bnot tzlafchadTzlafchad  muore nel deserto lasciando 5 figlie femmine. E nessun figlio maschio. Noa, Milca, Tirza, Machla e Chogla, questi erano i loro nomi. Nei 40 anni di pellegrinaggio nel deserto non si sentono molto. Anzi, per niente.

Poi, a un certo punto della storia, spunta la loro voce.

E non è un momento  qualsiasi.

È il momento precedente all’entrata in terra d’Israele, in cui la terra viene divisa.  Terra che spetta secondo la legge agli eredi maschi della famiglia. Terra che passerà di padre in figlio, come l’ebraismo che passerà di madre in figli. La legge era stata accettata da tutto il popolo senza riserve. Finché un intero nucleo famigliare al femminile si presenta da Mosè.

‘Nostro maestro, noi siamo cinque figlie. Non c’è nessun erede maschio nella nostra famiglia. Ma non per questo siamo pronte a rinunciare a una parte d’Israele. Possiamo ricevere noi la porzione di terra che spettava a nostro padre?’

Mosè rimane di stucco. La legge parla chiaro. Le donne non rientrano nell’asse ereditario. Eppure c’è qualcosa in quelle donne, nel loro amore così profondo verso la terra di Israele da farle sfidare il leader di un’intera nazione, qualcosa di così sacro e reverenziale, che Mosè dimentica quale dovrebbe essere la legge.

E si rivolge a D-o per sapere cosa fare in merito.

Hanno ragione le figlie di Tzlafchad, gli viene risposto.

Nel caso in cui non ci siano uomini, saranno le donne ad entrare nell’asse ereditario.

La legge arrivò in terra per merito loro, di queste cinque sorelle, donne tenaci convinte della proprie ragioni, che aprirono il varco a chiunque, nel corso del futuro, avrebbe creduto fermamente, con tutto se stesso, in qualcosa.

D-o non ha preparato una situazione perfetta.

Ma ha spianato il terreno perché tutto sia perfettibile per mano nostra. Basta osare il cambiamento.

Gheula Canarutto Nemni

 

Advertisements