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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

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How Jews feel in Italy 

It’s just arrived. It has been flying over our heads, threatening in the air, crossing international borders through newspapers and Youtube.Now it’s here.

In Milano.

In my town.

I woke up thinking it was all about a bad dream. But after I thanked G-d for having given me back my soul, I thought ‘why shouldn’t it has arrived even here?’

Violent antisemitism and knifes against Jews.

 

I am thinking about that man, walking in the street while immersed in his own thoughts, when suddenly from the back a hater was taking out a knife. In a few instants, with nine stabs, his and our history, changed.

 

I know that man.

I know him well.

He is my friend’s husband, she is my son’s school teacher.

During shabat he gives us birkat cohanim, the blessing of the priests.

He is a tall and big guy, he seems like one of those characters living in the baal Shem Tov legends.

G-d must have given him such a body structure in order to survive to the hate that yesterday night hit him so brutally.

 

I look out from my window and I think that in 1942 my grandmother was escpaing with her family in these same streets.

 

I think about the fear running through her body while thinking that there, outside, there were people capable of hating her so much.

 

Her stories, those she used to tell us after lunch, come back to my mind.

Her night escape, the few things they could put in a suitcase.

 

‘Don’t bring anything that can make us recongnized as Jews’, recommends my grandfather.

 

And she hides in the suitcase, under the skirts, her siddur, her prayer book.

 

Their walk in the streets of my town, Milano, trying to hide who they really are.

The policeman who stops them and opens their suitcase.

 

‘What is this?’ He asks taking the prayer book in his hands.

On the front page there is written Jewish prayer book, Italian rite.

 

My grandmother looks at him straight in his eyes and lies.

‘It’s for my greek lessons’

And the miracle of the policeman who pretends to believe her and says

‘Go’.

 

 

I wake up my children and against any principle of mine, I put them carefully in the scary reality.

 

While I am telling them they have to pay attention, I feel like I am stealing part of their childhood from them.

 

I am creating the fears for monsters, the real ones, who are going around the world in a Jew hunt, like during the pogroms, during the fascism years.  

 

I straighten the kippah on their heads, we kiss the mezuzah on our door.

We are going the school feeling brave as we were going to war.

I imagine my grandmother, who’s already more that ninety, hugging me strong and telling me.  

‘G-d has always protected us and He will go on to save us from everything. Don’t stop having faith. Go on and believe. In G-d and in man’

Tonight in the synagogue, our prayers will be stronger than fear.

Gheula Canarutto Nemni

san gimignano

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La bontà immorale del mondo

D-o creò il mondo con la sola severità. Poi vide che nulla e nessuno avrebbe potuto sopravvivere nemmeno per mezzo minuto e vi unì la compassione, la pietà. Bontà e rigidità, pietà e severità avrebbero dovuto imparare a convivere, formando un’emulsione in grado di mantenere in vita l’intero universo. Dopo dieci generazioni D-o mandò il diluvio, distruggendo l’intero creato. Quando finì, Noach, Noè, mandò fuori dall’arca un corvo per controllare a che livello fosse scesa l’acqua. Il corvo era un volatile serio, severo, con poca propensione alla compassione. Il corvo volò sulla terra, poi tornò indietro. Noè allora mandò la colomba. Alla seconda ricognizione, tornò indietro con un ramo di ulivo in bocca.

Settantasette anni fa prendeva piede in Europa un movimento basato su ordine, disciplina, l’eliminazione sistematica dalla società di tutto ciò che era considerato inutile. Una severità portata all’estremo che ha dato origine alla peggiore macchina omicida mai esistita. Il nazismo. Dopo la guerra le democrazie hanno tentato la fuga da questa rigidità ad oltranza. Iniziava l’era dell’uguaglianza a tutti i costi, della bontà trasformata in buonismo, della condanna per chi spara per legittima difesa, del rilascio per buona condotta di chi ha ucciso a sangue freddo.

Quando D-o creò il mondo lo costruì in modo che non potesse sopravvivere senza severità e pietà in un equilibrio armonico.

Quando Noach mandò i volatili fuori dall’arca, scelse di fare volare prima il corvo, simbolo di severità, sopra alla terra. Solo dopo le regole, le leggi uguali per tutti, la moralità senza compromessi, la colomba avrebbe potuto rientrare con un ramo di ulivo, simbolo di pace, in bocca.

Abramo era chessed, bontà assoluta. Convinto che tutto si potesse ottenere con amore e dolcezza. Isacco era severità, gvurà, ad oltranza. Strenuo fautore delle misure rigide per raddrizzare ogni cosa.

Poi venne Giacobbe e riunì dentro di sé le qualità dei propri avi. Le rimescolò, ottenendo tiferet, splendore.

