La kippah degli ebrei è il simbolo del fallimento della democrazia

Sembrava impossibile che accadesse di nuovo.

Ci eravamo illusi che il passato fosse stato relegato per sempre alle storie dei nostri nonni, dei loro fratelli, dei pochi sopravvissuti.

Invece questa settimana il governo tedesco ha ‘sconsigliato’ agli ebrei di indossare la kippah.

A settant’anni dalla fine della shoà, la storia ritorna a bussare alla porta.

Gli ebrei è meglio che si nascondano, gli ebrei dovrebbero mimetizzarsi. Anzi, meglio ancora.

Gli ebrei dovrebbero assimilarsi. 

E’ caldamente suggerito che gli ebrei cerchino di non stuzzicare l’antisemitismo di coloro che incontrano, quella kippah sbandierata ai quattro venti potrebbe avere l’effetto scatenante come un drappo rosso agitato davanti agli occhi di un toro.

Ebrei spogliatevi della vostra identità consiglia il governo democratico tedesco.

Perché questa identità è troppo scomoda. 

Perché insegna in ogni momento quale è il posto vero dell’uomo e il valore reale del suo operato.

Questo simbolo che noi ebrei ci ostiniamo a tenere in testa, nonostante rischiamo di ricevere sputi in faccia, urla antisemite e botte, rappresenta l’invito all’uomo di ricordarsi che, al di sopra di ciò che è in grado creare, inventare, generare, oltre al suo intelletto, al suo ego e superego, ci sta il Suo Creatore.

Questo pezzo di stoffa, di velluto nero o colorato, è il limite che ogni individuo dovrebbe porsi,

è la domanda a cui bisognerebbe regolarmente rispondere: 

essere umano, ma chi ti credi di essere?

Eravamo convinti di avere ottenuto tutto, di avere trovato l’equilibrio perfetto.

La democrazia, i valori, i principi, l’accoglienza.

Ci siamo così tanto crogiolati nell’autocompiacimento per ciò che abbiamo creato, che ci siamo dimenticati di porre dei limiti, di creare un recinto per dire alt, al di là di questo non si può andare. 

La democrazia è stata sconfitta da una cosa chiamata democrazia.

L’eccesso di democrazia ha portato la democrazia ad implodere su se stessa.

La kippah insegna che non esiste cosa umana destinata a durare in eterno. Che ci sarà sempre un punto di rottura, qualcosa che si inceppa, anche in ciò che a noi appare perfetto.

Non c’è forma di governo più consona all’essere umano della democrazia. Eppure anche questa sta iniziando a mostrare i propri effetti collaterali.

La kippah è il simbolo della finitezza dell’uomo. Per questo dà fastidio a chi si vuole porre al posto di D-o, quello vero, che tutela la sacralità della vita, per questo disturba chi si arroga il diritto di decidere quale parte dell’umanità è superiore e merita di vivere. 

Noi che crediamo nell’uguaglianza di ogni essere umano di fronte a D-o e che continuiamo a insegnare da più di tremila anni che la grandezza dell’uomo sta nella sua capacità di porsi dei limiti e non nella sua innaturale illimitatezza, per amore dell’umanità e in nome della vera democrazia, non smetteremo di indossare la kippah per la strada. 

 Gheula Canarutto Nemni

 

 

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Lettera aperta a Nadia Toffa e al suo professore di storia

Gentile Nadia,

Oggi ho letto il suo Tweet sull’olocausto e i palestinesi. Temo abbia un po’ di confusione in testa.

Olocausto è la parola italiana per indicare il nome di un sacrificio che veniva offerto nel santuario di Gerusalemme e interamente bruciato per D-o. Dell’animale non rimaneva nulla, se non un mucchio di cenere.

Quando i nazisti progettarono l’olocausto lo immaginarono e progettarono in questo modo.

In seguito alla soluzione finale degli ebrei non avrebbe dovuto rimanere più nulla. Se non delle saponette e della cenere.

Uomini, donne e bambini vennero caricati su carri bestiame senza aria ne’ cibo. I più forti che sopravvissero a quei trasporti al di là dell’umanità, trovarono la morte nelle camere a gas, nei forni crematori.

Durante l’Olocausto nessun paese aiutò gli ebrei, nessuno si adoperò per la loro causa.

Gli ebrei vennero abbandonati da tutti. Vennero assassinati nel silenzio del mondo sei milioni di essere umani. Come se gli abitanti di Milano e il suo hinterland sparissero tutti, fino all’ultima persona.

L’Olocausto fu una macchina di sterminio premeditata, in cui l’ebreo, come essere umano, perse ogni connotato di umanità agli occhi dei nazisti, dei polacchi, dei tedeschi, degli ungheresi, dei francesi, degli italiani.

Essere ebrei in Europa tra il 1938 e il 1945 significava una morte quasi certa.

I palestinesi sono arabi trapiantati in quelle terre per volere dei paesi arabi. Come disse Zahir Muhsein, i palestinesi vennero inventati per controbilanciare gli ebrei che arrivavano a vivere nelle terre deserte dell’allora Palestina.

I palestinesi non hanno mai vissuto in quella terra per tremila anni.

