rav toaff

 

Ci sono certe persone in grado di unirne molte altre, al di là della loro diversità. Di guardare oltre ciò che si vede, scrutando scenari che pochi riescono a intravedere. Di lottare per mantenere vivo ciò in cui credono, a costo di sfidare personaggi importanti.

Persone che vivono in funzione del prossimo, pensando davvero poco a se stesse. Persone che raggiungono le vette della propria carriera ma continuano a camminare in pianura insieme alla gente comune. Tra questi ce n’è stato uno che si è scavato da solo la fossa, nel vero senso della parola. Davanti un plotone d’esecuzione, dietro la buca dove avrebbe dovuto cadere il suo corpo dopo la fucilazione, recitò imperterrito lo Shemà Israel. Il soldato commosso gli disse ‘scappa’ e lui capì di essere stato investito di una speciale missione dall’Alto. Le sue lotte furono infinite, tenere in equilibrio i valori in cui era stato allevato con quel mondo che stava risorgendo dalle ceneri della più grande tragedia mai vista, una sfida costante. Non voleva cedere, nemmeno per un secondo, a quel nuovo modo di vivere l’ebraismo, basato su compromessi, scendere a patti, con il mondo intorno. Un giorno però lo sconforto ebbe la meglio. Un personaggio importante della comunità ebraica aveva deciso di introdurre l’organo, in segno di avvicinamento alla cultura del luogo, per accompagnare la preghiera del venerdì sera. Lui, che aveva combattuto con tutte le proprie forze perché nessun movimento riformatore entrasse nell’aria della propria comunità, si chiuse in ufficio e iniziò a scrivere la lettera di dimissioni. Non era quello l’ebraismo che voleva fare rivivere nella città che lo aveva scelto. Mentre la penna scorreva sul foglio, due uomini bussarono alla sua porta. ‘Ci manda il Rebbe di Lubavitch. Ci ha domandato di riferirle che suo padre, di benedetta memoria, è preoccupato per lei. Sa che ci sono molti problemi, ma le domanda di tenere duro. In un paio di settimane tutto si dovrebbe risolvere.’ I due uomini si dileguarono senza lasciare traccia. L’uomo prese la lettera di dimissioni, quasi pronta per essere consegnata, e la fece in mille pezzi. Due settimane dopo colui il quale aveva proposto la musica del venerdì sera rinunciò per motivi sconosciuti, al proprio proposito. Da allora il nostro protagonista ha continuato nella propria missione. Ridare all’ebraismo quella vitalità, quella capacità millenaria di convivenza, pur rimanendo ancorato alle proprie regole.

Da pochi giorni ci sta vegliando dall’alto. Con il suo sorriso, con il suo fare ironico, starà sicuramente allietando insieme ai giusti della storia, gli angeli delle sfere celesti.

Che la sua anima riposi in pace rav Toaff, sicuramente il suo unico peccato, quello di avere rubato ai nazisti un carro armato, sarà già stato perdonato.

 

Baruch Dayan Haemet

 

Gheula Canarutto Nemni