Amore mio,

Non era questo il mondo che sognavo per te quando sei nato.

Non erano queste le notizie che speravo leggessi al mattino appena sveglio.

Sognavo per te un mondo dove le persone imparano a non ripetere gli stessi errori del  proprio passato, un posto dove la vita umana è il bene, il valore,  più prezioso di tutto.

Avrei voluto insegnarti il significato della parola amore e non doverti raccontare perché c’è così tanto odio.

Avrei voluto che guardassi un semplice zaino lasciato per terra presumendo la distrazione del suo proprietario e non temendone le intenzioni. Che tu ne immaginassi il contenuto con appunti, quaderni e colori e non con morte e distruzione.

Speravo di spiegarti il valore della fiducia e non la necessità del sospetto.

Avrei voluto che andassi ai concerti con la paura di rientrare tardi e venire sgridato da mamma e papà. E non con il timore di un soldato che si reca sul fronte di guerra.

Vorrei vederti passeggiare mano nella mano con chi ami, guardando il cielo, i nuovi posti che non hai mai visto. E non osservando i passanti con paura, temendo che le macchine passino col rosso, trascinando con se’ la vita di uomini, donne e bambini innocenti.

Non posso nemmeno dirti indossa una divisa e vai a combattere in nome dei tuoi ideali. No. Perché questa è una guerra dove il nemico non ha avversari. È il mondo intero che vuole distruggere, la normalità di una passeggiata, che vorrebbe radere al suolo.

Quando hai pianto per la prima volta, ti ho guardato negli occhi promettendo di proteggerti. Di fare in modo che nessun male ti avrebbe mai fatto soffrire. Di fare di tutto perché tu potessi solo gioire.

L’umanità è ancora qui perché anche nei momenti più bui ci sono stati individui che non hanno smesso di credere.

Quando cammini per la strada e quando ritorni a casa, quando vai a dormire e quando ti svegli, ricordati quello che mi ha risposto la mia nonna, quando le ho domandato per la millesima volta, come hai fatto a mettere al mondo altri figli dopo che i fascisti ti avevano perseguitato?

Ci avevano tolto tutto, mi disse. Ma di una cosa non ci avevano potuto privare.

Il coraggio di continuare a credere nel potere infinito del bene.

Gheula Canarutto Nemni

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