Search

Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

Month

March 2014

#guardiamoavanti

Il suono della sveglia.

Quel fastidioso insieme di note stridenti capaci di strapparci dal sonno, dai sogni, dal riposo e dalla passività della notte. Per gettarci senza preavviso nella prossima corsa, nelle future contrattazioni, negli affanni, nelle ricerche, nei movimenti inesorabili delle lancette. Fino al prossimo momento in cui appoggeremo la testa sul cuscino. E, chiudendo gli occhi, ci riconsegneremo a morfeo e a Colui il quale ci farà sottoscrivere le azioni compiute durante la giornata appena trascorsa.

Il suono della sveglia.

Quel suono che fa alzare di scatto milioni di persone ogni giorno. Consapevoli del fatto che, se gireranno la testa dall’altra parte mormorando ‘ancora un minuto’, si sveglieranno dopo qualche ora imprecando contro il proprio sonno arretrato. Quello scatto, quell’alzarsi di colpa, qualche volta aiuta a raggiungere il lavandino in tre secondi. Altre volte, porta però allo svenimento. Perché quell’alzarsi in fretta e furia crea uno scompenso nella quantità di sangue che dovrebbe affluire al cervello.

Un gruppo di neurologi, dopo aver studiato il fenomeno, è giunto alla conclusione che è necessario fare passare 12 secondi dal momento in cui si aprono gli occhi al momento in cui ci si alza.

12 secondi in cui si può pensare all’agenda del giorno, in cui ci si può abbandonare alla speranza che gli affari delle prossime ore si concludano bene, in cui ci si può ripromettere di inquinare meno del vicino del sesto piano.

12 secondi, che, se sei ebreo, si possono trasformare in una dichiarazione di fede assoluta, nel mantra millenario di una nazione, nella ripetizione quotidiana di una certezza, in una guida e un sostegno, in ogni sfida, in ogni vittoria e in ogni caduta del nuovo giorno.

Mode Ani Lefanecha Melech Chai Vekayam, Shehechezarta Bi Nishmati Bechemla Raba Emunatecha. Ti ringrazio Re vivo ed eterno, per avermi restituito l’anima. Grande è la Tua fede.

12 secondi in cui ricordi a te stesso che ci vuole infinita umiltà, per poter alzare la testa.

Gheula Canarutto Nemni

 

 

modeh

Kuala Lumpur-Beijing

                                Malayisian Airlines

I contatti sono stati messi a punto, gli appuntamenti predisposti. Controllo le ultime cose, la data di scadenza del passaporto, i visti. Giusto per non rimanere a terra tra una destinazione e l’altra. Ho davanti a me un itinerario lungo, il lavoro esige anche questo. Sacrifici e corse contro il tempo. Vietnam, Hong Kong, sosta tra il venerdì e il sabato a Kuala Lumpur per poi ripartire alla volta di Beijing. E da lì finalmente rientrare in Australia. Il mio sguardo si sofferma sulla tratta Kuala Lumpur- Beijing. Partenza venerdì 7 marzo ore 12.41, Malaysian Airlines, volo MH 370. Scrivo subito al mio agente di viaggi. “Ciao Dan, ho appena notato un errore nell’itinerario di viaggio. La partenza da Kuala Lumpur dovrebbe essere l’8 marzo. Grazie Andy.”  Dieci minuti dopo mi arriva la mail di risposta. “Ciao Andy, nessun errore. Come saprai, io sono un ebreo osservante e non me la sento di prenotare per un altro ebreo, un viaggio di shabat.” Incredibile. Questi ebrei osservanti che cercano di manovrare la tua vita, persino i tuoi viaggi. “Ciao Dan, nessun problema. Me lo prenoto da solo.”  Vado a dormire e mi riprometto di prenotare il volo l’indomani. Al risveglio decido. “Sai cosa? prenotami per il venerdì. Dopo tutto quella sosta a Kuala Lumpur non è di vitale importanza”.  Un mese dopo inizio il mio lungo viaggio. E’ un giro stancante, tappe ravvicinate e ritmi serrati. Venerdì  mi imbarco sul volo per Beijing. Dal finestrino lancio un’ultima occhiata alle case che diventano sempre più piccole. Peccato, penso, per quell’opportunità di business rimasta inesplorata. Sarà per la prossima volta. Chiudo gli occhi e mi risveglio pochi minuti prima di atterrare a Beijing. 

