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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

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libero pensiero

I ragazzi che devastano le tombe nel cimitero ebraico come testimoni del nostro tempo 

 

Oggi scrivo a voi, ragazzi che avete distrutto e preso a calci le lapidi e le tombe di chi non c’è più.

Mi rivolgo a voi, bambini che state iniziando a crescere e invece di coltivare qualcosa che poi crescerà, rompete e vandalizzate il ricordo di chi non può nemmeno difendersi. Vi immagino entrare in quel cimitero, al Verano, strano luogo di ritrovo per dei ragazzi della vostra età. Forse vi stavate annoiando, forse cercavate di farvi belli gli uni agli occhi degli altri. O forse, i vostri genitori non vi hanno trasmesso un vero senso, profondo, da dare ai vostri giorni. Raccontano che venite da quelle brave famiglie al di sopra di ogni sospetto. Famiglie dove ricevi un po’ tutto, in cui non devi lottare per ottenere ciò che desideri. E voi, giovani pieni di energia, vi ritrovate con la voglia di fare senza sapere dove la potete incanalare. Vorreste alzarvi, dare il vostro contributo, ma nessuno vi indica la direzione in cui andare. E così vi ritrovate vuoti, con ore e ore a cui cercare di dare uno scopo. Vi guardate negli occhi e decidete di riempire questo immenso cratere di valori e ideali, con calci e atti vandalici nel regno dei morti.

Non siete voi che dobbiamo punire. La colpa non sta nella società che vi circonda. Andiamo alla ricerca di grandi parole senza un senso ben definito, per non additare nessuno in particolare. Invece il colpevole c’è. E si chiama educazione. La colpa sta in chi non si è preso la briga di sedersi vicino a voi per spiegarvi quanto ogni minuto di vita sia un regalo inestimabile che non ritorna. E’ colpevole chi non vi ha insegnato a guardarvi intorno, a cercare chi avrebbe bisogno di voi. Chi non vi ha tirato fuori la passione per qualcosa di positivo, per l’arte, per la musica, per un bel libro.

Vi hanno lasciati vuoti. E voi, con l’immaturità e irresponsabilità della vostra età, vi siete riempiti da soli.

Ogni cosa che succede là fuori è un insegnamento per migliorarci. Diamoci da fare perchè nessuno dei nostri figli si ritrovi mai perso nel vuoto di valori. Riempiamoli di amore per il bene, per le cose importanti. Insegniamo la gioia nel dare, nell’aiutare.  Riempiamoli così tanto da sembrare quasi troppo. Quando si vuole bene si vuole dare tutto. Se vogliamo bene ai nostri figli imbottiamoli di valori, di rispetto. Non lasciamo le briglie dei nostri giovani sciolte,  senza controllo. La libertà assoluta è un male. La libertà deve scorrere su binari positivi. Altrimenti il treno deraglierà schiantando se stesso e chi ci sta viaggiando.  

Gheula Canarutto Nemni

Lettera aperta a Obama sulla presunta correlazione tra cambiamenti climatici e terrorismo

Gentile Presidente Obama,

Pochi giorni fa le Sue parole hanno riecheggiato nell’aria di Milano, la mia città.

Abbiamo avuto l’onore di sentire la Sua opinione riguardo alle nuove tecnologie, all’impatto che avranno sul futuro dei nostri figli. Riguardo al cibo, alla salute, agli sprechi.

Poi ha iniziato a parlare di immigrazione, dei profughi che soffrono la fame a causa dei cambiamenti climatici, persone che non hanno lavoro perché il clima si sta modificando.

“Sono certo che questa sia una delle cause che provocano la radicalizzazione e fomentano il terrorismo in molti paesi del Medio Oriente e dell’Asia del Sud. Se molti giovani si ritrovano disoccupati, finiscono per indirizzare le proprie energie in un modo non sano”. Queste sono state le Sue parole.

Le ho rilette tre volte, forse avevo perso un pezzo per strada.

La disoccupazione è una delle cause del terrorismo. Questa frase va contro ogni valore in cui sono stata allevata, contro ogni principio che mi hanno insegnato. Stiamo davvero illudendoci che una persona possa arrivare ad uccidere degli innocenti perché non ha un impiego?