Gli ebrei su quella terra ci hanno vissuto davvero senza interruzione.

Durante gli ultimi secoli la presenza ebraica in Palestina si è rinforzata.

In Europa, ben prima del nazismo, gli ebrei venivano massacrati nei pogrom, accusati ingiustamente di tradimento, bruciati vivi perché non andavano in chiesa.

Nella Palestina di allora gli ebrei portarono con se’ valori troppo distanti da quelli dei paesi circostanti.

E quella democrazia poi nata nel 1948 e chiamata Israele diventò come una spina nel fianco delle dittature arabe. Quel piccolo paese in cui il tasso di analfabetismo è pari a zero, in cui tutti, a prescindere dal colore della loro pelle e dalla religione, hanno gli stessi diritti, in cui le donne guidano governi e pilotano aerei, in cui vive un milione di cittadini arabi che vanno a votare i propri rappresentanti nel parlamento israeliano, questa minuscolo puntino con altissima concentrazione di valori umani, si è trasformato in una miccia che potrebbe mettere in testa idee destabilizzanti agli abitanti dei paesi limitrofi.

Israele non ha mai smesso di dare ai palestinesi l’elettricità, l’acqua, le medicine, pagate con dichiarazioni di odio e attacchi terroristici.

Israele continua ad accogliere i malati palestinesi nei propri ospedali, li opera, li cura. Alcuni di essi sono tornati a ringraziare con addosso cariche di tritolo in grado di fare saltare per aria un intero reparto ospedaliero.

Nessun governo israeliano e nessuno israeliano si è mai sognato o prefisso di uccidere deliberatamente un solo palestinese.

Per gli ebrei la vita anche di un nemico, ha un valore intrinseco.

Se cerca qualcuno su cui addossare la colpa, non valichi con la sua mente il confine che ancora tutela la salvaguardia dei cittadini israeliani.

Passeggi per le vie di Gaza alla ricerca dei giornalisti che riprendono le manifestazioni contro il governo palestinese. Cerchi gli oppositori del regime, si prefigga l’obiettivo di trovare un solo ebreo.

Non troverà niente di tutto questo.

Come non troverà risorse spese nella ricerca ne’ finanziamenti europei investiti nello sviluppo. Perché tutto il denaro viene speso per mantenere in vita la violenza, l’ignoranza e l’odio.

Con la speranza che il suo professore di storia accorra in suo aiuto e ripari i danni causati dal fumo antisemita mediatico con cui troppe persone vengono accecate ogni giorno.

Gheula Canarutto Nemni

Intervista di Rai, Mediaset e Sky a Gheula Canarutto Nemni

Salve a tutti, abbiamo qui con noi una rappresentante del popolo ebraico. Iniziamo con una domanda che in pochi vi pongono. Cosa significa per lei essere ebrea oggi, nel 2019?

Innanzitutto vi ringrazio per avermi invitato. Negli ultimi tempi ci mettono in bocca parole che non ci hanno mai sentito pronunciare, pensieri che non ci sono mai appartenuti, ci attribuiscono azioni che non abbiamo né avremmo mai compiuto. Quindi grazie per averci finalmente dato voce.

Cosa è un ebreo oggi?

Forse prima di tutto è un miracolo ambulante. Secondo le leggi storiche e statistiche dovremmo solo essere una pagina di un libro di storia, accanto ai sumeri e ai fenici.

Un ebreo è un cocktail di elementi senza i quali non sarei qui oggi. Fede, nonostante le infinite prove a cui siamo stati sottoposti. Amore e rispetto per ogni essere umano, il detto chi salva una vita salva un mondo intero proviene dal talmud e non dalla fantasia di un blogger.

Capacità, desiderio e dovere di integrazione nelle società in cui viviamo. Dina demalchuta dina, la legge del posto diventa automaticamente la nostra legge. Le necessità della società sono anche le nostre. Da migliaia di anni dedichiamo gran parte della nostra esistenza all’avanzamento scientifico, intellettuale e morale del mondo.

Da quello che racconta sembrate una nazione molto viva, come mai quando si parla di ebrei si affronta quasi sempre il tema della shoà?

Purtroppo dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, molti tra gli ebrei sopravvissuti hanno cercato di dimenticare chi erano. Le madri hanno smesso di trasmettere ai figli una fede che probabilmente temevano potesse metterli un giorno in pericolo. Nelle famiglie è calato un silenzio identitario che ha creato un vuoto nell’anima. Questa assenza di credo, questo vacuum spirituale, è stato lentamente colmato da un’identificazione in una delle realtà ebraiche più conosciute. La shoà.

Durante i giorni di digiuno, le prime ore sono dedicate al ricordo, alla tristezza e alle lacrime. Nelle ore successive le preghiere sono dense di parole rivolte al futuro, alla ricostruzione dopo la distruzione. La shoà è stata la tragedia che nessun essere umano avrebbe mai potuto nemmeno immaginare. Insegnarla, ricordarla, è un dovere morale. L’ebreo però non si è mai fermato a piangere per troppo tempo.

Abbiamo imparato a raccogliere le nostre ceneri e farne del terreno su cui coltivare il domani.

