Scusatemi, ma sono ebreo.

Per questo il momento prima mi vedete concentrarmi, chiudere gli occhi e pregare con profondità assoluta. E il momento dopo potrete osservarmi mentre canto e ballo a più non posso.

Potrete cogliermi mentre imploro D-o con le lacrime agli occhi e il nodo alla gola. E magari in quel mentre proclamo a squarciagola parole di gioia.

Scusatemi, ma sono stato creato in questo modo un po’ instabile.

Suono per 48 ore un corno d’ariete simile al pianto di un figlio, digiuno per 25 ore per ottenere il perdono assoluto e potere ricominciare da capo e quando giungo al culmine della mia spiritualità e una nuova pagina bianca viene offerta alla mia vita, invece di stare tranquillo nei miei nuovi propositi, mi auto inietto overdosi di felicità senza limiti.

Cosa ci posso fare? Sono stato programmato in questo modo.

Lamentatevi con il mio Creatore se avete qualche rimostranza da fare. Se vi piacerebbe avermi più equilibrato, più allineato, più contenuto e controllato.

Se state cercando un popolo costante nel tempo, avete sbagliato indirizzo. Noi siamo come la luna. Ogni giorno diversi dal giorno prima.

Scusateci, ma siamo ebrei.

E non ci potrete mai vedere fermi allo status quo, soddisfatti al 100% di quello che abbiamo raggiunto.

Non ci potrete mai cogliere mentre piantiamo il cartello ‘arrivo’ perché per noi ogni traguardo è solo un nuovo punto da cui riprendere a correre.

Scusateci ma ci è impossibile stare fermi.

E quando D-o ci comanda di essere felici, pur essendo consapevole che la felicità è un sentimento e non un pensiero razionale che si può facilmente dominare, quando ci chiede ‘fate entrare la gioia nei vostri animi’ poche ore dopo kipur in cui le lacrime inondavano i nostri visi, viriamo secondo le Sue indicazioni.

Scusandoci nuovamente per la nostra ecletticita’, domandiamo perdono se nei prossimi giorni ci vedrete accantonare la ragione, il pilpul, le ore trascorse a  studiare e discutere le pagine di Tora’.

Saremo impegnati a celebrare il semplice, al di sopra della logica, fatto di essere stati scelti per fare parte di questo popolo che si muove dalle lacrime al sorriso, dalla fede assoluta allo studio più profondo, a passi di danza.

Chag sameach e buona festa della gioia

Gheula Canarutto Nemni

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