Gentile Presidente Obama, dobbiamo impegnarci a trasmettere ai nostri figli un messaggio diverso. Un messaggio che vada oltre il lavoro, le necessità materiali e il denaro.

Di tutto questo ne abbiamo bisogno, senza ombra di dubbio. Cibo e lavoro dovrebbero essere diritti garantiti a ogni essere umano.

Ma la vita riserva sempre delle sorprese. In tempi di crisi economica o di guerra ci si può ritrovare disoccupati, qualche volta senza cibo nel frigorifero.

Nessuna di queste condizioni può essere usata come giustificazione per uccidere dei giovani in una discoteca, per fare saltare per aria un autobus, per lanciare un aereo contro le Torri Gemelle.

Molti terroristi che hanno stravolto il nostro mondo con i loro atti violenti, non erano nè disoccupati nè affamati. Molti di loro erano acculturati, sia dal punto di vista occidentale che sotto quello dell’estremismo islamico.

Nel medio oriente, in Asia del sud e in Europa, molte persone stanno incanalando le proprie energie in direzioni sbagliate. Perchè nessuno si sta occupando di muovere queste energie nella giusta direzione.

La nostra società è in preda a un vuoto ideologico. Ed è in questo vuoto che le ideologie violente si radicano con grande successo.

Non stiamo trasmettendo ai giovani dei valori veri.

Ci stiamo dando da fare per nutrire i loro corpi e qualche volta la loro cultura.

Ma stiamo trascurando il loro spirito.

Gli esseri umani sono fatti di corpo e anima. Entrambe queste dimensioni necessitano di nutrimento.

Le nuove generazioni sono affamate di valori. Sono assetate di mete verso cui correre.

Chi vuole davvero fare progredire l’umanità e portarla fuori dal tunnel buio in cui è rimasta incastrata, non può occuparsi solo degli aspetti materiali del mondo.

Un individuo può possedere milioni di dollari, ma senza uno scopo, un obiettivo di vita, sarà una persona povera e vuota, pronta ad essere riempita. Dal bene e dal male.

Per cambiare in meglio il destino dell’umanità, bisogna investire sull’educazione di ogni persona.

Non sono i cambiamenti climatici che trasformano gli individui in terroristi. Né i campi senza raccolto. E’ l’aridità in campo educativo. Iniziamo a sfamare le nuove generazioni, oltre che con il cibo materiale, anche con quello morale.

Gheula Canarutto Nemni

 

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obama milan

Open letter to President Obama on climate change and it consequence on terrorism

Schermata 2017-05-11 alle 22.18.56Dear President Obama,

A few days ago your words filled the air of Milano, the town where I live.

You gave an interesting perspective about technology; about the impact it is having on our children’s future. You spoke about healthy food and waste.

And then you spoke about immigration, about refugees who suffer from food shortages because of the climate change and how this has an impact on unemployment.

“I am certain that this is part of the problem that instigates radicalization and terrorism in many countries of the Middle East and South Asia. If many young people are unemployed they will channel their energies in an unhealthy way.” These were your words. I read them three times. It was hard for me, as a parent and as an educator, to believe that unemployment can be claimed as one of the causes of terrorism. It was against the values I was raised in, against all my credos; to delude oneself into thinking that a person can arrive to the point of killing somebody else simply because he himself does not have a job.

Dear President Obama, we cannot encourage the future generations in the belief that everything revolves around a job, material needs, and money.

Yes, we need these things. Food and work should be universally granted rights.

But life is complicated, and sometimes you can be unemployed, and maybe even without any food in the fridge, due to an economic crisis period or a war.

But none of these conditions can be used as a justification for killing young people in a disco, putting a bomb in a bus or throwing an airplane into the Twin Towers.

Most of the terrorists who shook our world with their heinous crimes were not unemployed or hungry. In fact, some of them were educated people, educated under a Western point of view. And extremist Islam too.

In Middle East, South Asia and Europe, people channel their energies in unhealthy way, simply because no one is nourishing their souls in a positive way.

Our society is a big ideological vacuum, where violent ideologies are free to burrow their roots. We don’t provide young generations with real values. We are trying to nourish only their bodies, and maybe their culture, sometimes. Yet we are neglecting their souls. This is the reason why youngsters run towards harmful ideologies as they grow up. Human beings are made of flesh, and a soul. Of body and spirit. We need to nourish both of these dimensions.

