Esistere o vivere? Questo è il dilemma

Nella vita hai davanti a te sempre due scelte.

Esistere o vivere.

Quando esisti occupi uno spazio, ti fai largo a spese di altri.

Sei tu l’epicentro della tua esistenza, sei un insieme di cellule imponenti che difficilmente percepisce le esigenze e i sospiri di chi sta intorno.

I grandi regni dell’antichità sono esistiti senza ombra di dubbio. La loro esistenza è provata da maestosi palazzi che ancora oggi visitiamo da turisti curiosi. Hanno conquistato paesi e continenti, si sono espansi nello spazio altrui, a spese degli altri. Qui ci sto io, era il loro motto. Oggi questi regni e imperi sono ricordati nei libri di storia, in mausolei e reperti che ne raccontano le effigie e la gloria. Ma la loro esistenza passata non si è trasformata in vita presente e futura.

Oppure puoi scegliere di vivere.

E allora la tua ottica cambia prospettiva.

Non sei più tu il centro del mondo, ma è il mondo a diventare il tuo centro.

Non sono più gli altri che devono farsi largo al tuo arrivo, ma tu che ti allarghi per fare spazio anche per loro. Il popolo ebraico ha insegnato al mondo il valore della vita. Di giornate trascorse a riflettere su come migliorare il vissuto degli altri, come accogliere lo straniero, rispettare la vedova, conservare l’ambiente.

Quando vivi nel vero senso della parola, non ti espandi fisicamente ma intellettualmente e spiritualmente.

Non smetti di crescere, di migliorare, di metterti in discussione. Impari dai tuoi errori passati. Quando vivi, la tua crescita passa attraverso un allargamento della tua visione, non dei tuoi confini e dei tuoi possedimenti materiali, sei vivo se sai andare oltre a te stesso, superando l’egocentrismo innato dell’uomo.

Il confine tra l’esistenza e il vivere è fragile e sottile.

In pochi attimi ci possiamo ritrovare da una parte o dall’altra, a seconda delle intenzioni con cui facciamo le cose.

Siamo stati creati per vivere, per trasformare ogni attimo della nostra esistenza in un raggio di luce indelebile che trafigge la vita degli altri, che oltrepassa la materia stessa e trasforma tutto ciò che incontra in un aspetto profondo. La vita è il significato che si dà all’esistenza.

Nel capodanno ebraico, Rosh Hashanà, D-o ci riporta davanti al bivio e ci fa nuovamente scegliere. Vuoi semplicemente esistere o vuoi vivere? Ci domanda sperando che diamo la risposta giusta.

D-o ci concede 48 ore per accumulare le risorse spirituali che ci serviranno nell’anno a venire a rendere fiero Colui che ha in ogni momento fiducia in noi e nel nostro operato.

Che sia un anno buono e dolce, un anno di miracoli evidenti, di bontà rivelata e di redenzione assoluta per tutta l’umanità.

Shana’ tova’ umetuka’,

Gheula Canarutto Nemni

Ho deciso. Anch’io partirò per la mia guerra.

Caro Papà,

Ti scrivo prima che questo anno finisca. Che chiuda le porte dietro di se’ senza dare la possibilità di tornare indietro. Ti voglio ringraziare per tutto quello che mi hai dato, per la luce, i sorrisi, le guarigioni, i momenti banali, noiosi e quei picchi di felicità ed entusiasmo. Non è un momento facile per chi hai messo al mondo. Sputati fuori da pagine ingiallite della storia, sono spuntati nuovi cavalieri del male. Persone il cui desiderio più grande è seminare terrore e distruzione in ogni angolo. Sono persone che vivono con un unico sogno. Riportare le lancette del tempo, della civiltà, indietro di centinaia di anni. Per farci sprofondare in un buio profondo. Per questo caro Papà ti scrivo. Per renderti partecipe dei miei propositi per il nuovo anno. Anch’io partirò per la mia guerra. Non voglio osservare passivamente questa rivoluzione in corso, desidero dare il mio contributo in questo momento cruciale. Farò uso delle armi più potenti, quelle che storicamente hanno provato di essere vincenti. Mi sto esercitando. Tra i combattenti, voglio essere il migliore. Papà, nonostante per molti anni abbia un po’ dimenticato chi sono, alle soglie di questo nuovo anno ho preso questa decisione. Magari le persone intorno a me mi guarderanno un po’ strano. Ma ormai ci ho fatto l’abitudine. E d’ora in poi non sarà più il pensiero altrui a forgiare ogni mia azione. Per questo sono qui, a manifestare nero su bianco la mia dichiarazione d’intenti. Voglio poter rileggere questa lettera nei prossimi 365 giorni e trovare il coraggio per non nascondermi più dietro le quinte. Papà, ho ripescato nelle memorie del tempo l’arma che tu mi hai insegnato ad imbracciare quando spade minacciose pendono sulla mia testa. Ed ora ne farò uso a oltranza. E’ giunto il momento di non subire più in silenzio. Non voglio più commiserazione, voglio rispetto. Per me e i mie fratelli. Per questo ho deciso. Per ogni immagine crudele, per ogni messaggio di minaccia e di morte, prenderò su me stesso una mitzvà ulteriore. Per ogni pagina di buio che scriveranno, ne scriverò due colme di luce. Per ogni urlo di guerra che invaderà il mio schermo, insegnerò ai miei figli una nuova preghiera. Ogni atto violento lo controbilancerò con un Tuo insegnamento. Perché è questo il modo di combattere che tu mi hai insegnato. Papà concedimi il coraggio di raccontare a testa alta chi sono, da dove vengo, perché mi hai portato al mondo. Ti prego sorreggimi quando rischio di soccombere, quando il buio là fuori mi attanaglia l’anima togliendo il respiro. Non con la forza ma con il Mio spirito, questo sarà il mio nuovo motto.

Ktivà vachatima tovà, Gheula Canarutto Nemnishofar chagall