 Quale è il messaggio che vorrebbe trasmettere ai nostri ascoltatori e lettori?

Un antisemita urla a un ebreo in mezzo alla strada ‘Gli ebrei sono l’origine di tutti i mali!’ L’ebreo gli risponde ‘Hai perfettamente ragione. Gli ebrei e i ciclisti hanno la colpa di tutto!’ ‘Perché i ciclisti?’ domanda l’antisemita. ‘E perché gli ebrei?’.  Molti antisemiti non si rendono conto di esserlo. ‘Non odiamo gli ebrei, ma solo la loro religione, ha detto l’inquisizione durante il medioevo. Non odiamo gli ebrei ma solo loro razza hanno detto i nazisti. Non odiamo gli ebrei ma solo il loro stato, dicono oggi’, ha detto Rabbi Sacks di in un discorso tenuto  alla camera dei Lord. Il pregiudizio nei nostri confronti è il comune denominatore della maggior parte delle civiltà della storia. Forse ci odiano da sempre perché non abbiamo mai smesso di raccogliere le forze per guardare oltre, non ci siamo mai lasciati abbattere e da più di tremila anni cerchiamo di trasformare ogni discesa in una salita ancora più grande.

La prime parole che D-o pronuncia durante la creazione del mondo sono ‘Yehi or’- che luce sia.

Quando un oggetto assorbe tutti i colori della luce, i colori scompaiono e il corpo appare nero.

I colori che vediamo sono quelli riflessi, quelli che vengono propagati dall’oggetto verso l’esterno.

Per questo siamo ancora qui, contro ogni legge della natura. Perché gli ebrei, nonostante le persecuzioni, le cacciate, i pogrom, i tentativi di annientamento, non hanno mai permesso al rancore e alla rabbia di farli chiudere in se stessi. Ma hanno continuato a contribuire, a migliorare, a fare progredire e avanzare, il mondo in cui vivono. Yehi-or è il motto che ci guida anche nei tempi più bui.

P.s Questa intervista non è mai esistita. Ma per combattere l’antisemitismo dovrebbe avvenire davvero. Ad oggi in Italia i pochi ebrei che trovano spazio nei mass media parlano soprattutto di tragedie passate o male di se stessi…

Alain Finkielkraut è il prodotto naturale dell’ebraismo

 

Caro figlio,

ho deciso di scriverti queste righe dopo aver visto la scena in cui Alain Finkielkraut viene assalito verbalmente da un gilet giallo per le strade di Parigi, la città in cui è nato e cresciuto.

Penso a come il filosofo abbia sostenuto e giustificato questo movimento  e a come in cambio abbia ricevuto umiliazione, violenza e insulti.

Probabilmente non aveva appoggiato la causa giusta avrai forse pensato come molti.

La verità però è un’altra. E parte dal fatto che noi ebrei abbiamo il vizio dell’utopia.

Non c’è stata ideologia positiva nel corso della storia che non abbiamo provato ad abbracciare.

Quando abbiamo incontrato l’ellenismo, molti di noi ci si sono immersi pensando di avere trovato finalmente una cultura a misura d’uomo.

Fu davanti ai fumi della distruzione del Santuario di Gerusalemme che gli ellenisti aprirono gli occhi e capirono che quella filosofia metteva ogni uomo al centro del mondo al di fuori di uno. L’ebreo.

Il cristianesimo riuscì a diffondere i propri principi universali di amore e uguaglianza tratti dall’ebraismo, solo grazie agli ebrei, gli stessi che alcuni secoli dopo brucerà negli autodafè dell’inquisizione.

Siamo corsi ad abbracciare l’illuminismo, sperando che il lume della ragione contribuisse a restituire dignità anche a noi, ma per i filosofi di questa corrente l’ebreo rimaneva sempre un essere umano da trattare in maniera ‘speciale’.

Abbiamo sognato uno Yovel, un giubileo universale, in cui tutta la proprietà privata sarebbe  stata abolita e i giochi sarebbero ricominciati da capo.

Karl Marx, il padre del comunismo, era ebreo.

Ma questo non servì per salvare le centinaia di migliaia di ebrei che il regime comunista ha ucciso.

Se parteggiavamo con i comunisti, ci tacciavano di capitalisti.

Quando ci siamo schierati con gli imprenditori, ci hanno accusato di essere degli sfruttatori.

Non c’è stata ideologia in terra a cui non abbiamo contribuito, non è esistito movimento popolare a cui non abbiamo preso parte.

Ma nella storia non c’è stata quasi nessuna causa che abbiamo appoggiato che non ci abbia voltato le spalle, che non abbia identificato nell’ebreo, una minaccia da eliminare.

Per questo ho deciso di scriverti.

Per dirti che quello che senti in fondo al cuore, la tua voglia forte di contribuire al cambiamento, fa parte del tuo Dna di ebreo.

E che tutto ciò che le nuove correnti di pensiero ti propongono, le ideologie che pensi contengano messaggi positivi rivoluzionari mai visti prima d’ora, traggono radice e ispirazione dalla parola di D-o, dalla Torah. Aprila. Ci troverai dentro il rispetto assoluto dell’uomo, di qualunque credo e colore sia.

