Search

Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

Category

storie vere

Il fertility day della Shoà

img_2642img_2643-1

Correva l’anno 1944. Fela Herling si trovava tra i pochi ancora in vita, nel campo di concentramento di Buchenwald. Separata dal marito un mese prima, come ultimo atto d’amore (miracolosamente sopravvivranno entrambi), avevano concepito un figlio. Quando si accorse di essere in gravidanza, Fela si vide passare davanti tutte le scene di cui non avrebbe mai voluto essere la protagonista.

Essere un neonato o una donna in gravidanza nei campi di concentramento significava spalancare la porta all’angelo della morte. Fela però decise di sfidare la storia. E di tenere il figlio. Riuscí a nascondere il proprio stato fino alla fine. E, miracolosamente, diede alla luce un maschio. Simcha, che in ebraico significa gioia. Fela aveva deciso di dare vita alla vita in un mondo dove regnava la morte.
In questi giorni del 2016, comodi nei nostri salotti, discutiamo del Fertility day.

Di una campagna voluta dal ministero per riempire gli asili e, come ci insegnano gli economisti, per permettere almeno l’equilibrio tra le entrate e le uscite pensionistiche.

Cosa comporti davvero mettere al mondo un figlio, lo si scopre solo quando non si dorme per tre mesi di seguito.

La vita invita ad accantonare le proprie esigenze, a ridimensionare i propri sogni, ad abbracciarne di nuovi che non da sempre ci appartengono. Quando si mette al mondo un figlio si supera la barriera che delimita il confine individuale di ogni persona. E si scopre la capacità di andare oltre a se stessi.

A raccontare le difficoltà che le donne affrontano in italia ogni volta che solo osano sognare una gravidanza, ci impiegheremmo interi mesi.

Migliaia di pagine si potrebbero riempire con le esperienze di chi è stato messo da parte al rientro dopo la maternità, di chi è stato costretto a ripensare alla propria carriera.

Sussidi dello stato, leggi ad hoc, agevolazioni e rispetto per chi svolge ogni giorno il lavoro di madre, renderebbero il nostro compito molto più facile.

Ma niente giustifica il tirarsi indietro.

Ci sono coppie che mettono al mondo figli con il solo amore e la voglia di dare, come ricchezza iniziale.

Nonostante l’assenza di regole, nonostante la carriera messa a rischio, nonostante la derisione di colleghi e l’ostracismo di quelle donne che per la carriera hanno rinunciato a venire svegliate durante la notte da un pianto assordante di un neonato affamato.

Il 23 marzo 1945 un neonato di nome Simcha apri’ gli occhi in un campo di concentramento. Grazie a una madre che non pensò a nulla, se non all’amore e all’infinito.

Non è mai il momento giusto della vita per mettere al mondo un figlio. Manca sempre qualcosa. Uno o due zeri in più nel conto corrente, il forno a microonde, la posizione ideale nel mondo professionale.

Eppure Fela non ci pensó due volte.

Se dobbiamo proprio celebrarlo il Fertility day, facciamolo il 23 marzo, il giorno in cui Fela ci insegnò il coraggio di mettere al mondo un figlio. Nonostante tutto.

Gheula Canarutto Nemni

Advertisements

Kuala Lumpur-Beijing

                                Malayisian Airlines

I contatti sono stati messi a punto, gli appuntamenti predisposti. Controllo le ultime cose, la data di scadenza del passaporto, i visti. Giusto per non rimanere a terra tra una destinazione e l’altra. Ho davanti a me un itinerario lungo, il lavoro esige anche questo. Sacrifici e corse contro il tempo. Vietnam, Hong Kong, sosta tra il venerdì e il sabato a Kuala Lumpur per poi ripartire alla volta di Beijing. E da lì finalmente rientrare in Australia. Il mio sguardo si sofferma sulla tratta Kuala Lumpur- Beijing. Partenza venerdì 7 marzo ore 12.41, Malaysian Airlines, volo MH 370. Scrivo subito al mio agente di viaggi. “Ciao Dan, ho appena notato un errore nell’itinerario di viaggio. La partenza da Kuala Lumpur dovrebbe essere l’8 marzo. Grazie Andy.”  Dieci minuti dopo mi arriva la mail di risposta. “Ciao Andy, nessun errore. Come saprai, io sono un ebreo osservante e non me la sento di prenotare per un altro ebreo, un viaggio di shabat.” Incredibile. Questi ebrei osservanti che cercano di manovrare la tua vita, persino i tuoi viaggi. “Ciao Dan, nessun problema. Me lo prenoto da solo.”  Vado a dormire e mi riprometto di prenotare il volo l’indomani. Al risveglio decido. “Sai cosa? prenotami per il venerdì. Dopo tutto quella sosta a Kuala Lumpur non è di vitale importanza”.  Un mese dopo inizio il mio lungo viaggio. E’ un giro stancante, tappe ravvicinate e ritmi serrati. Venerdì  mi imbarco sul volo per Beijing. Dal finestrino lancio un’ultima occhiata alle case che diventano sempre più piccole. Peccato, penso, per quell’opportunità di business rimasta inesplorata. Sarà per la prossima volta. Chiudo gli occhi e mi risveglio pochi minuti prima di atterrare a Beijing. 

Ho appena fatto havdalà. L’uscita di shabat è sempre un po’ traumatica. La ripresa del lavoro, dei ritmi frenetici.  Scarico le mail. “Santo D-o, Dan, avrai sicuramente sentito cosa è successo al volo 370 della Malayisian Airlines, in partenza da Kuala Lumpur per Beijing. Non posso smettere di pensarci. E’ un vero miracolo. Mi hai salvato la vita, Andy.”  Vado su internet a vedere cosa è successo. Mi tremano le gambe alla vista delle notizie. “Sono davvero felice per te, Andy. Sappi però che non sono stato io a salvarti la vita. Ma D-o e lo shabat. Forse è tempo di ripensare alla scala dei tuoi valori. Buona settimana, Dan”

Dan e Andy sono i nomi fittizi dei protagonisti di una storia vera. Iniziata qualche mese fa con una piccola arrabbiatura per quelle ore preziose che si sarebbero potute dedicare al lavoro. E terminate con una grande gioia. Per non avere dedicato quelle ore al lavoro. Ma a D-o e allo shabat. Che hanno ricambiato con un atterraggio a Beijing e una nuova opportunità di vita.

Gheula Canarutto Nemni

Blog at WordPress.com.

Up ↑

%d bloggers like this: