Quei momenti della vita in cui il tuo sogno più grande è un giro in bicicletta

In questi giorni passo gran parte delle mie giornate in un posto in cui la vita appare sospesa, in cui il tempo sembra possedere un ritmo totalmente diverso e il sole non sembra avere fretta di tramontare.

Guardo in alto verso i monitor che registrano il ritmo cardiaco, la pressione, che emettono suoni improvvisi quando il corpo si dimentica come dovrebbe davvero funzionare. All’improvviso ricevo un messaggio in cui i genitori della classe si scambiano informazioni sui libri scolastici del prossimo anno.

Scuola? Libri? Esiste ancora una vita normale lì fuori?

È così strano questo doppio binario su cui corre la nostra vita.

C’è il binario quotidiano sul quale viaggiano senza nemmeno accorgercene, in cui combattiamo contro il tempo per riuscire a fare tutto entro sera. Tempestati di messaggi che sembrano tutti esigere una risposta immediata, pieni di impegni e scadenze che si impadroniscono di ogni minuto presente e futuro. E qui il treno corre, corre veloce.

E poi c’è il binario in cui il treno rallenta, in cui all’improvviso la persona è sdraiata su un letto, il cellulare spento, l’orologio riposto in borsa in attesa che il tempo ritorni a essere una delle dimensioni essenziali della vita. Su questo binario non è importante quello che si fa ogni giorno, ma il respiro che si riesce a emettere in ogni istante.

Da questo binario si osserva la vita con un filtro diverso.

Una passeggiata, un piatto di pasta caldo mangiato intorno al tavolo della cucina di casa, basterebbero per farti sentire la persona più fortunata del mondo.

E ti mancano, quando sei sul binario lento, quella frenesia quotidiana, quei messaggi che ti fanno saltare sulla sedia esclamando ‘accidenti, me ne ero completamente dimenticato’, ti manca la banalità del momento, la capacità di concentrarsi su qualcosa di piccolo e senza senso.

E prego che questi momenti umanamente piccoli si riapproprino della mia vita e della vita di una delle persone che amo di più al mondo e di tutti quelli che ora sono in un letto d’ospedale, in un limbo tagliato fuori dal tempo e di tutti quelli che sognano una gita in bicicletta come nei giorni normali si sogna il biglietto vincente della lotteria.

Gheula Canarutto Nemni

Da dove prendiamo la forza di continuare a credere nei nostri ideali?

Queste sono le leggi della Torah, dice D-o a Mosè.
Leggi che sono anche strane, che di logico non hanno nulla.
Non mangiare né cucinare il latte con la carne, non indossare lino e lana insieme, purificare le persone impure ai tempi del santuario di Gerusalemme con la cenere di una mucca rossa.
Regole sulle quali Rashi, il commentatore medievale, spiega: questi sono i comandamenti per i quali il mondo vi prenderà in giro, sui quali vi domanderanno, cosa sono queste regole, per quale motivo le osservate? E voi risponderete, sono regole forse senza logica ma ce le ha date D-o e noi non le mettiamo in discussione.
D-o con queste leggi ha inserito nel dna dell’umanità la capacità di avere fede, di resistere alle domande, alle sollecitazioni esterne, a chi ci vuole fare desistere dai nostri principi.
Questo tipo di legge senza motivazione logica si chiama chok, parola che contiene dentro di se’ la radice del verbo incidere.
Se credi fermamente in qualcosa, se ci credi così forte che ormai è diventato parte di te, è inciso in te, nessuno te lo potrà mai togliere.
Se con questo ideale ti svegli al mattino, ci vai a dormire la sera e non ti lascia mai, quello che dicono gli altri non potrà mai scalfirti.

Potranno deriderti, prenderti in giro, chiamarti pazzo e sognatore, ma il pensiero altrui non ti farà cambiare il tuo.
Credere in qualcosa di diverso dal resto mondo, battersi in nome di un ideale che la maggior parte delle persone ritiene senza senso o addirittura ridicolo, è difficile.
Ma questa è la forza che D-o ha messo nell’essere umano.
La forza di continuare a raccontare, a non accettare lo status quo e a lottare per cercare di cambiare se stessi e il mondo in cui si vive, con caparbia, tenacia, testardaggine nonostante lì fuori ci sia una intera platea pronta a deriderci.
L’unica condizione è non tentennare mai, non barcollare nella propria fede e nei propri ideali. Ma andare avanti a testa alta forti, determinati e certi che la causa per la quale ci battiamo porterà una quantità infinita di luce nel mondo.
Gheula Canarutto Nemni

Lettera di un bambino ucciso dal silenzio del mondo

Ciao mamma,

addio papà,

vi ho visto per pochi istanti e vi devo già salutare.