Ci potrai leggere l’obbligo dell’uomo di rispettare la donna più di se stesso, la sacralità della natura e di ogni minimo elemento del creato. Ci troverai quell’equilibrio delicato e raro dell’uomo che per migliaia di anni le diverse ideologie hanno inseguito e mai davvero raggiunto.

Se vuoi davvero contribuire a miglioramento del mondo, investi le tue energie in qualcosa di eterno, in una corrente che non è soggetta alle mode, che non dipende dal pensiero altrui, dall’avanzamento o dal decadimento. Approfondisci te stesso e la tua identità. Rinforza il tuo ebraismo. Da questo movimento nessuno ti scaccerà mai, nessuno ti additerà urlandoti: sei diverso.

Gheula Canarutto Nemni

 

Lettera di un bambino ucciso dal silenzio del mondo

Ciao mamma,

addio papà,

vi ho visto per pochi istanti e vi devo già salutare.

Vi voglio bene mamma e papà,

purtroppo però me ne devo già andare.

Mi ero illuso di potere arrivare al mondo tra due mesi, di potermi nutrire del latte materno   tra un pianto e l’altro, di aprire gli occhi lentamente e scoprire il mistero di ciò che mi sta intorno.

Ma questo momento non è mai arrivato.

Da dentro al grembo  ho sentito sparare, urla di spavento e terrore mi sono giunte attraverso il liquido amniotico in cui ero immerso, luci, sirene, rumori di soccorsi.

E il battito del mio cuore, che fino a pochi secondi prima possedeva un ritmo cadenzato perfetto, si è rallentato.

Non so spiegarmi il motivo per il quale tutto ciò è accaduto. Perché un uomo che non mi ha mai visto, abbia voluto sparare a mia madre e a me, nel suo grembo. Dicono che stavamo aspettando l’autobus in un pezzo di terra contesa, raccontano che è questa terra il motivo alla base di questo furore omicida.

Ottant’anni fa altri esseri come me venivano portati al macello. Neonati, infanti, bambini che non avevano ancora imparato a camminare, venivano marchiati a fuoco con dei numeri che indicavano Jude, ebreo. E poi assassinati in massa, perché appartenenti a quel popolo così inviso, invidiato, a cui non è permesso vivere in pace da nessuna parte.

Addio miei cari nonni con cui non ho mai potuto giocare. Ho provato a sopravvivere alla cattiveria dell’uomo, ma non ce l’ho fatta.

Nonostante sia nato al settimo mese di gravidanza e abbia potuto vivere per poche ore, posso dirvi con certezza che non è affatto vero che ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona come enuncia l’articolo 3 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Non è vero che ogni bambino ha diritto ad avere una casa, una mamma e un papà.

E’ una menzogna,  il mondo non  si adopera affinchè ogni fanciullo possa essere protetto da atti di crudeltà come enuncia la dichiarazione dei diritti del fanciullo dell’Onu.

Per colpa di persone allevate nell’odio, nell’intolleranza, me ne vado con un nome Amiad Yisrael, dato solo per essere inciso sulla mia tomba.

Il libro della mia vita si chiude per via di società civili e mass media che considerano ancora oggi la morte di un ebreo nella propria terra meno grave della morte di individui di altre religioni.

Me ne vado in silenzio a causa di un mondo che ancora oggi utilizza la fede di appartenenza come criterio per assegnare valore alla vita umana.

Amore mio,

un ultimo bacio sul tuo sudario così piccolo che nessuno potrebbe immaginare contenere una vita vera ormai spenta.

Ancora un ultimo saluto alla tua piccolissima mano, ai tuoi piedini, al tuo cuore che sentivo battere dentro di me a ogni ora del giorno e della notte.

Domanda in Cielo il perché di tutto questo. Fai sicuro che ti diano una risposta.

Sei stato bambino per qualche istante, l’odio dell’uomo ti ha trasformato in un angelo eterno.

Mandami un bacio amore mio, grande come quello che ti avrei chiesto se l’educazione alla violenza non ti avesse strappato l’anima prima ancora di venire al mondo.

Gheula Canarutto Nemni

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Perché gli ebrei sono da sempre così odiati? Perché in molti sono gelosi della loro ricchezza

Schermata 2018-11-25 alle 16.24.57Caro figlio, 

mi domandi come sia possibile che l’antisemitismo sia ancora oggi così vivo dopo migliaia di anni, per quale motivo il mondo non abbia ancora smesso di odiarti, mi chiedi il perché di un pregiudizio così forte ed ininterrotto nei tuoi confronti. 

Là fuori sentirai delle giustificazioni, qualcuno proverà a dirti che le motivazioni per un astio profondo si devono trovare per forza anche in chi lo subisce,  ti proveranno a spiegare il loro odio con il fatto che il popolo a cui appartieni è sempre stato tra i più ricchi del mondo e che in molti erano e sono ancora, gelosi di quella ricchezza. E forse tenteranno di risvegliare in te un senso di colpa per depistarti. 

