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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

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libero pensiero

Piccolo grande uomo, ogni giorno e’ una pagina bianca da scrivere con frasi solo migliori…

Caro Dan,  Quando un’anima si stacca dal cielo e arriva in terra, è perchè ha una missione da compiere.

Nessuno di noi sa in cosa consista, tutti però veniamo qui con un pacchetto di mezzi in dotazione.

Perchè solo così potremo portare a termine il nostro compito. 

Se aprirai il tuo pacchetto ci troverai delle cose straordinarie, armi speciali con cui potrai cambiare giorno dopo giorno, il mondo. 

Ci troverai la tradizione, lenti attraverso le quali guardare ciò che ti circonda in maniera diversa dagli altri

Ci potrai trovare la gioia., grazie alla quale continuerai sempre a ballare

La fede,, forza interiore a cui attingere in tempi felici ma anche in quelli duri. E che non dovrai mai smettere di alimentare. 

Ci troverai l’amore, un muro che ti proteggerà dal mondo là fuori, gli affetti, una delle poche risorse per le quali il ritorno sull’investimento è assicurato 

Troverai la caparbia, la testardaggine, quel rifiuto assoluto di arrendersi di fronte agli ostacoli e alle difficoltà. Linea che trasforma pochi uomini in eroi assoluti. 

L’orgoglio di essere ebreo, anello di congiunzione tra il passato e il futuro di una nazione.

La curiosità, che ti farà cercare di indovinare cosa si trova al di là del sipario, nelle sfere celesti, nei libri mai letti.

Il canto, la musica, penna dell’anima con cui raccontare senza parole.

Troverai le lacrime, gocce salate che ti faranno fermare a riflettere.

Incontrerai delle guide, persone speciali che D-o ha mandato in terra per farci da faro. Per illuminare il sentiero nel quale camminiamo, per non farci perdere al buio. 

I tuoi maestri, uomini che dedicheranno la vita per insegnarti le cose importanti.

Ci troverai fratelli, sorelle, nipoti, cugini. Cuori con cui condividere momenti banali di vita. Ma anche queli difficili. E soprattutto quelli speciali.

Ci troverai i nonni e le nonne, rifugio caldo e sicuro con cibo e amore compresi nel prezzo.  

Ci saranno mamma, papà, due esseri che non hanno ricevuto nessun manuale di istruzione insieme al bebè che hanno messo al mondo. Individui che ti ameranno oltre a se stessi, che dedicheranno ogni loro minuto per vederti crescere nella strada giusta

Ci troverai la preghiera, quella capacità e possibilità straordinaria di connetterti con il Tuo Creatore.

Ci troverai gli ostacoli, le difficoltà. Per superarli cambia loro nome. Chiamali sfide, perchè solo così troverai la soluzione.

Amore mio, hai già tagliato un importante traguardo. Da questo momento in avanti sarai parte di un minyan, verrai contato nell’universo dei grandi. 

Sarai responsabile per i tuoi pensieri, parole ed azioni. 

Guardati indietro solo per imparare dai tuoi errori, ma poi procedi guardando sempre in avanti. 

Ogni giorno è una pagina bianca da scrivere con frasi solo migliori.

Piccolo grande amore, auguri, Mazal tov. 

E che la benedizione del Cielo accompagni  ogni tuo passo.

 Con infinito amore, 

Mamma 

Gheula Canarutto Nemni 

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L’eroe di Yom Kippur. Una storia vera 

L’eroe di questa storia sei tu.
Che sfidi le convenzioni, la razionalità, gli antisemiti, gli atei e i miscredenti e stai andando in sinagoga. 

La persona da ammirare è tuo figlio. Che lascia i suoi amici, i suoi giochi elettronici, i suoi siti preferiti, per sedersi accanto a te ad ascoltare parole di cui ignora il significato. 

Le eroine di queste pagine sono tua madre, tua nonna, donne che hanno visto massacrare i propri cari davanti ai loro occhi durante la guerra, che hanno respirato il fumo dei campi di concentramento. Eppure tornano ogni anno a confrontare D-o nella Sua dimora. 

Gli eroi siamo noi, discendenti di un popolo pieno di discussioni, di dubbi, di lacerazioni e persecuzioni. Che una volta all’anno accantoniamo tutte le nostre domande per ritrovare certezze.

