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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

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attualità

Chanuka. E se fossi tu il responsabile del destino del mondo?

Se percepisci il vuoto come assenza di quella cosa che avrebbe potuto esserci.

E il silenzio come quelle parole mancanti che nessuno ha ancora avuto il coraggio di pronunciare.

Se senti il peso inesistente del nulla come un’entità incombente.

Ricordati di quell’epoca in cui un popolo conquistatore emise degli editti contro una piccola nazione.

Riporta alla memoria la storia di quello sparuto gruppo di ebrei che ha deciso di ribellarsi contro la repressione.

Racconta ai tuoi figli il coraggio dei maccabei, poche persone che sfidarono i molti e il miracolo di quella fiamma rimasta accesa  contro ogni legge fisica e pronostico.

Se senti che qualcosa non va nel tuo mondo, se percepisci la necessità di aggiustamento, non fermarti perché ti sembra non esserci nemmeno un’ampolla intatta di olio puro.

Non ti arrendere anche se davanti a te c’è il nemico più forte del mondo.

Ce la puoi fare.

A colmare quel vuoto,

a dare consistenza a qualcosa che ancora non esiste,

a pronunciare quelle parole che cambieranno il destino di molti.

Non sei solo nella tua sfida come non lo erano i tuoi avi.

C’è il Tuo Creatore che amplificherà le tue azioni.

Ma sappi che lassù c’è Qualcuno in attesa della tua introduzione, del tuo calcio d’inizio,  del tasto start premuto senza timore.

D-o aspetta il tuo incipit, il tuo input iniziale, le prime righe di un manifesto mai scritto prima di adesso.

Tutto il creato rimane in sospeso finché una persona prende il coraggio in mano per provare a cambiare quello che c’è là fuori.

E quando un uomo decide di darsi da fare, di tentare nonostante tutto sembri remargli contro, allora in Cielo si inizia a danzare e la risposta di D-o si muove al ritmo delle azioni.

D-o ha programmato il mondo in modo che sia l’essere umano a dare il via ad un nuovo processo.

Discendiamo da avi che accendono la prima fiamma sapendo che poi D-o dirà: ci penso io alle altre.

Quando guarderai la fiamma di Chanukà muoversi quest’anno, sappi che ti sta parlando.

E’ la tua fiamma che il mondo sta aspettando.

Sei tu, solo tu, la persona da cui dipende il cambiamento.

Buon Chanukah!

Gheula Canarutto Nemni

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Ma chi l’ha detto che Gerusalemme appartiene agli ebrei?

Abramo fu il primo individuo della storia a capire che D-o esiste e guida il mondo.

E D-o chiamò Abramo e gli disse ‘Abramo’ e Abramo rispose ‘eccomi’. E D-o gli disse ‘Prendi per favore tuo figlio, l’unico che hai, quello che ami, e dirigiti verso la terra di Moriah e portalo in sacrificio su una delle montagne che ti farò vedere’.

Abramo si svegliò al mattino presto, affrettandosi a compiere il comandamento divino.

Arrivò alla terra di Moriah e lì cercò di offrire il proprio figlio in sacrificio a D-o. Un angelo lo chiamò giusto in tempo per fermarlo.

Abramo allora prese un montone e lo sacrificò al posto del figlio. E Abramo chiamò quel posto ‘D-o vedrà’. Fino ad oggi quella è la montagna della rivelazione di D-o dove D-o può essere visto (Genesi 22:2)

Quella terra, chiamata nella Torah terra di Moriah e in seguito D-o vedrà, corrisponde oggi a Gerusalemme..

In quel posto Davide, primo re di Israele, costruì il proprio palazzo reale, proclamando Gerusalemme capitale del regno.

Su quel fazzoletto di terra il figlio di re Davide, Salomone, costruì il primo santuario ebraico, seguendo le istruzioni che D-o gli aveva dato.

Nel 578 prima dell’e.v  Nabuccodonosor conquistò il regno di Israele, distrusse il primo Santuario e diede vita al primo esilio del popolo ebraico. Sulle rive di Babilonia dove stavamo seduti e piangevamo mentre ricordavamo Sion.

