Quei momenti della vita in cui il tuo sogno più grande è un giro in bicicletta

In questi giorni passo gran parte delle mie giornate in un posto in cui la vita appare sospesa, in cui il tempo sembra possedere un ritmo totalmente diverso e il sole non sembra avere fretta di tramontare.

Guardo in alto verso i monitor che registrano il ritmo cardiaco, la pressione, che emettono suoni improvvisi quando il corpo si dimentica come dovrebbe davvero funzionare. All’improvviso ricevo un messaggio in cui i genitori della classe si scambiano informazioni sui libri scolastici del prossimo anno.

Scuola? Libri? Esiste ancora una vita normale lì fuori?

È così strano questo doppio binario su cui corre la nostra vita.

C’è il binario quotidiano sul quale viaggiano senza nemmeno accorgercene, in cui combattiamo contro il tempo per riuscire a fare tutto entro sera. Tempestati di messaggi che sembrano tutti esigere una risposta immediata, pieni di impegni e scadenze che si impadroniscono di ogni minuto presente e futuro. E qui il treno corre, corre veloce.

E poi c’è il binario in cui il treno rallenta, in cui all’improvviso la persona è sdraiata su un letto, il cellulare spento, l’orologio riposto in borsa in attesa che il tempo ritorni a essere una delle dimensioni essenziali della vita. Su questo binario non è importante quello che si fa ogni giorno, ma il respiro che si riesce a emettere in ogni istante.

Da questo binario si osserva la vita con un filtro diverso.

Una passeggiata, un piatto di pasta caldo mangiato intorno al tavolo della cucina di casa, basterebbero per farti sentire la persona più fortunata del mondo.

E ti mancano, quando sei sul binario lento, quella frenesia quotidiana, quei messaggi che ti fanno saltare sulla sedia esclamando ‘accidenti, me ne ero completamente dimenticato’, ti manca la banalità del momento, la capacità di concentrarsi su qualcosa di piccolo e senza senso.

E prego che questi momenti umanamente piccoli si riapproprino della mia vita e della vita di una delle persone che amo di più al mondo e di tutti quelli che ora sono in un letto d’ospedale, in un limbo tagliato fuori dal tempo e di tutti quelli che sognano una gita in bicicletta come nei giorni normali si sogna il biglietto vincente della lotteria.

Gheula Canarutto Nemni

Il vero perché della partenza del Giro d’Italia dalla terra degli ebrei

Era una sua usanza.

Prima di ogni gara e corsa ripassava a mente gli insegnamenti chiave che avevano fatto di lui un ciclista provetto.

Non acquistare mai una bici scadente, non fare compromessi sul mezzo che pedalerai, gli aveva consigliato un professionista decine di anni prima, quando stava iniziando a dare voce alla sua passione per il ciclismo.

Lo ringraziò mentalmente.

Se avesse fatto compromessi all’inizio, non sarebbe cresciuto né arrivato ad essere quello che era.

Cerca di studiare qualche nozione di ciclomeccanica, impara a cambiare una camera d’aria bucata.

Per essere un vero ciclista devi sapere a quanti bar gonfiare le ruote quando fuori fa caldo, quando fa freddo, quando sul terreno c’è il fango bagnato o il fango argilloso.

Non ti spaventare per tutti i dettagli, gli aveva detto.

Se vuoi affrontare ogni tipo di percorso saranno proprio questi piccoli dettagli, la tua precisione nel seguire ogni regola, a permetterti di arrivare fino in fondo.

Non ti arrendere alla prima salita. Sono le salite, i percorsi difficili, che ti permetteranno di diventare un ciclista provetto. La fatica, il lavoro duro e costante, saranno le condizioni necessarie per diventare ogni giorno più bravo.

Intorno a te sentirai tante persone dire: prendi la macchina, ma chi te la fa fare tutta questa fatica, perché impiegare ore per arrivare in un posto dove in auto arriveresti in molto meno, perché devi per forza distinguerti dal resto del mondo che sale in macchina per arrivare da qualsiasi parte?

Non ti scoraggiare, gli aveva detto il professionista.

Non farti condizionare dall’opinione comune. Nella vita si distingue solo chi non si adatta alla moltitudine.

Iniziò a pedalare.

Quel giorno era prevista pioggia, il terreno sarebbe stato fangoso, difficile.

Ma quando il terreno era troppo facile, non lo trovava divertente.

Controllò bene le ruote, come gli aveva insegnato il suo maestro.

Per affrontare i terreni fangosi e non rimanere impantanato, è necessario scegliere ruote con tasselli molto pronunciati, ruote con un’identità spiccata, aveva detto il professionista.

Solo ricordando al terreno chi sei, solo mostrando con decisione la tua identità di ciclista, potrai ottenere stabilità ed affrontarlo.

Non le aveva gonfiate troppo, le ruote.

Quando pedali su terreni fangosi, troppa aria impedirebbe di aderire bene al terreno.

Solo se le ruote sono deformabili, non troppo dure ma flessibili, stai attaccato a terra.

L’umiltà delle tue ruote sarà quella che ti farà lasciare impronte lungo il percorso e che ti porterà avanti.

Per fare in modo di prendere solo il meglio dal tragitto che stava per intraprendere, per evitare che le strade bagnate e fangose danneggiassero la sua bici, protesse il telaio con un velo protettivo. Il fango è inevitabile per qualsiasi ciclista, ma se parti attrezzato, la bici ne esce indenne.

In salita si ricordò di gestire al meglio il suo peso. Il baricentro, quella era la cosa più importante. Doveva stare saldo sulla bici ma per procedere era necessario proiettarsi in avanti.

Pedalò con decisione.

Soprattutto sul fango e nei terreni più ostili, quando si fanno le cose a metà, in maniera non troppo decisa, non solo si rischia di non fare nuova strada, ma se si è in salita molto probabilmente si scivola indietro.

Guardò lontano, per scegliere la sua traiettoria.

L’insicurezza nella scelta potrebbe portare a grandi frenate, a perdere l’equilibrio e a fare grandi cadute.

Ma non aveva mai guardato troppo indietro, non si era mai fatto spaventare dalle sue cadute passate. La sua storia gli era servita per imparare ad affrontare meglio la strada, i suoi errori ad arrivare più preparato alla corsa successiva.

Toccava a lui fare capire al terreno chi era, solo così nessuna forza esterna sarebbe stata più forte della sua volontà di farcela.

Gli mancavano ancora molti chilometri. Per non scoraggiarsi, si ripeté la frase che gli aveva permesso di superare gli ostacoli più grandi, di tagliare i traguardi più difficili.

Ricordati, se sei stato creato ciclista, nessuno ti potrà staccare da questa natura. Il vero ciclista possiede dentro di sé tutte le potenzialità che servono per affrontare ogni tipo di percorso.

Gheula canarutto nemni