Ho appena fatto havdalà. L’uscita di shabat è sempre un po’ traumatica. La ripresa del lavoro, dei ritmi frenetici.  Scarico le mail. “Santo D-o, Dan, avrai sicuramente sentito cosa è successo al volo 370 della Malayisian Airlines, in partenza da Kuala Lumpur per Beijing. Non posso smettere di pensarci. E’ un vero miracolo. Mi hai salvato la vita, Andy.”  Vado su internet a vedere cosa è successo. Mi tremano le gambe alla vista delle notizie. “Sono davvero felice per te, Andy. Sappi però che non sono stato io a salvarti la vita. Ma D-o e lo shabat. Forse è tempo di ripensare alla scala dei tuoi valori. Buona settimana, Dan”

Dan e Andy sono i nomi fittizi dei protagonisti di una storia vera. Iniziata qualche mese fa con una piccola arrabbiatura per quelle ore preziose che si sarebbero potute dedicare al lavoro. E terminate con una grande gioia. Per non avere dedicato quelle ore al lavoro. Ma a D-o e allo shabat. Che hanno ricambiato con un atterraggio a Beijing e una nuova opportunità di vita.

Gheula Canarutto Nemni

Purim, la festa del vero nome

purim 2 

Cercalo nei raggi che entrano attraverso la tua finestra dopo lunghi mesi di grigio e di freddo.

Cercalo nei primi passi di un bambino che dodici mesi fa non distingueva la luce dal buio, né il tuo volto da quello di un perfetto sconosciuto.

Cercalo nell’aria che si scinde in molecole entrando nel tuo corpo per alimentare ogni processo vitale.

Cercalo nella capacità di trasformare un’idea, una piccola illuminazione, in un grande progetto, in un’azione concreta, che forse cambierà il domani.

Cercalo nel sorriso di un estraneo che entra in sintonia con te senza averti mai visto prima.

Cercalo nelle foglie, nelle onde, nel blu del cielo, nel colore di un fiore, nella forme perfette di un petalo e del piede di un neonato.

Cercalo in una regina incaricata di salvare un intero popolo. Nel suo coraggio, nel suo salto nel vuoto verso un destino che forse non le avrebbe sorriso.

Cercalo nei passi audaci di un nemico che prende incontrastato il potere.

Cercalo lì, nel mondo che gli si inchina, che non osa ribellarglisi, gente che obbedisce ciecamente senza porsi troppe domande.

Cercalo nell’umore di un re, nella sua insonnia incurabile. Nel suo tentativo di prendere sonno ricordando le azioni generose di un uomo qualunque.

Cercalo lì, nei meandri più bui, negli angoli nascosti di una storia che sembra seguire il proprio corso.

Cercalo in un incontro, non solo in un mare che si spacca, in un fenomeno che ti lascia senza fiato.

Se gli darai appuntamento, domandandogli un segno di riconoscimento, lui sarà lì, pronto a farsi toccare con mano. E tu, stupito penserai che non è per niente cambiato. Rispetto alla prima volta in cui l’avevi visto. E l’avevi chiamato ‘miracolo’. Ora ne è passato di tempo e, lentamente, ti ci sei abituato. E anche il suo nome, nella tua mente l’hai modificato.

Ora lo chiami natura e forse proprio qui sta la tua sfida, il tuo banco di prova.

Leggi la storia di Ester, quella concatenazione di casualità e di episodi. Guarda dietro alla maschera di questi fenomeni che ora chiami natura. E ringrazia D-o. Per gli infiniti miracoli che si ripetono anche per te, per me, per ognuno di noi, in ogni secondo, a ogni respiro.