Dopo settanta anni Ezrah e Nechemia, due profeti ebrei, ricostruirono il santuario di Gerusalemme.

Arrivarono i greci- siriani e provarono, non riuscendoci, a conquistare quel minuscolo pezzo di terra.

La nazione ebraica continuò a vivere ancora per qualche secolo in pace e a compiere per tre volte all’anno i pellegrinaggi verso Gerusalemme prescritti nella Torah.

Arrivarono i Romani e distrussero il secondo Santuario nel 70 e.v. Gli ebrei si sparsero in molti paesi del mondo.

Negli ultimi 1947 anni gli ebrei non hanno mai smesso di menzionare Gerusalemme nelle proprie preghiere, hanno continuato a volgersi per tre volte al giorno verso Gerusalemme per pregare, ad ogni matrimonio hanno infranto un bicchiere cantando tra le lacrime ‘se ti dimenticherò Gerusalemme verrà dimenticata la mia mano destra’.

Gli ebrei non hanno mai smesso di vivere a Gerusalemme, fisicamente e spiritualmente, resistendo ai conquistatori che si presentavano periodicamente alle sue porte, cercando di farvi ritorno sfidando neve, deserti e briganti. Non c’è stato un solo minuto senza respiro ebraico nella Città Santa.

Caro Presidente Trump,

Grazie per averci ricordato che gli ebrei non vivono in Israele perché amano particolarmente le sfide, le difficoltà, il clima desertico e le alte temperature.

Non viviamo in Israele perché non abbiamo trovato casa in nessun altro posto.

Se siamo lì e non in Uganda,  se continuiamo a volgerci verso est, verso Gerusalemme, è perché proprio lì il nostro primo patriarca Abramo ha dimostrato il proprio amore e la propria devozione a D-o.

L’ebraismo non è una cultura, non è solo una lingua, un insieme di tradizioni, non è solo una lunga catena di storia, sacrificio e amore.

L’ebraismo non è solo un modo di pensare, amore per la conoscenza, per l’innovazione e per la pace.

L’ebraismo è tutto questo e molto di più.

Ma c’è un elemento essenziale senza il quale non sarebbe arrivato fino ai nostri giorni. Qualcosa che ha resistito alle tragedie, alle persecuzioni, all’odio irrazionale. Quella cosa si chiama fede. Fede nel Re Creatore del mondo.

Gerusalemme è il simbolo dell’amore eterno degli ebrei per D-o.

Perché noi madri italiane spingiamo i nostri figli a lasciare l’Italia

Chiudo la porta dietro di me. Dall’altra parte mio figlio, 23 anni.

Penso a quando era piccolo, a come ho lottato per tenerlo accanto alla famiglia in tutti questi anni.

Penso alle sue parole mentre prepara la valigia ‘mamma, qui in Italia per noi non c’è futuro’.

Immaginavo di avanzare negli anni e trovarmi accanto figli, figli di figli, un tavolo grande in cui le sedie non sarebbero mai state abbastanza.

Mi ritrovo a cercare le offerte per i voli per andare a vederli nel paese dove hanno intravisto possibilità che sul suolo natio non hanno più.

L’Italia sta tradendo i suoi figli, sta tradendo anche i miei, di figli.

Il nostro paese sta abbandonando chi vuole darsi da fare, castigando chi osa buttarsi in un’impresa diversa.

L’Italia punisce chi riesce, nonostante tutto, a produrre valore.

Trattiene l’Iva a chi va a credito, tiene in ostaggio i profitti sudati con coraggio e fatica.

Rende le pratiche così complicate che ci vogliono almeno tre commercialisti prima di capire quante tasse dovresti pagare.

E soprattutto l’Italia non premia.

Non premia chi ha talento, ingegno, chi osa pensare sopra alle righe.

Non ringrazia chi si mette dietro a un microscopio per cercare di capire il nesso tra un Dna impazzito e un tumore raro. Dovrebbe essere il ricercatore a ringraziare se l’istituto dove fa ricerca, bontà sua, lo paga il minimo per arrivare a fine mese.

