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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

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attualità

Amore mio, non era questo il mondo che sognavo per te quando sei nato

Amore mio,

Non era questo il mondo che sognavo per te quando sei nato.

Non erano queste le notizie che speravo leggessi al mattino appena sveglio.

Sognavo per te un mondo dove le persone imparano a non ripetere gli stessi errori del  proprio passato, un posto dove la vita umana è il bene, il valore,  più prezioso di tutto.

Avrei voluto insegnarti il significato della parola amore e non doverti raccontare perché c’è così tanto odio.

Avrei voluto che guardassi un semplice zaino lasciato per terra presumendo la distrazione del suo proprietario e non temendone le intenzioni. Che tu ne immaginassi il contenuto con appunti, quaderni e colori e non con morte e distruzione.

Speravo di spiegarti il valore della fiducia e non la necessità del sospetto.

Avrei voluto che andassi ai concerti con la paura di rientrare tardi e venire sgridato da mamma e papà. E non con il timore di un soldato che si reca sul fronte di guerra.

Vorrei vederti passeggiare mano nella mano con chi ami, guardando il cielo, i nuovi posti che non hai mai visto. E non osservando i passanti con paura, temendo che le macchine passino col rosso, trascinando con se’ la vita di uomini, donne e bambini innocenti.

Non posso nemmeno dirti indossa una divisa e vai a combattere in nome dei tuoi ideali. No. Perché questa è una guerra dove il nemico non ha avversari. È il mondo intero che vuole distruggere, la normalità di una passeggiata, che vorrebbe radere al suolo.

Quando hai pianto per la prima volta, ti ho guardato negli occhi promettendo di proteggerti. Di fare in modo che nessun male ti avrebbe mai fatto soffrire. Di fare di tutto perché tu potessi solo gioire.

L’umanità è ancora qui perché anche nei momenti più bui ci sono stati individui che non hanno smesso di credere.

Quando cammini per la strada e quando ritorni a casa, quando vai a dormire e quando ti svegli, ricordati quello che mi ha risposto la mia nonna, quando le ho domandato per la millesima volta, come hai fatto a mettere al mondo altri figli dopo che i fascisti ti avevano perseguitato?

Ci avevano tolto tutto, mi disse. Ma di una cosa non ci avevano potuto privare.

Il coraggio di continuare a credere nel potere infinito del bene.

Gheula Canarutto Nemni

Facebook e la complicità con i futuri assassini

All’attenzione di Mark Zuckerberg e degli amministratori di Facebook 

Qualche giorno fa ho segnalato un gruppo che incita in maniera esplicita alla violenza contro gli ebrei. L’incitamento avviene in maniera chiara con vignette, didascalie e post. 

Mi avete risposto che se la pagina o le sue foto ‘sono offensive o di cattivo gusto, il vostro suggerimento è smettere di seguirla o vederne meno contenuti’.  

Caro Mark Zuckerberg, gentili amministratori, vi chiedo di prendere due-tre minuti del vostro prezioso tempo. Leggete i commenti sotto al post che voi mi consigliate di non guardare più. 

Accantonate per qualche istante ciò che state facendo, perché da questi minuti potrebbe dipendere il domani di molte persone. 

La propaganda è stata uno strumento fondamentale per l’ascesa del nazismo. Joseph Goebbels costruì a tavolino una immagine distorta, falsa e negativa, dell’ebreo. La campagna mediatica gli servi’ per rendere odioso, odiato e nemico, l’ebreo. 

Quindi meritevole di morire. Dopo pochi anni sei milioni di ebrei erano stati inceneriti nei forni crematori. 

Tutto iniziò da lì. Da un naso adunco, da dita allungate e deformi che tengono ben stretti dei sacchetti pieni di soldi. 

Tutto iniziò con delle immagini che i passanti avrebbero potuto ignorare, che le persone la cui sensibilità veniva urtata, avrebbero potuto non guardare. 

Credete davvero che, se la gente si fosse voltata dall’altra parte, la Shoa’ non sarebbe mai avvenuta?   

La soluzione non sta nell’ignorare un problema, ma nel risolverlo. 

L’incendio non lo si doma ignorando le fiamme. L’incendio si spegne buttando acqua sul fuoco, dandosi da fare perché si estingua. 

Non è nascondendo le pagine antisemite dal mio profilo, che qualcosa la’ fuori cambierà. 