Impavide sono le nostre gambe che ad ogni passo verso la sinagoga, annunciano senza paura al mondo: io sono ebreo e ne sono fiero.  

Eroica è la nostra anima, che, nonostante le tappiamo la bocca e tarpiamo le ali ogni giorno, si mette silente in angolino e aspetta. 

Perché sa che ci sono venticinque ore all’anno in cui nessuno potrà farla stare zitta. Una giornata intera in cui si sente solo la sua di voce. 

In queste ore siamo solo figli di D-o, parte di un disegno divino unico e diverso. 

In questo giorno, quando chiudiamo gli occhi e gridiamo: 

Shema Israel H’ Elokeinu H’ Echad

Ascolta Israele, D-o è il nostro D-o, D-o è Uno

nessuna barriera, 

nessun ostacolo, 

nessuna azione sbagliata 

o pensiero oltraggioso, 

nessun passato erroneo 

o atteggiamento controverso, 

nessun peccato 

né trasgressione 

potrà ergersi tra noi e il nostro Creatore. 

A Yom Kippur siamo un tutt’uno con Chi ci ha voluto nel Suo mondo. 
Gmar chatima’ tova’ 

Gheula Canarutto Nemni

Lettera al nostro papà che sta nei cieli

Caro papà, Un altro anno è passato. 

Seduto qui, davanti a questo foglio bianco, vorrei provare a fare un bilancio. 

Non mi sono sempre comportato come ti avevo promesso. 

Qualche volta ti ho trascurato e, non posso negarlo, ci sono stati momenti in cui ti ho accantonato, istanti in cui ti ho dimenticato. 

Mi hai chiamato e non sempre ho risposto. 

Ho dato per scontato tutto quello che mi hai donato, le tue attenzioni, i tuoi regali a cui mi sono così abituato. 

Papà, essere tuo figlio però non è la cosa più semplice al mondo. 

Sei un padre che pretende, che richiede, che sprona a non fermarsi mai davanti a niente. 

Il punto che io considero d’arrivo, è per te solo un’altra partenza. 

Quando mi sembra di avere fatto qualcosa di grande, mi dai una pacca sulla spalla e mi dici: domani, farai di meglio. 

Però so che lo fai per il mio bene. 

Non ti preoccupare figlio mio, nonostante i nostri alti e bassi, mi continui a ripetere, il nostro legame rimarrà per sempre immutato. 

Il mio affetto per te va al di là del tuo comportamento, mi hai detto un giorno. 

Le tue parole rimbombano nella mia testa facendomi capire cosa sia davvero l’amore di un padre.  

Tra poco arriverò da te come ogni anno. 

Cercherò di isolarmi da tutto e capire come intraprendere il mio nuovo cammino. 

Innanzitutto perdonami per non avere apprezzato, per quegli incontri che ho a più riprese rimandato.  

Il mio cuore vorrebbe dirti quanto ti amo, quanto sia importante saperti lì per me, nonostante tutto. Ma non trovo le parole giuste per dirlo. 

Papà, sono davanti alla tua porta e mi torna in mente quello che mi hai detto. 

Figlio mio, non sarai mai troppo lontano perché io non possa sentire un tuo grido d’aiuto.

Allora, ti prego, ascolta questo suono che tu stesso mi hai insegnato.

 Creatore del mondo, in questo primo giorno dell’anno raccolgo il fiato che Tu stesso mi hai dato e lo riverso nello shofar. 

 Il mio amore per Te lo esprimo attraverso questi semplici suoni, che provengono dalla parte più profonda di me stesso. 

Eccoti, figlio mio, sei ritornato. 

Sì papà, è questo richiamo puro, senza consonanti e vocali, che mi ha riportato.  