Vi voglio bene mamma e papà,

purtroppo però me ne devo già andare.

Mi ero illuso di potere arrivare al mondo tra due mesi, di potermi nutrire del latte materno   tra un pianto e l’altro, di aprire gli occhi lentamente e scoprire il mistero di ciò che mi sta intorno.

Ma questo momento non è mai arrivato.

Da dentro al grembo  ho sentito sparare, urla di spavento e terrore mi sono giunte attraverso il liquido amniotico in cui ero immerso, luci, sirene, rumori di soccorsi.

E il battito del mio cuore, che fino a pochi secondi prima possedeva un ritmo cadenzato perfetto, si è rallentato.

Non so spiegarmi il motivo per il quale tutto ciò è accaduto. Perché un uomo che non mi ha mai visto, abbia voluto sparare a mia madre e a me, nel suo grembo. Dicono che stavamo aspettando l’autobus in un pezzo di terra contesa, raccontano che è questa terra il motivo alla base di questo furore omicida.

Ottant’anni fa altri esseri come me venivano portati al macello. Neonati, infanti, bambini che non avevano ancora imparato a camminare, venivano marchiati a fuoco con dei numeri che indicavano Jude, ebreo. E poi assassinati in massa, perché appartenenti a quel popolo così inviso, invidiato, a cui non è permesso vivere in pace da nessuna parte.

Addio miei cari nonni con cui non ho mai potuto giocare. Ho provato a sopravvivere alla cattiveria dell’uomo, ma non ce l’ho fatta.

Nonostante sia nato al settimo mese di gravidanza e abbia potuto vivere per poche ore, posso dirvi con certezza che non è affatto vero che ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona come enuncia l’articolo 3 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Non è vero che ogni bambino ha diritto ad avere una casa, una mamma e un papà.

E’ una menzogna,  il mondo non  si adopera affinchè ogni fanciullo possa essere protetto da atti di crudeltà come enuncia la dichiarazione dei diritti del fanciullo dell’Onu.

Per colpa di persone allevate nell’odio, nell’intolleranza, me ne vado con un nome Amiad Yisrael, dato solo per essere inciso sulla mia tomba.

Il libro della mia vita si chiude per via di società civili e mass media che considerano ancora oggi la morte di un ebreo nella propria terra meno grave della morte di individui di altre religioni.

Me ne vado in silenzio a causa di un mondo che ancora oggi utilizza la fede di appartenenza come criterio per assegnare valore alla vita umana.

Amore mio,

un ultimo bacio sul tuo sudario così piccolo che nessuno potrebbe immaginare contenere una vita vera ormai spenta.

Ancora un ultimo saluto alla tua piccolissima mano, ai tuoi piedini, al tuo cuore che sentivo battere dentro di me a ogni ora del giorno e della notte.

Domanda in Cielo il perché di tutto questo. Fai sicuro che ti diano una risposta.

Sei stato bambino per qualche istante, l’odio dell’uomo ti ha trasformato in un angelo eterno.

Mandami un bacio amore mio, grande come quello che ti avrei chiesto se l’educazione alla violenza non ti avesse strappato l’anima prima ancora di venire al mondo.

Gheula Canarutto Nemni

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Shoshana, ti rivedremo in ogni sorriso

 

Ci sono pagine che nessuno scrittore vorrebbero scrivere. Parole che nessun poeta vorrebbe pronunciare. Tasti su cui nessun amico vorrebbe premere. Sono le pagine che parlano al passato di anime che ancora non meritavano di diventare remote. Sono le parole che raccontano di giovani vite portate via da un vento che non avremmo voluto soffiasse. Sono i tasti attraverso cui si prova a dare eternità alla corsa di chi la tappa finale l’ha tagliata troppo presto. Lei si chiama Shoshana. Nasce con un cuore diverso dagli altri. Un cuore che, fisicamente, è affetto da una cardiopatia e, a 4 mesi, necessita di un trapianto. Un cuore che, nei seguenti diciotto anni, trapianta in chi la incontra la gioia di vivere senza compromessi e tentennamenti. E’ un cuore che ride a chiunque la guardi, un cuore che parla a chiunque la incroci, un cuore che riscalda tutti quelli che per lei hanno pregato, quando il nuovo organo doveva adattarsi al suo corpicino e poi ringraziato D-o, quando il  miracolo si è avverato.