Nel resto del mondo il progresso cammina inesorabile facendo vincere premi agli italiani che hanno avuto la preveggenza di fare valigia e guardare al nostro paese solo come meta di vacanza e di svago.

In Italia chi sta fermo avanza lentamente e chi si muove viene sbattuto all’inizio della corsa con la speranza che si stanchi di correre.

E’ così triste dovere dire addio ai tuoi figli, salutare i tuoi nipoti solo attraverso un cellulare.

E’ terribile vedere la casa svuotarsi e sapere che, se sei fortunato, si riempirà per le feste.

Ti senti impotente davanti a un paese che, pur di non permettere alle nuove generazioni di minacciare l’inamovibilità delle vecchie, lascia scappare  in silenzio talenti e potenziali.

Ma non c’è altro da fare che asciugarsi le lacrime e augurare ai nostri figli che arrivino in paesi dove possano crescere, spaziare, inventare.

Che arrivino in posti dove le domande non rischino di minare l’autorità del docente, dove la loro curiosità venga accolta con soddisfazione da chi l’ha risvegliata e non con stizza perché disturba il ritmo della lezione.

Chiudo la porta dietro di me.

Dall’altra parte mia figlia, 21 anni. Anche lei sta partendo.

Prego che a destinazione trovi un sistema che premia il merito, una società dove la capacità di un individuo sia vista come un punto di forza e non una minaccia per chi è già arrivato.

Lo so, nessun posto là fuori, è davvero perfetto.

Sicuramente anche lì, dove stanno andando, troveranno ostacoli da superare.

Ma non sono gli ostacoli, cara Italia, che mi fanno paura.

Sono queste mura innalzate dal mondo del lavoro, sono le persone che gridano a chi vuole tentare una nuova strada: noi qui spingiamo solo slitte già in discesa.

C’era una volta un’Italia creativa dove la gente si  muoveva al ritmo delle nuove idee che balenavano in testa. C’era una volta un’Italia che osava, che si rimetteva in gioco per inventarsi un domani diverso.

«A volte la gente mi chiede: “Qual è il più grande risultato che hai raggiunto nella tua vita o che raggiungerai in futuro?” Io rispondo citando il grande pittore Mordecai Ardon, che diceva: “Il quadro che disegnerò domani”. È anche la mia risposta», così ha detto Shimon Peres.

Prego che i miei figli trovino un terreno che accolga il cavalletto con la loro tela e che possano dare vita al quadro che hanno da sempre sognato senza temere che qualcuno dica: hai usato i colori sbagliati.

Gheula Canarutto Nemni

L’eroe di Yom Kippur. Una storia vera 

L’eroe di questa storia sei tu.
Che sfidi le convenzioni, la razionalità, gli antisemiti, gli atei e i miscredenti e stai andando in sinagoga. 

La persona da ammirare è tuo figlio. Che lascia i suoi amici, i suoi giochi elettronici, i suoi siti preferiti, per sedersi accanto a te ad ascoltare parole di cui ignora il significato. 

Le eroine di queste pagine sono tua madre, tua nonna, donne che hanno visto massacrare i propri cari davanti ai loro occhi durante la guerra, che hanno respirato il fumo dei campi di concentramento. Eppure tornano ogni anno a confrontare D-o nella Sua dimora. 

Gli eroi siamo noi, discendenti di un popolo pieno di discussioni, di dubbi, di lacerazioni e persecuzioni. Che una volta all’anno accantoniamo tutte le nostre domande per ritrovare certezze.

Impavide sono le nostre gambe che ad ogni passo verso la sinagoga, annunciano senza paura al mondo: io sono ebreo e ne sono fiero.  

Eroica è la nostra anima, che, nonostante le tappiamo la bocca e tarpiamo le ali ogni giorno, si mette silente in angolino e aspetta. 

Perché sa che ci sono venticinque ore all’anno in cui nessuno potrà farla stare zitta. Una giornata intera in cui si sente solo la sua di voce. 

In queste ore siamo solo figli di D-o, parte di un disegno divino unico e diverso. 

