An open letter to the Jewish nation (and its writers)

Haaretz
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It’s 1 a.m.

Men are gathering in synagogues for Hoshana Rabah night. This is the last call for asking G-d for a good year. During the next twenty five hours G-d will put on our yearly destiny, a seal.

I am trying to pray but my thoughts constatly run in another way. The two young parents killed just in front of their kids and now two more men. All of them, only because they were Jews.

I look at myself in the mirror. I have two eyes, a not so perfect nose, I have two hands and I use my legs to walk.

What makes me different from the rest of the world? When members of my nation are brutally killed in front of their children, or in the streets of their holy city, while trying to reach the western wall, the world is silent. This is a fact.

For the world my blood has a lower price compared to others, my humanity has a lower specific weight.

Strong of my ancient experience,  I don’t expect anything new from there.

This is an olam hasheker, as our rabbis define it. In it, lies, do reign.

In it countries that raise their children in terrorism are chosen to defend human rights.

My expectations are going in another direction.

To the direction of those who stood up, just a few minutes after an innocent Palestinian child was shot by somebody whose identity has not been discovered yet, ready to make a strong J’accuse against the observant world.

My expectations are directed towards those who open their computers everytime a Jew is suspected for a negative act and shout ‘we cannot stay silent in front of this’.

 

I was taught by my rabbis we are made of body and soul.

While we can see the other’s external manifestation, we are not able to see its untangible one.

At our shabat table Jews of every color and observance degree sit. I respect everyone of them, for what he/she is.

We Jews are a whole body, when a part hurts all the body suffers.

When something happens in my nation, I do not need to analyze the religious background of a Jew to feel empaty with him.

It cannot be that a kipah, and zizit, a hunkerchief covering a woman’s head, make a difference for those who are always in first line to defend human rights. It cannot be that a victim is defined ‘ultra-orthodox’, in an Israeli newspaper.

My love for my nation is too deep to dare thinking my suspects can be right.

I hope  with all my heart to be wrong. I hope to see in a few hours all the israeli newspapers flooded by condemantion words.

I hope to see all those famous Jewish writers and journalists, who asked rabbis, teachers, politicians, to condemn acts before waiting to see what really happened. I hope to hear from them these words.

‘Our hearts are full of sorrow, we cannot be silent anymore. We will not stop asking the condemnation of these barbarian terrorist acts by all the arab world’.

When I see these words, I will now peace has really a chance.

Because in order to be able to get peace with your neighbors, you need firstable to be able to live in peace inside your own nation.

Shalom comes from the root shalem, whole. You cannot get real peace if you are not whole inside yourself.

May G-d seal our year with real shalom

Gheula Canarutto Nemni

Chissà se agli ebrei religiosi è permesso difendersi. Lettera aperta a David Grossman, Eshkol Nevo (con l’aiuto inaspettato di Noa)

Cari David Grossman, Eshkol Nevo e coloro che hanno deciso di rendere me, i miei figli, i frequentatori della mia sinagoga e gli ebrei del mondo che portano una kippà in testa e dal tramonto del venerdì sera osservano il riposo per venticinque ore, colpevoli per ciò che è successo in Israele.

Complici di un pazzo appena uscito di prigione che, vestito (o travestito) da ortodosso ha ucciso senza pietà una ragazza di 17 anni.

Motore propulsore di una mano che nel mezzo della notte ha incendiato una casa uccidendo un bambino e il padre.

Noi ebrei osservanti e la religione che viviamo ogni giorno, siamo stati messi sul banco degli imputati.

E allora, come in ogni processo dove regni la vera giustizia, mi arrogo il diritto di difendermi di fronte a queste accuse immoralmente generalizzate.

Eshkol Nevo ricorda nel proprio articolo che per l’ebraismo salvare vite ha la precedenza sul sabato.

Per l’ebraismo salvare la vita ha la precedenza su tutte le regole, non solo sul sabato. La Torah è chiamata Torah di vita.

