È più semplice realizzare i propri sogni o quelli degli altri?

Tagliare il traguardo che si èsemprevolutoraggiungereè più appagantequando lo si taglia per sé o per qualcuno al di fuori di noi?

Il mondo si batte per convincerci che la corsa per se stessi sia la migliore scelta, quella vincente.

Se non sono io per me chi sarà per me? Dice Hillel il saggio.

E l’umanità, dotata di memoria un po’ corta, non sa che in realtà questa massima non si interrompe con una concentrazione sull’io così imbarazzante.

E quando sono per me stesso, cosa sono io? Continua il nostro maestro.

Qualche giorno fa, durante la serata di presentazione del mio romanzo, mentre mescolavo farina, acqua, uova e raccontavo il significato spirituale di setacciare, impastare, sbirciavo alla mia sinistra dove un’altra donna stava sciogliendo il lievito nell’acqua, sporcandosi e appiccicandosi  le mani. E pensavo, lo sta facendo per me. In quel momento, attraverso i suoi tatuaggi, nella diversità così assoluta delle nostre vite, ho trovato la risposta che stavo cercando.

La corsa per gli altri, la partecipazione ai progetti altrui, possiede un potere immenso.

Ti illumina da dentro.

Perché per fare tuo il sogno di un altrodeviesserecapace di farti da parte, di schiacciare il tuo io fino a nasconderlo in una piccolo meandro, accantonare per qualchemomento  la tua corsaperché con i piedi in due sacchidiversi non si arriva da nessuna parte.

Hillel sicuramente aveva pensato anche a lei, a Pina, a una delle Dj più famose d’Italia, alla sua capacità di faticare pur di aggiungere i mattoni a costruzioni che non le appartengono. E’ grazie a lei che il mio sogno ha potuto spiccare il volo.

Non so se troverò le parole giuste per raccontarle che in lei ho trovato una grande maestra. Nella sua incredibile capacità di immedesimarsi, tuffarsi, nei sogni degli altri. Nella sua semplicità, disponibilità, pur essendo una delle voci radiofoniche più seguite e amate d’Italia.

‘E se non ora quando?’ termina Hillel la sua massima.

Così ora voglio ringraziare D-o per avere pavimentato la mia strada con mattoni così solidi, con personalità così illuminanti. E per avermi concesso questo privilegio di entrare nella sfera di una persona che definisce se stessa una pazza scatenata.

Per l’ebraismo esiste un tipo di pazzia chiamato shtut di kdushà.

La stupidità nella santità.

Perché a volte per raggiungere la santità, per potersi elevare al di là del mondo, bisogna essere capaci di  accantonare la razionalità, quello spirito pensante che ti fa fare calcoli di convenienza e ragionamenti ogni due passi, e semplicemente lasciare il cuore pulsare nella direzione in cui desidera andare.

 

Grazie Pina

Gheula

 

Schermata 2015-06-17 alle 11.37.26