Shana’ tova’ umetuka,

Che possa essere un anno dolce per tutti 

Gheula Canarutto Nemni 

Massimo Corsaro e l’ossessione per la circoncisione dei propri avversari 

Ha conseguito la maturità scientifica. Si è laureato all’Università Bocconi. Ha lavorato come senior auditor presso la Price Waterhouse. Ora è un commercialista. E un parlamentare. Che apostrofa i propri avversari con frasi come ‘le sopracciglia le porta così per coprire i segni della circoncisione’. Eppure con un simile curriculum ci si aspetterebbe qualcosa di più. Come sapere dialogare, discutere, avere scambi di opinione, in maniera civile, con chi la pensa diversamente. Purtroppo a Massimo Corsaro tutti i corsi universitari e le esperienze professionali, non hanno insegnato il fair play. Nessuno gli ha spiegato che per vincere, l’ultima cosa che devi fare è offendere, prendere in giro, non rispettare, il tuo avversario. “Nessun antisemitismo, solita speculazione” risponde il parlamentare che viene pagato dalle tasse degli italiani per denigrare il proprio avversario ebreo. 

Massimo Corsaro, lei non siede in parlamento per rappresentare se stesso. Lei è lì per difendere, a modo suo, ma civilmente, i valori fondanti della democrazia. L’articolo 19 della Costituzione prevede il divieto di discriminazione. Il divieto di guardare in faccia un individuo  e denigrarlo perché i suoi genitori hanno deciso di farlo circoncidere. 

Discuta pure con i suoi rivali, la pluralità delle visioni è l’anima della democrazia. 

Ma alla base di tutto ci deve essere il rispetto per l’essere umano, a prescindere dalla religione e dal colore. 

Massimo Corsaro, nessuna sta facendo speculazione. Ci stiamo battendo a oltranza perché spariscano dal linguaggio comune, fintamente innocente, parole che nel corso della storia hanno dato il via a persecuzioni e massacri. 

Si’, noi ebrei ce la prendiamo. Perché troppe volte è stato dalle parole, dalle offese, dalle denigrazioni, che è iniziato tutto. 

Massimo Corsaro sarà anche un parlamentare. Ma di onorevole, per il nostro paese, purtroppo oggi ha davvero ben poco. 

  

Lettera per Adriana. Non sei tu ad avere dimenticato tua figlia, è il mondo intorno che ci fa dimenticare chi siamo 

Cara Adriana, 
Non è facile essere madri oggi. 

Rientrare in tutti quei compiti che ci si aspetta portiamo a termine, in tutte quelle liste interminabili di tappe, telefonate, impegni. La combinazione delle cose che dobbiamo fare ha come risultato un numero infinito.

Non finiamo mai di muoverci, di darci da fare. Il nostro orario di lavoro come donne e madri è illegale. Supera di gran lunga le otto ore consentite al giorno. Nel giro per andare al lavoro c’è la tappa dell’asilo, della scuola, quando chiudi l’ufficio devi riaprire tutti i files mentali famigliari, spesa, rientro a casa dei figli, compiti, cena, camicie da stirare e magari anche l’idraulico o l’elettricista. 

Quando si attaccano troppi elettrodomestici alla corrente, il contatore si sovraccarica e fa saltare la luce. Quando si immagazzinano troppo incombenze famigliari, professionali, domestiche, il cervello rischia il corto circuito. 

Adriana, ti seguo con la mente mentre esci dal lavoro con in testa la lista delle cose ancora da fare. Quando cerchi di ricordarti dove hai parcheggiato la macchina, quando sudi già al pensiero di entrare dentro a quella scatola bollente. 

Ti vedo mentre ti avvicini, con i pensieri banali di ogni donna e madre che occupano la tua mente. Mentre compi quegli ultimi passi leggeri prima che la tua vita cambi per sempre. 

Lo sento quell’urlo terribile che squarcia la piazza, le torri, le nuvole e arriva direttamente in Cielo. 

Non posso essere stata io la protagonista di questa storia stupida, non può essere successo a me che la amo più di ogni altra cosa al mondo, avrai pensato. 

Ti prego, fai che sia solo un cartellino giallo, un avvertimento che mi riporti lungo la strada delle cose importanti. Dammi una chance per dimostrare che, da domani, la mia vita la vivrò in modo diverso, che le cose per cui sacrificherò il mio tempo le ritroverò sotto la voce ‘importanti’.

C’è scritto che le anime stanno in terra giusto il tempo di perfezionarsi e portare a termine il proprio compito. 

La tua bimba era quasi perfetta. E in pochi mesi ha finito di svolgere la missione che le era stata assegnata. 

Ora la stanno cullando gli angeli in Cielo. 

Di qualsiasi cosa ti accusino, rispondi, la mia pena l’ho già scontata in quei maledetti 10 secondi. 

