Se ti svegliassi al mattino e scoprissi che ti è stata offerta una seconda chance? Se venissero a bussarti alla porta e ti dicessero ‘il biglietto vincente della lotteria che pensavi di avere perso, l’ho ritrovato e sono venuto a restituirtelo’? Se durante una giornata qualunque scoprissi che quell’amico con cui avevi litigato, ti ha appena scritto che ti ha perdonato? Se ti dicessero che, nonostante tu ti senta staccato da D-o e lontano da ciò che ha comandato, ogni momento è buono per riprovare a raggiungerLo? Non domandatemi la definizione della religione ebraica. Sarebbe impossibile da trovare. Se però mi chiedessero di inventarmi uno slogan da mettere sulla porta della mia casa, in modo che la gente capisca che dentro ci vivono degli ebrei, lo slogan sarebbe ‘qui vivono persone convinte che non sia mai troppo tardi’. Non è mai stato troppo tardi per uscire dai campi di concentramento e ritrovare una vita normale, per ricordare paludi velenose che una volta infestavano la nostra terra mentre si ammirano grattacieli moderni. Non è mai troppo tardi per assaggiare uno shabat che non si è mai fatto, per lasciare sul proprio braccio le tracce di lacci di cuoio al mattino prima di correre al lavoro, per regalare alla propria intimità coniugale un risvolto spirituale seguendo le regole della purità famigliare. Non è mai troppo tardi per ritrovare la strada di casa, per modificare la propria direzione di marcia, per riscoprire se stessi e la ragione per la quale siamo venuti al mondo. Non è mai tropo tardi, come non lo era per quelli che, impuri durante Pesach, potevano portare il sacrificio un mese dopo, a pesach sheni, il secondo pesach. Nulla è mai davvero perduto per un ebreo, c’è sempre un varco che rimane aperto. Se non ora quando, disse Hillel. Ogni momento è l’ora giusta per la seconda chance che abbiamo sempre sognato.

Gheula Canarutto Nemni

 

 

 

 

 

 

 

 

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