Voi che odiate Liliana Segre, gli ebrei e Israele

Voi che odiate il nostro popolo, 

Voi che non siete ancora riusciti a liberarvi di quel rancore gratuito che vi hanno instillato per secoli verso i figli di Giuda, 

voi che sognate nel 2019 di spazzarci via dalla faccia della terra, 

o che ancora ci dite: tornatene a casa tua, ignari del fatto che la nostra casa si trovava qui prima della vostra 

Maurizio Scoccimarro che auguri a Liliana Segre di trasformarsi in cenere, 

Chef Rubio che accosti allo stato di Israele l’aggettivo nazista,

Tutti coloro che rievocano le tragedie del nostro passato e ironizzano sui nostri morti, 

Vi siete mai domandati come un essere umano marchiato a fuoco come una bestia da un altro individuo, possa trovare dentro di sé una rinnovata fiducia verso il genere umano? 

Vi siete mai fermati ad immaginare come un bambino strappato dalle braccia dei genitori all’età di sei anni, possa dopo vent’anni mettere al mondo dei figli a sua volta?

Se vi avessero obbligati a marciare sulla neve gelata per chilometri e chilometri, con i piedi coperti da uno straccio, sapendo che al primo barcollamento qualcuno vi sparerà in faccia, avreste trovato la forza di sognare un futuro migliore? 

Se vi avessero nutrito solo di acqua e bucce di patate bollite e ammassato in baracche tra pidocchi e tifo, se aveste visto i vostri compagni  di tragedia lasciarsi morire e pregare solo di non riaprire più gli occhi il mattino dopo, avreste trovato dentro di voi di nuovo le parole per chiedere a D-o la vita e l’amore? 

Vi siete mai chiesti da dove i superstiti del peggior inferno in terra mai esistito, abbiano preso la forza di ritornare nei posti in cui li hanno perseguitati e proprio lì si battano ancora per proporre commissioni per contrastare odio, razzismo e antisemitismo?

Siamo figli di Abramo. Discendenti di un uomo che non ha avuto timore di discutere con D-o pur di salvare Sodoma e Gomorra, le città più malvagie sulla faccia della terra, un individuo che non ha mai perso la fiducia nella capacità del genere umano di liberarsi dal male e ricominciare la ricerca del bene. Ti prego D-o, se fossero solo cinquanta i giusti di queste città, salveresti anche i malvagi in loro merito? E se fossero quaranta o trenta o venti o dieci? Siamo progenie di un individuo che sognava di portare la luce anche nelle società più votate al male.

Discendiamo da un uomo che ha inventato il primo accanimento terapeutico per l’umanità.

E così, anche quando ci troviamo circondati da persone che ci augurano la morte, non rinunciamo a provare a trasmettere la nostra immutabile e, nonostante tutto, incorruttibile, fiducia nell’essere umano e la sua capacità di uscire dal buio ideologico in cui è immerso. 

Gheula Canarutto Nemni

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