New generations are hungry for values; they are thirsty for life’s principles and goals.

If you wish for real human progress, you cannot deal only with the material aspects of life. You can give a person millions of dollars, but if you deprive him of a goal, of an objective to run for, he will be the emptiest person in the world, ready to be filled with good or evil.

We should do our best to provide a healthy education to every individual. This goal, this directive, depends on you. It depends on all those who can change our world.

It is not climate change that makes people turn to terrorism. It is not dry fields. It is dryness in education, in values.

We must provide them with moral food too.

Sincerely,

Gheula Canarutto Nemni

P.S. You mentioned that activists need to propose pragmatic solutions. If you are interested, I have them ready for you.

 

 

Sai cosa rispondere a tuo figlio quando ti domanda il significato della parola libertà? 

Se Shakespeare non avesse studiato e  le regole dell’ortografia e della grammatica, non avremmo l’Amleto né Romeo e Giulietta.

Se Einstein avesse ignorato gli assiomi e i paradigmi matematici, se avesse visto la fisica come un nesso casuale di eventi e non come una serie di fenomeni che seguono leggi precise, la teoria della relatività e l’energia nucleare non sarebbero mai esistite.

Se Mosè fosse andato a parlare con il Faraone e gli avesse detto solo libera il mio popolo, fallo andare e non avesse aggiunto altro, la vera libertà non sarebbe mai nata.

Cosa è la libertà lo puoi capire solo se sei stato prigioniero. Quando esci dalla prigione, quando spacchi le catene e vedi la luce del sole per la prima volta dopo tanto tempo. E ti domandi, e ora? Dove vado? Hai un mondo intero a disposizione, spazi infiniti. E nessuna indicazione ne’ strada spianata.

E allora capisci che la libertà, quella vera, non è solo l’assenza di un limite non desiderato.

Per essere liberi è necessario togliere le catene, abbattere i muri.

Ma non basta.

Per essere libero devi avere un’idea su quali saranno le tue prossime mosse, dove indirizzerai i tuoi passi.

Sei davvero libero se sai dove andare.

Un uomo totalmente privo di indicazioni, non è un uomo libero.

È un uomo perso.

Quando si tolgono le regole a un individuo gli si regala il vuoto; gli si spiana la strada perché si perda poi nel deserto.

Libera il mio popolo perché possa servirmi, disse D-o al Faraone.

Me li porto via, saranno i mie servi. Individui al servizio divino e non al servizio di un altro essere umano. O peggio ancora, persi nel nulla.

Insegneremo al mondo cosa significa libertà, disse D-o al suo popolo appena liberato dalla schiavitu’ e in procinto a sottomettersi alle Sue leggi.

La libertà non limita l’essere umano ma gli pone dei limiti, la libertà non lo ostacola ma gli pone dei paletti precisi, la libertà non ferma ma suggerisce dove sia meglio andare.

Pesach è la fine della schiavitù dall’Egitto e l’inizio della carriera degli ebrei come servi di D-o.

Pesach è la festa della libertà. Perché un individuo è davvero libero solo quando è provvisto della base giusta da cui partire per il proprio cammino nel mondo.

Pesach kasher vesameah e buona festa della libertà, quella vera

Gheula Canarutto Nemni

Prova di cultura generale: da dove proviene la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo?

 

 

 

Caro amico liberale che ti batti da anni per costruire un mondo migliore,

ti sei mai chiesto da dove provengano le tue idee e i tuoi ideali?

Ti sei mai domandato come sia possibile che con tutte le rivoluzioni e stravolgimenti, i valori in cui credi siano rimasti immutati nel tempo?

Prova a guardare a ritroso nella storia, ma ti prego di farlo con imparzialità assoluta.

Chi vedi, tra i popoli e le genti, portare avanti imperterrito e incurante degli ostacoli che gli vengono messi davanti, i principi che oggi chiamiamo universali?

Chi si è battuto per diffondere l’uguaglianza delle persone, il diritto alla vita di ogni singolo essere vivente, il rispetto per la natura, la sacralità del riposo per gli uomini e la terra?