Le vere risposte però non provengono mai da fuori, da chi non ti conosce davvero. Per capire la verità devi cercare dentro a te stesso, nella tua storia, all’interno delle pagine che i tuoi antenati hanno offerto al mondo. 

Tutto è iniziato con la caparbietà del tuo patriarca Abramo, nella sua ricerca incessante di D-o e nella sua condivisione del monoteismo con i suoi contemporanei, uomini che si inchinavano ad idoli e statue. 

E’ continuato con il suo anticonformismo, con la sua ricerca di ospiti da sfamare nel deserto, con la sua brama di fare del bene, mentre intorno le città di Sodoma e Gomorra bruciavano a causa della malvagità nei confronti del prossimo. 

Suo figlio Isacco ha proseguito la strada del padre, donando all’umanità la forza spirituale di mettere da parte se stessi in nome di un bene superiore. 

Giacobbe, con il suo rifiuto di adeguarsi alle pratiche commerciali disoneste di Labano e con la sua eterna lotta con il fratello Esaù, simbolo di coloro che recludono D-o in angoli remoti della propria vita.   

Giuseppe, venduto come schiavo in una terra sconosciuta, condannato ingiustamente alla prigione, che non si perse d’animo e continuò ad alimentare la propria fede in D-o, diventando il vice del faraone. 

E poi i tuoi padri sono arrivati davanti al Monte Sinai e lì, in mezzo al deserto, D-o ha scelto il tuo popolo come portavoce della Sua legge e dei Suoi valori.

In quel momento sei diventato parte di una nazione di lottatori per i diritti civili, 

di liberatori di schiavi al settimo anno di schiavitù, 

di contadini che fanno riposare la terra, 

di allevatori a cui è imposto per legge il rispetto degli animali e della natura,

di datori di lavoro che non possono ritardare il salario dei propri lavoratori nemmeno di un giorno.

Nella tua storia re e leader semplici pastori sono diventati re e leader, scelti per i propri meriti e non per la classe sociale di appartenenza. 

Da allora il welfare sociale non è più una scelta discrezionale e chi guadagna ha l’obbligo di contribuire alla società con il 10% degli utili prodotti. 

Nelle famiglie i mariti si impegnano con un contratto matrimoniale a rispettare le mogli, a mantenerle, ad onorarle più di se stessi.

Le donne del tuo popolo sono state profetesse, giudici e non hanno mai smesso di trasmettere ai  propri figli il coraggio di credere, anche se questa perseveranza è stata ripagata per migliaia di anni  con persecuzioni e condanne. 

Appartieni a individui polemici, dubbiosi, sperimentatori, incapaci di accettare lo status quo delle cose. Sognatori, visionari, per i quali i limiti sono il prossimo traguardo da superare. 

La tua nazione crede nella sacralità della vita a ogni costo, nel valore del respiro anche del nemico più agguerrito.

Quando tra la maggior parte delle persone regnava l’analfabetismo, i padri dei tuoi padri scrivevano poemi, libri, trattati legali e di astronomia. L’istruzione, lo studio, la conoscenza sono stati gli ingredienti quotidiani con cui hanno nutrito se stessi e i loro figli. 

E’ un pilastro del credo a cui appartieni sapere che D-o ha scelto l’essere umano come partner per migliorare il Suo creato.

La tua fede si basa sulla  consapevolezza che ognuno, da Mosè all’uomo più semplice,  nasce con lo scopo e la capacità di fare del mondo un posto superiore rispetto a quello che si è trovato.

Nel Talmud, nell’ambito di una disputa legale, un rabbino disse: che i muri dell’edificio crollino se ho ragione. E i muri crollarono. Che i muri tornino integri se la ragione sta dalla mia parte, disse l’altro. E i muri si raddrizzarono. Cosa faceva D-o mentre i Suoi figli discutevano sulle sue leggi? Venne domandato al profeta Elia. D-o rideva e diceva: mi hanno vinto i miei figli, mi hanno vinto i miei figli. 

Gli ebrei, questo popolo così inviso e odiato, sono figli di un D-o che li sfida a superarLo. 

Figlio mio, quando ti domandi perché l’antisemitismo scorra ancora nelle vene dell’umanità, per quale motivo questo odio atavico rimanga immutato sia quando gli ebrei vivono in maniera aderente alla propria legge, sia quando tentano di assimilarsi e di fare dimenticare chi sono, perché il mondo disprezzi gli ebrei sia quando sono ricchi sia quando sono poveri (sì perché di ebrei poveri ce ne sono purtroppo tanti),

la risposta la trovi nelle pagine della tua storia, nel modo di vivere, nei principi e valori che il popolo ebraico ha introdotto nell’umanità e difeso a costo della loro vita stessa. 

Il dittatore tedesco che assassinò sei milioni dei tuo i fratelli disse che gli ebrei hanno causato due ferite all’umanità: la circoncisione come ferita sul corpo e la coscienza come ferita dell’anima. 

Ricordati,

chi la pensa diversamente,

chi insegna che non c’è bisogno di un tramite per parlare con D-o,

chi rompe gli schemi e cerca di smuovere gli individui dallo status quo in cui si trovano,

chi non rinuncia ai propri valori anche nei momenti in cui crederci significa essere totalmente controcorrente,

è un elemento scomodo per le società.

