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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

Month

July 2016

La parrucca come mezzo di consacrazione

‘Le donne di Israele non escono con la testa scoperta’ dice il Talmud (Ketubot 72°)

‘Cosa è la religione ebraica?’ Si domanda nello Shulchan Aruch.

‘E’ la modestia che usano le donne di Israele’.

‘E quale è la cosa che rappresenta una trasgressione alla religione ebraica?’ continua lo Shulchan Aruch

‘Quando la donna esce di casa con la testa scoperta’.

Sono nata e cresciuta a Milano. I miei genitori sono di Bologna e i miei nonni di Bologna e Trieste. Sono un’ebrea italiana a tutti gli effetti. Godo di diritto di voto, sono laureata in Bocconi, dove ho insegnato alla Scuola di Direzione Aziendale per sette anni.

Porto la parrucca.

La mia mamma e la mia nonna non l’hanno mai indossata.

La mia è stata una scelta, assolutamente controtendenza.

Nessuno mi ha imposto di metterla, non c’è stata nessuna pressione sociale. Nessuna delle mie amiche la portava.

A 15 anni ho sentito una lezione sul significato della copertura dei capelli al femminile e ho deciso. Così, dal giorno dopo il matrimonio, mentre ancora frequentavo la scuola ebraica di via Sally Mayer, ho coperto i miei capelli.

Con la parrucca in testa ho sostenuto l’esame di maturità e gli esami in università.

Con la parrucca entravo in aula e insegnavo a duecento studenti.

Con la parrucca oggi vado in televisione e tengo conferenze in sale comunali con vice sindaco e assessori.

Sotto alla parrucca i miei capelli sono diventati più folti, si sono schiariti e sono diventati più mossi.

C’è la Gheula che esce per la strada elegante, truccata, con una messa in piega sempre perfetta.

E c’è la Gheula che incontra il proprio marito nella sfera privata della casa.

La parrucca è la mia libertà di essere davvero me stessa solo per la persona che ho sposato. Ed è il mio modo di continuare lo stile di vita che le mie antenate, molto prima di Singer, tenevano.

Nessuna donna ebrea è costretta, nessuno ci minaccia se non desideriamo farlo. Come nessun trasgressore dello shabat verrà lapidato.

C’è libertà assoluta per l’individuo, di seguire o di abbandonare, di restare dentro o allontanarsi.

E questa è una grande, enorme differenza con l’Islam.

L’impianto logico non è assolutamente identico. Nell’ebraismo la donna copre i capelli, per preservare. Per creare spazi dove entrano solo marito e moglie. Dove l’attrazione fisica rimane una cosa pura, privilegio della coppia sposata. L’amore è sacro.

Sotto alla chuppà mio marito mi ha detto ‘tu sei santificata per me’. Santificata, non sottomessa. Kadosh in ebraico significa distinto e privilegiato rispetto al resto del mondo. Come un sefer Torah o un libro di preghiera. Il marito è obbligato a un estremo rispetto, a stima e amore verso la moglie.

La sottomissione di un individuo a un altro non esiste nell’ebraismo. Perché nessun uomo può decidere la propria superiorità rispetto a un altro. Nemmeno lo schiavo, l’individuo che potrebbe sembrare possedere meno diritti, è in realtà sottomesso. E’ lo schiavo che deve mangiare per primo, dormire nel letto più comodo. Davanti al Creatore tutti possediamo la stessa identica dignità e valore.

Uomo e donna, marito e moglie, sono due metà della stessa anima che si incontrano durante la vita e insieme ricostituiscono l’anima nella sua completezza.

Nei giorni di mercato era proibito per i venditori ambulanti girare di casa in casa per evitare che facessero concorrenza ai venditori che stavano fermi nella piazza. Eccezione? I venditori di cosmetici. Perché per i rabbini la bellezza della donna è più importante di un commercio senza concorrenza sleale.

Anche nei giorni in cui la donna non può unirsi fisicamente al marito, è vietato che si trascuri. Perché la bellezza e la dignità della donna sono tra i principi cardine della Torah.

Secondo la mistica ebraica, il livello spirituale della donna è superiore a quello dell’uomo. Per questo D-o dice ad Abramo di seguire tutto ciò che Sarah sua moglie gli dirà di fare.

L’ebraismo stesso si trasmette per via matriarcale. L’uomo più osservante del mondo non potrà trasmettere l’ebraismo ai propri figli se non con una moglie ebrea. Fosse anche la più laica del mondo.

L’ebraismo è questo. Una tradizione che non cambia, la carne macellata sempre nello stesso modo, le donne che vanno ad immergersi una volta al mese nelle acque del mikveh. No, queste cose non accadevano solo all’epoca del romanzo di Singer. Ma accadono anche ora, grazie a D-o. Perché sono queste cose, queste regole che entrano anche nella sfera materiale della nostra vita, che hanno garantito la continuità al nostro popolo.