Chi ha previsto la condanna per il padrone che uccide il proprio schiavo, cancellando l’idea di un uomo che può disporre liberamente della vita di un altro?

Chi ha ideato l’assistenza sociale, il welfare, l’obbligo di ogni individuo ad aiutare i meno abbienti con una percentuale del proprio profitto?

Chi ha abolito la legge del taglione e previsto il risarcimento del danno in base all’attività svolta dal danneggiato, in base al lavoro che perderà mentre guarisce? Chi ha concepito il danno morale?

Chi ha imposto che il salario del lavoratore venga corrisposto sempre nel tempo giusto e si è fatto garante affinchè nessuno si trovi alla fine del proprio lavoro senza il denaro che gli spetta di diritto?

Chi ha definito la corruzione una forma di accecamento dei giudici?

Caro amico liberale, se le domande ti sembrano molte e la ricerca dell’origine di ogni principio e concetto un po’ ardua nel suo svolgimento, ti invito ad aprire il libro di Shemot, l’Esodo, nella porzione di Mishpatim, in cui D-o dice a Mosè ‘e queste saranno le leggi che metterai davanti a loro’.

Ci troverai tutto ciò che è stato elencato qua sopra. Ci scoprirai la prima dichiarazione dei diritti dell’uomo, le basi della società civile che oggi diamo quasi per scontate. Potrai leggervi l’invito di D-o agli uomini a non arrendersi al male durante la storia e a credere fermamente che il contributo del singolo può cambiare il mondo intero.

E capirai il motivo per il quale questi principi sono universali.

Non è stato la soggettività dell’uomo a idearli, ma D-o stesso.

Ispirato da uno scritto di mia nonna Alba Rabello, z’l,

Gheula Canarutto Nemni

 

Essere ebrei è un privilegio?

Caro D-o,

La maggior parte delle volte in cui mi rivolgo a te è per chiederTi aiuto, per domandarTi di dare una svolta positiva alla mia vita, per ottenere quella cosa in più che, senza di Te, non sarebbe possibile.

Oggi sono alla ricerca delle parole giuste solo per dirTi grazie.

Perché non sempre siamo consapevoli delle ricchezze che possediamo e raramente riusciamo ad apprezzare ciò che abbiamo a portata di mano.

Voglio ringraziarTi. Per avermi fatto parte di un popolo che in presenza di un solo letto in casa, esige che sia il padrone a dormire per terra e lo schiavo a dormire nell’unico letto. Per avermi fatto nascere tra persone che lavorano, corrono, faticano e quando tirano le somme di ciò che hanno guadagnato, pensano prima ai poveri e ai bisognosi e poi a se stesse.

Grazie D-o per il risveglio del mattino illuminato dalla preghiera e da attimi di raccoglimento invece che da una corsa per buttarsi nella mischia pochi minuti dopo avere aperto gli occhi.

Grazie per quelle venticinque ore settimanali di off line totale, di famiglia, di amici, di silenzio interiore. Per la magia degli sguardi che si incontrano dopo una settimana in cui tutto avviene di fretta. Grazie per la bontà che ci hai insegnato e che oggi si trasforma in soccorsi ai siriani, abbandonati dal resto del mondo e aiutati di nascosto da noi, ebrei, loro eterni nemici.

Grazie per avermi donato la chiave per interpretare ogni cosa ed evento della vita in ottica profonda, diversa. Il cibo per noi non è un semplice insieme di molecole saporite, il tempo non è mai un solo movimento meccanico delle lancette.

E il caso non è l’artefice del nostro destino.

D-o grazie per avermi fatto essere lì, insieme a tutte le anime presenti, passate e future, del mio popolo e avermi fatto sentire direttamente dalla Tua voce, i primi due comandamenti. Nessun popolo della storia ha mai assistito a un evento del genere. A nessun altro insieme di donne, uomini e bambini, Ti sei mai rivelato in questo modo.

Grazie D-o per la Torà, le sue leggi, la sua morale eterna ed universale.

E grazie, grazie di cuore, per avermi dato il privilegio, la responsabilità e l’onore di fare parte della Tua nazione.

Con la speranza di non deluderTi mai

Gheula Canarutto Nemni

 

 

Inviato da iPhone

Il giorno della memoria fa il gioco del nostro nemico?

