Le feste ebraiche e la certezza dell’incertezza

La Torà è stata data in un periodo di grande incertezza. In Egitto gli ebrei erano schiavi, ma sapevano ogni giorno come sarebbe stata la loro vita. Qualcuno impartiva loro degli ordini, regolava le loro giornate dalla mattina alla sera. La quotidianità non riservava belle sorprese, non erano padroni dei loro destini, non potevano decidere quale strada fosse migliore, ma forse, come diceva Kafka ‘spesso è più sicuro essere in catene che liberi’.

Tutto lo scopo dell’uscita dall’Egitto si può racchiudere in una sola parola, Torà.

D-o si è prodigato a portare fuori gli ebrei dalla schiavitù per un solo motivo, trasmettere la Propria chochmà, la Propria essenza, alla nazione che nascerà davanti al monte Sinai e unirsi alla discendenza di Abramo, Isacco e Giacobbe in un legame eterno ed indistruttibile. La location per questo evento è stata forse la meno scontata di tutte. Niente alte montagne né prati verdi, niente confini sicuri e fortezze né case comode. Caldo, sole, pericoli, animali e nemici in agguato e il vuoto assoluto di un deserto che sembrava infinito. C’era solo una cosa certa in tutto questo: l’incertezza. E proprio questa condizione di instabilità, di non conoscenza del domani, del non avere un tetto sopra alla propria testa né un campo da coltivare, è stata la base per garantire la sopravvivenza del popolo ebraico. E’ qui, in questo deserto incandescente, che diventerete il mio popolo, dice D-o. Così sarete preparati ad affrontare ogni situazione, ogni minaccia, ogni pericolo incombente. Nessun evento storico potrà staccarvi dalla vostra identità, perché la vostra forza sarà insita dentro di voi e non nelle mura di una fortezza che vi protegge né nei confini di un grande impero di cui siete padroni.

Nessuno di voi potrà mai dirsi esente dal compito che gli ho affidato adducendo la scusa di non essere nel posto giusto. Il messaggio della Torà non è legato all’ambiente in cui si vive, come nel deserto non c’è un indirizzo preciso.

Tutti noi siamo affidatari di una missione abbastanza impossibile, riempire quel vuoto, quel deserto che ci sta intorno. Ma dopo un tirocinio di quaranta anni nel deserto, nessuna assenza di civiltà, morale, nessun vuoto apparente di D-o, dovrebbe più farci paura.

Un’altra volta ancora la storia ci sta sfidando. L’incertezza intorno a noi regna sovrana, tutti i nostri punti fissi sono svaniti in pochi minuti, lasciandoci in un deserto instabile. Ma quando la forza è dentro di te, quando quello che sei e in cui credi non dipende da ciò che ti sta intorno né da quello che hai costruito e conquistato, capisci ancora una volta che quel luogo poco romantico in cui hai ascoltato la voce di D-o, ti ha forgiato per renderti resistente a qualunque imprevisto.

Gheula Canarutto Nemni

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