In questo giorno, quando chiudiamo gli occhi e gridiamo: 

Shema Israel H’ Elokeinu H’ Echad

Ascolta Israele, D-o è il nostro D-o, D-o è Uno

nessuna barriera, 

nessun ostacolo, 

nessuna azione sbagliata 

o pensiero oltraggioso, 

nessun passato erroneo 

o atteggiamento controverso, 

nessun peccato 

né trasgressione 

potrà ergersi tra noi e il nostro Creatore. 

A Yom Kippur siamo un tutt’uno con Chi ci ha voluto nel Suo mondo. 
Gmar chatima’ tova’ 

Gheula Canarutto Nemni

Amore mio, non era questo il mondo che sognavo per te quando sei nato

Amore mio,

Non era questo il mondo che sognavo per te quando sei nato.

Non erano queste le notizie che speravo leggessi al mattino appena sveglio.

Sognavo per te un mondo dove le persone imparano a non ripetere gli stessi errori del  proprio passato, un posto dove la vita umana è il bene, il valore,  più prezioso di tutto.

Avrei voluto insegnarti il significato della parola amore e non doverti raccontare perché c’è così tanto odio.

Avrei voluto che guardassi un semplice zaino lasciato per terra presumendo la distrazione del suo proprietario e non temendone le intenzioni. Che tu ne immaginassi il contenuto con appunti, quaderni e colori e non con morte e distruzione.

Speravo di spiegarti il valore della fiducia e non la necessità del sospetto.

Avrei voluto che andassi ai concerti con la paura di rientrare tardi e venire sgridato da mamma e papà. E non con il timore di un soldato che si reca sul fronte di guerra.

Vorrei vederti passeggiare mano nella mano con chi ami, guardando il cielo, i nuovi posti che non hai mai visto. E non osservando i passanti con paura, temendo che le macchine passino col rosso, trascinando con se’ la vita di uomini, donne e bambini innocenti.

Non posso nemmeno dirti indossa una divisa e vai a combattere in nome dei tuoi ideali. No. Perché questa è una guerra dove il nemico non ha avversari. È il mondo intero che vuole distruggere, la normalità di una passeggiata, che vorrebbe radere al suolo.

Quando hai pianto per la prima volta, ti ho guardato negli occhi promettendo di proteggerti. Di fare in modo che nessun male ti avrebbe mai fatto soffrire. Di fare di tutto perché tu potessi solo gioire.

L’umanità è ancora qui perché anche nei momenti più bui ci sono stati individui che non hanno smesso di credere.

Quando cammini per la strada e quando ritorni a casa, quando vai a dormire e quando ti svegli, ricordati quello che mi ha risposto la mia nonna, quando le ho domandato per la millesima volta, come hai fatto a mettere al mondo altri figli dopo che i fascisti ti avevano perseguitato?

Ci avevano tolto tutto, mi disse. Ma di una cosa non ci avevano potuto privare.

Il coraggio di continuare a credere nel potere infinito del bene.

Gheula Canarutto Nemni

Facebook e la complicità con i futuri assassini

All’attenzione di Mark Zuckerberg e degli amministratori di Facebook 

Qualche giorno fa ho segnalato un gruppo che incita in maniera esplicita alla violenza contro gli ebrei. L’incitamento avviene in maniera chiara con vignette, didascalie e post. 

Mi avete risposto che se la pagina o le sue foto ‘sono offensive o di cattivo gusto, il vostro suggerimento è smettere di seguirla o vederne meno contenuti’.  

Caro Mark Zuckerberg, gentili amministratori, vi chiedo di prendere due-tre minuti del vostro prezioso tempo. Leggete i commenti sotto al post che voi mi consigliate di non guardare più. 

Accantonate per qualche istante ciò che state facendo, perché da questi minuti potrebbe dipendere il domani di molte persone. 

La propaganda è stata uno strumento fondamentale per l’ascesa del nazismo. Joseph Goebbels costruì a tavolino una immagine distorta, falsa e negativa, dell’ebreo. La campagna mediatica gli servi’ per rendere odioso, odiato e nemico, l’ebreo. 

