Schermata 2015-02-05 alle 11.33.17Gentile Francesca Paci,

Ho appena finito di leggere la sua lettera a Mohammed. È piena di belle parole, di esortazioni a guardare dentro di se’ come condizione per poter davvero un giorno vedere un mondo migliore.

Riga dopo riga stavo col fiato sospeso. Leggevo la sua lista degli ultimi orrori perpetrati dagli estremisti islamici. Leggevo e cercavo tra le righe, in mezzo alle parole, forse anagrammato. Ho trovato Charlie Hebdo, ho trovato le decapitazioni, violenze contro le donne, ho ritrovato persino le Torri Gemelle. Ma quella parola, quell’aggettivo che ancora oggi, nel 2015, viene usato con cautela o evitato intenzionalmente, non c’era. Ebreo. Ebraico. Non c’erano le vittime del supermercato kasher, non c’erano i morti al museo ebraico di Bruxelles. Spariti. Inghiottiti dal politically correct e trasformati in morti scomodi per le coscienze occidentali.

Invece non mancano i bambini di Gaza. No, quelli ci sono sempre. La morte dei bambini di Gaza da lei ripetuta per due volte (e sulla quale spero lei, giornalista qualificata, abbia davvero indagato prima di lanciare accuse a democrazie e giustificare dittature) quella sì’ che c’è. Così gli ebrei serpeggiano, aleggiano, bloccano, impongono, per non dire di peggio. Ma gli ebrei non hanno dignità di persone. Gli ebrei non subiscono, non vivono blindati (la invito in una qualsiasi sinagoga europea in un qualsiasi sabato dell’anno o in qualsiasi scuola ebraica in qualsiasi giorno della settimana), non possono essere ancora vittime. Gli ebrei sono esseri invisibili nel panorama del terrore.

Lei si auspica che il signor Mohammed pianga davanti alla sagoma del pilota bruciato, che condanni le barbarie compiute, che guardi dentro lo specchio i suoi fantasmi. Io mi auspico che lei, insieme a tutta l’Europa e al mondo intero, riesca a scrivere la parola ‘ebreo’ senza timore, accanto alle vittime del terrorismo mondiale. Che lei restituisca dignità a ogni essere umano, anche a chi prega dentro a una sinagoga. Quando il coraggio del mondo di guardare dentro allo specchio i propri fantasmi ebraici supererà quella invisibile soglia del non detto, allora sì che la società civile sarà in grado di combattere davvero per la propria sopravvivenza. E, unita con i propri ebrei, invece che cancellarli dai propri articoli e post, vincerà davvero.

Gheula Canarutto Nemni

 

 

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