Poteva essere ognuna di noi la distratta, quella che spegneva la macchina e ripassava le cose da fare in ufficio mentre chiudeva la porta. 

Dentro a quei files corrotti poteva esserci il pensiero di ognuna di noi, nei passi che si allontanano inconsapevoli dall’amore più grande, c’erano tantissime donne sovraccariche di liste. 

Ho sfogliato  la tua pagina Facebook prima che la chiudessi. Ci ho ritrovato articoli condivisi,  faccine, sogni di una donna uguale a milioni di altre. 

Oggi virtualmente si può mandare di tutto. 

Io ti mando un abbraccio forte, enorme, una spalla su cui appoggiare la testa e permettersi il lusso di non pensare. 

 Dietro al bip che chiude la macchina, dentro a quell’urlo infinito di una madre rimasta impigliata nella rete delle infinite incombenze, intrappolata nelle distrazioni della vita, non ci sei solo tu Adriana. Ma milioni di donne. 

I ragazzi che devastano le tombe nel cimitero ebraico come testimoni del nostro tempo 

 

Oggi scrivo a voi, ragazzi che avete distrutto e preso a calci le lapidi e le tombe di chi non c’è più.

Mi rivolgo a voi, bambini che state iniziando a crescere e invece di coltivare qualcosa che poi crescerà, rompete e vandalizzate il ricordo di chi non può nemmeno difendersi. Vi immagino entrare in quel cimitero, al Verano, strano luogo di ritrovo per dei ragazzi della vostra età. Forse vi stavate annoiando, forse cercavate di farvi belli gli uni agli occhi degli altri. O forse, i vostri genitori non vi hanno trasmesso un vero senso, profondo, da dare ai vostri giorni. Raccontano che venite da quelle brave famiglie al di sopra di ogni sospetto. Famiglie dove ricevi un po’ tutto, in cui non devi lottare per ottenere ciò che desideri. E voi, giovani pieni di energia, vi ritrovate con la voglia di fare senza sapere dove la potete incanalare. Vorreste alzarvi, dare il vostro contributo, ma nessuno vi indica la direzione in cui andare. E così vi ritrovate vuoti, con ore e ore a cui cercare di dare uno scopo. Vi guardate negli occhi e decidete di riempire questo immenso cratere di valori e ideali, con calci e atti vandalici nel regno dei morti.

Non siete voi che dobbiamo punire. La colpa non sta nella società che vi circonda. Andiamo alla ricerca di grandi parole senza un senso ben definito, per non additare nessuno in particolare. Invece il colpevole c’è. E si chiama educazione. La colpa sta in chi non si è preso la briga di sedersi vicino a voi per spiegarvi quanto ogni minuto di vita sia un regalo inestimabile che non ritorna. E’ colpevole chi non vi ha insegnato a guardarvi intorno, a cercare chi avrebbe bisogno di voi. Chi non vi ha tirato fuori la passione per qualcosa di positivo, per l’arte, per la musica, per un bel libro.

Vi hanno lasciati vuoti. E voi, con l’immaturità e irresponsabilità della vostra età, vi siete riempiti da soli.

Ogni cosa che succede là fuori è un insegnamento per migliorarci. Diamoci da fare perchè nessuno dei nostri figli si ritrovi mai perso nel vuoto di valori. Riempiamoli di amore per il bene, per le cose importanti. Insegniamo la gioia nel dare, nell’aiutare.  Riempiamoli così tanto da sembrare quasi troppo. Quando si vuole bene si vuole dare tutto. Se vogliamo bene ai nostri figli imbottiamoli di valori, di rispetto. Non lasciamo le briglie dei nostri giovani sciolte,  senza controllo. La libertà assoluta è un male. La libertà deve scorrere su binari positivi. Altrimenti il treno deraglierà schiantando se stesso e chi ci sta viaggiando.  

Gheula Canarutto Nemni

Lettera aperta a Obama sulla presunta correlazione tra cambiamenti climatici e terrorismo

Gentile Presidente Obama,

Pochi giorni fa le Sue parole hanno riecheggiato nell’aria di Milano, la mia città.

Abbiamo avuto l’onore di sentire la Sua opinione riguardo alle nuove tecnologie, all’impatto che avranno sul futuro dei nostri figli. Riguardo al cibo, alla salute, agli sprechi.