Non è vedendo meno post anti-semiti che le persone inizieranno a guardare l’ebreo nello stesso modo con cui guardano ogni altro individuo al mondo. 

Non sono io che devo chiudere gli occhi. Siete voi che dovete aprirli, prima che sia troppo tardi. Prima che nelle pagine di storia del prossimo secolo venga scritto che la nuova campagna antisemita iniziò nel secondo decennio del 2000 sulle pagine di un social network chiamato Facebook. 

Ci sono pagine che, secondo voi, non violano gli specifici standard della vostra Comunità. 

Rivedeteli questi standard, non lasciate gestire le segnalazioni ad algoritmi o ragazzini troppo giovani per capire. 

Il silenzio di molti paesi fu complice del piano nazista. 

Facebook si trova oggi davanti a un bivio. 

Se rimanere quel luogo di ritrovo, quella piazza virtuale in cui tutto avviene in maniera civile, democratica e rispettosa dei diritti.  

Oppure trasformarsi in un muro tappezzato di manifesti di Goebbels ed essere complice di chi semina odio e predica violenza e morte. 

Gheula Canarutto Nemni 

Lettera per Adriana. Non sei tu ad avere dimenticato tua figlia, è il mondo intorno che ci fa dimenticare chi siamo 

Cara Adriana, 
Non è facile essere madri oggi. 

Rientrare in tutti quei compiti che ci si aspetta portiamo a termine, in tutte quelle liste interminabili di tappe, telefonate, impegni. La combinazione delle cose che dobbiamo fare ha come risultato un numero infinito.

Non finiamo mai di muoverci, di darci da fare. Il nostro orario di lavoro come donne e madri è illegale. Supera di gran lunga le otto ore consentite al giorno. Nel giro per andare al lavoro c’è la tappa dell’asilo, della scuola, quando chiudi l’ufficio devi riaprire tutti i files mentali famigliari, spesa, rientro a casa dei figli, compiti, cena, camicie da stirare e magari anche l’idraulico o l’elettricista. 

Quando si attaccano troppi elettrodomestici alla corrente, il contatore si sovraccarica e fa saltare la luce. Quando si immagazzinano troppo incombenze famigliari, professionali, domestiche, il cervello rischia il corto circuito. 

Adriana, ti seguo con la mente mentre esci dal lavoro con in testa la lista delle cose ancora da fare. Quando cerchi di ricordarti dove hai parcheggiato la macchina, quando sudi già al pensiero di entrare dentro a quella scatola bollente. 

Ti vedo mentre ti avvicini, con i pensieri banali di ogni donna e madre che occupano la tua mente. Mentre compi quegli ultimi passi leggeri prima che la tua vita cambi per sempre. 

Lo sento quell’urlo terribile che squarcia la piazza, le torri, le nuvole e arriva direttamente in Cielo. 

Non posso essere stata io la protagonista di questa storia stupida, non può essere successo a me che la amo più di ogni altra cosa al mondo, avrai pensato. 

Ti prego, fai che sia solo un cartellino giallo, un avvertimento che mi riporti lungo la strada delle cose importanti. Dammi una chance per dimostrare che, da domani, la mia vita la vivrò in modo diverso, che le cose per cui sacrificherò il mio tempo le ritroverò sotto la voce ‘importanti’.

C’è scritto che le anime stanno in terra giusto il tempo di perfezionarsi e portare a termine il proprio compito. 

La tua bimba era quasi perfetta. E in pochi mesi ha finito di svolgere la missione che le era stata assegnata. 

Ora la stanno cullando gli angeli in Cielo. 

Di qualsiasi cosa ti accusino, rispondi, la mia pena l’ho già scontata in quei maledetti 10 secondi. 

Poteva essere ognuna di noi la distratta, quella che spegneva la macchina e ripassava le cose da fare in ufficio mentre chiudeva la porta. 

Dentro a quei files corrotti poteva esserci il pensiero di ognuna di noi, nei passi che si allontanano inconsapevoli dall’amore più grande, c’erano tantissime donne sovraccariche di liste. 

Ho sfogliato  la tua pagina Facebook prima che la chiudessi. Ci ho ritrovato articoli condivisi,  faccine, sogni di una donna uguale a milioni di altre. 

Oggi virtualmente si può mandare di tutto. 

Io ti mando un abbraccio forte, enorme, una spalla su cui appoggiare la testa e permettersi il lusso di non pensare. 

