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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

Month

January 2018

Please do not celebrate the Holocaust Remembrance Day

We cannot define ourselves as the people of remeberance.

We are not a nation that stops and cries  in front of historical artifacts kept in a display case.

We are not the nation of museums, people who catch each other saying ‘once upon a time’…

The concept of memory in and of itself does not belong to us.

Memories that allow you to get up as the same person as the previous day are not part of our DNA.

We don’t love commemorations and cliches, we don’t scatter ashes or keep mourning for longer than the law requires.

Our calendar has special dates to remember the destroyed sanctuary of Jerusalem. Our year has special days dedicated for when we cry over the lost golden period of our history.

At the beginning of that day, we sit down on the floor, we say sad prayers, we tell stories about destruction and death. But in the afternoon we get up, we dry our eyes and we ask G-d to build something new on our tears. We ask Him to transform all the past heaps of rubble into a foundation superior to the old one.

In Hebrew, a cemetery is called a ‘house of life’. It is a place where people who left this world rest in peace. But it is even a place of warning, of reflection, where those who are alive recall the real goal they were created for and their moral duty to use, in a positive way, every minute of life they were granted.

Jewish memory is never only a simple memory for its own sake.

Jewish memory is a path that takes one on a journey to a better self.

During Passover, when we tell the miracolous escape from Egypt, we eat matzah to remember how hastily Jews ran away from their enslavement. We dip bitter herbs to recall the bitter taste of being subjugated to somebody else. But at the end we celebrate freedom, our ability to keep our values, traditions and thoughts free from any external influence.

Celebration focuses on the past, it helps to treasure and transmit its stories and lessons. But celebration means to become stronger, more aware, thanks to those mistakes, to those succeses and  those pains, that belong to the past.

Memory helps us walk the paths of tomorrow in a better way.

There is no instant of our life that cannot become a springboard. Even the most painful events can become the first of the next steps.

As runners on a historical course, we study the past match so we can be better runners in the next game.

The word zecher, memory, shares the same root with rakaz, to concentrate.

We remember our life and we concentrate on the past days so we are able to live our future in a better way.

When we commemorate our dead, we don’t only stop in front of their pictures and cry. We gather people to study, we offer food and drink in their memory,  trying to give continuity to those things death has stopped.

So…

If today you are heading to a Holocaust memorial, if you are going to listen to a survivor’s personal story, if you are opening the pages of Anne Frank’s diary, if you are crying for our dead, please do all these things in our way.

Listen and learn, read and reflect, process a personal change.

In Jewish history past tense always runs with present.

Past is suspended until the next breath.

Memory is when children finish what their fathers left incomplete.

Memory is the next generation that brings life again where is there is destructiion and death.

Memory for Jews is transforming a sigh into a better future day.

Gheula Canarutto Nemni

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Per favore, non associate gli ebrei con la memoria

Noi non siamo il popolo della memoria.

Non siamo persone che si fermano a piangere davanti a reperti storici conservati dentro a una teca.

Non siamo popolo da museo, gente che si dà pacche sulle spalle, che si consola con un c’era una volta…

Noi non possediamo il concetto di ricordo fine a se stesso.

Il ricordo che riesce a fare svegliare immutati il giorno dopo, non fa parte del nostro retaggio.

Non amiamo le commemorazioni, le frasi di circostanza, il cospargimento di ceneri sulla testa, un lutto che si protrae oltre al tempo stabilito per legge.

Il nostro calendario segna date in cui ricordare il santuario distrutto, in cui piangere per il periodo d’oro della nostra storia, andato perso. All’inizio della giornata ci sediamo per terra, recitiamo lamentazioni, riportiamo alla memoria eventi tristi, scene di distruzione agghiaccianti. Ma a metà digiuno ci rialziamo,  asciughiamo gli occhi e preghiamo che su quelle lacrime venga costruito qualcosa di nuovo, di migliore, che le macerie passate fungano da base per qualcosa di livello superiore a ciò che è andato distrutto.

Da noi il cimitero si chiama casa della vita, un luogo in cui riposa chi ha lasciato questo mondo, ma anche un posto di monito, di riflessione, in cui i vivi interiorizzano e rammentano il vero scopo per cui sono stati creati e il dovere di ognuno di fare buon uso di ogni attimo di vita concesso.

La memoria ebraica non è ricordo fine a se stesso.

La memoria ebraica è ricordo che porta al rinnovamento.