 

Immagino paesaggi scorrere davanti ai miei occhi.

Il verde dei campi che si trasforma in un bianco accecante, ho la terribile sensazione addosso che non rivedrò mai più nulla di tutto questo.

Che non riabbraccerò più mia madre dopo che sarò rientrato dalla preghiera del venerdì sera, che il sapore della matzà non arriverà più alla mia bocca e il profumo dell’etrog non risveglierà più in me aspettative di gioia.

Vicino a me ci sono rabbini schiacciati contro ebrei che non credono in D-o, donne vestite a festa si stanno strappando le vesti per farne coperte per i propri bambini. Le loro labbra sono blu per il freddo, i loro occhi si stanno pericolosamente chiudendo. Avrebbero dovuto essere il nostro futuro; forse non vedranno nemmeno il domani.

Il gelo sta facendo perdere la sensibilità ai nostri arti e forse anche ai nostri cuori.

Nessun individuo sano di mente e di sentimenti potrebbe reggere a ciò che i miei occhi stanno vedendo. La morte si mischia alla vita senza dare tempo alle lacrime, al dolore e alla consapevolezza.

Quale è la colpa per cui stiamo pagando questo prezzo? domando guardando il cielo attraverso l’unica fessura che ci hanno lasciato.

Siamo diversi, mi rispondo da solo.

Se ci fossimo omologati al mondo in tutti questi secoli, non saremmo le sue vittime predilette. Se non avessimo cantato, mangiato, parlato, vestito, pregato come D-o comanda, non ci avrebbero bruciati nelle piazze in Spagna, nei pogrom in Russia, non saremmo su questo treno a percorrere gli ultimi chilometri della nostra vita.

Se rimarranno ancora ebrei sulla terra e se uno di loro ritroverà questo messaggio, sappiate  che il nostro nemico sa come potrebbe farci sparire. E’ da migliaia di anni che sta tentando  la stessa strategia. Facendo  sparire il nostro cibo speciale, i nostri tefilin e tallit, ammutolendo i nostri canti, tramutando i nostri sabati in giorni feriali. Vorrebbe silenziare le nostre preghiere e annullarci, annichilirci, ci vorrebbe omologati a tutti gli altri.

Se state leggendo queste righe, vi prego, non fate il gioco del nostro nemico. Non dimenticate chi siete e fate ricordare questa vostra unicità a chiunque vi incontri.

Fatelo per noi, che non potremo più accendere le candele dello shabat e riunirci in una sinagoga a pregare.

Fatelo per noi, ebrei deportati e inceneriti, perché è il nostro essere ebrei che vogliono cancellare uccidendoci.

Fatelo per noi, che avremmo voluto esserci ancora per farlo, vi prego. Non fate il gioco del nostro nemico. Alimentate la vostra identità ebraica camminando per strada, quando andate a dormire e quando vi alzate. Sei milioni di anime in cielo vi ringrazieranno.

Gheula Canarutto Nemni

 

 

Quando l’Occidente mette in dubbio la legittimità di Israele, nega l’esistenza di D-o stesso

 

Fiat lux, e luce sia, ordinò D-o e per la prima volta un raggio trafisse l’universo. Ci sia una divisione tra il cielo e la terra, continuò D-o, facendo comparire l’orizzonte. Vi siano alberi, fiori, la luna, il sole, le stelle. Le foglie iniziarono a respirare l’ossigeno e a sintetizzare la luce per trasformarla nel proprio nutrimento. E poi arrivarono i pesci, i volatili, le pecore, i cavalli. L’uomo.

Iniziò la storia del mondo.

E D-o disse ad Abramo ‘questa terra la darò a te e ai tuoi discendenti’ ed apparve a Isacco suo figlio, per ribadire la propria promessa. E Giacobbe scappò dal fratello Esaù. Durante la fuga si mise a dormire e D-o gli promise in sogno ‘darò la terra su cui sei sdraiato a te e ai tuoi discendenti’.

E poi arrivarono i discendenti di Abramo, Isacco e Giacobbe che continuarono a leggere e a studiare la Torah, la parola di D-o e i suoi insegnamenti.

E poi arrivarono i discendenti dei discendenti e non smisero mai di credere nemmeno per un attimo alle promesse che D-o, il Creatore del mondo, aveva fatto ai loro padri.