Poi ha iniziato a parlare di immigrazione, dei profughi che soffrono la fame a causa dei cambiamenti climatici, persone che non hanno lavoro perché il clima si sta modificando.

“Sono certo che questa sia una delle cause che provocano la radicalizzazione e fomentano il terrorismo in molti paesi del Medio Oriente e dell’Asia del Sud. Se molti giovani si ritrovano disoccupati, finiscono per indirizzare le proprie energie in un modo non sano”. Queste sono state le Sue parole.

Le ho rilette tre volte, forse avevo perso un pezzo per strada.

La disoccupazione è una delle cause del terrorismo. Questa frase va contro ogni valore in cui sono stata allevata, contro ogni principio che mi hanno insegnato. Stiamo davvero illudendoci che una persona possa arrivare ad uccidere degli innocenti perché non ha un impiego?

Gentile Presidente Obama, dobbiamo impegnarci a trasmettere ai nostri figli un messaggio diverso. Un messaggio che vada oltre il lavoro, le necessità materiali e il denaro.

Di tutto questo ne abbiamo bisogno, senza ombra di dubbio. Cibo e lavoro dovrebbero essere diritti garantiti a ogni essere umano.

Ma la vita riserva sempre delle sorprese. In tempi di crisi economica o di guerra ci si può ritrovare disoccupati, qualche volta senza cibo nel frigorifero.

Nessuna di queste condizioni può essere usata come giustificazione per uccidere dei giovani in una discoteca, per fare saltare per aria un autobus, per lanciare un aereo contro le Torri Gemelle.

Molti terroristi che hanno stravolto il nostro mondo con i loro atti violenti, non erano nè disoccupati nè affamati. Molti di loro erano acculturati, sia dal punto di vista occidentale che sotto quello dell’estremismo islamico.

Nel medio oriente, in Asia del sud e in Europa, molte persone stanno incanalando le proprie energie in direzioni sbagliate. Perchè nessuno si sta occupando di muovere queste energie nella giusta direzione.

La nostra società è in preda a un vuoto ideologico. Ed è in questo vuoto che le ideologie violente si radicano con grande successo.

Non stiamo trasmettendo ai giovani dei valori veri.

Ci stiamo dando da fare per nutrire i loro corpi e qualche volta la loro cultura.

Ma stiamo trascurando il loro spirito.

Gli esseri umani sono fatti di corpo e anima. Entrambe queste dimensioni necessitano di nutrimento.

Le nuove generazioni sono affamate di valori. Sono assetate di mete verso cui correre.

Chi vuole davvero fare progredire l’umanità e portarla fuori dal tunnel buio in cui è rimasta incastrata, non può occuparsi solo degli aspetti materiali del mondo.

Un individuo può possedere milioni di dollari, ma senza uno scopo, un obiettivo di vita, sarà una persona povera e vuota, pronta ad essere riempita. Dal bene e dal male.

Per cambiare in meglio il destino dell’umanità, bisogna investire sull’educazione di ogni persona.

Non sono i cambiamenti climatici che trasformano gli individui in terroristi. Né i campi senza raccolto. E’ l’aridità in campo educativo. Iniziamo a sfamare le nuove generazioni, oltre che con il cibo materiale, anche con quello morale.

Gheula Canarutto Nemni

 

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obama milan

Open letter to President Obama on climate change and it consequence on terrorism

Schermata 2017-05-11 alle 22.18.56Dear President Obama,

A few days ago your words filled the air of Milano, the town where I live.

You gave an interesting perspective about technology; about the impact it is having on our children’s future. You spoke about healthy food and waste.

And then you spoke about immigration, about refugees who suffer from food shortages because of the climate change and how this has an impact on unemployment.

“I am certain that this is part of the problem that instigates radicalization and terrorism in many countries of the Middle East and South Asia. If many young people are unemployed they will channel their energies in an unhealthy way.” These were your words. I read them three times. It was hard for me, as a parent and as an educator, to believe that unemployment can be claimed as one of the causes of terrorism. It was against the values I was raised in, against all my credos; to delude oneself into thinking that a person can arrive to the point of killing somebody else simply because he himself does not have a job.