Ci sono lezioni di vita che si apprendono da persone che hanno trascorso una lunga vita, ricca di esperienze, cadute e risalite. Da esseri

shoshanaumani che sono nati, cresciuti, invecchiati. Sono lezioni di vita colme di saggezza, di maturità, di nostalgia e consapevolezza. Che la vita, dopo ottanta, novant’anni che la frequenti, è un grande dono, da apprezzare in ogni singolo e prezioso momento. E ci sono lezioni di vita che si spera non siano mai impartite. Perché sono trasmesse da chi le giornate ha appena iniziato a capirle. Sono lezioni di vita che ti martellano l’anima con i messaggi più forti. Trasmessi da esseri giunti su questa terra per brevi intervalli. La tua lezione, Shoshana, è scritta lì, nella tua fede in D-o, nella capacità di assaporare ogni momento e guardare al futuro senza alcun dubbio.  E nel tuo sorriso. Che ci ha insegnato l’unicità di ogni attimo su questa terra, il miracolo di ogni involontario battito cardiaco, la gioia di vivere in ogni istante offerto dall’Alto. E la capacità di ridere perché il nuovo giorno è il più bel regalo del mondo. Shoshana, ti rivedremo in ogni sorriso.

 

Ghila Liba Aline Shoshana Lubin,

La tua anima rimarrà per sempre legata alla vita,

Baruch dayan haemet

benedetto il giudice della verità.

 

Da parte di Gheula Canarutto Nemni e di tutti quelli che ti vorranno, per sempre, un bene infinito.

 

Dieci regole per il quieto vivere (e per mettersi finalmente l’anima in pace)

Marc-Chagall-Moses-and-the-Ten-Commandments-large-1154213874Non sprecare energie per andare alla ricerca di qualche entità che possa soddisfare ogni tuo desiderio. Non scalare inutilmente cime innevate per ottenere risposte.  Regola numero uno. Alza gli occhi al cielo e ricordati. Che da D-o, Quello stesso che ti ha fatto uscire dall’Egitto e dimostrato attraverso miracoli la propria Onnipotenza, proviene ogni cosa.

Non dare troppo peso al denaro, al potere degli uomini, alla politica e al prestigio. Non asservirti a loro, mettendo anima e corpo nel loro inseguimento. Regola numero due. Non farti altri idoli. Perché tanto nessuno di loro avrà mai a cuore come il Signore tuo D-o, la tua vera felicità.

Non riempirti la bocca di brutte parole, di imprecazioni, di mancanza di rispetto verso Chi ti ha creato.  Regola numero tre. Acquisisci consapevolezza del potere infinito delle tue parole.  Prenditi un giorno tutto per te. Per tua figlio, tua figlia, tua moglie e coloro che ami. Impara a porre una distanza di sicurezza tra te e il mondo che ti circonda, a ritagliare degli spazi per la tua famiglia e per la tua anima. Regola numero quattro. Se a D-o sono bastati sei giorni per creare un intero universo, sicuramente il tuo lavoro può essere accantonato senza rischio di fallimento per un giorno alla settimana.

Sii sempre riconoscente verso chi ti ha messo al mondo.  Verso coloro che hanno ancora le occhiaie nere per la mancanza di sonno dovuta ai tuoi pianti notturni. Verso chi ti ha imboccato cantando canzoni stonate, facendo volare aeroplanini sulla tua testa, pur di vederti ingrassare di qualche benedetto grammo ogni giorno. Regola numero cinque. Ama tuo padre e tua madre e rispettali sempre. E un giorno, quando sarai vecchio e sdentato, anche tu verrai rispettato.

