seed in open ground

So benissimo cosa sognate quando spalancate quelle porte e inneggiate a un dio vendicatore. Si possono percepire i vostri pensieri quando, con gli occhi infuocati, sperate di chiudere per sempre più palpebre possibili. Irrompete in una sinagoga e fate a pezzi le persone che stanno pregando. Spinti da principi omicidi tingete di sangue un tallit e le pagine di un sidur, strappandoli alla vita delle spalle che lo stavano indossando e delle labbra che lo stava leggendo. Ma, forse, non l’avete ancora capito. Che, con le vostre minacce, con i vostri pugnali assetati di violenza, non devierete i nostri passi dalla sinagoga dove andiamo ogni giorno. Non toglierete il volume allo Shemà Israel che pronunciano con enfasi e innocenza i nostri figli prima di cedere al sonno. Non impedirete l’apertura di nuovi centri illuminati dalla eterna luce della Torà e dei suoi insegnamenti. Non ce la farete a spaventarci, a farci scappare e dimenticare. Non potrete mai farci voltare la faccia alla nostra essenza, a ciò che ci ha tenuto in vita, a dispetto di chi, al pari vostro, ha sognato per migliaia di anni di vederci d’un tratto sparire. Anzi. Hanno distrutto il nostro santuario di Gerusalemme, abbiamo fondato migliaia di sinagoghe in ogni angolo del mondo. Ci hanno buttato nelle fosse dei leoni, abbiamo capito che, se lottiamo insieme, nessuno ci potrà sbranare. Ci hanno bruciati vivi negli autodafè in Spagna con l’accusa di pregare di nascosto in ebraico, la fiamma ebraica ha continuato a consumare l’ossigeno in altri paesi del mondo. Hanno marchiato a fuoco le braccia dei nostri bambini, delle nostre donne e anziani, con la speranza di schedare quei numeri in archivi e musei dell’ebraismo. Contrariamente a ogni pronostico, anche da queste ceneri siamo resuscitati. Per migliaia di anni hanno cercato di seppellirci. Non sapendo che noi siamo dei semi. Che le prove a cui veniamo sottoposti, non sono altro che una scala per arrivare più in alto. Un uomo chiamò un rabbino dopo l’attentato di Bombay. “Solo in quel posto, nel Beth Chabad di Rav Gavriel Noach, mi sentivo connesso. Non metterò mai più i tefilin nella mia vita”. E il rabbino gli rispose “Questo è lo scopo a cui i terroristi, questi seminatori di buio, vogliono arrivare. Con le tue azioni puoi scegliere. Quale parte vuoi rinforzare.”

 

Gheula Canarutto Nemni

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