Correva il 9 di Av del 1800 e beis hamikdashqualcosa. Napoleone passava davanti a una sinagoga in una città d’Europa. Da dentro provenivano pianti e lamenti. Cosa succede là dentro? domanda Napoleone.  Perché piangono in quel  modo?

Non è niente, generale, gli risponde un suo soldato. Sono gli ebrei. Piangono per la distruzione del loro santuario di Gerusalemme.

Mi spiace, dice Napoleone. Ma quando è successa questa distruzione?

2000 anni fa, generale.

Napoleone spalanca gli occhi stupito. Ma poi si ricompone e afferma.

Se piangono ancora dopo 2000 anni, sicuramente verrà anche ricostruito.

Mi trovavo a Venezia nei giorni scorsi. Ho visitato le sinagoghe del 1500. Ho accarezzato il legno, gli intarsi, le incisioni a cui i miei antenati hanno dato vita in quei tempi. Ho tirato giù mio figlio dagli scalini che portavano all’Aron Hakodesh, soffermandomi un attimo per guardare la scena. Un bambino con la kippà in testa, alla vigilia di un altro 9 di Av della nostra storia, calcava gli stessi  gradini che 500 anni fa altri uomini e bambini con la kippà avevano calcato.

D-o, ho detto alzando gli occhi al cielo. I miracoli non sempre noi li vediamo. Qualche volta la vita ci appare come una lunga  concatenazione di eventi regolata da fenomeni e casualità.

Invece dobbiamo avere il coraggio di dirlo. Quel bimbo oggi, nonostante tutti i popoli che hanno provato e provano a distruggerci, è un miracolo nel vero senso della parola. Nessuno statistico potrebbe spiegarlo, nessuno storico descriverlo, nessun mago farlo.

Solo D-o, nella Sua infinita bontà, ha potuto realizzarlo.

E se piangiamo ancora oggi, il 4 agosto 2014, dopo quasi 2000 anni, non c’è ombra di dubbio. Che presto, in un batter d’occhio, vedremo il nostro santuario ricostruito.

 

Gheula Canarutto Nemni

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