Dear President Obama, we cannot encourage the future generations in the belief that everything revolves around a job, material needs, and money.

Yes, we need these things. Food and work should be universally granted rights.

But life is complicated, and sometimes you can be unemployed, and maybe even without any food in the fridge, due to an economic crisis period or a war.

But none of these conditions can be used as a justification for killing young people in a disco, putting a bomb in a bus or throwing an airplane into the Twin Towers.

Most of the terrorists who shook our world with their heinous crimes were not unemployed or hungry. In fact, some of them were educated people, educated under a Western point of view. And extremist Islam too.

In Middle East, South Asia and Europe, people channel their energies in unhealthy way, simply because no one is nourishing their souls in a positive way.

Our society is a big ideological vacuum, where violent ideologies are free to burrow their roots. We don’t provide young generations with real values. We are trying to nourish only their bodies, and maybe their culture, sometimes. Yet we are neglecting their souls. This is the reason why youngsters run towards harmful ideologies as they grow up. Human beings are made of flesh, and a soul. Of body and spirit. We need to nourish both of these dimensions.

New generations are hungry for values; they are thirsty for life’s principles and goals.

If you wish for real human progress, you cannot deal only with the material aspects of life. You can give a person millions of dollars, but if you deprive him of a goal, of an objective to run for, he will be the emptiest person in the world, ready to be filled with good or evil.

We should do our best to provide a healthy education to every individual. This goal, this directive, depends on you. It depends on all those who can change our world.

It is not climate change that makes people turn to terrorism. It is not dry fields. It is dryness in education, in values.

We must provide them with moral food too.

Sincerely,

Gheula Canarutto Nemni

P.S. You mentioned that activists need to propose pragmatic solutions. If you are interested, I have them ready for you.

 

 

Sai cosa rispondere a tuo figlio quando ti domanda il significato della parola libertà? 

Se Shakespeare non avesse studiato e  le regole dell’ortografia e della grammatica, non avremmo l’Amleto né Romeo e Giulietta.

Se Einstein avesse ignorato gli assiomi e i paradigmi matematici, se avesse visto la fisica come un nesso casuale di eventi e non come una serie di fenomeni che seguono leggi precise, la teoria della relatività e l’energia nucleare non sarebbero mai esistite.

Se Mosè fosse andato a parlare con il Faraone e gli avesse detto solo libera il mio popolo, fallo andare e non avesse aggiunto altro, la vera libertà non sarebbe mai nata.

Cosa è la libertà lo puoi capire solo se sei stato prigioniero. Quando esci dalla prigione, quando spacchi le catene e vedi la luce del sole per la prima volta dopo tanto tempo. E ti domandi, e ora? Dove vado? Hai un mondo intero a disposizione, spazi infiniti. E nessuna indicazione ne’ strada spianata.

E allora capisci che la libertà, quella vera, non è solo l’assenza di un limite non desiderato.

Per essere liberi è necessario togliere le catene, abbattere i muri.

Ma non basta.

Per essere libero devi avere un’idea su quali saranno le tue prossime mosse, dove indirizzerai i tuoi passi.

Sei davvero libero se sai dove andare.

Un uomo totalmente privo di indicazioni, non è un uomo libero.

È un uomo perso.

Quando si tolgono le regole a un individuo gli si regala il vuoto; gli si spiana la strada perché si perda poi nel deserto.

Libera il mio popolo perché possa servirmi, disse D-o al Faraone.

Me li porto via, saranno i mie servi. Individui al servizio divino e non al servizio di un altro essere umano. O peggio ancora, persi nel nulla.

Insegneremo al mondo cosa significa libertà, disse D-o al suo popolo appena liberato dalla schiavitu’ e in procinto a sottomettersi alle Sue leggi.

La libertà non limita l’essere umano ma gli pone dei limiti, la libertà non lo ostacola ma gli pone dei paletti precisi, la libertà non ferma ma suggerisce dove sia meglio andare.

Pesach è la fine della schiavitù dall’Egitto e l’inizio della carriera degli ebrei come servi di D-o.

Pesach è la festa della libertà. Perché un individuo è davvero libero solo quando è provvisto della base giusta da cui partire per il proprio cammino nel mondo.

Pesach kasher vesameah e buona festa della libertà, quella vera

Gheula Canarutto Nemni

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