Quindi meritevole di morire. Dopo pochi anni sei milioni di ebrei erano stati inceneriti nei forni crematori. 

Tutto iniziò da lì. Da un naso adunco, da dita allungate e deformi che tengono ben stretti dei sacchetti pieni di soldi. 

Tutto iniziò con delle immagini che i passanti avrebbero potuto ignorare, che le persone la cui sensibilità veniva urtata, avrebbero potuto non guardare. 

Credete davvero che, se la gente si fosse voltata dall’altra parte, la Shoa’ non sarebbe mai avvenuta?   

La soluzione non sta nell’ignorare un problema, ma nel risolverlo. 

L’incendio non lo si doma ignorando le fiamme. L’incendio si spegne buttando acqua sul fuoco, dandosi da fare perché si estingua. 

Non è nascondendo le pagine antisemite dal mio profilo, che qualcosa la’ fuori cambierà. 

Non è vedendo meno post anti-semiti che le persone inizieranno a guardare l’ebreo nello stesso modo con cui guardano ogni altro individuo al mondo. 

Non sono io che devo chiudere gli occhi. Siete voi che dovete aprirli, prima che sia troppo tardi. Prima che nelle pagine di storia del prossimo secolo venga scritto che la nuova campagna antisemita iniziò nel secondo decennio del 2000 sulle pagine di un social network chiamato Facebook. 

Ci sono pagine che, secondo voi, non violano gli specifici standard della vostra Comunità. 

Rivedeteli questi standard, non lasciate gestire le segnalazioni ad algoritmi o ragazzini troppo giovani per capire. 

Il silenzio di molti paesi fu complice del piano nazista. 

Facebook si trova oggi davanti a un bivio. 

Se rimanere quel luogo di ritrovo, quella piazza virtuale in cui tutto avviene in maniera civile, democratica e rispettosa dei diritti.  

Oppure trasformarsi in un muro tappezzato di manifesti di Goebbels ed essere complice di chi semina odio e predica violenza e morte. 

Gheula Canarutto Nemni 

Lettera per Adriana. Non sei tu ad avere dimenticato tua figlia, è il mondo intorno che ci fa dimenticare chi siamo 

Cara Adriana, 
Non è facile essere madri oggi. 

Rientrare in tutti quei compiti che ci si aspetta portiamo a termine, in tutte quelle liste interminabili di tappe, telefonate, impegni. La combinazione delle cose che dobbiamo fare ha come risultato un numero infinito.

Non finiamo mai di muoverci, di darci da fare. Il nostro orario di lavoro come donne e madri è illegale. Supera di gran lunga le otto ore consentite al giorno. Nel giro per andare al lavoro c’è la tappa dell’asilo, della scuola, quando chiudi l’ufficio devi riaprire tutti i files mentali famigliari, spesa, rientro a casa dei figli, compiti, cena, camicie da stirare e magari anche l’idraulico o l’elettricista. 

Quando si attaccano troppi elettrodomestici alla corrente, il contatore si sovraccarica e fa saltare la luce. Quando si immagazzinano troppo incombenze famigliari, professionali, domestiche, il cervello rischia il corto circuito. 

Adriana, ti seguo con la mente mentre esci dal lavoro con in testa la lista delle cose ancora da fare. Quando cerchi di ricordarti dove hai parcheggiato la macchina, quando sudi già al pensiero di entrare dentro a quella scatola bollente. 

Ti vedo mentre ti avvicini, con i pensieri banali di ogni donna e madre che occupano la tua mente. Mentre compi quegli ultimi passi leggeri prima che la tua vita cambi per sempre. 

Lo sento quell’urlo terribile che squarcia la piazza, le torri, le nuvole e arriva direttamente in Cielo. 

Non posso essere stata io la protagonista di questa storia stupida, non può essere successo a me che la amo più di ogni altra cosa al mondo, avrai pensato. 

Ti prego, fai che sia solo un cartellino giallo, un avvertimento che mi riporti lungo la strada delle cose importanti. Dammi una chance per dimostrare che, da domani, la mia vita la vivrò in modo diverso, che le cose per cui sacrificherò il mio tempo le ritroverò sotto la voce ‘importanti’.

