Il Coronavirus è la prova dell’eternità della Torà

Un signore filippino è stato picchiato in un supermercato con l’accusa di essere un cinese portatore di Coronavirus.

Un gruppo di turisti italiani è stato isolato in Israele dopo che qualcuno ha visto che sulle loro valigie c’era scritto un indirizzo italiano, il 90% delle prenotazioni turistiche in Italia è stato annullato, nonostante il virus si stia inevitabilmente diffondendo in tutto il mondo.

L’essere umano razionale del 2020, pieno di scienza e conoscenza, di amore per il proprio intelletto e disprezzo per tutto ciò che non è provabile con numeri e formule, è all’improvviso tornato indietro anni luce.

Ai tempi in cui gli stranieri venivano chiamati ‘untori’ e guardati con sospetto, a quei periodi in cui un gruppo etnico particolare, come erano gli ebrei, venivano considerati l’origine di tutti mali, ai giorni in cui le prediche avevano il potere di infuocare gli animi e annebbiare la mente. 

E’ bastato uno spartiacque infettivo per riportare l’uomo ad essere in balia totale delle proprie emozioni, una serie di titoli urlati in pochi giorni hanno cambiato la nostra percezione del mondo, le ultime notizie hanno plasmato il nostro modo di vedere la realtà che ci circonda.

E da un momento all’altro gli individui si sono liberati del rispetto formale e iniziato a dare via libera a tutti gli istinti che nel corso del tempo le società avevano solo silenziato e represso.

D-o sa come ha programmato l’uomo. L’ha programmato sempre pronto ad accusare gli altri invece che pronto a guardare dentro a se stesso, in grado subito di additare e, solo dopo un grande sforzo, anche di capire se è vero. 

Per questo motivo la Torà ripete per decine di volte l’obbligo di rispettare lo straniero ‘ricordati che anche tu sei stato uno straniero in una terra non tua’.

D-o ha creato l’uomo come un essere irrazionale, emotivo e gli ha detto: impara a controllare le tue emozioni, lavora su te stesso per ragionare con la testa e solo dopo attiva il cuore, gli ha insegnato che anche se potrebbe sembrare giusto in un certo momento rubare o uccidere, che anche se manca il cibo nei supermercati non significa che si può andare a rubarlo.

A volte a noi abitanti del 2020 può apparire che la Torà sia fuori moda, antica, indirizzata a uomini che erano appena usciti dalla schiavitù al deserto, ma anche l’essere razionale super moderno si trasforma in pochi attimi  e torna indietro a comportarsi come i contadini illetterati del 1600.

La Torà conosce così a fondo l’uomo, che si travesta da agricoltore, artigiano, scienziato o fisico. E sa che la sua vera natura immutabile e nessuna modernità e progresso potranno cambiarne il dna che gli circola in corpo.

La Torà è la legge morale universale che regola la vita dell’uomo al di sopra del tempo, delle contingenze  e delle società in cui vive. E ci insegna a ragionare con la nostra testa e non con quella dei giornalisti di turno, ci aiuta a seguire regole che dalla nascita del mondo sono ancora valide e universali e che, nei periodi di calma e progresso dell’umanità, a molti potrebbero sembrare superate ma guarda caso quando l’irrazionale si impadronisce di nuovo della mente dell’uomo e il lume della ragione sembra essersi momentaneamente spento, torna all’improvviso in voga con i suoi insegnamenti eternamente  validi di rispetto del prossimo e della sua dignità (un intero popolo si è fermato ad aspettare che Miriam guarisse  dalla lebbra e solo dopo è ripartito), a prescindere dal colore della pelle, dal suo paese di origine. E dalle malattie che ha in corso. 

Quando la modernità ci accecherà nuovamente con le sue certezze illusorie, ricordiamoci del periodo in cui il coronavirus ha smascherato la vera identità dell’uomo e le sue irrazionalità primordiali. E del fatto che come l’essenza dell’essere umano non è mutata nel tempo, così il messaggio della Torà rimane valido al di là di ogni tempo. 

Gheula Canarutto Nemni

Coronavirus e Bibbia

L’olio ebraico che alimenta le candele

Venerdì 11 dicembre 1931.

Mancano poche ore al tramonto.

La signora Rachel Posner ha appena finito di apparecchiare la tavola per lo shabat e di preparare le candele per l’ottava ed ultima sera di chanukah.

Il candelabro è posto sul davanzale della finestra, ben visibile a chi guarda da fuori, così da realizzare al meglio il pirsuma nisa, far conoscere al mondo il miracolo della festa.

