Quando domandiamo ‘D-o, perché?’, forse una risposta c’è

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Un giovane studente del Ramban si ammalò gravemente. Il suo maestro andò a trovarlo. L’immagine del giovane, mentre viveva gli ultimi momenti di vita terrena, lo colpì profondamente, aprendo il varco a una domanda che avrebbe voluto porre al Responsabile di tutto questo.

“I Cieli sono separati da cancelli. Ogni cancello possiede la propria chiave” disse il Ramban al giovane studente. “Ti dò le chiavi per aprirli tutti. Quando avrai superato anche l’ultimo ti domando di farmi un favore”.

Lo studente posò lo sguardo sul proprio maestro. “Quale?” gli chiese.

“Dopo avere varcato tutti i cancelli ed avere attraversato tutti i Cieli, arriverai davanti al Trono Celeste. Lì, porgi una sola domanda”

Ramban prese fiato. “ D-o, perché?”

Poco tempo dopo lo studente lasciò la terra. Per sei mesi il suo maestro non ricevette risposta. Finchè una notte il giovane gli apparve in sogno. ”Maestro”, gli disse, “ho varcato tutti i Cieli. Sono arrivato lì dove tu mi hai detto.”

“Hai domandato a D-o perché? Perché una giovane vita come la tua ha dovuto essere interrotta così presto?”

“No, maestro. Non ho domandato nulla. Perché qui, dove mi trovo, la tua domanda non necessita più di una risposta”.

Pochi giorni fa una giovane anima è stata strappata da questa terra. Potremmo riempire le giornate con infiniti punti di domanda. Continuare a chiedere che dal Cielo ci spieghino perché, perché queste cose accadono. Ma forse quello che ci si aspetta da noi, è altro.

E i vivi metteranno la lezione nel proprio cuore, dice Kohelet.

Ogni attimo di permanenza su questa terra, è un’occasione che D-o ci regala.

Possiamo scegliere di riempire queste miriadi di istanti con punti di domanda, con dubbi. Le nostre energie vitali, quelle che ci spronano a fare, a dare, a migliorarci, caleranno drasticamente.

Ogni domanda sul perché D-o faccia tutto questo, aprirà il  varco al vuoto, all’inerzia, alla stanchezza spirituale.

Le domande spengono il fuoco che si ha dentro e alimentano quella parte di noi che è stata creata per ostacolare la nostra crescita come esseri umani.

L’inerzia è il crimine più grande che l’essere umano possa compiere contro le proprie ore. 

Cara Alisa, ancora una volta ce la metteremo tutta per fare assorbire la lezione dal nostro cuore.

Ancora una volta un’anima speciale ha transitato su questa terra per scuoterci e ricordarci il vero scopo per il quale siamo stati creati. La Torà, le mizvot, tramandare ciò che ci è stato trasmesso.

In questo momento sono le azioni, quelle buone, che contano. La luce, il bene.

Alla fine dei conti, dopo avere sentito tutto, l’importante è temere D-o e osservare i Suoi comandamenti, perché questo è tutto l’uomo, ci dice nelle ultime righe Kohelet. 

Che il Cielo possa consolare la famiglia di Alisa e fare vivere a tutto il nostro popolo solo momenti felici

Gheula Canarutto Nemni

Una domanda per il Corriere della Sera: ma davvero credete che gli ebrei siano accumulatori, speculatori e lobbisti?

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Gentile Corriere della Sera,

Steven Mnuchin fa parte di una delle famiglie di origine ebrea più in vista della finanza newyorchese. Suo padre, socio di Goldman Sachs, ha accumulato un patrimonio di 40 milioni di dollari. Ha condotto speculazioni sugli immobili, guadagnando ingenti profitti mentre esplodeva la bolla immobiliare. Mnuchin ha potuto contare sull’appoggio di Kushner: entrambi fanno parte della comunità ebraica di New York.

 

Caro direttore,

ho evidenziato in corsivo le parole chiave di alcune frasi dell’articolo comparso sul Corriere a cura di Alessandra Muglia.

Se non avessi avuto davanti a me un cellulare di ultima generazione, avrei giurato di essere davanti a un articolo scritto durante le leggi razziali.

Gli ebrei, per il Corriere, non lavorano nella finanza. Le famiglie ebraiche (non ebree. Staremo forse antipatici ma ci teniamo alla declinazione linguistica corretta) detengono in mano il potere della finanza. Gli ebrei non lavorano e guadagnano come il resto del mondo. Gli ebrei accumulano patrimoni. Gli ebrei conducono speculazioni, mai semplici operazioni. Guadagnano ingenti profitti, non normali guadagni.

E si appoggiano a vicenda.

Fanno tutti parte, questi speculatori, accumulatori, finanzieri, della…comunità ebraica.

Se qualcuno domani si trasformerà in un antisemita convinto, lo dovremo anche a un articolo apparso nel novembre 2016 sul Corriere della Sera.

 

P.s Per favore, mantenete la coerenza della vostra linea editoriale. Non pubblicate nessun articolo per ricordare la shoà il 27 gennaio, giornata della memoria.

Rispettare una nazione, una religione, una cultura, significa rispettarne i vivi. Non i morti.

