promised landGad Lerner,

Con il suo articolo su Repubblica dell’8 luglio “Israele e l’orrore dei ragazzi assassini”  lei ha leso il mio onore, ha offeso la mia reputazione, l’immagine che di me, della mia nazione,  si fanno i lettori.

Lei parla da ebreo. E per questo, gli ignari lettori, le credono quando parla del popolo ebraico.

Le credono quando parla del movimento Beitar definendolo il padre del ‘fascirazzismo’.

Mi è toccato andare a riprendere gli scritti di Jabotinsky dove afferma che ‘un membro del Beitar deve essere in grado di trattare tutte le aspirazioni oneste degli uomini con correttezza e rispetto. Soprattutto perché la maggior parte di queste derivano da fonti ebraiche. Il pacifismo e la lotta per la giustizia sociale affondano le proprie radici nella Bibbia. Speriamo in un tempo futuro in cui lo stato ebraico potrà dimostrare al mondo intero la giusta via per raggiungere la pace eterna e la giustizia sociale’.

Scriva queste frasi di Jabotinski, le riporti per intero. E lasci il lettore giudicarne il pensiero.

Mi è toccato andare ad aprire il Levitico, nella parte da lei citata per dimostrare che la terra di Israele non ci appartiene. In Levitico 25-23 si parla del Giubileo. “…Mia è la terra, perché voi siete forestieri e residenti provvisori presso di Me”. Il verso si riferisce al fatto che ogni cinquant’anni, ad ogni Giubileo, il gioco economico ricomincia, riportando l’uguaglianza tra tutti i componenti del popolo.

La provvisorietà a cui si riferisce D-o sta nella proprietà privata. Non nella terra di Israele come terra destinata al popolo ebraico, come lei fa credere agli ignari lettori.

Mi è toccato andare a ricercare la definizione di Terra Promessa che dà l’ebraismo. Non è idolatria della terra, per poterne rivendicare la proprietà, come lei afferma. E’ promessa della terra. Promessa fatta da D-o ad Abramo di dare quella terra, la terra di Canaan, ai suoi discendenti, in più passi della Genesi. E’ la promessa fatta ad Isacco (Genesi 26-4), a Giacobbe (Genesi 28-13; Genesi 35-12 ecc ). E’ la spartizione della terra promessa agli avi di Israele tra le dodici tribù, scritta nella porzione della Bibbia che il popolo ebraico leggerà il prossimo sabato, in tutte le parti del mondo. Come ha fatto da tremila trecento anni a questa parte. L’idolatria è aborrita dalla religione ebraica, lo vorrei ricordare io, al posto suo, a chi segue i suoi scritti.

Lerner non metta in bocca al mio D-o parole che Egli non dice.

Il mio D-o non ha mai detto che gli ebrei sono stranieri nella terra promessa, come racconta nel suo articolo. Il mio D-o quella terra la promette e la fa conquistare ai miei avi.

Non attribuisca agli ebrei credi in cui la maggioranza assoluta di una nazione non si ritrova.

Non appiccichi addosso ai religiosi, a me, una etichetta che le fa comodo per potere farsi pubblicare da chi non vede l’ora di gettare fango addosso al popolo a cui appartengo.

Allontanarli a meno che accettino di sottomettersi, lei dice riferendosi ai palestinesi. Visto che lei si arroga il diritto di parlare a nome mio, mi permetta di terminare la frase. Allontanarli a meno che accettino di sottomettersi. Sì. Sottomettersi ai principi, legali e morali, sottomettersi ai valori, all’accettazione del valore indiscutibile della vita. Sottomettersi alle leggi del posto, come accade in ogni democrazia che si rispetti.

Ognuno di noi viene messo al mondo con uno scopo preciso. Questa meta D-o non la rende facilmente raggiungibile. E riempie il percorso di ostacoli. Quei ragazzi israeliani hanno sbagliato. Secondo qualsiasi legge ebraica. Civile e religiosa. Sono stati condannati da tutti, unanimamente. L’ostacolo non l’hanno superato. Ma è proprio perché il loro comportamento è così estraneo, così deviante, dai valori ebraici, che il mondo è rimasto scioccato.

Lerner, a lei è stato fatto il dono di potersi fare leggere da molti italiani. Sfrutti la sua posizione mediatica per raccontare quante volte al giorno gli ebrei pronunciano la parola pace nelle proprie preghiere. Racconti i messaggi straripanti di amore e nessuna vendetta, delle madri davanti ai corpi assassinati e bruciati dei loro tre figli.

Si faccia portavoce di quei valori ebraici che ci hanno fatto cantare e pregare all’entrata dei forni crematori.

Scriva la verità, non sezioni la mia religione, la mia cultura, i principi che guidano il mio popolo, a suo piacimento.

Questo si chiama diffamazione.

Gheula Canarutto Nemni

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