 Dietro al bip che chiude la macchina, dentro a quell’urlo infinito di una madre rimasta impigliata nella rete delle infinite incombenze, intrappolata nelle distrazioni della vita, non ci sei solo tu Adriana. Ma milioni di donne. 

Lettera aperta a Obama sulla presunta correlazione tra cambiamenti climatici e terrorismo

Gentile Presidente Obama,

Pochi giorni fa le Sue parole hanno riecheggiato nell’aria di Milano, la mia città.

Abbiamo avuto l’onore di sentire la Sua opinione riguardo alle nuove tecnologie, all’impatto che avranno sul futuro dei nostri figli. Riguardo al cibo, alla salute, agli sprechi.

Poi ha iniziato a parlare di immigrazione, dei profughi che soffrono la fame a causa dei cambiamenti climatici, persone che non hanno lavoro perché il clima si sta modificando.

“Sono certo che questa sia una delle cause che provocano la radicalizzazione e fomentano il terrorismo in molti paesi del Medio Oriente e dell’Asia del Sud. Se molti giovani si ritrovano disoccupati, finiscono per indirizzare le proprie energie in un modo non sano”. Queste sono state le Sue parole.

Le ho rilette tre volte, forse avevo perso un pezzo per strada.

La disoccupazione è una delle cause del terrorismo. Questa frase va contro ogni valore in cui sono stata allevata, contro ogni principio che mi hanno insegnato. Stiamo davvero illudendoci che una persona possa arrivare ad uccidere degli innocenti perché non ha un impiego?

Gentile Presidente Obama, dobbiamo impegnarci a trasmettere ai nostri figli un messaggio diverso. Un messaggio che vada oltre il lavoro, le necessità materiali e il denaro.

Di tutto questo ne abbiamo bisogno, senza ombra di dubbio. Cibo e lavoro dovrebbero essere diritti garantiti a ogni essere umano.

Ma la vita riserva sempre delle sorprese. In tempi di crisi economica o di guerra ci si può ritrovare disoccupati, qualche volta senza cibo nel frigorifero.

Nessuna di queste condizioni può essere usata come giustificazione per uccidere dei giovani in una discoteca, per fare saltare per aria un autobus, per lanciare un aereo contro le Torri Gemelle.

Molti terroristi che hanno stravolto il nostro mondo con i loro atti violenti, non erano nè disoccupati nè affamati. Molti di loro erano acculturati, sia dal punto di vista occidentale che sotto quello dell’estremismo islamico.

Nel medio oriente, in Asia del sud e in Europa, molte persone stanno incanalando le proprie energie in direzioni sbagliate. Perchè nessuno si sta occupando di muovere queste energie nella giusta direzione.

La nostra società è in preda a un vuoto ideologico. Ed è in questo vuoto che le ideologie violente si radicano con grande successo.

Non stiamo trasmettendo ai giovani dei valori veri.

Ci stiamo dando da fare per nutrire i loro corpi e qualche volta la loro cultura.

Ma stiamo trascurando il loro spirito.

Gli esseri umani sono fatti di corpo e anima. Entrambe queste dimensioni necessitano di nutrimento.

Le nuove generazioni sono affamate di valori. Sono assetate di mete verso cui correre.

Chi vuole davvero fare progredire l’umanità e portarla fuori dal tunnel buio in cui è rimasta incastrata, non può occuparsi solo degli aspetti materiali del mondo.

Un individuo può possedere milioni di dollari, ma senza uno scopo, un obiettivo di vita, sarà una persona povera e vuota, pronta ad essere riempita. Dal bene e dal male.

Per cambiare in meglio il destino dell’umanità, bisogna investire sull’educazione di ogni persona.

Non sono i cambiamenti climatici che trasformano gli individui in terroristi. Né i campi senza raccolto. E’ l’aridità in campo educativo. Iniziamo a sfamare le nuove generazioni, oltre che con il cibo materiale, anche con quello morale.

Gheula Canarutto Nemni

 

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Caro mondo, la tua integrazione si sta trasformando nella tua disintegrazione…

17504424_10211180074553438_1587843083399641041_oCaro mondo che ti eri illuso che i pedoni venissero travolti solo nelle strade di Gerusalemme. Che speravi coltelli e pugnali colpissero alle spalle solo chi cammina su marciapiedi contesi. Che ti sei lasciato ingannare da titoli mediatici e tesi geopolitiche, che descrivono il medio oriente come un universo a te molto, molto, lontano. 

