Negli anni ’70, la mia nonna venne eletta presidentessa di una importante associazione femminile ebraica.

Al suo discorso di insediamento parlò della alià, il ritorno alla terra di Israele, il sogno costante ed eterno del popolo ebraico.

Ma aggiunse, non lo chiamiamo

chazarà, ritorno,

ma alià, salita.

Eppure la terra di Israele non si trova a 3000 metri sopra al livello del mare.

C’è scritto nella Torà che gli occhi di D-o sono costantemente sulla terra di Israele, dal primo giorno dell’anno all’ultimo. La terra di Israele è il posto più sacro del mondo, per questo definiamo alià, il nostro ritorno.

Per potere vivere in Eretz Israel dobbiamo salire spiritualmente, migliorando costantemente il nostro rapporto e dialogo con D-o.

Questa terra, disse la mia nonna, dobbiamo guadagnarla con i nostri meriti.

Il suo incarico durò un giorno. Alià, per i membri dell’associazione, era da interpretare come la salita sulle scale dell’aereo con destinazione Tel Aviv…

Il 17 luglio del 1977, poche ore prima dell’inizio dei trattati di Camp David, Menachem Begin si recò dal Rebbe.

Vengo a domandare la benedizione del Rebbe prima dell’incontro, disse Begin ai giornalisti.

Perché il popolo ebraico è un popolo eterno e il nostro destino non dipende da un incontro tra leader politici, aggiunse.

Il Rebbe completò la sua frase.

La nostra esistenza dipende dalla nostra spiritualità, dal nostro attaccamento a Torà e Mizvoth. E’ questo il segreto della sopravvivenza del popolo ebraico.

La vita in terra di Israele, non deve limitarsi ad un insediamento materiale, ma deve essere un insediamento spirituale.

Ricordatevi, disse il Rebbe, che la terra di Israele è stata da D-o in regalo a tutto il popolo ebraico.

Daresti indietro un regalo che ti è stato donato con così tanti miracoli, con così tanto amore?

Nessun ebreo ha il diritto di dare ad altri popoli una parte della terra di Israele.

Questa terra appartiene a noi da quando D-o l’ha promessa ad Abramo.

E noi dobbiamo insediarla come la insediò Abramo, trasformandola in un posto in cui si percepisce la Torà, in cui ci si innalza spiritualmente, per farla diventare un faro di luce tra le nazioni.

Sionista è chi ama la terra di Israele a tal punto da essere pronto a raffinarsi spiritualmente per poterla meritare di nuovo ogni giorno.

Gheula Canarutto Nemni

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