E poi arrivarono degli uomini che dicevano di essere persone di fede, credenti. Uomini che non si facevano smuovere dalle teorie sul big bang e i buchi neri. Persone che avrebbero cavalcato nel Medioevo per migliaia di chilometri pur di liberare i propri luoghi sacri e riportare la parola di D-o là dove regnavano gli infedeli.

La storia si popolò di individui che avrebbero giurato di dire la verità sul libro più letto e venduto del mondo, su un testo in cui credevano fermamente.

E questi stessi individui, che si dichiaravano credenti, si riunirono per decidere le sorti di un fazzoletto di terra umido, desertico, senza nessun appeal razionale.

Abbracciarono rappresentati del terrore mettendo da parte stragi, bambini sgozzati, terrore, orrore, massacri di innocenti che avvenivano sotto ai loro occhi silenti e dedicarono le proprie energie a un puntino geografico quasi invisibile sul mappamondo.

La storia si riempì di uomini dal buonismo selettivo, dalla coscienza relativa, dalla fede limitata a ciò che era più confortevole.

Quando l’occidente si siede a tavolino per discutere la legalità e legittimità dello Stato di Israele e il rappresentante della cristianità abbraccia degli assassini non è di politica né di diritti umani che si discute. Ma di D-o. Di D-o e della Sua parola.

Perché se un individuo crede che sia stato D-o a generare la luce a soffiare dentro di lui l’anima stessa, se prega a D-o, quello stesso D-o che ha creato il mondo, se crede nella veridicità della Bibbia e la considera un libro sacro, quello stesso individuo non può mettere in discussione la parola divina quando D-o dichiara ad Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Isaia, che la terra appartiene al popolo ebraico.

Chi mette in dubbio che la terra di Israele appartenga al popolo ebraico, sta mettendo in dubbio la propria fede, sta negando la veridicità della Bibbia. E l’esistenza di D-o stesso.

Gheula Canarutto Nemni

 

 

 

A Chanuka gli ebrei  festeggiano la vittoria della luce sul buio, del bene sul male. Nonostante tutto. 

Yehi or, fiat lux, luce sia, disse D-o. 

La luce comparve timida, nel buio immenso. 

Accennò qualche passo, un po’ tentennante, timorosa di scomparire per sempre inghiottita dal buio. 

Fatti avanti, sussurrò una voce dietro di lei. 

La luce alzò la testa e si guardò intorno. Il buio le lanciò uno sguardo di sfida.

 Non temere, sei più forte, disse di nuovo la voce. 

La luce prese coraggio e avanzò. 

Non credo ai miei occhi, le disse il buio. Chi pensi di essere per camminare così, nel mio territorio? 

Una tua piccola, infinitesima molecola lo può sconfiggere, suggerì la voce. 

Il cuore della luce era in tumulto. Da un lato la paura del proprio nemico, dall’altra la consapevolezza di essere stata creata con uno scopo preciso. 

Si fece coraggio ed entrò negli animi delle persone di fede, nel pensiero degli idealisti, nelle azioni di chi non si vuole arrendere. Si trasformò in molecole e attraversò l’universo alla velocità più alta del mondo. 

C’è una nazione che, una volta l’anno, per otto giorni, festeggia questa creatura coraggiosa che con un minimo accenno è in grado di sconfiggere un grande nemico. Con una piccola fiamma, illuminare un’intera stanza. 

C’è un popolo a cui è stato insegnato che I lumi vadano accesi in un crescendo, un lume in più ogni giorno,  uno dopo l’altro, perché la luce contagia chi le sta accanto.

Fiat lux, disse D-o creando il miracolo del buono, del positivo, del futuro, in un mondo che fino ad allora era stato buio.

 Yehi or, comandò D-o donando il potere all’essere umano di cambiare il proprio destino in un secondo, il potere di diffondere il bene e sconfiggere il male con un piccolissimo gesto. 

Una volta all’anno noi, figli ed eredi di persone che armate solo di luce e di bene, hanno difeso la sopravvivenza del nostro popolo, ricordiamo al mondo che il bene, la luce, se davvero si vuole, possono sconfiggere il male peggiore. 

Chanukah sameach! 

Gheula canarutto nemni 

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