C’è scritto che le anime stanno in terra giusto il tempo di perfezionarsi e portare a termine il proprio compito. 

La tua bimba era quasi perfetta. E in pochi mesi ha finito di svolgere la missione che le era stata assegnata. 

Ora la stanno cullando gli angeli in Cielo. 

Di qualsiasi cosa ti accusino, rispondi, la mia pena l’ho già scontata in quei maledetti 10 secondi. 

Poteva essere ognuna di noi la distratta, quella che spegneva la macchina e ripassava le cose da fare in ufficio mentre chiudeva la porta. 

Dentro a quei files corrotti poteva esserci il pensiero di ognuna di noi, nei passi che si allontanano inconsapevoli dall’amore più grande, c’erano tantissime donne sovraccariche di liste. 

Ho sfogliato  la tua pagina Facebook prima che la chiudessi. Ci ho ritrovato articoli condivisi,  faccine, sogni di una donna uguale a milioni di altre. 

Oggi virtualmente si può mandare di tutto. 

Io ti mando un abbraccio forte, enorme, una spalla su cui appoggiare la testa e permettersi il lusso di non pensare. 

 Dietro al bip che chiude la macchina, dentro a quell’urlo infinito di una madre rimasta impigliata nella rete delle infinite incombenze, intrappolata nelle distrazioni della vita, non ci sei solo tu Adriana. Ma milioni di donne. 

Lettera aperta a Obama sulla presunta correlazione tra cambiamenti climatici e terrorismo

Gentile Presidente Obama,

Pochi giorni fa le Sue parole hanno riecheggiato nell’aria di Milano, la mia città.

Abbiamo avuto l’onore di sentire la Sua opinione riguardo alle nuove tecnologie, all’impatto che avranno sul futuro dei nostri figli. Riguardo al cibo, alla salute, agli sprechi.

Poi ha iniziato a parlare di immigrazione, dei profughi che soffrono la fame a causa dei cambiamenti climatici, persone che non hanno lavoro perché il clima si sta modificando.

“Sono certo che questa sia una delle cause che provocano la radicalizzazione e fomentano il terrorismo in molti paesi del Medio Oriente e dell’Asia del Sud. Se molti giovani si ritrovano disoccupati, finiscono per indirizzare le proprie energie in un modo non sano”. Queste sono state le Sue parole.

Le ho rilette tre volte, forse avevo perso un pezzo per strada.

La disoccupazione è una delle cause del terrorismo. Questa frase va contro ogni valore in cui sono stata allevata, contro ogni principio che mi hanno insegnato. Stiamo davvero illudendoci che una persona possa arrivare ad uccidere degli innocenti perché non ha un impiego?

Gentile Presidente Obama, dobbiamo impegnarci a trasmettere ai nostri figli un messaggio diverso. Un messaggio che vada oltre il lavoro, le necessità materiali e il denaro.

Di tutto questo ne abbiamo bisogno, senza ombra di dubbio. Cibo e lavoro dovrebbero essere diritti garantiti a ogni essere umano.

Ma la vita riserva sempre delle sorprese. In tempi di crisi economica o di guerra ci si può ritrovare disoccupati, qualche volta senza cibo nel frigorifero.

Nessuna di queste condizioni può essere usata come giustificazione per uccidere dei giovani in una discoteca, per fare saltare per aria un autobus, per lanciare un aereo contro le Torri Gemelle.

Molti terroristi che hanno stravolto il nostro mondo con i loro atti violenti, non erano nè disoccupati nè affamati. Molti di loro erano acculturati, sia dal punto di vista occidentale che sotto quello dell’estremismo islamico.

Nel medio oriente, in Asia del sud e in Europa, molte persone stanno incanalando le proprie energie in direzioni sbagliate. Perchè nessuno si sta occupando di muovere queste energie nella giusta direzione.

La nostra società è in preda a un vuoto ideologico. Ed è in questo vuoto che le ideologie violente si radicano con grande successo.