Sul palazzo di fronte sventola una bandiera che in pochi anni rappresenterà lo sterminio di sei milioni di ebrei.

Rachel decide di immortalare l’immagine in una fotografia, sulla quale, una volta sviluppata, scrive

“Chanuka 5692. Juda verrecke, die Fahne spricht. Juda lebt ewig, erwidert das Licht – Chanuka 5692. Giudea muore, dice la bandiera. Giudea vivrà per sempre, rispondono le candele”.

La natura è regolata da un principio immutabile: dal nulla non si potrà mai generare qualcosa.

Dal primo momento della creazione è entrato in vigore il principio di Lavoisier, nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Per generare energia, è necessario partire da qualcosa di pre- esistente La capacità di dare vita a qualcosa dal vuoto assoluto appartiene solo ed esclusivamente a D-o.

Per dare origine alla fiamma ebraica, per fare in modo che continui ad illuminare il mondo, è necessario che la fiamma prenda vita da qualcosa che già esiste.

Quando i greci invasero la terra di Israele capirono che, per dominare davvero il popolo ebraico, sarebbe stato prima di tutto necessario eliminare tutto ciò che nutriva la loro vitalità. Ed iniziarono a vietare l’osservanza delle mizvoth. Sapevano che la fiamma degli ebrei sarebbe rimasta accesa finchè la Torà l’avrebbe alimentata.

I tedeschi continuarono il loro lavoro. E prima di accanirsi sul corpo degli ebrei, attaccarono la loro anima. Appiccarono il fuoco a libri e rotoli della Torà, sperando che quei roghi rappresentassero l’inizio della fine del popolo ebraico.

Quando le finestre di una casa si trovano troppo in alto rispetto alla strada, il candelabro va posto di fronte alla mezuzah, sulla cui pergamena si trova lo Shemà Israel.

Ne parlerai quando ti trovi in casa tua, quando cammini per la strada, quando ti corichi e quando ti alzi, sta scritto.

Fai permeare la Torà e le mizvoth in ogni cosa che fai, in ogni parte di te stesso, nella tua esistenza.

Giudea muore, vorrebbero poter dire i nostri nemici. E noi continuiamo a studiare la Torà, ad osservare le mizvoth, a fare rispondere anno dopo anno dalla fiamma delle nostre candele,

Giudea vivrà per sempre.

Gheula Canarutto Nemni

Prova di cultura generale: da dove proviene la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo?

 

 

 

Caro amico liberale che ti batti da anni per costruire un mondo migliore,

ti sei mai chiesto da dove provengano le tue idee e i tuoi ideali?

Ti sei mai domandato come sia possibile che con tutte le rivoluzioni e stravolgimenti, i valori in cui credi siano rimasti immutati nel tempo?

Prova a guardare a ritroso nella storia, ma ti prego di farlo con imparzialità assoluta.

Chi vedi, tra i popoli e le genti, portare avanti imperterrito e incurante degli ostacoli che gli vengono messi davanti, i principi che oggi chiamiamo universali?

Chi si è battuto per diffondere l’uguaglianza delle persone, il diritto alla vita di ogni singolo essere vivente, il rispetto per la natura, la sacralità del riposo per gli uomini e la terra?

Chi ha previsto la condanna per il padrone che uccide il proprio schiavo, cancellando l’idea di un uomo che può disporre liberamente della vita di un altro?

Chi ha ideato l’assistenza sociale, il welfare, l’obbligo di ogni individuo ad aiutare i meno abbienti con una percentuale del proprio profitto?

Chi ha abolito la legge del taglione e previsto il risarcimento del danno in base all’attività svolta dal danneggiato, in base al lavoro che perderà mentre guarisce? Chi ha concepito il danno morale?

Chi ha imposto che il salario del lavoratore venga corrisposto sempre nel tempo giusto e si è fatto garante affinchè nessuno si trovi alla fine del proprio lavoro senza il denaro che gli spetta di diritto?

Chi ha definito la corruzione una forma di accecamento dei giudici?

Caro amico liberale, se le domande ti sembrano molte e la ricerca dell’origine di ogni principio e concetto un po’ ardua nel suo svolgimento, ti invito ad aprire il libro di Shemot, l’Esodo, nella porzione di Mishpatim, in cui D-o dice a Mosè ‘e queste saranno le leggi che metterai davanti a loro’.

