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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

Month

September 2014

Israel, yom kippur e l’anima incorruttibile

Caro figlio,

voglio ringraziarti per essere arrivato. Per esserti ricordato anche quest’anno, da dove sei nato. Per avere rinunciato a colazione e pranzo, a quella telefonata importante, a quell’impegno che sembrava davvero urgente. Grazie per essere venuto di nuovo a cercarMi. Nonostante, forse, nemmeno tu capisca perché hai sentito proprio oggi questa necessità impellente. Per questo ti scrivo. Per spiegarti cosa sta dietro a questi tuoi passi. Dentro a ogni mio figlio, ho impiantato un microchip intangibile. Una parte di anima resistente agli urti, alle correnti avverse, agli slogan antisemiti. Alla razionalità e alle spiegazioni della mente. Questa è la parte più profonda del tuo essere. E’ una fiamma che non si potrebbe spegnere nemmeno sotto a un diluvio universale. Magari ci hai provato. A liberarti di queste origini, di questa identità storicamente pesante, di questo legame che crea inesplicabili sensazioni di vuoto, necessità improvvise di introspezione. Non è facile essere un Tuo figlio, D-o, avrai qualche volta pensato. Ma poi le tue gambe ti portano in sinagoga durante questo giorno santo perché dentro di te pulsa qualcosa che non sei mai riuscito a rendere silente. E’ la parte più profonda dell’anima che fa sentire forte la propria voce in questo giorno di kippur, in queste venticinque ore sacre. E’ così che ti ho creato. Ti ho concesso il libero arbitrio, il tuo comportamento, le tue azioni, stanno nelle tue mani. Ma la tua appartenenza al popolo di Israel, un insieme di genti che mai potrà staccarsi da Me, sono Io ad averla decisa. Nonostante un mio figlio abbia peccato, nonostante abbia tirato la corda che ci unisce sollecitandola più del dovuto, nonostante Mi abbia voltato la schiena, c’è un livello dell’anima che nulla al mondo potrà mai corrompere. Fai parte di un popolo legato a D-o da un nodo indissolubile. E anche quando ti sembra di stare lontano anni luce da Me, quando temi di esserti perso nella strada della vita e di non sapere più come tornare, voglio che tu sappia. Il tempo che ho stabilito per ogni mio figlio, affinché possa imboccare la via del ritorno al proprio Padre, ammonta a non più di un secondo.

 

Ti aspetto.

 

 

Gmar chatimà tovà

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Ho deciso. Anch’io partirò per la mia guerra.

Caro Papà,

Ti scrivo prima che questo anno finisca. Che chiuda le porte dietro di se’ senza dare la possibilità di tornare indietro. Ti voglio ringraziare per tutto quello che mi hai dato, per la luce, i sorrisi, le guarigioni, i momenti banali, noiosi e quei picchi di felicità ed entusiasmo. Non è un momento facile per chi hai messo al mondo. Sputati fuori da pagine ingiallite della storia, sono spuntati nuovi cavalieri del male. Persone il cui desiderio più grande è seminare terrore e distruzione in ogni angolo. Sono persone che vivono con un unico sogno. Riportare le lancette del tempo, della civiltà, indietro di centinaia di anni. Per farci sprofondare in un buio profondo. Per questo caro Papà ti scrivo. Per renderti partecipe dei miei propositi per il nuovo anno. Anch’io partirò per la mia guerra. Non voglio osservare passivamente questa rivoluzione in corso, desidero dare il mio contributo in questo momento cruciale. Farò uso delle armi più potenti, quelle che storicamente hanno provato di essere vincenti. Mi sto esercitando. Tra i combattenti, voglio essere il migliore. Papà, nonostante per molti anni abbia un po’ dimenticato chi sono, alle soglie di questo nuovo anno ho preso questa decisione. Magari le persone intorno a me mi guarderanno un po’ strano. Ma ormai ci ho fatto l’abitudine. E d’ora in poi non sarà più il pensiero altrui a forgiare ogni mia azione. Per questo sono qui, a manifestare nero su bianco la mia dichiarazione d’intenti. Voglio poter rileggere questa lettera nei prossimi 365 giorni e trovare il coraggio per non nascondermi più dietro le quinte. Papà, ho ripescato nelle memorie del tempo l’arma che tu mi hai insegnato ad imbracciare quando spade minacciose pendono sulla mia testa. Ed ora ne farò uso a oltranza. E’ giunto il momento di non subire più in silenzio. Non voglio più commiserazione, voglio rispetto. Per me e i mie fratelli. Per questo ho deciso. Per ogni immagine crudele, per ogni messaggio di minaccia e di morte, prenderò su me stesso una mitzvà ulteriore. Per ogni pagina di buio che scriveranno, ne scriverò due colme di luce. Per ogni urlo di guerra che invaderà il mio schermo, insegnerò ai miei figli una nuova preghiera. Ogni atto violento lo controbilancerò con un Tuo insegnamento. Perché è questo il modo di combattere che tu mi hai insegnato. Papà concedimi il coraggio di raccontare a testa alta chi sono, da dove vengo, perché mi hai portato al mondo. Ti prego sorreggimi quando rischio di soccombere, quando il buio là fuori mi attanaglia l’anima togliendo il respiro. Non con la forza ma con il Mio spirito, questo sarà il mio nuovo motto.