Gheula Canarutto Nemni

 

Grazie Roma

Mi sono svegliata stamattina pensando, è tutto un sogno. Quelle sensazioni meravigliose che ho provato ieri sera, quelle persone accorse con taxi, autobus, direttamente dopo il lavoro, le ho solo vissute oniricamente. Quell’inaspettato senso di comunanza con donne che non avevo mai visto prima, con cui avevo parlato giusto qualche minuto, non può appartenere alla realtà. Il cibo offerto da un ristorante, l’organizzazione impeccabile di un intero staff comunitario, impossibile sia avvenuto davvero. Perché se così fosse non ci sarebbero dubbi. Avrei realizzato uno dei miei grandi sogni. iniziato mesi fa con una mail e diversi solleciti a un incredibilmente paziente Riccardo Pacifici, continuato con conversazioni e messe a punto con Miriam Hayun (tessitrice principale e geniale di tutto questo mosaico). Portato avanti con Sivan Kotler, la sua recensione a sorpresa e il saper scovare tratti in comune tra chi si dichiara laico e chi religioso, perché alla fine siamo solo parte di un unico popolo. E poi sono comparse Federica Gentile, il cui cognome già racconta come sia lei dal vero, e la sua capacità geniale di tenere le fila di donne così diverse tra loro. E Cinzia Leone, che fino a qualche ora fa, prima che scandagliasse i meandri delle mie pagine, conoscevo solo di fama e di nome.
Le letture di Silvana Moscati, con la sua capacità di immergermi nelle mie pagine più di quando le avevo scritte, gli sguardi interessati, i sorrisi profondi, le parole di volti che conoscevo solo da Facebook e che , all’improvviso, sono diventati veri.
Non è possibile che tutto questo sia accaduto davvero. Che mi sia sentita così in famiglia con chi non avevo mai visto.
Ma si sa, noi ringraziamo per i miracoli che D-o ci fa in ogni istante, alla sera, al mattino e al pomeriggio. Ho recitato modè ani, ringraziato D-o per avermi restituito l’anima e dato una nuova chance, mi sono seduta sul letto. E ho realizzato.
Anche questo miracolo, questo sogno ad occhi aperti durato una notte d’estate in una sala di via Balbo, è avvenuto davvero.
Grazie a tutti quelli che sono venuti, a quelli che hanno reso questo momento così unico e meraviglioso.
Vorrei potervelo dire personalmente. Tutto questo, senza ognuno di voi, non sarebbe mai stato possibile.
Mi avete fatto felice.

Gheula

Moni Ovadia, le spiego cosa succede quando critica Israele

Caro Moni Ovadia,

mi perdoni per questa mia interferenza nei suoi piani di disiscrizione alla Comunità Ebraica di Milano. Dettati, secondo lei, dalla mancata accettazione da parte della comunità delle sue opinioni circa Israele. Gad Lerner ricorda ai suoi lettori di avere compiuto lo stesso passo a suo tempo.

Vede, che lei sia iscritto o meno alla Comunità riguarda solo lei e le sue scelte di vita. La presenza del suo nome nelle liste, nella mailing del Bollettino, negli inviti ad eventi e feste, impattano solo sulla sua casella postale di casa ed elettronica. Nessun altro subirà delle conseguenze da questa sua scelta.

Che lei invece faccia sentire la sua voce da artista seguito e ascoltato da molti,  criticando la politica di Israele e dando vita a una vera e propria campagna negativa nei confronti dello stato dei suoi correligionari, non riguarda solo lei e le sue scelte di vita.

Purtroppo no.

Riguarda anche i miei bambini che girano per la città con la kippà in testa.

Riguarda anche i ragazzi che andando a scuola devono superare quattro volanti della polizia prima di entrare a studiare ogni mattina.

Riguarda anche le persone che frequentano una sinagoga in qualsiasi parte  d’Italia e devono sottomettersi a perquisizioni per poter porgere il proprio cuore a D-o.

Riguarda tutti gli ebrei d’Italia e del mondo.

Perché quando lei si mette su un palco con la sua grande kippà colorata e da lì critica in maniera pesante lo stato d’Israele, lei non rappresenta un artista qualunque a cui sia saltato in mente di analizzare la situazione geo politica mediorientale. Lei rappresenta l’artista ebreo.

E se un ebreo critica in maniera così feroce i propri fratelli, se un ebreo racconta a gran voce cose che, a suo parere, sono errori della propria nazione, se un ebreo si schiera in maniera così decisa contro l’unico posto del pianeta che dà asilo all’ebreo in qualsiasi momento lo chieda, allora tutto il mondo si sentirà in diritto di farlo.

E, partendo dalle sue posizioni, le userà per giustificare tutti gli atti di antisemitismo a cui vorrà dare vita. Il mondo partirà dalle sue parole per rendere leciti gli attacchi agli ebrei, ovunque si trovino.

Lei è libero di esprimere le sue opinioni a tavola, circondato dai suoi cari amici. Ma non è libero di farlo davanti a un microfono. Perché lì, la sua libertà si scontra con la mia.

E si ricordi caro Ovadia, se un ebreo sputa sul proprio popolo, apre la porta perché l’intero mondo si senta legittimato a farlo.

Gheula Canarutto Nemni