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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

Month

March 2018

Perchè sei antisemita? Lettera aperta di Mireille Knoll al proprio assassino

 

‘Sporca ebrea!’ mi urli mentre le ginocchia mi fanno male da quanto ho strofinato il mio pavimento, le mie mani bruciano da quanto ho pulito la mia cucina per la mia Pasqua e nella mia casa non c’è più una briciola né di sporco né di pane.

‘Hai avvelenato i miei pozzi!’ mi accusi davanti ai tuoi figli malati dall’assenza completa di norme sanitarie nella tua alimentazione, mentre io, dopo avere macellato gli animali, li sottopongo a ferrei controlli sul loro stato di salute.

‘Solo voi non prendete la sifilide!’ mi sputi in faccia mentre sto circoncidendo mio figlio in nome di una fede che migliora anche la qualità della vita.

‘Hai impastato il tuo pane azzimo con il sangue dei nostri figli!’ E io sto controllando le uova per accertarmi che non abbia nemmeno un puntino di sangue che me lo renderebbe proibito. E mi domando: da dove nasce questa accusa?

‘Controlli l’economia mondiale!’ Mi alzo la manica dove c’è impresso a fuoco il numero che ha sostituito il mio nome mentre ero internata in campo di concentramento. E ti rispondo: ti sei mai domandato da dove sono arrivato?

‘Hai ucciso il mio Dio’ mi dici mentre mi torturi affinché cambi il mio credo. ‘Il mio D-o è eterno’ sussurro esalando l’ultimo respiro.

‘Mireille, aprimi sono io’ e io, che da quando eri piccolo ti ho accolto nella mia casa e ti ho cantato le canzoni che i tuoi genitori non ti cantavano e ti ho dato l’amore che la tua famiglia non ti dava, ti ho aperto. Ti ho sorriso come sempre e ti ho fatto entrare. Ma tu hai iniziato a urlarmi sporca ebrea, hai avvelenato i miei pozzi, mi hai fatto ammalare, stai impastando il tuo pane azzimo con il sangue di mio figlio, sei più ricca di me, voglio santificare il nome del mio dio con il tuo sangue. E io ti guardo incredula e non capisco perché all’improvviso la storia sia piombata proprio nella mia casa, in queste mura abitate da una vecchietta di 85 anni che è riuscita a sopravvivere miracolosamente all’odio nazista ma non alla ferocia di un islamista.

E mentre le mie membra bruciano e la mia anima fa ritorno al Creatore, mentre le mie ceneri si uniscono a quelle dei miei cari rastrellati nel Vel d’Hiv e trasformati in fumo nelle ciminiere di Auschwitz, io Mireille Knoll, una anziana signora ebrea francese nata prima della guerra in Francia e uccisa nella sua casa di Parigi nel marzo 2018 da un vero antisemita, descritto da un sostantivo senza virgolette, un ragazzo allevato ed educato nell’odio assoluto di un popolo dal quale ha imparato a credere nel D-o unico e nella Bibbia, io idealista incallita che sono tornata a vivere in Francia nonostante la Francia mi avesse già tradita una volta, ti guardo e ti vorrei dire ‘ma io non ti odio’ nel momento in cui tu mi pugnali.

In ogni generazione c’è sempre chi tenta di sterminarci. In ogni generazione nasce una accusa falsa, una nuova menzogna. Ma la resistenza all’odio è parte del dna ebraico e le Mireille Knoll continueranno ad aprire la porta armate di fede in D-o e in un uomo migliore.

Gheula Canarutto Nemni

 

 

 

 

 

 

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Lettera a mio figlio. Da aprire il giorno dopo il matrimonio

Caro amore mio,

Quaranta giorni prima che l’anima scenda nel mondo una voce nei cieli dichiara: la figlia di questo è destinata al figlio di quest’altro. Ancora prima di diventare qualcuno, sei già stato destinato a qualcuno. A creazione quasi ultimata, D-o disse non è bene che l’uomo stia da solo, gli farò un aiuto adeguato a lui. La donna comparve nell’universo maschile. E da quel giorno, nessun respiro, nessun battito di cuore, sarebbe potuto venire al mondo senza la collaborazione di ish e isha, uomo e donna, esseri così diversi costretti a incontrarsi.

Caro amore, il giorno dopo il matrimonio non ci sarà solo la forma della tua testa sul cuscino in stanza. Parlerai e non sarà solo l’eco a ripetere le tue parole. Camminerai e non ci sarà solo il rumore dei tuoi passi sul terreno. Sorriderai e non sarà una lastra di vetro a restituirti il sorriso. Il giorno dopo il matrimonio un pensiero diverso dal tuo ti costringerà a uscire da te stesso, un altro paio di occhi ti insegnerà a guardare oltre il tuo raggio visivo, altri passi ti insegneranno a camminare a un ritmo diverso dal tuo. A volte dovrai rallentare, perché lei sarà rimasta indietro, altre volte dovrai accelerare perché lei sarà già più avanti. Il giorno dopo il matrimonio, quando le luci si saranno spente e i fiori inizieranno ad appassire, quando il vestito bianco sarà tutto sgualcito e macchiato e le tue scarpe sporche e consumate dai balli, quando le celebrazioni saranno finite, lì inizierà la vera celebrazione, quella della vita. Di un domani che è possibile solo se uomo e donna procedono insieme, adattandosi l’uno al respiro dell’altro, di un futuro che esiste solo perché due persone così diverse riescono a uscire dai propri binari individuali e a costruire insieme un percorso comune. Caro Amore, il giorno dopo il matrimonio vi ritroverete voi due soli. Dovrai imparare a stare zitto quando avrai voglia di parlare, a parlare quando vorresti riposare. Dovrai assaggiare nuovi gusti, fingendo di apprezzarli quando proprio non ti piacciono. Dovrai sorridere a battute che non capirai, dovrai uscire quando sarai stanco e stare a casa quando magari avresti voluto uscire. Dovrai lavorare su te stesso, cambiare, modificare le tue abitudini, abbassarti, innalzarti, adeguarti a chi ti sta accanto. Questa è la condizione che D-o ha posto per perpetrare il genere umano. Uscire dal proprio io, dalla propria esistenza tranquilla e crescere insieme alla metà dell’anima che ci completa.

Auguri amore mio, che insieme possiate dare vita ad una costruzione eterna.

La tua mamma

Gheula Canarutto Nemni

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