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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

Month

July 2018

A call for the survival of the Jewish nation

Dear friends of the Left Wing,

Dear friends of the Right Wing,

What you are going to read is a call for survival.

Survival of a nation that was able to live up to day thanks to unending miracles. While today that same nation is at risk of implosion.

Our nation is famous for its different thoughts and approaches.

Mental maps so different, one from the other, that they helped us grow up.

The four sons of the Hagada have their own ways to interpret history; the 12 tribes each had its special way of serving G-d.

The Jewish nation nurtured itself on the diversity of opinions, of the different waves of thought.

Discussion, divergency of points of views is one of the holding columns that preserved our nation’s life.

One directional thoughts are not part of our Jewish DNA.

The prophets fearlessly opposed themselves to kings, Moses discussed with G-d.

The Talmud is but the result of unending discussions and dissertations.

However, during the last few months, a part of this equilibrium broke. Discussions are not simple exchanges anymore, but poisoned arrows. Different opinions have become like stones that contribute to the building of walls to separate people who see the world in different ways.

To save with words migrants, we are destroying our nation.

By deciding Israeli policy sitting around a coffee table and tapping on Facebook, we are dividing Jews into bad and good.

To comment on the policy of an American president, we throw away 3300 years of survival.

Something is wrong here.

G-d didn’t make us survive until today to be like this.

He doesn’t want to see his nation nation falling out due to unuseful discussions that move only the keyboard keys and nothing more.

We didn’t survive until now to slay each other on social media and divide people into Right and Left, like they were road signs.

We are sinking our boat with our own hands, the same boat that miraculously resisted the worst storms.

If we Jews are still here today it’s because G-d knows we can contribute an added value.

He trusts that we won’t get lost in the waves of unuseful words directed at a policy that someone else is already deciding.

We are here to do, to help advance, to add more light and values.

We are here to unite people under the umbrella of universal rights, rights that we taught the world.

We are here to say what others are not brave enough to pronounce.

The Jewish soul, of every single Jew on earth, receives its vitality from the deepest level of G-d.

Two of us have three opinions, but what really counts is our essence. That is the same, undifferentiated, indistinct, soul. An essence that does not look leftwards or rightwards but only upwards, towards its Creator.

Our sanctuary was destroyed because Jews, instead of being one against their enemy, got divided internally.

And they didn’t realise that in this way, when everyone sits around his/her own table and refuses to hear what the other one is saying, when we shout on Facebook and Twitter, on mass media, we are playing into the favour of our enemies, helping them in their strategy of our destruction.

And our enemy just needs to sit there and watch and wait.

Hillel and Shamai wore different lenses through which they saw the world. One had lenses of pity, the other of rigor.

Each of them interpreted law in his own way. If they lived today there would be shirts with ‘I am with Hillel’ and ‘only Shamai is right’.

There would be meetings, public demonstrations, provocations. In their period diversity was an opportunity for growth. Today, we would not be same nation without their discussions, which G-d Himself as referee.

Who, at a certain point said: this and this are my living words.

What you read is an invitation.

To stay together, and to discuss in a respectful and civil way.

We are surrounded on the right and on the left by enemies. Let’s not break into factions of right and left.

We are truly a small number of people, yet of we stay together we become many tiny surviving miracles.

Only together can the weak light of one become the brightest.

Gheula Canarutto Nemni

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Appello per la sopravvivenza del popolo ebraico

Cari amici ebrei di sinistra,

cari amici ebrei di destra,

quello che leggerete nelle prossime righe è un appello per la sopravvivenza.

Sopravvivenza di un popolo che è arrivato miracolosamente alla data di oggi e che rischia pericolosamente di implodere.
Il nostro popolo è noto per le differenze di pensiero. Le mappe mentali così diverse tra loro ci hanno da sempre fatto crescere.
I 4 figli della hagadà hanno ognuno il loro modo di interpretare la storia, le dodici tribù hanno ognuna il suo modo speciale di servire D-o.
Il popolo ebraico si è alimentato della diversità di opinione, si è nutrito delle differenti correnti di pensiero.

La discussione, la divergenza di punti di vista, è una delle colonne portanti che ha tenuto in vita il nostro popolo.

