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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

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torah

Essere ebrei è un privilegio?

Caro D-o,

La maggior parte delle volte in cui mi rivolgo a te è per chiederTi aiuto, per domandarTi di dare una svolta positiva alla mia vita, per ottenere quella cosa in più che, senza di Te, non sarebbe possibile.

Oggi sono alla ricerca delle parole giuste solo per dirTi grazie.

Perché non sempre siamo consapevoli delle ricchezze che possediamo e raramente riusciamo ad apprezzare ciò che abbiamo a portata di mano.

Voglio ringraziarTi. Per avermi fatto parte di un popolo che in presenza di un solo letto in casa, esige che sia il padrone a dormire per terra e lo schiavo a dormire nell’unico letto. Per avermi fatto nascere tra persone che lavorano, corrono, faticano e quando tirano le somme di ciò che hanno guadagnato, pensano prima ai poveri e ai bisognosi e poi a se stesse.

Grazie D-o per il risveglio del mattino illuminato dalla preghiera e da attimi di raccoglimento invece che da una corsa per buttarsi nella mischia pochi minuti dopo avere aperto gli occhi.

Grazie per quelle venticinque ore settimanali di off line totale, di famiglia, di amici, di silenzio interiore. Per la magia degli sguardi che si incontrano dopo una settimana in cui tutto avviene di fretta. Grazie per la bontà che ci hai insegnato e che oggi si trasforma in soccorsi ai siriani, abbandonati dal resto del mondo e aiutati di nascosto da noi, ebrei, loro eterni nemici.

Grazie per avermi donato la chiave per interpretare ogni cosa ed evento della vita in ottica profonda, diversa. Il cibo per noi non è un semplice insieme di molecole saporite, il tempo non è mai un solo movimento meccanico delle lancette.

E il caso non è l’artefice del nostro destino.

D-o grazie per avermi fatto essere lì, insieme a tutte le anime presenti, passate e future, del mio popolo e avermi fatto sentire direttamente dalla Tua voce, i primi due comandamenti. Nessun popolo della storia ha mai assistito a un evento del genere. A nessun altro insieme di donne, uomini e bambini, Ti sei mai rivelato in questo modo.

Grazie D-o per la Torà, le sue leggi, la sua morale eterna ed universale.

E grazie, grazie di cuore, per avermi dato il privilegio, la responsabilità e l’onore di fare parte della Tua nazione.

Con la speranza di non deluderTi mai

Gheula Canarutto Nemni

 

 

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Sparare (a un nemico) o non sparare. Questo è il dilemma

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Caro soldato che hai sparato a un terrorista che pochi attimi prima aveva accoltellato un tuo commilitone alla schiena.

Il mondo oggi ti è contro, c’è chi chiede di farti un processo.

Ti giudicano, pensano non avresti dovuto sparare, si mettono nei tuoi panni.

Ma la divisa, per difendere i civili dalla gente che li odia, la stai portando tu, non loro.

La responsabilità della vita altrui è sulle tue spalle, non su quei signori seduti comodi sulla poltrona della propria casa.

E’ molto facile giudicare a posteriori, quando non c’è alcuna tensione, quando non sei circondato da nemici che vorrebbero vederti morto nel minor tempo possibile.

Caro ragazzo che hai premuto il grilletto temendo che il terrorista portasse addosso una cintura esplosiva.

Se qualcuno avesse premuto quel grilletto a Bruxelles, a Lahore, in Turchia, ci sarebbero più di cento persone ancora vive.

E non vedove, vedovi, orfani e genitori che piangono sulla tomba del proprio figlio.

Nella Torah si racconta di un ladro che entra in casa di una persona con l’intenzione di derubarla.

Se il derubato uccide il ladro, per la Torah il derubato è innocente.

Perché, dice la Torah, chi entra in un posto con delle cattive intenzioni, sa che mette la propria vita in pericolo.

Mentre il rappresentante della religione più diffusa al mondo dimentica di nominare Israele tra i paesi vittime del terrorismo, mentre la società occidentale piange molto meno per chi è morto in un parco a Lahore, per chi viene decapitato in Siria e quella stessa società versa una quantità maggiore di lacrime per chi stava a un banco del check in a Bruxelles, mentre intorno a noi si dividono gli esseri umani in vittime di prima e seconda categoria, noi ebrei discutiamo sull’etica di sparare o meno a un terrorista che ha già cercato di uccidere.

Caro soldato, voglio solo che tu sappia una cosa.

Il tuo gesto ha probabilmente permesso a molti futuri bambini di venire al mondo.

Grazie a te, gli anni di altre persone potranno essere sfogliati sul calendario.

Chi è misericordioso con i crudeli finisce per essere crudele con i misericordiosi, sta scritto.

E quello che sta succedendo nel mondo oggi non è altro che il figlio del buonismo a tutti i costi.

Gheula Canarutto Nemni

 

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