Ci troverai tutto ciò che è stato elencato qua sopra. Ci scoprirai la prima dichiarazione dei diritti dell’uomo, le basi della società civile che oggi diamo quasi per scontate. Potrai leggervi l’invito di D-o agli uomini a non arrendersi al male durante la storia e a credere fermamente che il contributo del singolo può cambiare il mondo intero.

E capirai il motivo per il quale questi principi sono universali.

Non è stato la soggettività dell’uomo a idearli, ma D-o stesso.

Ispirato da uno scritto di mia nonna Alba Rabello, z’l,

Gheula Canarutto Nemni

 

Esiste l’eternità?

 Un canto uguale a quello di un antenato,

 un biglietto nuovo posto accanto a migliaia di altri ingialliti, consumati, invecchiati, tra le pietre di un muro avamposto del cielo, secondo un’usanza di migliaia di anni.

Una mano di donna che ogni venerdì sera senza eccezione, nel momento del tramonto si muove verso una fiamma,

un bambino che ad ogni risveglio e ad ogni nuovo sonno recita parole come il bisnonno.

Benedizioni che non cambiano con il progresso,

principi che non si modificano nonostante rivoluzioni che stravolgono, riti tramandati senza interruzione attraverso mari e monti, continenti e paesi, in un viaggio infinito intorno al mondo.

Cosa è tutto questo se non la definizione perfetta di eternità?

Cosa è  se non una catena incessante, anelli tenaci sopravvissuti a persecuzioni, cosa è l’eternità se non un filo sottile resistente come l’acciaio in grado di unire presente, passato e futuro?

E se qualcuno la pensa diversamente, se fosse convinto che tutto è destinato a consumarsi inesorabilmente,  diriga lo sguardo verso la tristezza  del 17 di Tamuz, alle lacrime nel giorno del 9 di Av.

Si lasci avvolgere da quel dolore vero, profondo, che si ripete anno dopo anno dopo anno,  da più di duemila anni, dal momento della distruzione del santuario di Gerusalemme.

In ogni figlio di quei padri portati prigionieri lungo le strade di Babilonia e Roma c’è una ferita che mai si è rimarginata.

Sulla bocca di questi discendenti, da più di duemila anni c’è un’implorazione. Che D-o ci tolga al più presto possibile da questo esilio dolente e impregni la storia della Sua Gloria.

L’eternità esiste, eccome.

E’ la capacità di guardare avanti in ogni momento senza dimenticarsi mai da dove si viene e verso dove si sta sperando di andare.

Gheula Canarutto Nemni

Cronaca da Gerusalemme, 5.08.2014

Correva il 9 di Av del 1800 e beis hamikdashqualcosa. Napoleone passava davanti a una sinagoga in una città d’Europa. Da dentro provenivano pianti e lamenti. Cosa succede là dentro? domanda Napoleone.  Perché piangono in quel  modo?

Non è niente, generale, gli risponde un suo soldato. Sono gli ebrei. Piangono per la distruzione del loro santuario di Gerusalemme.

Mi spiace, dice Napoleone. Ma quando è successa questa distruzione?

2000 anni fa, generale.

Napoleone spalanca gli occhi stupito. Ma poi si ricompone e afferma.

Se piangono ancora dopo 2000 anni, sicuramente verrà anche ricostruito.

Mi trovavo a Venezia nei giorni scorsi. Ho visitato le sinagoghe del 1500. Ho accarezzato il legno, gli intarsi, le incisioni a cui i miei antenati hanno dato vita in quei tempi. Ho tirato giù mio figlio dagli scalini che portavano all’Aron Hakodesh, soffermandomi un attimo per guardare la scena. Un bambino con la kippà in testa, alla vigilia di un altro 9 di Av della nostra storia, calcava gli stessi  gradini che 500 anni fa altri uomini e bambini con la kippà avevano calcato.

D-o, ho detto alzando gli occhi al cielo. I miracoli non sempre noi li vediamo. Qualche volta la vita ci appare come una lunga  concatenazione di eventi regolata da fenomeni e casualità.

Invece dobbiamo avere il coraggio di dirlo. Quel bimbo oggi, nonostante tutti i popoli che hanno provato e provano a distruggerci, è un miracolo nel vero senso della parola. Nessuno statistico potrebbe spiegarlo, nessuno storico descriverlo, nessun mago farlo.

Solo D-o, nella Sua infinita bontà, ha potuto realizzarlo.

E se piangiamo ancora oggi, il 4 agosto 2014, dopo quasi 2000 anni, non c’è ombra di dubbio. Che presto, in un batter d’occhio, vedremo il nostro santuario ricostruito.

 

Gheula Canarutto Nemni