Nel mondo servono masse appiattite e silenti per governare senza intralci. 

Se continuano a odiarti sii felice. 

Significa che non hai ancora smesso di darti da fare, che stai continuando a fare sentire la tua voce, che stai continuando il lavoro scomodo iniziato dai tuoi antenati, quello di essere senza compromessi la coscienza viva del mondo.  

Gheula Canarutto Nemni

Lettura riservata alle persone di religione ebraica. Se non sei ebreo sei pregato di non andare avanti a leggere

 

Se non sei ebreo non leggere queste righe.
Difficilmente ti riguardano.

Se non sei ebreo non ti sei mai sentito braccato.
Non ti sei mai trovato di fronte a un mondo che valuta le tue azioni con standard altissimi mentre chiude gli occhi sulle azioni degli altri, a iniziare da quelle dei tuoi nemici, giustificandone ingiustizie e immoralità assoluti.

Se non sei ebreo non leggere queste righe. Non ti immedesimeresti mai in questo sentimento di rabbia, di impotenza, nei confronti dell’umanità che continua imperterrita da migliaia di anni a mentire sul tuo conto e a inventare false accuse contro di te basate sul nulla.

Se non sei ebreo non puoi capire come ci si senta a fare uscire i propri figli con la kipà in testa come se indossassero la divisa dell’esercito nemico, a camminare per la strada e sentirsi urlare ‘assassino di bambini!’ quando tu non faresti del male nemmeno ad un insetto.

Non puoi immaginare lo stato d’animo di un ebreo che apre le notizie e trova una serie infinita di righe faziose, basate su due o tre agenzie di stampa che raccontano la realtà attraverso filtri distorti dalla mancanza di obiettività.

Intere pagine false che accendono l’immaginario collettivo facendoci ritornare con il naso aquilino e le dita ad artiglio.

Notizie che ci trasformano in bevitori di sangue, in assetati di potere e di terra. In persone insensibili al dolore e alla sofferenza degli altri. Questi ebrei, da vittime disperate a carnefici senza cuore…

Se non sei ebreo non ti soffermare a cercare di capire. Non c’è logica nell’odio contro gli ebrei, nell’antisemitismo, non c’è nulla che possa giustificare il giudizio di persone che, senza nemmeno conoscerci, ci dipinge come i peggiori esseri umani nella propria immaginazione

Solo un ebreo può percepire sulla propria pelle i commenti perfidi di persone buone con tutti, anche con i cani randagi, ma con gli ebrei no perché loro si sa, hanno sempre torto.

Siamo soli, cari ebrei, siamo soli tra settanta lupi affamati.
Siamo soli, ma lo siamo sempre stati.
Gli amici vanno e vengono. I nemici? La storia non ce li ha mai fatti mancare. Mai.

Ma forse siamo soli anche perché le nostre manie danno fastidio.
La mania di portare luce, anche se fuori regna il buio profondo, l’abitudine tutta ebraica di non illuminare mai solo le proprie stanze, ma indirizzare le fiamme delle proprie candele anche verso le stanze degli altri. Perché, così ci insegnano da quando siamo piccoli, l’ebreo non può mai pensare solo a se stesso.

Quel sentimento connaturato che ci fa piangere per Ronen Lubarsky, soldato ucciso da una ‘innocua lastra di marmo’ come se l’avessimo conosciuto da quando è nato, che ci fa percepire profondo nel cuore il grido di dolore della madre che ha appena perso il figlio soldato.

Quella paura che ci attanaglia l’anima quando vengono sparati missili a 3600 chilometri da casa nostra e sentiamo che la nostra vera casa è più lì in mezzo al deserto e alla nostra storia dove possiamo essere chi siamo, che qui, nelle quattro mura dove viviamo ogni giorno sotto agli sguardi accusatori di chi non sa nemmeno chi siamo.

Se non sei ebreo non potrai mai capire a fondo le parole di Golda Meir quando diceva che la punizione peggiore per un soldato di Israele è essere costretto ad uccidere il proprio nemico.

Se non sei ebreo e sei arrivato fino in fondo a queste righe, prendi un minuto del tuo tempo prezioso per interrogare la tua obiettività morale e cercare di capire come hai permesso alle notizie faziose di farti dimenticare le tragedie che avvengono a poche migliaia di chilometri da dove vivi e farti focalizzare solo sulla necessità del popolo ebraico di difendersi da chi li vorrebbe di nuovo nelle camere a gas.

E se sei ebreo ricordati.

Se D-o ti ha fatto arrivare fino ad oggi, facendoti sopravvivere tra chi ti avrebbe voluto spazzare via dalla faccia terra, è perché hai ancora una missione da portare a termine.
Continuare a essere la voce fuori dal coro, la fede dove non c’è più speranza, la coscienza che ostacola l’assuefazione alla normalità del male.