L’ebraismo è la religione di un D-o che impone il silenzio agli angeli quando provano a lodarlo per la vittoria contro gli egiziani. Non cantate davanti alla morte. Anche l’essere umano, per malvagio che sia, è una creatura delle Mie mani.

L’ebraismo è la religione che insegna a cacciare via la madre per evitarne la sofferenza quando si prendono le uova dal nido di un uccello.

E’ quell’insieme di regole che vieta di mescolare la carne con il latte perché la carne del vitello morto non entri in contatto con il latte che gli ha dato la vita

E’ la tradizione in cui è proibito mangiare il sangue, perché in esso scorre la vita, e anche un singolo uovo in cui sia presente una minima chiazza rossa, non viene permesso.

David Grossman si domanda chi sia la persona capace di un simile gesto. E la cerca tra ‘forze che si esaltano alla fiamma di una fede religiosa e nazionalista e ignorano completamente i limiti della realtà e le regole della morale e del buon senso’. 

Sì, i colpevoli di questi gesti ignorano sicuramente i limiti della realtà e le regole della morale e del buon senso. E proprio perché ignorano questi limiti non possono essere definiti uomini di fede.

Perché la fede non è altro che un insieme di pensieri, parole e azioni con lo scopo di migliorarci, di trasformaci in ogni istante in persone spiritualmente e moralmente superiori al momento precedente.

Non reprimere, come sempre reprimiamo le ingiustizie, scrive Eshkol Nevo.

Caro Nevo, vorrei aggiungere che per migliorare il nostro mondo non è solo la parola di condanna che conta. Un mondo migliore non dovrebbe mai cadere nella trappola della generalizzazione, nella creazione di un calderone dove gettare senza distinzione tutti gli ebrei che osservano.

Vergognarci di noi, aggiunge Nevo.

Vergognarci di noi ma non per gli atti di persone che con noi non hanno proprio nulla in comune.

Dobbiamo vergognarci perché siamo capaci di buttare in bocca a chi ci odia la legittimità di odiarci, la giustificazione di definirci come un nemico da abbattere.

Ieri erano gli ebrei usurai, domani saranno gli ebrei che bruciano i bambini.

Ed in nome di questa autocoscienza urlata ai quattro venti, in cui ci si getta la cenere sul capo per atti di singoli individui (che il mondo, quando succede con altre società, ha la capacità, anche di fronte a una realtà evidentemente contraria, di chiamare cellule impazzite) si fornisce l’autorizzazione silente a violenze contro il popolo ebraico.

Nevo ce l’ha su con i rabbini che hanno il potere di fermare questa follia.

‘Ecco ho messo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male’, dice D-o nel libro di Deuteronomio al capitolo 30, verso 15.

‘Scegli la vita’, implora D-o nel verso 20.

Nel mondo esiste il libero arbitrio, esiste la possibilità di scegliere il male. Non sono i rabbini la causa e il momento finale del libero arbitrio.

Il potere di scelta sta nelle mani dell’individuo stesso.

E anche nel mondo ebraico, come dappertutto, esistono pazzi camuffati da religiosi che esercitano a pieno questo diritto.

La vera fede ebraica, quella che si basa sulla Torah, sceglie sempre e solo la vita.

La Torah è ‘l’albero della vita’ e le sue strade sono strade di pace. L’ebraismo è la religione dell’ama il tuo prossimo come te stesso, scrive Noa, la cantante israeliana, nel suo status di Facebook del 5 agosto.

Vergognarci di far parte del popolo che prodotto queste persone, aggiunge Nevo.

No, non mi coprirò il capo di cenere per quello che è successo. Come da italiana non mi sento colpevole quando la mafia scioglie i bambini nell’acido. Non è la mia cultura la fonte a cui attingono i pazzi che si fanno giustizia da sé.

Io con quelle persone non c’entro niente.

Un tribunale ebraico veniva giudicato severo se in settant’anni di attività condannava a morte una persona.

Perché nell’ebraismo il respiro di ogni essere vivente è un valore assoluto.

Gheula Canarutto Nemni

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