Ktivà vachatima tovà, Gheula Canarutto Nemnishofar chagall

 

marc chagallFiocco rosa sulla porta. E’ l’inizio di una nuova vita. La piccola creatura non indosserà i pantaloni, ma delle gonne a fiori. Non giocherà a calcio ma danzerà al ritmo dello Schiaccianoci, non lancerà macchinine sul tavolo appena apparecchiato ma vestirà bambole con pigiamini e cappelli. Non per questo però, non per questo suo essere diversa da quei nati sotto al segno del fiocco azzurro, che la nostra piccola principessa varrà di meno. Non per questo suo superare indenne l’ottavo giorno di nascita, per questo suo mancato affrontare il brit mila’, la circoncisione, che questo essere non potrà avere un impatto importante, enorme, sul destino di un’intera nazione. E’ attraverso questo fiocco rosa che il popolo potrà continuare il proprio cammino, è attraverso di lei che si trasmette l’appartenenza alla nazione, per via matriarcale. Sarà la sua attenzione al cibo che compra e cucina, a garantire che in casa si mangi come D-o comanda. Sarà la sua volontà di non interrompere la catena tramandata fino a lei, a farla immergere ogni mese nelle acque del Mikveh, la vasca piena di acqua piovana. Sarà il suo sogno di vedere intere generazioni seguire le orme dei propri avi, a farla pregare con gli occhi coperti e l’anima rivolta al proprio Creatore, davanti alle fiamme danzanti delle candele accese il venerdì sera. Sarà la sua radice spirituale elevata a renderla superiore al fiocco azzurro con cui molto la confronteranno. D-o l’ha creata in modo che non si perda mai d’animo, consapevole che non sarà certo quella gonna lunga a impedirle di saltare più in alto. Per merito delle donne giuste il popolo ebraico è stato tratto in salvo dall’Egitto. Per merito di quelle donne che risvegliavano i propri mariti quando rientravano stanchi dalla costruzione delle piramidi. Donne che ricordavano ai propri consorti il dovere di mandare avanti la nazione ebraica nonostante decreti crudeli ne minacciassero la sopravvivenza. Per merito di queste donne che non si persero mai d’animo e che nessuna difficoltà riuscì ad eroderne la fede, siamo ancora qui oggi. E per merito delle loro discendenti, della loro volontà, testardaggine, nel tramandare la Torà e le mizvot ai propri figli nonostante fuori si sia minacciati da ogni versante, che finalmente vedremo una luce, la Luce, alla fine di questo millenario tunnel.

 

 

Gheula Canarutto Nemni

In nome dei milioni di donne ebree di tutti i tempi

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