Gheula Canarutto Nemni

P.s un grazie dal profondo del cuore a quelli che, seppure non ebrei, si caricano di oneri per difendere noi e il diritto di ogni individuo a essere rispettato

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Noi sottoscritti Vauro, Boldrini, Papa Francesco, insieme con i giornalisti dell’Ansa, ci impegniamo a commemorare gli ebrei e a rispettarne la memoria

A noi gli ebrei piacciono così.

Ci piacciono dietro i cartelli ‘il lavoro rende liberi’, con addosso solo la pelle.

Ci piacciono mucchi di cadaveri esposti alla neve e al vento finché qualcuno verrà a fotografarli per dire che si’, è stato davvero.

A noi gli ebrei piacciono con gli sguardi impauriti in bianco e nero, esseri indifesi portati alla morte davanti ai sorrisi degli indifferenti.

Ci piace commemorarli questi ebrei, ci piace aprire musei con i loro oggetti rituali conservati a dovere.

A noi gli ebrei piacciono quando stanno zitti, quando viene tolto loro il diritto di parola. Ci piacciono quando i fucili sono puntati verso di loro. Ci piacciono prostrati a terra, espropriati, espatriati, deportati, massacrati. Ci piace averne pena.

Invece questi ebrei hanno alzato la cresta.

Osano impugnare le armi per difendere la loro terra, quel fazzoletto che l’Onu ha pensato di concedere loro come rifugio dopo che sei milioni di loro erano stati trucidati nei nostri stati, nel nostro continente, nel nostro mondo, con l’aiuto della nostro silenzio e della nostra indifferenza.

Parlano, discutono, controbattono persino, questi discendenti di Abramo.

Hanno addestrato i loro figli a non farsi più portare come bestie al macello.

Hanno insegnato il diritto alla vita anche degli ebrei, nonostante gli sia stato negato per secoli e secoli.

Ma chi si credono di essere per definire terrorista chi imbraccia mitragliatrici per falciarli nei bar, nei ristoranti, chi si imbottisce di tritolo e di chiodi per continuare il lavoro dell’inquisizione, dei progrom, dei nazisti?

Questi ebrei così presuntuosi da arrogarsi il diritto di vivere nel proprio stato.

Rinuncino a quelle terre contese e vegano da noi.

Non possiamo certo assicurare loro una vita serena, magari permetteremo pure che li uccidano ogni tanto davanti alle loro scuole, chiuderemo gli occhi davanti alle loro nonne pugnalate in casa , ai loro giovani uccisi mentre fanno la spesa.

Ma noi, noi idealisti, pacifisti, noi sottoscritti

Papa,

Vauro,

Boldrini,

Erdogan,

giornalisti dell’Ansa e delle Iene.

Noi, gli ebrei, li commemoreremo sempre con estremo rispetto.

Noi per gli ebrei avremo un occhio così di riguardo, ci concentreremo così tanto su di loro, da dimenticare le stragi di siriani, di curdi, ci focalizzeremo così tanto sul popolo ebraico da concedere a Erdogan la parola sui diritti dell’uomo mentre li starà lui stesso violando dietro a casa nostra.

Dedicheremo in ricordo degli ebrei una targa, un giardino, un bell’articolo una volta all’anno, delle pietre d’inciampo, una vignetta satirica.

Né dal tuo miele ne’ dal tuo pungiglione, disse Giacobbe a Esaù quando si ritrovarono dopo molti anni.

Shalom, chi usa la parola pace, chi ci crede davvero, deve essere shalem, intero, coerente.

Pretendete dagli altri ciò che pretendete dagli ebrei.

Applicate gli stessi criteri umanitari, la stessa etica e la stessa morale a tutta l’umanità, ebrei e non ebrei, in maniera obiettivamente indistinta.

Allora ci sarà Shalom davvero.

Gheula Canarutto Nemni

Perchè sei antisemita? Lettera aperta di Mireille Knoll al proprio assassino

 

‘Sporca ebrea!’ mi urli mentre le ginocchia mi fanno male da quanto ho strofinato il mio pavimento, le mie mani bruciano da quanto ho pulito la mia cucina per la mia Pasqua e nella mia casa non c’è più una briciola né di sporco né di pane.

‘Hai avvelenato i miei pozzi!’ mi accusi davanti ai tuoi figli malati dall’assenza completa di norme sanitarie nella tua alimentazione, mentre io, dopo avere macellato gli animali, li sottopongo a ferrei controlli sul loro stato di salute.

‘Solo voi non prendete la sifilide!’ mi sputi in faccia mentre sto circoncidendo mio figlio in nome di una fede che migliora anche la qualità della vita.

‘Hai impastato il tuo pane azzimo con il sangue dei nostri figli!’ E io sto controllando le uova per accertarmi che non abbia nemmeno un puntino di sangue che me lo renderebbe proibito. E mi domando: da dove nasce questa accusa?

‘Controlli l’economia mondiale!’ Mi alzo la manica dove c’è impresso a fuoco il numero che ha sostituito il mio nome mentre ero internata in campo di concentramento. E ti rispondo: ti sei mai domandato da dove sono arrivato?

‘Hai ucciso il mio Dio’ mi dici mentre mi torturi affinché cambi il mio credo. ‘Il mio D-o è eterno’ sussurro esalando l’ultimo respiro.