L’univocità di pensiero non fa parte del dna ebraico.
I profeti si sono opposti ai re, Mosè ha discusso con D-o.
Il Talmud non è altro che il risultato di interminabili discussioni e argomentazioni.

In questo ultimo periodo però qualcosa si è rotto. Le discussioni non sono più semplici scambi, ma dardi avvelenati. Le opinioni sono diventate mattoni che erigono muri tra chi la pensa in maniera diversa.

Per salvare a parole i migranti, stiamo spaccando davvero il nostro popolo.
Per decidere la politica di Israele seduti ai tavolini del bar e su Facebook, dividiamo davvero gli ebrei in buoni e cattivi.
Per commentare la politica di un presidente americano, gettiamo al vento 3300 anni di storia di sopravvivenza,

Stiamo sbagliando qualcosa.
Non è per questo che D-o ci ha fatto arrivare fin qua.                                                             Non per vedere il Suo popolo esaurirsi a vicenda su discussioni sterili che, oltre al rumore della tastiera, non portano a nessun reale cambiamento nel mondo.
Non per vederci scannare sui social media e catalogare le persone come direzioni stradali, destra, sinistra.
Non per vedere il Suo popolo darsi da fare per affondare la barca con le proprie mani, quella barca che miracolosamente ha resistito fino ad oggi alle tempeste peggiori.       Non siamo ancora qui per spaccarci in correnti di pensiero così vorticose da creare mulinelli letali per la nostra nazione.

Se siamo giunti fino a questo momento della storia dell’umanità è perché D-o sa che possiamo dare un valore aggiunto.
È perché ha fiducia in noi, Suo popolo, che non ci perdiamo in ondate di parole inutili su cose che là fuori qualcuno sta già decidendo.
No. Noi siamo qui per fare, per fare progredire, per immettere luce, valori, esempi.
Siamo qui per unire gli individui sotto all’ombrello dei principi universali che noi stessi abbiamo insegnato al mondo.
Siamo qui per dire quello che gli altri non sono in grado di pronunciare.
L’anima degli ebrei, di tutti gli ebrei indistintamente, riceve la vitalità dal livello più profondo e alto di D-o.
Due di noi hanno tre opinioni, ma quello che conta è la nostra essenza. Uguale, indistinta, indifferenziata. Un’essenza che non guarda a destra e a sinistra ma solo in alto, verso Chi l’ha creata.
Il nostro santuario è stato distrutto perché gli ebrei invece di unirsi contro i loro nemici si sono divisi all’interno. Non rendendosi conto che quando facciamo così, quando ognuno si siede al suo tavolo e rifiuta di sentire cosa sta dicendo l’altro, quando si urlano le nostre diatribe e i nostri conflitti su facebook, nei programmi televisivi, nelle testate giornalistiche, facciamo il gioco del nostro nemico. Lo aiutiamo. Non deve fare altro che stare a guardare.

Centimetro dopo centimetro creiamo noi stessi le falle che rischiano di fare affondare la nave che ci ha portato in salvo.

Hillel e Shamai possedevano ognuno lenti diverse, a base di pietà e di rigore, attraverso le quali guardare il mondo. Ognuno di loro interpretava la legge a modo suo.                    Se avessero vissuto oggi avremmo avuto le magliette con ‘io sto con Hillel’ e ‘solo Shamai ha ragione’. Ci sarebbero stati raduni, messaggi collettivi, provocazioni, da parte di uno e dell’altro gruppo. Ai loro tempi invece la diversità di pensiero era opportunità di crescita. Oggi non saremmo chi siamo senza le loro discussioni che come arbitro ne hanno avuto uno di eccezione.

D-o stesso.

Che a un certo punto disse: sia queste che quelle rappresentano la parola divina.

Quello che avete letto è un invito.
Invito a stare insieme, al confronto pacifico, allo scambio civile di opinioni diverse.

Siamo accerchiati da nemici a destra e a sinistra. Non spacchiamoci tra destra e sinistra.

Siamo pochi, ma quando siamo uniti diventiamo tanti piccoli, infinitesimi miracoli di sopravvivenza. Solo insieme la luce fioca di ognuno può diventare una luce potente.

Gheula Canarutto Nemni

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