ho trovato la ragione di quell’assenza di luce. Era l’Io, il sentire solo se stessi, come motore propulsore, fattore scatenante, ragione d’essere e per cui correre, di ogni cosa.  Ora volgo gli occhi verso il cielo e nei disegni che formano le nuvole, vedo una Mano che muove ogni cosa. Dietro al fruscio di una foglia so che ci sta una precisa intenzione.  Il mondo per me non è un insieme casuale di causa ed effetto, di concatenazioni arbitrarie gestite da un destino o da un dispetto, una macchina messa in moto qualche volta dall’uomo e in alcuni giorni, quando si è incapaci di fornire spiegazioni, da un caso cieco e arbitrario. Ora so che l’universo è parte di un Essere al di là di ogni cosa, ma che dentro di sé comprende tutto il creato. Seppellisco i miei morti in una terra, in un insieme di polvere e sassi, che accoglie indifferentemente ogni fine respiro. Io oggi però so. Che nella mia essenza e nell’essenza dei miei figli sarò sempre diverso. Un non allineato. Io Abramo, padre di Isacco e futuro progenitore del popolo ebraico, sarò pure un cittadino come ogni altro abitante. Ma dentro di me e di ogni mio discendente ci sarà un sentimento che permetterà al mio destino di rimanere infinito. Sarà la percezione di ogni ebreo, rispetto ai cittadini del mondo, di essere sempre uno straniero.

 

Gheula Canarutto Nemni

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