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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

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November 2014

Il bene o il male. Ora non c’è la via di mezzo.

seed in open ground

So benissimo cosa sognate quando spalancate quelle porte e inneggiate a un dio vendicatore. Si possono percepire i vostri pensieri quando, con gli occhi infuocati, sperate di chiudere per sempre più palpebre possibili. Irrompete in una sinagoga e fate a pezzi le persone che stanno pregando. Spinti da principi omicidi tingete di sangue un tallit e le pagine di un sidur, strappandoli alla vita delle spalle che lo stavano indossando e delle labbra che lo stava leggendo. Ma, forse, non l’avete ancora capito. Che, con le vostre minacce, con i vostri pugnali assetati di violenza, non devierete i nostri passi dalla sinagoga dove andiamo ogni giorno. Non toglierete il volume allo Shemà Israel che pronunciano con enfasi e innocenza i nostri figli prima di cedere al sonno. Non impedirete l’apertura di nuovi centri illuminati dalla eterna luce della Torà e dei suoi insegnamenti. Non ce la farete a spaventarci, a farci scappare e dimenticare. Non potrete mai farci voltare la faccia alla nostra essenza, a ciò che ci ha tenuto in vita, a dispetto di chi, al pari vostro, ha sognato per migliaia di anni di vederci d’un tratto sparire. Anzi. Hanno distrutto il nostro santuario di Gerusalemme, abbiamo fondato migliaia di sinagoghe in ogni angolo del mondo. Ci hanno buttato nelle fosse dei leoni, abbiamo capito che, se lottiamo insieme, nessuno ci potrà sbranare. Ci hanno bruciati vivi negli autodafè in Spagna con l’accusa di pregare di nascosto in ebraico, la fiamma ebraica ha continuato a consumare l’ossigeno in altri paesi del mondo. Hanno marchiato a fuoco le braccia dei nostri bambini, delle nostre donne e anziani, con la speranza di schedare quei numeri in archivi e musei dell’ebraismo. Contrariamente a ogni pronostico, anche da queste ceneri siamo resuscitati. Per migliaia di anni hanno cercato di seppellirci. Non sapendo che noi siamo dei semi. Che le prove a cui veniamo sottoposti, non sono altro che una scala per arrivare più in alto. Un uomo chiamò un rabbino dopo l’attentato di Bombay. “Solo in quel posto, nel Beth Chabad di Rav Gavriel Noach, mi sentivo connesso. Non metterò mai più i tefilin nella mia vita”. E il rabbino gli rispose “Questo è lo scopo a cui i terroristi, questi seminatori di buio, vogliono arrivare. Con le tue azioni puoi scegliere. Quale parte vuoi rinforzare.”

 

Gheula Canarutto Nemni

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Quando la Mogherini segue la halachà

mogherini imach shema

Se soltanto sapessero che stanno aiutando la realizzazione di un piano divino. Se immaginassero che le loro parole invece che colpire nel segno voluto, colpiscono in tutt’altra direzione. Se fossero consapevoli di essere nient’altro che una pedina nelle mani di Chi vuole che parlino, dicano, giudichino, nei modi in cui li sentiamo ogni giorno, forse la Mogherini, Kerry, Obama e chi ne segue le orme, si tirerebbero indietro dalla funzione che stanno svolgendo in maniera quasi perfetta. Quando condannano Israele per la costruzione di qualche casa, incapaci di condannare chi uccide a sangue freddo civili innocenti che aspettano un autobus. Quando urlano contro uno stato sovrano dove regnano indiscussi i diritti civili e si dimenticano di urlare contro quegli stati dove i diritti dell’uomo vengono calpestati, ignorati e violati ogni secondo. Quando aprono inchieste sulla morte di terroristi armati in casa d’altri mentre, indisturbati, in casa propria condannano a morte sulla sedia elettrica presunti innocenti. Quando chiudono gli occhi davanti all’immagine di un terrorista assassino che fuma una sigaretta sul balcone di un ospedale israeliano dove viene curato dopo aver ucciso e continuano a tenerli chiusi sulla tratta di schiave, sull’uccisione di centinaia di correligionari, su centinaia di migliaia di vittime innocenti subito oltrepassati i confini. Non c’è nessuna logica dietro a questa, apparentemente inspiegabile, applicazione ferrea dei due pesi e due misure. Nessun altro popolo ha mai subito questo eccesso di moralismo da parte del mondo. Nessun ‘altra nazione ha mai dovuto giustificare la propria legittima difesa. Nessuno stato ha mai visto mettere in discussione le proprie conquiste dopo guerre di sopravvivenza. Ma con gli ebrei è tutto diverso. Perché così sta scritto. Nero su bianco, su pergamene e fogli di Torà ingialliti. E’ una cosa risaputa che Esav odia Yaakov, dice Rashi nel 1200, riportando quello che Mosè ha sentito sul monte Sinai. E’ scritto nel Dna del mondo. Che quel fratello gemello dia addosso a Yaakov senza neppure la dignità di una valida motivazione. Esav è l’antenato del mondo occidentale. E continua imperterrito, senza interruzione, da migliaia di anni, a portare avanti la propria missione. La Mogherini, Kerry, Obama e chi ne segue le orme sono pedine inconsapevoli che alimentano la nostra fede. Confermandoci, ancora una volta, l’eternità della Torà e di ogni suo singolo dettaglio.

 

Gheula Canarutto Nemni

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