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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

Month

February 2014

Caro Renzi, per poter guardare avanti occorre anche guardare indietro

Caro Renzi,

a poche ore dal suo discorso di insediamento, mi rendo conto che questa grande svolta nella sua carriera politica è avvenuta nella settimana in cui noi ebrei leggiamo una porzione della Bibbia molto particolare. Una parte abbastanza noiosa, ripetitiva, estremamente minuziosa, dettagliata e precisa. Pagine in cui uno dei più grandi leader della storia mondiale, una persona in grado di trasformare l’acqua del Nilo in sangue e la sabbia dell’Egitto in pidocchi, un individuo capace di spaccare le acque del mar Rosso e vivere per quaranta giorni senza pane né acqua, un essere umano che parla a D-o “faccia a faccia”, si trasforma in un semplice e puntiglioso ragioniere. Elenca, spiega, ricostruisce, racconta, dando vita a quello che noi oggi chiameremmo, un’enorme operazione di accountability. Il popolo ebraico fino a quel momento aveva riempito le casse pubbliche di oro, argento, rame, pietre preziose. Materiali necessari per dare vita al Tabernacolo, una struttura in grado di accogliere la presenza divina in questo mondo. In mezzo al deserto, sotto al sole cocente, Mosè, la guida del popolo ebraico si ferma. E fa i conti. Su quanto argento è stato offerto e dove è andato a finire, quanto rame è entrato nelle casse pubbliche e cosa sia andato a costruire, sulla quantità precisa di oro il popolo ebraico si sia prodigato a donare. Una lunga lista, redatta da un uomo al di sopra di ogni sospetto, un individuo definito ‘servo fedele’ da D-o stesso. Mosè, uomo di fiducia per eccellenza, non ha voluto lasciare dubbi nel popolo che guidava. Non si è lasciato contagiare da quel senso di superiorità che qualche volta affligge i leader in carica. Non ha pensato  ‘matteo renzie anche se qualcuno sospettasse di me, a me cosa importa? L’importante è che io sia onesto, che sappia di essere stato sempre corretto’. No, non l’ha fatto. E si è fermato per rendere conto e spiegare ogni dettaglio del suo operato. Una delle prime lezioni di leadership della storia del mondo, la leggiamo proprio nella settimana in cui lei, Renzi, si è caricato sulle spalle il peso di un’intera nazione. Nel Talmud sta scritto che chi raccoglieva  il denaro pubblico non doveva portare un abito con le tasche né avere indosso qualcosa in cui, per sbaglio, potesse cadere una moneta della collettività e far pensare a un esproprio o un inganno. C’è chi deve rispondere solo alla propria coscienza e dopo avere fatto i propri conti morali, può andare a dormire tranquillo. E c’è chi invece  investito di una carica pubblica, sa che facendo della trasparenza il proprio vessillo, potrà passare alla storia come un leader diverso dagli altri.

Le auguro di riuscire nella sua grande missione

Gheula Canarutto Nemni

 

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Due ebrei e una sola certezza

jewish bookshop
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“Ha bisogno di aiuto?” mi domanda un signore un po’ calvo mentre mi viene incontro.

“Stavo solo curiosando. Il suo negozio è pieno di cose interessanti” gli rispondo.

“E’ frutto di anni di lavoro e di faticose ricerche” mi dice porgendomi un libro che non avevo mai visto prima. Lo sfoglio e rimango affascinata dal contenuto.

“Lei si interessa di ebraismo?” mi domanda.

“Diciamo che è una delle cose per cui vivo” gli rispondo.

“Da dove viene?”

“Dall’Italia”

“Come sono messi gli ebrei lì?”

“Materialmente o spiritualmente?”

“L’ebreo non si distingue da ciò che possiede. Ma da ciò che è.” Annuisco.

“Qui negli Stati Uniti non siamo messi molto bene. La maggior parte degli ebrei non sa nemmeno leggere in ebraico, non sa cosa significhi essere ebrei, pensa che il modo di vita ebraico non sia altro che un insieme di ‘tradizioni arcaiche dal retaggio antico’…” Lo vedo dispiaciuto. “Vada quattro blocks più in giù, verso la 34esima, verso le tre del pomeriggio. Poi ci torni alle sei. Vedrà uno spettacolo incredibile. Migliaia di musulmani si fermano lì, in mezzo alla strada, bloccano il traffico e pregano. Lo fanno per cinque volte al giorno. E sa da dove lo hanno preso questo? Da noi. Dal nostro giorno più santo. Hanno preso le cinque preghiere dello Yom Kippur e le hanno trasferite nella loro vita quotidiana.”