Purim sameach

Gheula Canarutto Nemni

Sono Leo Aseni, soldato solo (?)

Sono qui seduto in attesa che un mio amico mi raggiunga per pranzo. Il sole batte come se fossimo in agosto e il colore del cielo è di una tonalità di cui mi sorprendo ancora dopo tutti questi mesi. Ho da poco finito di parlare con mia madre, non le è facile da quando sono qui. All’improvviso un’ombra copre i raggi destinati al mio volto.

“Posso offrirti un po’ della mia coca cola? “mi domanda un ragazzo che non ho mai visto prima.

“No, grazie”

“Guarda che non ho bevuto a canna” mi dice sorridendo.

“No, davvero.”

Il ragazzo si allontana. Mi infilo le cuffie nelle orecchie e mi immergo in una buona musica, di quelle che ti fanno dimenticare un po’ tutto. Dopo dieci minuti un’altra ombra si frappone tra me e il cielo.

“Prendi la coca cola, ti prego” sento dire prima di poter capire chi ho di nuovo davanti.

Non prendere mai nulla dagli sconosciuti, mi ha insegnato la mamma a quattro anni. E questo senso innato del sospetto verso chi non conosci è andato solo crescendo con gli anni e l’esperienza. Decido di prendere la bibita. Uno sconosciuto arrabbiato è potenzialmente più pericoloso di una bibita che tanto comunque non berrò. Prendo la bottiglia.

“Grazie” mi dice.

Lo guardo stranito. Lui ringrazia me per avere preso la sua bibita?

“Sei un soldato boded, solitario, vero? Sei venuto qui senza famiglia, senza nessuno?”

“Si” gli rispondo.

“Ma come hai fatto a capirlo?”

“Ti ho sentito parlare in una lingua straniera e ho visto il tuo cappello infilato nella spallina. Permettimi di offrirti il pranzo.”

Di nuovo mi suona in testa quel campanello d’allarme. Un perfetto sconosciuto che mi offre prima da bere e ora un pranzo intero.

“No, grazie, davvero. Tra pochi minuti arriva un mio amico e vado a mangiare con lui.”

“Perfetto. Lo offro a tutti e due allora.”

Insisto a dire di no e lui insiste a dire di sì, quando arriva il mio amico.

“Piacere di averti conosciuto” gli dico salutandolo.

“Vengo con voi, così vi pago il pranzo.”

Camminiamo un po’ imbarazzati verso il ristorante. Lo vedo avvicinarsi alla cassa e poi venire verso di noi.

“Tutto a posto. Godetevi il pranzo. E’ già tutto pagato”

Lo guardo senza capire.

“Sai, una volta anche io ero un soldato solo. E un uomo mi si è avvicinato dicendomi che voleva ringraziarmi per tutto quello che facevo per il nostro paese. Ha insistito a offrirmi il pranzo. Oggi ricambio quello che quello sconosciuto ha fatto per me, dandomi la sensazione di non essere  mai davvero solo, ma parte di qualcosa più grande”.

Il ragazzo, con indosso una maglietta di un bar dove mi fermo spesso a pranzare, deve avere speso per noi tutto quello che guadagna in una giornata di duro lavoro. Sono venuto qui in Eretz Israel solo per un motivo. Perché amo profondamente il mio popolo e la sua terra. Alzo gli occhi e stavolta non c’è niente che si frapponga tra me e il Cielo.

Grazie D-o per avermi fatto parte del popolo ebraico, sussurro. E mi siedo. Questo pranzo ha il sapore di un amore speciale. Quello che lega tutti i Tuoi figli.

Tratto da un episodio di vita vissuto davvero da Leonardo Aseni, chayal boded, soldato ‘solo’, che solo non sarà mai. Che D-o lo protegga con tutti i nostri soldati e l’intero popolo ebraico, in ogni secondo.

Gheula Canarutto Nemni

leo aseni

Blog at WordPress.com.

Up ↑

%d bloggers like this: