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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

Month

April 2014

Ve la dò io la libertà

 

Se ti aspetti di trovarla lì, nel pensiero che il tuo cervello produce prima di andare a dormire, continua ad aspettare. Se credi possa risiedere qui, nelle frasi gridate in piazza, credilo pure. Se ritieni stia là, nei tuoi movimenti senza barriere formali, continua a illuderti. Ma quando guarderai indietro, nella storia del mondo, quando analizzerai fatti ed eventi, forse allora capirai. Se la possiedi davvero. Quella capacità di stare al di sopra di ogni diktat umano, di mantenere le distanze da imposizioni latenti, di non fare aderire il pensiero ai meccanismi sociali. Quell’eroismo che consiste nel non fare permeare, influenzare, invadere senza guerre, la propria esistenza, da parte del mondo esterno. Se vuoi sapere dove si nasconde, apri una Hagadà, quel libro colorato che ti hanno tramandato i tuoi avi da qualche millennio. Leggi alla voce storia ebraica. E lì la troverai. Sempre uguale a se stessa, al di là del tempo che passa. All’inizio i nostri avi erano dei servitori di idoli, dei seguaci di mode, persone che adattavano il proprio pensiero e azione alle correnti del mondo. Quando, ad un certo punto, D-o ci avvicinò al Suo servizio. Conducendoci dalla schiavitù verso la libertà, dalla oppressione alla redenzione, facendoci uscire dall’Egitto, paese in cui eravamo schiavi e portandoci davanti al monte Sinai, momento in cui diventammo Suoi servi. E di questo noi, ad ogni Pesach che ci concede, anno dopo anno, Lo ringraziamo. Di questa servitù che ci libera dal giogo del mondo, di queste regole che ci disappannano la mente, di questa matzà, questo pane azzimo, duro e spaccadenti, che nutre la nostra fede, mentre il mondo là fuori mangia pane morbido, pasta e focaccia lievitata per dodici ore. Leviamo il calice e Lo ringraziamo. Per averci insegnato a elaborare un pensiero diverso da ogni altra nazione, movimenti cerebrali in direzione opposta agli altri, bracciate indispensabili per nuotare controcorrente. Grazie a insegnamenti, a regole, a filosofie provenienti da Lui stesso, creatore dell’universo.

In ogni generazione dobbiamo sentirci come se stessimo uscendo dall’Egitto. Perché è in quel preciso momento che abbiamo capito in che pensieri, parole e azioni stia, la libertà, quella vera, del popolo ebraico.

 

 

Buona festa della Gheulà (libertà:))

Gheula Canarutto Nemni

goldfish jumping out of the water

Nostalgia di una figlia

foto papi z'l

Stanotte eravamo davanti alla lapide di Leon da Modena, stavamo leggendo i versi che venivano alla luce via via che grattavamo dalla superficie di marmo le incrostazioni del tempo.

Cercavamo di dare un senso ai simboli, di attribuire un significato alle righe e alle rime, di restituire respiro al suono delle parole antiche che rimbombavano nel buio della casa della vita, come si chiama in ebraico il posto del riposo eterno.

A un certo punto mi hai guardato e mi hai detto: assomigli alla mamma, ma i tuoi occhi sono esattamente come i miei.

Mi sono guardata allo specchio e ho pensato che sì, lo avevo sempre saputo, eppure non ci avevo mai davvero pensato. Gli occhi sono lo specchio dell’anima e in quello specchio avrei dovuto sempre vedere anche una parte di te.

Quello spirito combattente contro chi voleva farci sparire dal mondo, contro l’oblio del tempo, contro i colori che sbiadiscono e che tu cercavi di fermare su una pellicola Agfa da 400 asa.

Ogni volta che mi fermo a pensare da quanti giorni non riesco più a vederti con gli occhi del corpo e da quanti mesi devo immaginarti con gli occhi della mente, da quante notti ti devo sognare, come la scorsa notte, per poterti parlare, non riesco a crederci. Che siano passati così tanti anni dal nostro ultimo abbraccio.

Ma io lo so che ti afferro ad ogni mio passo,

quando racconto di Torah,

di ebrei,

quando parlo di D-o,

di miracoli nascosti nella natura,

di orgoglio ebraico e fede.

E ti ritrovo li’, nascosto tra le righe,

una testa che spunta tra la gente.

Ti voglio bene papi, ma Lassù, dove stai godendo della pura presenza divina, della luce trascendente con i giusti di ogni luogo e tempo, ogni cosa è risaputa. Anche il mio amore infinito per te.

Che la tua anima  rimanga sempre attaccata alla vita

Tua Gheula

 

Canarutto

 

Nemni

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