L’ebraismo non è pensiero né filosofia. L’ebraismo non è cultura. L’ebraismo è Torah. E la Torah in primis insegna ed esige il rispetto massimo di ogni individuo e creatura.

Mi dispiace  per le persone che percepiscono l’ebraismo in maniera triste e erroneamente lo assimilano ad altri mondi.

Perché la modestia di una donna non è abbrutimento né mezzo di sottomissione. E’ la delimitazione di una zona privata, dove grazie a D-o nessuno, se non il tuo coniuge, può entrare.

Ed è proprio la madre a trasmettere l’ebraismo, perché lei, più del padre, è in grado di tramandare il messaggio di dignità, della possibilità di diventare qualcuno non perché fai vedere qualcosa di te, ma perché tu, sei qualcosa.

Gheula Canarutto Nemni

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Israele e Gaza. Trova le differenze. Promenade des Anglais e Tel Aviv. Trova le somiglianze. Il male vince perché il mondo non vuole capire

 

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Benvenuti in Israele. Questa la frase che troverete ad accogliervi all’aeroporto di Ben Gurion. In inglese, francese, tedesco, italiano e tante altre lingue. E in arabo, naturalmente.

Se dovete arrivare a Tel Aviv imboccate l’autostrada n.2. e se non sapete l’ebraico non preoccupatevi. Tutte le indicazioni sono anche in inglese. E in arabo, naturalmente.

Sedetevi pure in un bar sulla spiaggia, assaporate i gusti esotici e medio orientali. Camerieri e proprietari di locali, dal nome di Tomer, Gai, Muhamad e Abdul vi accoglieranno con grande calore e simpatia.

Sfoggiate le vostre bandiere arcobaleno durante il gay pride. Con voi migliaia di uomini, donne e bambini sfileranno lungo le strade di Tel Aviv gridando slogan in tutte le lingue.

Non perdete la tappa della città santa. Stelle di Davide, croci e mezzelune vi faranno da sottofondo per un tour indimenticabile. Se aprite la finestra al mattino sentirete il canto del muezzin sorvolare nell’aria. Potrete visitare moschee, sinagoghe e chiese in tutta sicurezza. Percorrendo le strade della città vecchia incontrerete sacerdoti, preti ortodossi, suore, frati. E molti pellegrini con indosso simboli visibili della propria religione.

Nelle bancarelle dei venditori arabi troverete souvenir a buon prezzo da portare agli amici al vostro rientro. Dal centro storico incamminatevi verso il parlamento israeliano, davanti al quale sta il famoso candelabro a sette braccia, simbolo dello stato di Israele e della cultura ebraica. Se siete in grado di ottenere un permesso speciale per seguire una seduta della knesset, approfittatene. L’alternanza delle voci e opinioni diverse riaccenderà in voi la fiducia nella democrazia. Cercate tra i deputati i 17 arabi eletti con regolari elezioni. E non perdetevi gli interventi anti israeliani di Haneen Zoabi, che dal pulpito della sua elezione democratica attacca in piena libertà di espressione lo stato in cui vive. Da Gerusalemme potrete andare a Betlemme dove luoghi sacri per l’ebraismo e il cristianesimo vengono custoditi e curati dal governo israeliano. I soldati israeliani vi scorteranno nei tratti più pericolosi permettendovi di entrare in contatto diretto con la storia. E in ultimo, se vi capitasse malauguratamente di ammalarvi, recatevi con tranquillità in uno degli ospedali israeliani più vicini. Verrete accolti da medici e infermieri arabi e israeliani. E lì, tra pazienti di tutte le religioni e i colori, cercheranno la cura migliore per rimettervi in forma.

 

Benvenuti in Palestina. Questa frase la troverete ad accogliervi in inglese e in arabo. Ma non in ebraico. Se la vostra intenzione fosse stata invece di andare da qualche altra parte e aveste solo sbagliato strada, vi suggeriamo di chiamare il vostro notaio per fare sicuro le vostre ultime volontà siano state depositate. Soprattutto se siete ebrei. Perché agli ebrei, l’accesso nei territori sotto l’autorità palestinese è assolutamente proibita. L’ultima volta che tre israeliani hanno sbagliato strada, sono stati fatti a pezzi e restituiti ai famigliari in sacchetti in cambio di terroristi vivi. Pochi metri prima dei territori palestinesi troverete cartelli in ebraico che avvertono del pericolo di morte per chi ci si addentra. Se non siete ebrei e desiderate continuare il vostro tour fate attenzione:

  1. a) a manifestare apertamente certe tendenze omosessuali
  2. b) a manifestare dissenso nei confronti del regime di Hamas
  3. c) a non scattare fotografie delle immense ville con piscina e degli ultra moderni centri commerciali che vedrete durante la vostra visita (potrete causare seri danni all’immagine del popolo palestinese)
  4. d) a non mostrare in pubblico crocefissi e altri simboli che potrebbero offendere gli abitanti del luogo.

