Il primo contagiato dal Coronavirus fu Tito

Ogni tanto dal Cielo arrivano delle scosse, dei richiami più o meno forti che riallineano l’umanità.

Periodicamente vengono generati dei messaggi, degli inviti a riflettere sulla direzione che si sta dando alla propria vita.

E all’improvviso tutti i punti fermi, tutte le decisioni, le sicurezze, le scelte, vengono rimesse in discussione.

Ci sono volte in cui la strada piana su cui si sta camminando, magari con la semplice intenzione di godersi la passeggiata, si trasforma senza preavviso in un sentiero pericoloso e pieno di insidie e l’unico scopo diventa quello di trarsi in salvo.

Il mondo era così impegnato nella sua corsa verso il denaro, il potere, i sogni di espansione che quasi non si è accorto di come una minuscola creatura, visibile solo al microscopio, si stesse insinuando silente nella quotidianità di un settimo della popolazione del nostro pianeta.

Così impegnati nella lotta di chi sarebbe arrivato per primo, di chi avrebbe potuto fregiarsi del titolo di potenza mondiale, da perdere di vista il vero obiettivo per cui l’essere umano è stato creato.

Finchè è arrivata una creatura dal nome di Coronavirus.

Una particella infettiva di dimensioni submicroscopiche che sta costringendo giorno dopo giorno sempre più persone a rimettere in discussione la propria struttura di vita, intere nazioni a ripensare a cosa si intenda per benessere della popolazione, aziende e colossi a tagliare le proprie previsioni di fatturato del 35%, un’intera società a pensare quale sia la propria scala dei valori.

Perché in fin dei conti i nostri principi di vita sono posizionati lungo una scala.

Quando tutto va bene scendiamo comodi verso i livelli più bassi, lasciandoci alle spalle lo spirito e l’anima e ci preoccupiamo di quanto denaro avremo in banca a fine anno, di quale brand mostreremo ai nostri amici sulla nostra nuova borsa, di quale titolo sarà stampato sul nostro prossimo biglietto da visita.

Ma appena qualcosa nel percorso si incaglia, la prima cosa che facciamo è riguardare indietro, volgere lo sguardo verso gli scalini alti di cui abbiamo volutamente ignorato l’esistenza e pensare che forse lì in fondo, proprio in quei luoghi dello spirito dimenticati da tempo, stanno le cose preziose per le quali vale davvero la pena di battersi.

Racconta il midrash che quando Tito distrusse il santuario di Gerusalemme, pensò di avere trovato il punto debole di D-o e di averLo sconfitto. D-o ,per insegnargli la Propria onnipotenza, gli mandò una microscopica zanzara che si insinuò nel suo cervello, creando a Tito così tanto disagio da portarlo alla morte.

A volte sono proprio queste invisibili creature a riportare l’uomo nella sua giusta dimensione.

Con la preghiera che D-o porti la guarigione a tutti i malati e che ponga fine alle malattie in tutto il mondo

Gheula Canarutto Nemni

Quando l’Occidente mette in dubbio la legittimità di Israele, nega l’esistenza di D-o stesso

 

Fiat lux, e luce sia, ordinò D-o e per la prima volta un raggio trafisse l’universo. Ci sia una divisione tra il cielo e la terra, continuò D-o, facendo comparire l’orizzonte. Vi siano alberi, fiori, la luna, il sole, le stelle. Le foglie iniziarono a respirare l’ossigeno e a sintetizzare la luce per trasformarla nel proprio nutrimento. E poi arrivarono i pesci, i volatili, le pecore, i cavalli. L’uomo.

Iniziò la storia del mondo.

E D-o disse ad Abramo ‘questa terra la darò a te e ai tuoi discendenti’ ed apparve a Isacco suo figlio, per ribadire la propria promessa. E Giacobbe scappò dal fratello Esaù. Durante la fuga si mise a dormire e D-o gli promise in sogno ‘darò la terra su cui sei sdraiato a te e ai tuoi discendenti’.

E poi arrivarono i discendenti di Abramo, Isacco e Giacobbe che continuarono a leggere e a studiare la Torah, la parola di D-o e i suoi insegnamenti.

E poi arrivarono i discendenti dei discendenti e non smisero mai di credere nemmeno per un attimo alle promesse che D-o, il Creatore del mondo, aveva fatto ai loro padri.

E poi arrivarono degli uomini che dicevano di essere persone di fede, credenti. Uomini che non si facevano smuovere dalle teorie sul big bang e i buchi neri. Persone che avrebbero cavalcato nel Medioevo per migliaia di chilometri pur di liberare i propri luoghi sacri e riportare la parola di D-o là dove regnavano gli infedeli.

La storia si popolò di individui che avrebbero giurato di dire la verità sul libro più letto e venduto del mondo, su un testo in cui credevano fermamente.

E questi stessi individui, che si dichiaravano credenti, si riunirono per decidere le sorti di un fazzoletto di terra umido, desertico, senza nessun appeal razionale.

Abbracciarono rappresentati del terrore mettendo da parte stragi, bambini sgozzati, terrore, orrore, massacri di innocenti che avvenivano sotto ai loro occhi silenti e dedicarono le proprie energie a un puntino geografico quasi invisibile sul mappamondo.

La storia si riempì di uomini dal buonismo selettivo, dalla coscienza relativa, dalla fede limitata a ciò che era più confortevole.

Quando l’occidente si siede a tavolino per discutere la legalità e legittimità dello Stato di Israele e il rappresentante della cristianità abbraccia degli assassini non è di politica né di diritti umani che si discute. Ma di D-o. Di D-o e della Sua parola.

Perché se un individuo crede che sia stato D-o a generare la luce a soffiare dentro di lui l’anima stessa, se prega a D-o, quello stesso D-o che ha creato il mondo, se crede nella veridicità della Bibbia e la considera un libro sacro, quello stesso individuo non può mettere in discussione la parola divina quando D-o dichiara ad Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Isaia, che la terra appartiene al popolo ebraico.

Chi mette in dubbio che la terra di Israele appartenga al popolo ebraico, sta mettendo in dubbio la propria fede, sta negando la veridicità della Bibbia. E l’esistenza di D-o stesso.

Gheula Canarutto Nemni