Pochi giorni fa a Roma, in Vaticano, in una piazza in cui si è abituati a sentire parlare di pace, di fratellanza e d’amore, sventolavano le bandiere nere, rosse, bianche e verdi. Quelle stesse che sventolano durante i funerali d’onore riservati ai terroristi. Un rappresentante di queste bandiere stava seduto in prima fila, fiero del proprio soprannome ‘angelo di pace’.

La severità ad oltranza ha lasciato dietro di sé sei milioni di morti innocenti.

Ma la bontà illimitata trasforma i terroristi in angeli.

Insegna Maimonide, se sei buono con chi è crudele, finirai per essere crudele con chi è buono.

Gheula Canarutto Nemni

colomba ulivo

 

 

Gli ebrei? Vittime da diciottesima pagina. Lezioni di finta democrazia dai nostri mass media

corriere della seraSpettabile Corriere della Sera,
Spettabile Davide Frattini,
Ieri sera e’ stato perpetrato un duplice omicidio.
Due uomini, due padri, sulla strada per il Muro del Pianto, durante uno dei giorni più sacri del calendario ebraico, sono stati massacrati a pugnalate e colpi di arma da fuoco.
Una donna, la moglie di una delle due vittime, sta lottando per non lasciare orfani di madre e padre i propri figli.
Ho preso oggi il Corriere della Sera in mano. La notizia non c’è in prima pagina, ne’ in seconda. Non c’è in terza.
Èalladiciottesima.
Racchiusa in un riquadro senza fotografie, poche righe. Subito dopo si passa a parlare del bambino palestinese ucciso ad agosto, della spianata.
Sembra che queste vittime non abbiano dignità, non abbiano una storia, ne’ un volto.
Sono ultra-ortodossi, questa è l’unica descrizione che si legge.
Questa definizione che dietro all’ultra cerca di togliere umanità a chi è morto, quando ogni ebreo osservante che porti una kippah nera ricadrebbe in questa definizione senza alcun senso.
Questo ultra e’ una pugnalata dopo la loro morte.
L’educazione al domani passa molto attraverso i mass media. Sono loro che raccontano, descrivono, fanno vivere la realtà, suscitano empatia nel lettore.
No, non voglio il poveri ebrei.
Lo siamo stati già per troppo tempo.
Voglio uguale dignità, nella vita e nella morte.
Non ci sono esseri umani di seconda categoria.
Non ci devono essere padri di famiglia che si trasformano in ebrei ultraortodossi e quindi vittime ideologicamente  antipatiche.
Ci deve essere uguaglianza, anche nelle righe, negli spazi, nelle immagini.
Siamo stati creati tutti a immagine e somiglianza di D-o.
Siamo tutti, a prescindere dalla kippah che portiamo, dal foulard col quale ci copriamo, meritevoli di degna sepoltura. Anche mediatica.
Questa  è la vera democrazia che mi è stata insegnata.

Gheula Canarutto Nemni

Rosh hashanà, la festa dell’imperfezione

 