“Non sapevo” gli dico.

“Questa è la loro arma più forte. L’attaccamento alle tradizioni. La capacità di fermarsi per cinque volte al giorno e pensare a D-o. Noi ebrei ci illudiamo. Pensiamo di vincere attraverso strategie militari e armi sofisticate. Ma, alla fine dei conti, la guerra si combatte lì, “ dice indicando verso l’alto, “nelle sfere spirituali. E quando D-o sente così tante preghiere ogni giorno, perché non dovrebbe ascoltarle?” Lo saluto e mi incammino verso l’uscita.

“Signora!” lo sento urlare da dietro alla cassa. “D-o ci ha liberato dalle mani del Faraone con un solo scopo. Quello di portarci ai piedi del monte Sinai e lì legarci alla Sua Torà. Se solo ce lo ricordassimo con orgoglio ogni giorno, la nostra esistenza non sarebbe mai in pericolo.”

Il libraio di Manhattan chiude la porta del suo negozio dietro di sé e accenna un saluto.  Cammino con il cuore riscaldato anche se intorno a me ci sono fiocchi di neve e una temperatura polare. Due ebrei, tre opinioni, dice un proverbio yiddish. Ma per oggi due ebrei che non si erano mai incontrati prima condividono una sola certezza. L’unica garanzia di sopravvivenza del nostro popolo sta nel non smettere mai di seguire ciò che D-o ci ha richiesto, ai piedi del monte Sinai, di fare

 

Gheula Canarutto Nemni

Il grido dell’anima nel 1898 e nel 2014

j'accuse Super Bowl Ad SodaStream.JPEG-0351313 gennaio 1898. Un giornalista pubblica una lettera aperta intitolata ‘J’accuse’ sulla prima pagina del quotidiano francese L’Aurore. Accusa esponenti dell’esercito francese di aver voluto, per svariati e ingiustificabili motivi, mettere alla gogna e poi condannare senza prove né logica, un soldato, un ufficiale. La storia spiegherà con una sola motivazione l’accanimento cieco contro quell’uomo. Egli era ebreo. L’antisemitismo strisciava contro la liberté, fratenirté, égalité e prendeva il sopravvento, ostacolato solo da poche voci fuori dal coro. Come quella di Emile Zola in difesa di Alfred Dreyfus. 31 gennaio 2014. Un giornalista pubblica un post intitolato ‘Vicky Christina Jerusalem’ sulla rivista inglese The Economist. Scarlett Johansson è sul banco degli imputati per non essersi tirata indietro nella campagna pubblicitaria della Soda Stream, azienda che produce piccoli apparecchi domestici per la gazzosa casalinga. La Soda Stream è situata in un punto del globo molto hot, oltre che per la temperatura, per via della definizione geo politica. West Bank. Ossia l’unica parte di terra a questo mondo messa in discussione dopo una guerra di conquista. M.S, l’autore dell’articolo, accusa la Johansson di una colpa terribile. Fare da testimonial per una azienda israeliana colpevole di dare lavoro a più di 500 palestinesi. La storia avanza, la civiltà progredisce, la globalizzazione è irrefrenabile. A gennaio, come a febbraio, marzo, aprile e in ogni altro giorno dell’anno. Nel 1898, nel 2014 e in qualunque insieme di numeri si fermi il calendario. L’antisemitismo è sempre lì. Sotto le spoglie della giustizia francese, camuffato da strenuo difensore dei diritti di certi umani (i siriani, i coreani, i cinesi, non smuovono il cuore di questi idealisti). Quanto alla gente che accuso, non li conosco, non li ho mai visti, né ho contro di loro né rancore né odio. Sono per me solo entità, spiriti di malcostume sociale. E l’atto che io compio non è che un mezzo rivoluzionario per accelerare l’esplosione della verità e della giustizia. Ho soltanto una passione, quella della luce, in nome dell’umanità che tanto ha sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta non è che il grido della mia anima (Emile Zola). A noi ebrei non rimane che continuare la sua passione anticonformista. Raccogliere la sua eredità e quella delle poche voci fuori dal coro della storia. Dare voce alla nostra anima  e  combattere il buio della storia con la nostra arma più potente. La luce della Torà.

Gheula Canarutto Nemni

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