Caro mondo che hai nascosto la testa nella sabbia per non sentire le avvisaglie di una guerra interna. Che hai chiuso gli occhi davanti all’esodo degli ebrei dall’Europa nel 2017, davanti agli attacchi terroristici che hanno falciato donne, uomini e bambini nelle entrate delle scuole ebraiche, alla cassa degli Hyper Casher.

L’Europa non è un insieme di stati nati da una risoluzione ONU nel 1948. L’Europa non è stata fondata da popoli che ritornavano sulla propria terra. La legittimità dell’Europa non è mai stata messa in discussione da politici, attori e movimenti boicottatori.
Eppure anche a Londra, Nizza, Parigi, Berlino, Anversa, ci sono terroristi che si buttano con la propria macchina sulla folla, assassini che ammazzano a sangue freddo ragazzi che ballano in una discoteca.

Perché accade tutto questo anche lontano da Israele, mondo, te lo sei mai chiesto? Cosa accomuna quello che gira con il pugnale per le strade israeliane e chi lo fa di fronte al parlamento inglese?

Caro mondo, solo se aprirai gli occhi e capirai chi hai davanti, solo se ti scuoterai dal tuo torpore pacifista intriso di tolleranza gratuita, potrai dire di avere fatto qualcosa per salvare il domani dei tuoi figli.

Vogliono toglierti i valori che hai conquistato con grande fatica, utilizzando la tua voglia di integrazione per disintegrarti.

Odiano la tua cultura, la tua democrazia. Odiano i balli, la musica, la diversità.

Caro mondo, solo se troverai dentro di te il coraggio di chiamare terrorista chi travolge la folla che con gli occhi verso il cielo sta guardando i fuochi d’artificio sulla boulevard des Anglais, chi si lancia contro persone mentre sono alla ricerca di un regalo nei mercatini di Natale. Non sono ubriachi, lupi solitari, depressi, non sono individui con problemi comportamentali. Sono terroristi e stanno spargendo sangue innocente dove si parla l’inglese, il francese, il tedesco. E l’ebraico.

Non vogliono solo il ritorno ai confini del ’67. Non vogliono solo un pezzo di terra d’Israele. Vogliono tutta Israele. Vogliono tutta l’Europa. Vogliono il mondo intero.

La verità e la coerenza sono armi potenti. Tirale fuori dai tuoi arsenali prima che sia troppo tardi.

Gheula Canarutto Nemni

Prova di cultura generale: da dove proviene la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo?

 

 

 

Caro amico liberale che ti batti da anni per costruire un mondo migliore,

ti sei mai chiesto da dove provengano le tue idee e i tuoi ideali?

Ti sei mai domandato come sia possibile che con tutte le rivoluzioni e stravolgimenti, i valori in cui credi siano rimasti immutati nel tempo?

Prova a guardare a ritroso nella storia, ma ti prego di farlo con imparzialità assoluta.

Chi vedi, tra i popoli e le genti, portare avanti imperterrito e incurante degli ostacoli che gli vengono messi davanti, i principi che oggi chiamiamo universali?

Chi si è battuto per diffondere l’uguaglianza delle persone, il diritto alla vita di ogni singolo essere vivente, il rispetto per la natura, la sacralità del riposo per gli uomini e la terra?

Chi ha previsto la condanna per il padrone che uccide il proprio schiavo, cancellando l’idea di un uomo che può disporre liberamente della vita di un altro?

Chi ha ideato l’assistenza sociale, il welfare, l’obbligo di ogni individuo ad aiutare i meno abbienti con una percentuale del proprio profitto?

Chi ha abolito la legge del taglione e previsto il risarcimento del danno in base all’attività svolta dal danneggiato, in base al lavoro che perderà mentre guarisce? Chi ha concepito il danno morale?

Chi ha imposto che il salario del lavoratore venga corrisposto sempre nel tempo giusto e si è fatto garante affinchè nessuno si trovi alla fine del proprio lavoro senza il denaro che gli spetta di diritto?

Chi ha definito la corruzione una forma di accecamento dei giudici?

Caro amico liberale, se le domande ti sembrano molte e la ricerca dell’origine di ogni principio e concetto un po’ ardua nel suo svolgimento, ti invito ad aprire il libro di Shemot, l’Esodo, nella porzione di Mishpatim, in cui D-o dice a Mosè ‘e queste saranno le leggi che metterai davanti a loro’.