Cercate la sede del parlamento. E se siete fortunati, andate a osservarne una seduta. Su 132 deputati, 74 appartengono all’organizzazione Hamas e 45 a quella di Fatah.

Hamas in arabo significa movimento islamico di resistenza ed è il braccio operativo dei Fratelli musulmani. Nella sua carta sta scritto: ’non esiste soluzione alla questione palestinese se non nel Jihad (guerra santa).

Fatah fa parte dell’Olp (organizzazione per la liberazione della Palestina), mandante di innumerevoli attentati contro ebrei in Israele e nel mondo.

Questo articolo ho iniziato a scriverlo nei giorni in cui Di Maio stava visitando Israele e provava a risolvere il conflitto medio orientale in poche ore di conoscenza ravvicinata con la regione. ‘Non c’è alcuna preclusione ideologica nell’affrontare il tema. Non è un viaggio squilibrato’ affermava mentre addossava a Israele tutte le colpe e proponeva ‘Non importa chi governi nella striscia. Va perseguito un processo di pacificazione e normalizzazione della Cisgiordania e di Gaza. Questo permetterebbe una maggiore democratizzazione generale’.

 

Importa eccome chi governa Gaza. Come è fondamentale riconoscere in mano a chi sta l’educazione e l’indottrinamento delle nuove generazioni musulmane.

A Gaza come nel resto del mondo.

Perché tra chi pugnala i bambini nei loro letti in Israele, chi spara all’impazzata su persone che stanno infilando un boccone in bocca al ristorante di Tel Aviv e chi guida camion a 80km/h sulla folla che cammina nella Promenade des Anglais non c’è nessuna differenza. Ma un unico comune denominatore. Il volere imporre il proprio credo e il proprio mondo con la forza e la violenza. Ed essere convinti che l’eliminazione fisica del diverso corrisponda al bene.

Caro Di Maio & Co. lo Stato di Israele è nato sui principi della Torah dove sta scritto per 36 volte il comandamento di rispettare e amare lo straniero. Nell’ebraismo il diverso non è una minaccia. Ma un’occasione unica e irripetibile di arricchimento e crescita.

E ora non ci resta altro che volgere gli occhi al Cielo e pregare per tutte le vittime del fanatismo e della cecità di chi proprio non vuole capire.

Gheula Canarutto Nemni

Mia piccola bimba, d’ora in poi ti terrò per mano senza stringere troppo…

mamma figlioMia piccola bimba,

essere genitore significa incontrare lo sguardo di un figlio per la prima volta dopo mesi di infinita fatica e dimenticare tutte le difficoltà del passato in un solo istante.

L’amore per un figlio è un colpo di fulmine che dura per sempre.

Essere genitore significa dare un’importanza infinita a ogni dettaglio.

E se vorrai vedere crescere tuo figlio dritto, con un tronco solido e forte, dovrai curare e nutrire le radici dal primo istante. Senza alcun compromesso.

Essere madre o padre significa tenere per mano, senza stringere troppo.

Perché solo con la libertà che concedi a tuo figlio, lo potrai vedere un giorno incamminarsi nel mondo.

Litigare, gridare, pensare ognuno di avere ragione. E dopo pochi minuti ricominciare a ridere insieme come se niente fosse.

Perché tuo figlio lo ami a prescindere da tutto.

Chiudere gli occhi davanti alle candele dello shabat e domandare a D-o che conceda solo il bene, il bene assoluto, per ognuno dei figli.

Sentirsi inadeguati, non avere sempre la risposta giusta alle loro domande.

E sapere che grazie ai loro dubbi, anche tu crescerai insieme ai tuoi figli.

Da quando diventi genitore impari la forza di volontà da un piccolo essere di pochi mesi che non si muove dal proprio posto finchè la torre con i cubi non si erge alta e perfetta.

Un figlio ti insegna che l’aggettivo possessivo ‘mio’ non è mai per sempre.

A un certo punto arriverà qualcuno e ti dirà, da oggi è ‘nostro’.

E tu genitore dovrai farti da parte.

Sperando nel tuo cuore di essere riuscito a trasmettere e dare tutto quello che avresti potuto e dovuto, nel tempo che ti è stato concesso.

E ora che Rosh Chodesh Tamuz è alle porte, lo stesso mese in cui sei nata e ci siamo incontrate per la prima volta.

Nel giorno in cui la luna si fa piccola per poi rinascere.

La tua anima, quella a cui abbiamo dato vita vent’anni fa, si fonderà con quella del tuo amato, per formarne una nuova.

E dovremo lasciarti andare.

Perché amare un figlio significa farsi da parte quando un capitolo della vita si chiude e uno nuovo si apre.

Behazlachà amore mio, che H’ accompagni ogni vostro passo con gioia, salute, stima reciproca, successo. E infinito amore.

La tua mamma

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