Psalm-of-the-Shofar Schermata 2015-09-06 alle 00.26.18All’inizio D-o creò il mondo. Nel cielo e nella terra mise il basso e l’alto, l’infimo e il sublime, la capacità di guardare all’insù senza staccarsi da giù. Creò i mari, i fiumi, le onde e le correnti e la possibilità di un continuo movimento. Fece spuntare gli alberi, le loro radici e l’attaccamento ancestrale al posto da cui si è venuti. Appese nel cielo il sole e la luna, le stelle. Da allora ogni cosa può essere vista sotto una luce diversa. Creò la dipendenza vitale dei pesci dall’acqua pensando che sarebbero stati una metafora per l’uomo che senza Torà non avrebbe potuto vivere. Anche l’istinto di sopravvivenza, quello che instillò negli animali qualche ora prima del momento cruciale di quei sei giorni, avrebbe insegnato che, di fronte a una prova, tiriamo fuori forze di cui ignoravamo l’esistenza. Ora dopo ora, ad ogni particolare D-o aveva assegnato un tratto comune, un messaggio da cui avrebbe potuto trarre insegnamento l’ultima delle creature, ma la prima che aveva in mente. Fatto di cielo e terra, di radici e correnti, di luce e istinti, sarebbe stato l’essere umano a portare avanti lo scopo di tutta la creazione. Così solo in lui D-o soffiò l’anima dentro, prendendola dalla parte più profonda di Se Stesso. La creatura di D-o, l’essere più perfetto mai esistito, aprì gli occhi in un mondo pronto a soddisfare ogni sua esigenza. Pochi istanti dopo, disubbidendo al comandamento divino, insieme alla propria compagna di vita, mangiò il frutto dell’etz hadaat, l’albero della conoscenza. La perfezione dell’uomo, nonostante non gli mancasse nulla, era durata solo pochi istanti. Giusto il tempo di rendersi conto che gli spazi concessi per sbagliare sono infiniti. A Rosh Hashanà celebriamo la creazione di Adamo ed Eva, esseri venuti al mondo grazie a un insieme di terra, acqua e il respiro di D-o stesso. A Rosh Hashana suoniamo un corno, lo shofar. Ed emettiamo suoni diversi. Alcuni sono lunghi, continui. Perfetti. Altri intermittenti. Come fossero singhiozzi. I primi si chiamano tekia, un suono nitido, ininterrotto. La perfezione dell’Eden tradotta in segnali acustici. Poi seguono shevarim, suoni letteralmente rotti. D-o ci ha creati perfetti, tekia allo stato puro, sapendo già che questo status non sarebbe durato tanto. Giusto il tempo di voltarsi ed il primo peccato era già stato commesso. Ma quella caduta in basso non fu una vera discesa a un livello inferiore. Shevarim, un insieme di suoni che parlano di allontanamento, errori, fallimenti, che raccontano di noi esseri umani che non siamo angeli nè creature celesti stabili e obbedienti. Eppure è con noi che D-o ha voluto popolare la terra. Questa creatura si chiamerà mehalech, disse, non starà mai ferma. Dal cielo alla terra, dalla terra al cielo. Cadrà e si rialzerà, si troverà in basso continuando a guardare il cielo. Tutto era perfetto nel mondo, non mancava nulla. Da allora i movimenti verso il basso, guardati sotto la luce giusta, non sarebbero stati altro che l’indietreggiare di un atleta in preparazione di un salto ancora più alto. Adamo aveva spianato la strada per svegliarsi ogni giorno migliori di ieri, posando l’ultimo tassello del mosaico di tutto il creato. L’imperfezione.

 

Shanà tovà umetuka

Che sia un anno buono e dolce

Gheula Canarutto Nemni

 

Cum grana salis

C’era una volta,  giugno del 2015, una famiglia che si era seduta in un ristorante kosher a Venezia. In attesa di venire serviti, i genitori tirarono fuori la pappa della piccola di otto mesi.

 Appena provarono a mettere la pappa nel cucchiaio del ristorante, da dietro balzo’ un temibile cameriere. ‘Come osate dare la pappa al vostro bambino utilizzando il nostro cucchiaio?’ Urlo’. I due genitori si guardarono straniti. ‘Ma guardi che non c’è niente che non vada bene qui dentro. È’ una pappa a base di verdure e grana’ provarono a dire. Ma il cameriere si adirò ancora di più. ‘Grana?’ Esclamò paonazzo, ‘ve lo vieto in maniera assoluta’. I due ospiti si alzarono adirati, presero la piccola in braccio e se andarono a mangiare da  un’altra parte. La’ dove le esigenze di un bambino di otto mesi venivano prese molto più in considerazione. L’Ansa subito riprese la notizia. Gli ebrei cattivi fanno sempre click e condivisioni. Perché non approfittare e creare uno scoop sulla mancanza di sensibilità e comprensione di questi ebrei sempre un po’ demoni? La voglia di colpire nel segno  l’immaginario collettivo fu maggiore dell’etica che ogni giornalista e testata dovrebbero usare come condizione minima alla base di ogni pubblicazione. Maggiore del dovere di sapere prima di far sapere. Maggiore del doveroso  approfondimento  che avrebbe portato il giornalista di turno a Venezia, a scoprire che il ristorante e’ kosher e pure di carne e che quindi qualsiasi cibo non kosher soprattutto  derivato del latte non può entrare in contatto con le posate e piatti del posto. Cari giornalisti, cum grana salis, parafrasando  gli antichi maestri. 