Ci troverai tutto ciò che è stato elencato qua sopra. Ci scoprirai la prima dichiarazione dei diritti dell’uomo, le basi della società civile che oggi diamo quasi per scontate. Potrai leggervi l’invito di D-o agli uomini a non arrendersi al male durante la storia e a credere fermamente che il contributo del singolo può cambiare il mondo intero.

E capirai il motivo per il quale questi principi sono universali.

Non è stato la soggettività dell’uomo a idearli, ma D-o stesso.

Ispirato da uno scritto di mia nonna Alba Rabello, z’l,

Gheula Canarutto Nemni

 

Quando domandiamo ‘D-o, perché?’, forse una risposta c’è

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Un giovane studente del Ramban si ammalò gravemente. Il suo maestro andò a trovarlo. L’immagine del giovane, mentre viveva gli ultimi momenti di vita terrena, lo colpì profondamente, aprendo il varco a una domanda che avrebbe voluto porre al Responsabile di tutto questo.

“I Cieli sono separati da cancelli. Ogni cancello possiede la propria chiave” disse il Ramban al giovane studente. “Ti dò le chiavi per aprirli tutti. Quando avrai superato anche l’ultimo ti domando di farmi un favore”.

Lo studente posò lo sguardo sul proprio maestro. “Quale?” gli chiese.

“Dopo avere varcato tutti i cancelli ed avere attraversato tutti i Cieli, arriverai davanti al Trono Celeste. Lì, porgi una sola domanda”

Ramban prese fiato. “ D-o, perché?”

Poco tempo dopo lo studente lasciò la terra. Per sei mesi il suo maestro non ricevette risposta. Finchè una notte il giovane gli apparve in sogno. ”Maestro”, gli disse, “ho varcato tutti i Cieli. Sono arrivato lì dove tu mi hai detto.”

“Hai domandato a D-o perché? Perché una giovane vita come la tua ha dovuto essere interrotta così presto?”

“No, maestro. Non ho domandato nulla. Perché qui, dove mi trovo, la tua domanda non necessita più di una risposta”.

Pochi giorni fa una giovane anima è stata strappata da questa terra. Potremmo riempire le giornate con infiniti punti di domanda. Continuare a chiedere che dal Cielo ci spieghino perché, perché queste cose accadono. Ma forse quello che ci si aspetta da noi, è altro.

E i vivi metteranno la lezione nel proprio cuore, dice Kohelet.

Ogni attimo di permanenza su questa terra, è un’occasione che D-o ci regala.

Possiamo scegliere di riempire queste miriadi di istanti con punti di domanda, con dubbi. Le nostre energie vitali, quelle che ci spronano a fare, a dare, a migliorarci, caleranno drasticamente.

Ogni domanda sul perché D-o faccia tutto questo, aprirà il  varco al vuoto, all’inerzia, alla stanchezza spirituale.

Le domande spengono il fuoco che si ha dentro e alimentano quella parte di noi che è stata creata per ostacolare la nostra crescita come esseri umani.

L’inerzia è il crimine più grande che l’essere umano possa compiere contro le proprie ore. 

Cara Alisa, ancora una volta ce la metteremo tutta per fare assorbire la lezione dal nostro cuore.

Ancora una volta un’anima speciale ha transitato su questa terra per scuoterci e ricordarci il vero scopo per il quale siamo stati creati. La Torà, le mizvot, tramandare ciò che ci è stato trasmesso.

In questo momento sono le azioni, quelle buone, che contano. La luce, il bene.

Alla fine dei conti, dopo avere sentito tutto, l’importante è temere D-o e osservare i Suoi comandamenti, perché questo è tutto l’uomo, ci dice nelle ultime righe Kohelet. 

Che il Cielo possa consolare la famiglia di Alisa e fare vivere a tutto il nostro popolo solo momenti felici

Gheula Canarutto Nemni

Una domanda per il Corriere della Sera: ma davvero credete che gli ebrei siano accumulatori, speculatori e lobbisti?

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Gentile Corriere della Sera,

Steven Mnuchin fa parte di una delle famiglie di origine ebrea più in vista della finanza newyorchese. Suo padre, socio di Goldman Sachs, ha accumulato un patrimonio di 40 milioni di dollari. Ha condotto speculazioni sugli immobili, guadagnando ingenti profitti mentre esplodeva la bolla immobiliare. Mnuchin ha potuto contare sull’appoggio di Kushner: entrambi fanno parte della comunità ebraica di New York.

