Immagino paesaggi scorrere davanti ai miei occhi.

Il verde dei campi che si trasforma in un bianco accecante, ho la terribile sensazione addosso che non rivedrò mai più nulla di tutto questo.

Che non riabbraccerò più mia madre dopo che sarò rientrato dalla preghiera del venerdì sera, che il sapore della matzà non arriverà più alla mia bocca e il profumo dell’etrog non risveglierà più in me aspettative di gioia.

Vicino a me ci sono rabbini schiacciati contro ebrei che non credono in D-o, donne vestite a festa si stanno strappando le vesti per farne coperte per i propri bambini. Le loro labbra sono blu per il freddo, i loro occhi si stanno pericolosamente chiudendo. Avrebbero dovuto essere il nostro futuro; forse non vedranno nemmeno il domani.

Il gelo sta facendo perdere la sensibilità ai nostri arti e forse anche ai nostri cuori.

Nessun individuo sano di mente e di sentimenti potrebbe reggere a ciò che i miei occhi stanno vedendo. La morte si mischia alla vita senza dare tempo alle lacrime, al dolore e alla consapevolezza.

Quale è la colpa per cui stiamo pagando questo prezzo? domando guardando il cielo attraverso l’unica fessura che ci hanno lasciato.

Siamo diversi, mi rispondo da solo.

Se ci fossimo omologati al mondo in tutti questi secoli, non saremmo le sue vittime predilette. Se non avessimo cantato, mangiato, parlato, vestito, pregato come D-o comanda, non ci avrebbero bruciati nelle piazze in Spagna, nei pogrom in Russia, non saremmo su questo treno a percorrere gli ultimi chilometri della nostra vita.

Se rimarranno ancora ebrei sulla terra e se uno di loro ritroverà questo messaggio, sappiate  che il nostro nemico sa come potrebbe farci sparire. E’ da migliaia di anni che sta tentando  la stessa strategia. Facendo  sparire il nostro cibo speciale, i nostri tefilin e tallit, ammutolendo i nostri canti, tramutando i nostri sabati in giorni feriali. Vorrebbe silenziare le nostre preghiere e annullarci, annichilirci, ci vorrebbe omologati a tutti gli altri.

Se state leggendo queste righe, vi prego, non fate il gioco del nostro nemico. Non dimenticate chi siete e fate ricordare questa vostra unicità a chiunque vi incontri.

Fatelo per noi, che non potremo più accendere le candele dello shabat e riunirci in una sinagoga a pregare.

Fatelo per noi, ebrei deportati e inceneriti, perché è il nostro essere ebrei che vogliono cancellare uccidendoci.

Fatelo per noi, che avremmo voluto esserci ancora per farlo, vi prego. Non fate il gioco del nostro nemico. Alimentate la vostra identità ebraica camminando per strada, quando andate a dormire e quando vi alzate. Sei milioni di anime in cielo vi ringrazieranno.

Gheula Canarutto Nemni

 

 

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