Caro Renzi,

a poche ore dal suo discorso di insediamento, mi rendo conto che questa grande svolta nella sua carriera politica è avvenuta nella settimana in cui noi ebrei leggiamo una porzione della Bibbia molto particolare. Una parte abbastanza noiosa, ripetitiva, estremamente minuziosa, dettagliata e precisa. Pagine in cui uno dei più grandi leader della storia mondiale, una persona in grado di trasformare l’acqua del Nilo in sangue e la sabbia dell’Egitto in pidocchi, un individuo capace di spaccare le acque del mar Rosso e vivere per quaranta giorni senza pane né acqua, un essere umano che parla a D-o “faccia a faccia”, si trasforma in un semplice e puntiglioso ragioniere. Elenca, spiega, ricostruisce, racconta, dando vita a quello che noi oggi chiameremmo, un’enorme operazione di accountability. Il popolo ebraico fino a quel momento aveva riempito le casse pubbliche di oro, argento, rame, pietre preziose. Materiali necessari per dare vita al Tabernacolo, una struttura in grado di accogliere la presenza divina in questo mondo. In mezzo al deserto, sotto al sole cocente, Mosè, la guida del popolo ebraico si ferma. E fa i conti. Su quanto argento è stato offerto e dove è andato a finire, quanto rame è entrato nelle casse pubbliche e cosa sia andato a costruire, sulla quantità precisa di oro il popolo ebraico si sia prodigato a donare. Una lunga lista, redatta da un uomo al di sopra di ogni sospetto, un individuo definito ‘servo fedele’ da D-o stesso. Mosè, uomo di fiducia per eccellenza, non ha voluto lasciare dubbi nel popolo che guidava. Non si è lasciato contagiare da quel senso di superiorità che qualche volta affligge i leader in carica. Non ha pensato  ‘matteo renzie anche se qualcuno sospettasse di me, a me cosa importa? L’importante è che io sia onesto, che sappia di essere stato sempre corretto’. No, non l’ha fatto. E si è fermato per rendere conto e spiegare ogni dettaglio del suo operato. Una delle prime lezioni di leadership della storia del mondo, la leggiamo proprio nella settimana in cui lei, Renzi, si è caricato sulle spalle il peso di un’intera nazione. Nel Talmud sta scritto che chi raccoglieva  il denaro pubblico non doveva portare un abito con le tasche né avere indosso qualcosa in cui, per sbaglio, potesse cadere una moneta della collettività e far pensare a un esproprio o un inganno. C’è chi deve rispondere solo alla propria coscienza e dopo avere fatto i propri conti morali, può andare a dormire tranquillo. E c’è chi invece  investito di una carica pubblica, sa che facendo della trasparenza il proprio vessillo, potrà passare alla storia come un leader diverso dagli altri.

Le auguro di riuscire nella sua grande missione

Gheula Canarutto Nemni

 

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