 

Caro direttore,

ho evidenziato in corsivo le parole chiave di alcune frasi dell’articolo comparso sul Corriere a cura di Alessandra Muglia.

Se non avessi avuto davanti a me un cellulare di ultima generazione, avrei giurato di essere davanti a un articolo scritto durante le leggi razziali.

Gli ebrei, per il Corriere, non lavorano nella finanza. Le famiglie ebraiche (non ebree. Staremo forse antipatici ma ci teniamo alla declinazione linguistica corretta) detengono in mano il potere della finanza. Gli ebrei non lavorano e guadagnano come il resto del mondo. Gli ebrei accumulano patrimoni. Gli ebrei conducono speculazioni, mai semplici operazioni. Guadagnano ingenti profitti, non normali guadagni.

E si appoggiano a vicenda.

Fanno tutti parte, questi speculatori, accumulatori, finanzieri, della…comunità ebraica.

Se qualcuno domani si trasformerà in un antisemita convinto, lo dovremo anche a un articolo apparso nel novembre 2016 sul Corriere della Sera.

 

P.s Per favore, mantenete la coerenza della vostra linea editoriale. Non pubblicate nessun articolo per ricordare la shoà il 27 gennaio, giornata della memoria.

Rispettare una nazione, una religione, una cultura, significa rispettarne i vivi. Non i morti.

Gheula Canarutto Nemni

 

L’odio spiegato a mio figlio 

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Nella vita diamo tante cose per scontate. L’amore per il bello, per il buono, per il lato positivo. Pensiamo sia naturale buttarsi in mezzo alla strada per salvare un bambino che corre dietro alla palla, insegnare a leggere, a scrivere, trasmettere l’amore per la conoscenza, spegnere un fuoco prima che si trasformi in un incendio indomabile.

Presumiamo che tutti siano stati allevati con gli stessi valori.

Purtroppo non è sempre così.

Non tutti stanno dalla parte del bene. Quello che tu definisci male, altri lo chiamano bene. E viceversa.

Non in tutte le società si insegna a costruire, a salvaguardare la vita. Ci sono giovani a cui viene trasmesso sui banchi di scuola che la costruzione del proprio futuro passa attraverso la distruzione del presente degli altri.

In molti posti l’eroe non salva. L’eroe uccide.

In questi giorni hai visto le fiamme lambire la terra, tingere di rosso il cielo. Hai visto incenerire palazzi, prendere fuoco automobili, intere famiglie fuggire dalla propria casa prima che fosse troppo tardi. Hai visto sparire, inceneriti, migliaia e migliaia di alberi piantati in terreni aridi, annaffiati con la fede, curati con la speranza di vedere fiorire il deserto.

Davanti ai tuoi occhi la voglia di distruggere, di devastare, di terrorizzare, trova persino giustificazione.

Non ti perdere d’animo, amore mio. E’ da migliaia di anni che remiamo contro le correnti del mondo. Che concediamo la libertà agli schiavi quando le civiltà intorno negavano loro ogni diritto. Che riteniamo più rieducativo costringere un ladro a vivere in una famiglia dove imparerà cosa sia il rispetto, piuttosto che rinchiuderlo in una prigione dove imparerà nuove tecniche per rapinare. Sono infiniti secoli che costruiamo sinagoghe dove ce le hanno chiuse, sequestrate, trasformate in chiese, bruciate. Abbiamo insegnato l’amore per il dubbio, per la domanda quando intorno si accettava solo l’univocità della risposta.

Puntualmente arriva la sfida ai nostri valori, l’ascia che colpisce e tenta di abbattere ciò che, con estrema fatica, abbiamo costruito. Ce la faremo, con l’aiuto di D-o, anche stavolta. Con l’aiuto di Chi ci ha insegnato a comprendere l’amore di una madre uccello per il proprio figlio, a salvaguardare l’ambiente, a rispettare la natura anche durante la battaglia.

I tuoi avi non hanno mai smesso di combattere per la diffusione del bene, di quel bene che costruisce e abbraccia, che semina gioia, nascita, impegno e costruzione.

Domani, sui solchi neri lasciati dalle radici soffocate dal fuoco, ci sarà qualcuno che all’alba, guardando il sole rosso che sgorga di nuovo dal cielo, farà dei piccoli fori nel terreno bruciato e pianterà dei nuovi semi. Li nutrirà con quella cenere venuta dall’odio. E che il tuo popolo, per l’ennesima volta, cercherà di trasformare in bene.

Gheula Canarutto Nemni

 

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