Non credere che tutto ti appartenga. Non essere arrogante al punto di pensare di potere disporre della vita degli altri come ti pare. Regola numero sei. La vita di ognuno, anche di chi ti sembra il più miserabile, è un dono di Chi l’ha creata. E non sta a te inventare nuovi criteri per decidere se valga la pena di essere vissuta.

Cerca di nuotare controcorrente. E se tutti dopo un po’ si stufano di quello che hanno, tu inventa una nuova moda. Regola numero sette. Ama ogni giorno di più chi ti sta accanto.

Sì è vero, sembra che la felicità dipenda da quella Maserati Biturbo. Da quel collier da trecentomila euro così facile da prendere, da quel gruzzolo di soldi che in quel momento nessuno controlla. Regola numero otto. Chi ruba, chi si impossessa illegittimamente di ciò e chi che non gli appartiene, non rischia solo qualche anno di prigione. Ma si arroga il diritto di sapere fare meglio i calcoli su cosa spetta a quali persone. Meglio di Chi distribuisce e assegna i possedimenti al genere umano.

Le bugie hanno le gambe corte. Anche se quel signore proprio non ti sta simpatico, non pensare di poterlo vedere soffrire semplicemente inventando su di lui qualche storiella. Regola numero nove. Sii sempre un testimone onesto ed attendibile. Se magari un giorno ti troverai tu sul banco dell’imputato, sicuramente desidererai solo la verità raccontata sul tuo conto.

Tutto questo per insegnare che esiste un ordine a questo mondo. Un’Entità che decide presente, passato e futuro. Il tuo conto in banca, l’aspetto di tua moglie, la marca del letto su cui dormi ogni sera. E quindi è inutile che cerchi di scoprire costantemente col binocolo la marca della giacca del tuo amico. Che tu chiuda gli occhi sognando quello che lui possiede. Regola numero dieci. E poi vuoi sapere la verità? L’erba del vicino non è sempre più verde come ti potrebbe sembrare. Parola di D-o e dei Suoi dieci eterni comandamenti.

Buon shavuot, buona festa della Torà

Gheula Canarutto Nemni

Un regalo scontato (?)

Past_Present_FutureHai tre opzioni ogni giorno. Tre svincoli su cui deviare il tuo ritmo di vita e da lì procedere verso il tuo obiettivo. Puoi camminare guardando sempre all’indietro. Rivolgere gli occhi verso il passato remoto, prossimo o l’imperfetto. Puoi sospirare ogni secondo pensando ai bei tempi che furono. A ciò che non hai, a ciò che non senti, a ciò che non vedi, più. Puoi rimpiangere sentimenti e emozioni, albe e tramonti, lune piene e solstizi. Puoi vivere nel ricordo perenne di ciò che ormai è svanito e continuare a constatare che nulla è più come prima. Oppure puoi svegliarti con il pensiero che domani sarà sicuramente diverso. Che il cielo del mese prossimo sarà più azzurro di quello di oggi, che i bambini saranno più gestibili tra qualche anno, che il paese dove un giorno andrai a vivere non avrà nulla in comune con lo sfacelo che ti sta intorno. Puoi sognare conti correnti con molti più zeri di quelli che possiedi, metri quadrati in cui ti perderesti per ritrovare la tua stanza da letto, cibi raffinati che finora non hai mai assaggiato. Oppure puoi svegliarti al suono della tua sveglia e ringraziare D-o per quello che, oggi, possiedi. Per quelle voci che, al di là della tua porta, reclamano un biberon, una tazza di latte e cereali, l’attenzione di un genitore distratto. Puoi guardare con occhi nuovi tutto quello che già ti sta intorno e che magari, per il tuo vicino, è parte di un lontano passato, di un futuro ancora non arrivato, di un sogno mai realizzato. Puoi inspirare l’aria che ti circonda, la preziosità di un istante, la fugacità di un attimo, il regalo che ti è stato appena fatto. Quella manciata di secondi che stanno proprio ora trascorrendo, che costituiscono il tuo presente, rendendolo così poco afferrabile e impalpabile. Se non ora quando, diceva Hillel il saggio qualche migliaio di anni orsono. Sapendo che la difficoltà  di apprezzamento del momento sarà scritta nel Dna dell’uomo  per ancora lunghissimo tempo.