Non stiamo trasmettendo ai giovani dei valori veri.

Ci stiamo dando da fare per nutrire i loro corpi e qualche volta la loro cultura.

Ma stiamo trascurando il loro spirito.

Gli esseri umani sono fatti di corpo e anima. Entrambe queste dimensioni necessitano di nutrimento.

Le nuove generazioni sono affamate di valori. Sono assetate di mete verso cui correre.

Chi vuole davvero fare progredire l’umanità e portarla fuori dal tunnel buio in cui è rimasta incastrata, non può occuparsi solo degli aspetti materiali del mondo.

Un individuo può possedere milioni di dollari, ma senza uno scopo, un obiettivo di vita, sarà una persona povera e vuota, pronta ad essere riempita. Dal bene e dal male.

Per cambiare in meglio il destino dell’umanità, bisogna investire sull’educazione di ogni persona.

Non sono i cambiamenti climatici che trasformano gli individui in terroristi. Né i campi senza raccolto. E’ l’aridità in campo educativo. Iniziamo a sfamare le nuove generazioni, oltre che con il cibo materiale, anche con quello morale.

Gheula Canarutto Nemni

 

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Caro mondo, la tua integrazione si sta trasformando nella tua disintegrazione…

17504424_10211180074553438_1587843083399641041_oCaro mondo che ti eri illuso che i pedoni venissero travolti solo nelle strade di Gerusalemme. Che speravi coltelli e pugnali colpissero alle spalle solo chi cammina su marciapiedi contesi. Che ti sei lasciato ingannare da titoli mediatici e tesi geopolitiche, che descrivono il medio oriente come un universo a te molto, molto, lontano. 

Caro mondo che hai nascosto la testa nella sabbia per non sentire le avvisaglie di una guerra interna. Che hai chiuso gli occhi davanti all’esodo degli ebrei dall’Europa nel 2017, davanti agli attacchi terroristici che hanno falciato donne, uomini e bambini nelle entrate delle scuole ebraiche, alla cassa degli Hyper Casher.

L’Europa non è un insieme di stati nati da una risoluzione ONU nel 1948. L’Europa non è stata fondata da popoli che ritornavano sulla propria terra. La legittimità dell’Europa non è mai stata messa in discussione da politici, attori e movimenti boicottatori.
Eppure anche a Londra, Nizza, Parigi, Berlino, Anversa, ci sono terroristi che si buttano con la propria macchina sulla folla, assassini che ammazzano a sangue freddo ragazzi che ballano in una discoteca.

Perché accade tutto questo anche lontano da Israele, mondo, te lo sei mai chiesto? Cosa accomuna quello che gira con il pugnale per le strade israeliane e chi lo fa di fronte al parlamento inglese?

Caro mondo, solo se aprirai gli occhi e capirai chi hai davanti, solo se ti scuoterai dal tuo torpore pacifista intriso di tolleranza gratuita, potrai dire di avere fatto qualcosa per salvare il domani dei tuoi figli.

Vogliono toglierti i valori che hai conquistato con grande fatica, utilizzando la tua voglia di integrazione per disintegrarti.

Odiano la tua cultura, la tua democrazia. Odiano i balli, la musica, la diversità.

Caro mondo, solo se troverai dentro di te il coraggio di chiamare terrorista chi travolge la folla che con gli occhi verso il cielo sta guardando i fuochi d’artificio sulla boulevard des Anglais, chi si lancia contro persone mentre sono alla ricerca di un regalo nei mercatini di Natale. Non sono ubriachi, lupi solitari, depressi, non sono individui con problemi comportamentali. Sono terroristi e stanno spargendo sangue innocente dove si parla l’inglese, il francese, il tedesco. E l’ebraico.

Non vogliono solo il ritorno ai confini del ’67. Non vogliono solo un pezzo di terra d’Israele. Vogliono tutta Israele. Vogliono tutta l’Europa. Vogliono il mondo intero.

La verità e la coerenza sono armi potenti. Tirale fuori dai tuoi arsenali prima che sia troppo tardi.

Gheula Canarutto Nemni

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