A Pesach, quando raccontiamo il miracolo dell’uscita dall‘Egitto, mangiamo la matzà, il pane azzimo, per ricordare la fretta con cui il popolo ebraico era scappato dalla schiavitù d’Egitto, intingiamo le erbe amare, per riportare alla memoria la durezza di essere asserviti a qualcun altro. Ma poi è la libertà che celebriamo, la nostra capacità e desiderio di mantenere oggi valori, ragionamenti, usi e costumi al di là di chi vorrebbe tutti omologati.

La celebrazione fa focalizzare sul passato, aiuta a farne tesoro, a custodirne e tramandarne le storie e il significato. E a guardare al domani più forti, più consapevoli, grazie agli errori, alla sofferenza e ai successi.

La memoria da noi serve per camminare meglio domani.

Non esiste vissuto che non possa trasformarsi in trampolino di lancio, anche le basi più dolorose possono essere il prossimo passo in avanti.

Come corridori su percorsi della storia, studiamo le corse passate per potere correre al meglio la prossima gara.

La parola zecher, ricordo, ha la stessa radice di rakaz, concentrazione. Ricordiamo il nostro vissuto e ci concentriamo affinché i giorni passati possano aiutarci a vivere nel modo migliore quelli che devono ancora venire.

Nelle date in cui ricordiamo i nostri cari, non ci fermiamo solo a guardare con le lacrime agli occhi le loro fotografie. Riuniamo persone a studiare, pronunciamo benedizioni e compiamo atti di bontà in nome del caro scomparso, cercando di dare continuità a quello che la morte ha interrotto.

Se oggi state per varcare la soglia di un memoriale, se state per ascoltare la testimonianza di un superstite, se state aprendo le pagine del diario di Anna Frank o state piangendo per i nostri morti, per favore fatelo seguendo le regole ebraiche, rispettando i nostri criteri di celebrazione.

Ascoltate per imparare, leggete per riflettere, elaborate un cambiamento interiore che duri nel tempo.

Nella storia declinata all’ebraica, il tempo passato corre sempre con il presente. Il passato rimane in sospeso se non si trasforma in respiro.

Il ricordo serve perché i figli completino ciò che i padri hanno lasciato incompiuto.

Memoria è generazioni che ricostruiscono ciò che i predecessori hanno distrutto.

Commemorare è trasformare un sospiro in un futuro migliore.

Gheula Canarutto Nemni

Sei più importante di quello che pensi

Tanti auguri a te che stai compiendo gli anni in questo momento.

Che stai soffiando sulle candeline che coprono ogni anno un po’ di più la superficie della torta.

Tanti auguri a te che sei su questa terra con uno scopo ben preciso. Che sei stato mandato qui con una missione da compiere, un vuoto da colmare, un angolo buio da illuminare.

Tanti auguri alla persona che D-o ha deciso di creare, al pezzo mancante della creazione in cui il Creatore ha deciso di soffiare un’anima.

Senza di te questo mondo non sarebbe potuto essere, senza di te non sarebbe lo stesso.

Sei uno dei motivi per cui il sole sorge al mattino e la primavera segue l’inverno.

Nel giorno del compleanno D-o concede una forza particolare dall’alto, un potere di assumere buone decisioni per i prossimi giorni.  In queste ore è consigliato sedersi e domandarsi chi siamo, da dove veniamo, perché ci troviamo qui in questo preciso momento.

Nel giorno del compleanno D-o ci sta più accanto del solito. Ci prende per mano e dice: allora, stai usando tutte le forze di cui ti ho dotato? Stai mettendo in atto tutto il potenziale che ti ho regalato?

E sì, aspetta la nostra risposta.

Sta lì finché non Gli promettiamo di dare una svolta positiva alla nostra vita. Di dare un po’ più di attenzione al prossimo, di dare più nutrimento alla nostra anima, di provare a dedicare qualche minuto in più per l’educazione dei nostri figli.

Non siamo qui per caso, non c’è stata nessuna fatalità nella nostra presenza in terra.

E’ tutto parte di un piano meticoloso che ci vede protagonisti indiscussi del nostro tempo.

Questo angolo di mondo potrà venire perfezionato solo da me, da noi, da voi, che ci troviamo qui in questo momento, questo pezzo di storia potrà venire migliorato solo da noi che lo stiamo attraversando.

Tanti auguri a chi compie gli anni nei prossimi 365 giorni, a chi si alzerà al mattino un po’ più vecchio ma anche più saggio.

Il compleanno è l’occasione per ringraziare per ciò che ci è stato concesso, per l’onore di essere venuti al mondo.

Ed è il momento per prendere buone decisioni e rispondere a D-o, sì, ci sto provando.

Gheula Canarutto Nemni

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