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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

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jewish identity

Dedicato ai Mosè che si fanno chiamare Antonio

Ci sono certi ebrei che hanno dimenticato cosa significhi essere ebrei.

Per i quali una stella di Davide è solo un solco sottile nel proprio subconscio.
Ci sono certe persone che nascono da famiglie ebraiche e non sanno nemmeno di essere connessi ai propri fratelli.

Individui non consci degli effetti che una loro singola parola può avere su fratelli a loro sconosciuti.
Esistono persone che non immaginano di essere collegate ad altri ebrei da legami così stretti ed inevitabili.
Ci sono ebrei che in casa si fanno chiamare Mosè mentre per la strada preferiscono farsi chiamare Antonio, persone che non distinguono il tramonto del venerdì da quello degli altri giorni della settimana, per i quali le tre stelle del sabato sera non sono diverse da quelle cadenti nelle notti di mezza estate.
Uomini e donne che ritrovano il D-o dei propri avi solo per le 25 ore del giorno di kipur, quando varcano la soglia di una sinagoga, si coprono la testa con la kipà e cercano di cogliere qualche parola di quella lingua che i loro trisnonni leggevano senza problemi.
Poi è venuto il Rebbe.
E ci ha insegnato che ci sono certi ebrei che hanno dimenticato cosa significhi essere ebrei perché probabilmente non hanno mai avuto qualcuno che gliel’abbia insegnato.
Ebrei che non sanno di avere fratelli sparsi in giro in tutto il mondo, pronti a lottare per loro e a difenderli di fronte a chiunque, perché non ne hanno mai incontrato uno.

Che non immaginano di possedere, ma magari vorrebbero avere così tanti legami indissolubili con persone che non sono della loro famiglia.
Persone a cui nessuno si è seduto vicino per spiegare che l’effetto dirompente della parola di un ebreo sulla vita di milioni di altri deriva dal fatto che siamo tutti parte indissolubile di D-o stesso, che proveniamo tutti dallo stesso respiro divino.
Quei Mosè che si nascondono sotto i panni di Antonio che forse non sanno quanto un loro piccolo, infinitesimo passo verso D-o e la propria identità, abbia una risonanza infinita nei cieli. Perché probabilmente nessuno gli ha mai detto che chi dà una svolta spirituale alla propria vita raggiunge livelli molto più alti di chi, in quei sentieri, ci ha sempre camminato.

Forse molte spaccature all’interno del popolo ebraico sparirebbero in un attimo se tutti leggessero le parole del Rebbe.

Siamo una sola cosa in due modi: nella nostra essenza e nel nostro carattere. Nella nostra essenza siamo una sola anima che deriva da una sola fonte. Nel nostro carattere siamo ognuno complementare all’altro, nessuno è davvero completo, ognuno di noi contribuisce a ciò che manca nell’altro, ognuno aggiunge perfezione all’altro. Come in un enorme mosaico, stando uno accanto all’altro rendiamo l’intero completo. Nessuno è perfetto senza tutti gli altri. E ognuno di noi è incompleto finché anche uno solo manca. Gheula Canarutto Nemni

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When I sit in darkness G-d will be my light

hanukkah nazismWhy do we light these candles every year? you ask me, my son.

Why do we go on repeating this ritual every year and every day of this festival we insist that a new flame shall dance in our homes?

My child, Hanukkah is not only a beautiful story.

When the Maccabees defetaed the enemy they did not go around the streets with their swords, as all other nations used to do. They had more important things in their mind.

They ran to the Beth Hamikdash, the sanctuary in Jerusalem, with one main goal. To rekindle the menorah, the seven branched candelabra. They did not organize parties or massive celebrations, but they dedicated all their time looking for a sealed, still pure, oil flask. All they wanted was to bring back to life with the outmost pureness, the light that for years had been lighting from Jerusalem, the whole world.

They found a sealed flask, but it was only one.

And this little flask resisted with its own strenghts against winds, oxygen and the laws of nature and it went on dancing and lighting for eight uninterrupted days.

 

We Jews are used to walk in the dark. Every step we undertake there is an obstacle, a challenge, an enemy, to wait for us.

 

And yet nothing could make us ever think ‘this is the end. I will surrender’.

My little child, we did not come to this world for observing in a passive way what is going on.

Our soul was not detached from the Divine throne to suffer events without shouting back.

G-d cared to blow inside us His deep essence for only one reason. Because we can.

Everyone of us is that flask, everyone has inside himself that strenght to resist, the power to change.

We are all able to overwhelm ourselves and the world that surrounds us with positivity and absolute light.

My son, Hanukkah is Jewish history that repeats itself, again and again.

It’s the story of a girl who just lost a few weeks ago her father and brother in a terror attack and did not want to surrender to our enemies and their plans.

We, Jews, do not give evil a break.

And from the last, weakest ray of light, from the last drop of faith that survives in every human soul, we kindle a new fire, bigger and stronger than before.

‘Do not joy my enemy, because I fell down but I got up’, Micha the prophet said and the Israeli girl, who was ready to get married when two days before the wedding she had to bury her father and brother, this girl wanted this sentence printed on her new postponed wedding invitation.

Remember my son.

 

We, Jewish nation, blind darkness with endless light.

 

Hanukkah sameach

Gheula Canarutto Nemni

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