Gheula Canarutto Nemni 

Perché gli ebrei hanno la libertà incisa nel dna…

pesachTra pochi giorni le matzot saranno sulle nostre tavole. Laveremo la lattuga, bolliremo le uova, arrostiremo colli di polli o cosce di agnello. Riempiremo quattro bicchieri, canteremo, ricorderemo le dieci piaghe, il pane che non aveva fatto in tempo a lievitare, la spaccatura del mare. Trasmetteremo ai nostri figli quello che i nostri genitori hanno trasmesso a noi, tramandandoci quello che i nostri avi hanno continuato a insegnare senza mai interrompere né modificare il messaggio. La prima sera racconteremo che la matzà che stiamo mangiando è in realtà fede allo stato puro che stiamo assorbendo. La seconda sera spiegheremo che la nuova quantità di matzà che stiamo masticando si trasformerà in salute fisica e spirituale per l’intero anno che poi vivremo. Dagli ebrei nessuna festa è solo occasione di festeggiamento. Si è allegri, felici, si sta in buona compagnia, si mangia e si beve. Ma tutto questo è solo un contorno. Un piccolissimo dettaglio nel quadro di ciò che si sta svolgendo. Ogni celebrazione è fonte di insegnamento. Seduto intorno a un lunghissimo tavolo sul quale stanno poggiati quegli strani pezzi di pane azzimo, il popolo ebraico ricorda a se stesso che la libertà non è solo una parola da urlare come slogan nelle manifestazioni. E’ un concetto che va tramandato, fatto assorbire, scorrere nelle vene, nostre e delle generazioni future. La libertà è quell’insieme di atti che continui a svolgere anche se sono passati più di tremila anni da quel momento. Anche se da allora è arrivato il rinascimento, l’illuminismo, la celebrazione dell’uomo e la derisione di tutto questo. Libertà è continuare a cantare alla fine di ogni seder che l’anno prossimo si starà tutti insieme a Gerusalemme. D-o incise le lettere sulle tavole dei dieci comandamenti. Nella Torà sta scritto charut. Non chiamarlo charut (incisione) dicono i nostri maestri, ma cherut, libertà . Non è una semplice incisione quella che D-o fece quando ci diede la Torà, tutto quell’insieme di leggi, regole, tradizioni, obblighi e proibizioni. Non, non fu solo un’incisione. Ma una vera e propria dichiarazione di indipendenza. La libertà di trovare nel pane azzimo fede e salute oltre all’acqua e alla farina. Libertà è pensare e comportarsi in maniera autonoma rispetto al resto del mondo.

 

Pesach Kasher vesameach

Gheula Canarutto Nemni

 

 

 

Siamo tutti Dan Uzan? La Stampa colpisce ancora (stavolta con Cesare Martinetti)

Schermata 2015-02-16 alle 20.41.28

Scene di fuoco, spari, raffiche di mitra. In terra rimangono chiazze di sangue. Alzato lo sguardo si cerca di attribuire quel sangue alla persona a cui appartiene. E’ un processo lento, meticoloso. L’attribuzione di quel sangue influenzerà i titoli dei giornali del giorno dopo. Ha un nome ebraico, si sussurra per la strada.Ha la madre israeliana, dicono i suoi conoscenti. Faceva la guardia da più di vent’anni fuori dalle sinagoghe e dai centri ebraici. Ah, si dicono, quindi è…

Lo è. Lo era. E lo sarà per sempre. Dan Uzan è, è stato e sarà per sempre, ebreo.

Si schiariscono la gola. E domani, nelle notizie, dovremo riportare che un altro di loro, voglio dire, di quelli lì, capisci cosa intendo, è stato ucciso?

Si può sempre fare finta di niente.

Dirottare l’attenzione sui militari feriti, sulla vittima colpita al posto del vignettista Lars Vilks, sulle tombe ebraiche (quelli tanto sono morti) profanate in Francia, l’importante è arrabbiarsi, indignarsi, difendere a spada tratta la democrazia. Fa niente se quella democrazia ancora divide i cittadini e le vittime in diverse categorie. La linea è sottile, ma in pochi se renderanno conto. Nel silenzio, quasi nessuno si accorge dei suoni che mancano.

Se stessi in silenzio, sarei colpevole di complicità, disse Einstein.

Cesare Martinetti, la domanda non è perché non siamo Lars Vilks, ma perché non siamo DanUzan, perché non siamo Yoav Hattab, perché non siamo Yohan Cohen, Philippe Braham e Francois Michel Saada. Questa è la domanda più forte. L’occidente ha difficoltà ad immedesimarsi nel sangue ebraico. Per la cultura occidentale noi siamo, siamo stati e saremo sempre diversi. Forse è questa la grande prova a cui sono messi di fronte i paesi europei, gli Stati Uniti e tutti quei posti da cui si grida in difesa dei valori occidentali. Lo spartiacque della vera democrazia, dei veri diritti civili indistinti, della vittoria contro gli estremismi e i terrorismi di ogni tipo, sta qui.

Nella risposta a questa domanda.

 

Schermata 2015-02-16 alle 15.25.49

 

 

 

Un’anima parte di un’anima. Sean Carmeli

20.000 persone hanno risposto all’appello. 20.000 persone sono venute ad accompagnare Sean nella sua strada per il Cielo. 20.000 ebrei hanno risposto amen al kadish del padre, scortando Sean fino a D-o. Che la sua anima riposi accanto ai grandi giusti del popolo. Non sarai mai più solo.

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