Scopri il segreto della felicità

Quando D-o ha creato gli alberi, ha comandato che uscissero dalla terra con il tronco dello stesso sapore del frutto.

Ci mangeranno e scompariremo in poco tempo, pensarono.

E così gli alberi disubbidirono e uscirono dalla terra con il tronco insapore.

L’unico albero che seguì il comando divino fu quello del cedro.

I maestri si domandano sul motivo per il quale D-o desiderasse che il tronco avesse lo stesso gusto del frutto.

Il tronco rappresenta le tappe delle nostra vita. Partiamo dalle radici e giorno dopo giorno costruiamo un nuovo pezzo di noi stessi.

Il frutto dell’albero ricorda le mete che ci siamo prefissati e per le quali corriamo e lottiamo ogni momento.

D-o ha chiesto che il tronco avesse lo stesso gusto del frutto perché voleva che l’essere umano non si perdesse il sapore e la felicità di ogni momento.

È vero, ognuno di noi corre verso una meta, verso il proprio sogno.

Ma la felicità non sta solo nel momento finale, nell’attimo in cui si incontra il punto d’arrivo.

La felicità è nascosta negli innumerevoli istanti della nostra vita in cui ci muoviamo verso l’obiettivo.

Per questo uno dei simboli della festa di sukot che nella Torah è definita festa della felicità, è il cedro.

Il mezzo attraverso il quale cerchiamo di raggiungere la meta deve avere lo stesso sapore della meta stessa.

Se sogniamo di brindare al conseguimento del nuovo progetto, alla fine della costruzione della nuova casa, alla nascita del primo nipote,

impariamo a brindare anche mentre il progetto lo pensiamo, mentre poniamo i mattoni della casa, mentre cresciamo i nostri figli in attesa che inizino la loro vita da grandi.

La vita è ciò che ti accade mentre sei occupato a fare altri piani, dice John Lennon.

Non farti scappare nemmeno un attimo.

Il segreto della felicità sta nella capacità di assaporare ogni momento della vita come se avessimo raggiunto una piccola, ma fondamentale, meta.

Gheula Canarutto Nemni

One Reply to “”

  1. Bellissimo post, grazie Gheula. Pensa che mi sono accorta adesso di aver risposto a due tuoi messaggi senza averteli inviati, probabilmente qualcuno mi aveva chiamata e le ultime righe mi sono rimaste nella penna. Grazie comunque, ciò che scrivi fa sempre riflettere. Shabbat Shalom e un abbraccio, Ada

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