‘Mireille, aprimi sono io’ e io, che da quando eri piccolo ti ho accolto nella mia casa e ti ho cantato le canzoni che i tuoi genitori non ti cantavano e ti ho dato l’amore che la tua famiglia non ti dava, ti ho aperto. Ti ho sorriso come sempre e ti ho fatto entrare. Ma tu hai iniziato a urlarmi sporca ebrea, hai avvelenato i miei pozzi, mi hai fatto ammalare, stai impastando il tuo pane azzimo con il sangue di mio figlio, sei più ricca di me, voglio santificare il nome del mio dio con il tuo sangue. E io ti guardo incredula e non capisco perché all’improvviso la storia sia piombata proprio nella mia casa, in queste mura abitate da una vecchietta di 85 anni che è riuscita a sopravvivere miracolosamente all’odio nazista ma non alla ferocia di un islamista.

E mentre le mie membra bruciano e la mia anima fa ritorno al Creatore, mentre le mie ceneri si uniscono a quelle dei miei cari rastrellati nel Vel d’Hiv e trasformati in fumo nelle ciminiere di Auschwitz, io Mireille Knoll, una anziana signora ebrea francese nata prima della guerra in Francia e uccisa nella sua casa di Parigi nel marzo 2018 da un vero antisemita, descritto da un sostantivo senza virgolette, un ragazzo allevato ed educato nell’odio assoluto di un popolo dal quale ha imparato a credere nel D-o unico e nella Bibbia, io idealista incallita che sono tornata a vivere in Francia nonostante la Francia mi avesse già tradita una volta, ti guardo e ti vorrei dire ‘ma io non ti odio’ nel momento in cui tu mi pugnali.

In ogni generazione c’è sempre chi tenta di sterminarci. In ogni generazione nasce una accusa falsa, una nuova menzogna. Ma la resistenza all’odio è parte del dna ebraico e le Mireille Knoll continueranno ad aprire la porta armate di fede in D-o e in un uomo migliore.

Gheula Canarutto Nemni

 

 

 

 

 

 

Facebook e la complicità con i futuri assassini

All’attenzione di Mark Zuckerberg e degli amministratori di Facebook 

Qualche giorno fa ho segnalato un gruppo che incita in maniera esplicita alla violenza contro gli ebrei. L’incitamento avviene in maniera chiara con vignette, didascalie e post. 

Mi avete risposto che se la pagina o le sue foto ‘sono offensive o di cattivo gusto, il vostro suggerimento è smettere di seguirla o vederne meno contenuti’.  

Caro Mark Zuckerberg, gentili amministratori, vi chiedo di prendere due-tre minuti del vostro prezioso tempo. Leggete i commenti sotto al post che voi mi consigliate di non guardare più. 

Accantonate per qualche istante ciò che state facendo, perché da questi minuti potrebbe dipendere il domani di molte persone. 

La propaganda è stata uno strumento fondamentale per l’ascesa del nazismo. Joseph Goebbels costruì a tavolino una immagine distorta, falsa e negativa, dell’ebreo. La campagna mediatica gli servi’ per rendere odioso, odiato e nemico, l’ebreo. 

Quindi meritevole di morire. Dopo pochi anni sei milioni di ebrei erano stati inceneriti nei forni crematori. 

Tutto iniziò da lì. Da un naso adunco, da dita allungate e deformi che tengono ben stretti dei sacchetti pieni di soldi. 

Tutto iniziò con delle immagini che i passanti avrebbero potuto ignorare, che le persone la cui sensibilità veniva urtata, avrebbero potuto non guardare. 

Credete davvero che, se la gente si fosse voltata dall’altra parte, la Shoa’ non sarebbe mai avvenuta?   

La soluzione non sta nell’ignorare un problema, ma nel risolverlo. 

L’incendio non lo si doma ignorando le fiamme. L’incendio si spegne buttando acqua sul fuoco, dandosi da fare perché si estingua. 

Non è nascondendo le pagine antisemite dal mio profilo, che qualcosa la’ fuori cambierà. 

Non è vedendo meno post anti-semiti che le persone inizieranno a guardare l’ebreo nello stesso modo con cui guardano ogni altro individuo al mondo. 

Non sono io che devo chiudere gli occhi. Siete voi che dovete aprirli, prima che sia troppo tardi. Prima che nelle pagine di storia del prossimo secolo venga scritto che la nuova campagna antisemita iniziò nel secondo decennio del 2000 sulle pagine di un social network chiamato Facebook. 

Ci sono pagine che, secondo voi, non violano gli specifici standard della vostra Comunità. 

Rivedeteli questi standard, non lasciate gestire le segnalazioni ad algoritmi o ragazzini troppo giovani per capire. 

Il silenzio di molti paesi fu complice del piano nazista. 

Facebook si trova oggi davanti a un bivio. 

Se rimanere quel luogo di ritrovo, quella piazza virtuale in cui tutto avviene in maniera civile, democratica e rispettosa dei diritti.  

Oppure trasformarsi in un muro tappezzato di manifesti di Goebbels ed essere complice di chi semina odio e predica violenza e morte. 

Gheula Canarutto Nemni