Una domanda per il Corriere della Sera: ma davvero credete che gli ebrei siano accumulatori, speculatori e lobbisti?

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Gentile Corriere della Sera,

Steven Mnuchin fa parte di una delle famiglie di origine ebrea più in vista della finanza newyorchese. Suo padre, socio di Goldman Sachs, ha accumulato un patrimonio di 40 milioni di dollari. Ha condotto speculazioni sugli immobili, guadagnando ingenti profitti mentre esplodeva la bolla immobiliare. Mnuchin ha potuto contare sull’appoggio di Kushner: entrambi fanno parte della comunità ebraica di New York.

 

Caro direttore,

ho evidenziato in corsivo le parole chiave di alcune frasi dell’articolo comparso sul Corriere a cura di Alessandra Muglia.

Se non avessi avuto davanti a me un cellulare di ultima generazione, avrei giurato di essere davanti a un articolo scritto durante le leggi razziali.

Gli ebrei, per il Corriere, non lavorano nella finanza. Le famiglie ebraiche (non ebree. Staremo forse antipatici ma ci teniamo alla declinazione linguistica corretta) detengono in mano il potere della finanza. Gli ebrei non lavorano e guadagnano come il resto del mondo. Gli ebrei accumulano patrimoni. Gli ebrei conducono speculazioni, mai semplici operazioni. Guadagnano ingenti profitti, non normali guadagni.

E si appoggiano a vicenda.

Fanno tutti parte, questi speculatori, accumulatori, finanzieri, della…comunità ebraica.

Se qualcuno domani si trasformerà in un antisemita convinto, lo dovremo anche a un articolo apparso nel novembre 2016 sul Corriere della Sera.

 

P.s Per favore, mantenete la coerenza della vostra linea editoriale. Non pubblicate nessun articolo per ricordare la shoà il 27 gennaio, giornata della memoria.

Rispettare una nazione, una religione, una cultura, significa rispettarne i vivi. Non i morti.

Gheula Canarutto Nemni

 

Sparare (a un nemico) o non sparare. Questo è il dilemma

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Caro soldato che hai sparato a un terrorista che pochi attimi prima aveva accoltellato un tuo commilitone alla schiena.

Il mondo oggi ti è contro, c’è chi chiede di farti un processo.

Ti giudicano, pensano non avresti dovuto sparare, si mettono nei tuoi panni.

Ma la divisa, per difendere i civili dalla gente che li odia, la stai portando tu, non loro.

La responsabilità della vita altrui è sulle tue spalle, non su quei signori seduti comodi sulla poltrona della propria casa.

E’ molto facile giudicare a posteriori, quando non c’è alcuna tensione, quando non sei circondato da nemici che vorrebbero vederti morto nel minor tempo possibile.

Caro ragazzo che hai premuto il grilletto temendo che il terrorista portasse addosso una cintura esplosiva.

Se qualcuno avesse premuto quel grilletto a Bruxelles, a Lahore, in Turchia, ci sarebbero più di cento persone ancora vive.

E non vedove, vedovi, orfani e genitori che piangono sulla tomba del proprio figlio.

Nella Torah si racconta di un ladro che entra in casa di una persona con l’intenzione di derubarla.

Se il derubato uccide il ladro, per la Torah il derubato è innocente.

Perché, dice la Torah, chi entra in un posto con delle cattive intenzioni, sa che mette la propria vita in pericolo.

Mentre il rappresentante della religione più diffusa al mondo dimentica di nominare Israele tra i paesi vittime del terrorismo, mentre la società occidentale piange molto meno per chi è morto in un parco a Lahore, per chi viene decapitato in Siria e quella stessa società versa una quantità maggiore di lacrime per chi stava a un banco del check in a Bruxelles, mentre intorno a noi si dividono gli esseri umani in vittime di prima e seconda categoria, noi ebrei discutiamo sull’etica di sparare o meno a un terrorista che ha già cercato di uccidere.

Caro soldato, voglio solo che tu sappia una cosa.

Il tuo gesto ha probabilmente permesso a molti futuri bambini di venire al mondo.

Grazie a te, gli anni di altre persone potranno essere sfogliati sul calendario.

Chi è misericordioso con i crudeli finisce per essere crudele con i misericordiosi, sta scritto.

E quello che sta succedendo nel mondo oggi non è altro che il figlio del buonismo a tutti i costi.

Gheula Canarutto Nemni

 

Ecco il motivo per il quale il mondo odia così tanto gli ebrei…

Corriere_testata_1938 2015‘Faraone ma lei si rende conto di quello che ha appena fatto?’ Il faraone sembrò risvegliarsi da un sogno. ‘Lei ha appena permesso a un popolo intero di fuggire dal nostro paese. Eravamo noti per essere il posto da cui nessuno schiavo poteva scappare e questi sono usciti addirittura con tanto di ricchezze. Uomini, donne, bambini, bestiame, ori, argenti. Faraone dobbiamo fare qualcosa. Ne va della nostra fama di potenza schiavista’. Così iniziò la storia del popolo che più di ogni altro nuotò controcorrente. Scrollandosi di spalle la schiavitù e varcando a testa alta, da uomini liberi, i confini insuperabili del paese più potente del mondo, attraversarono le acque di un mare spaccato ad hoc e giunsero davanti a un monte, nel cuore del deserto. Non farti altri dei, sentirono dire lì da D-o stesso. Nella loro mente tutti gli idoli egizi, tutte le divinità adorate dagli altri popoli che avevano incontrato, tornarono alla polvere da cui erano giunti. Rispetta il riposo del settimo giorno. Tu, la tua famiglia, i tuoi schiavi. La casta iniziò a tremare. Nessun privilegio avrebbe potuto durare per più di sei giorni. Non rubare. La proprietà diventò un diritto inalienabile. L’usurpazione e il furto sarebbero rientrati nella categoria degli atti illeciti. Gli ebrei si guardarono in faccia. Da quel momento la loro vita non sarebbe più stata all’insegna solo di se stessi. Avrebbero attraversato deserti, confini, imparato nuove lingue, errato di paese in paese, per insegnare i valori che avevano appena udito da D-o. Avrebbero proclamato la sacralità della vita di ogni individuo al di là dell’appartenenza ad una classe sociale. Avrebbero ricordato alle società schiaviste che quegli schiavi su cui basavano il proprio potere, dovevano godere di molti diritti. E alla fine del sesto anno, avrebbero dovuto tornare a essere uomini liberi. Avrebbero insegnato la libertà di credo, il rispetto per lo straniero. Avrebbero raccontato il dovere di preservare la natura come un dono dato in custodia da Chi l’ha creata. E il diritto al riposo anche di qualcosa che in molti avrebbero continuato a calpestare, la terra. Gli ebrei si guardarono in faccia. Amico, disse uno al proprio vicino, ci aspetta una vita non facile. Non saremo molto amati, temo, gli rispose l’altro. Le società schiaviste tenteranno di metterci a tacere, le dittature ci odieranno. Gli sfruttatori ci rinchiuderanno, i negatori dei diritti civili, se ci andrà bene, ci imbavaglieranno. Non possiamo esimerci, si dissero, siamo arrivati fin qui proprio per questo. Che D-o ci aiuti…si augurarono a vicenda. In quel preciso istante, ai piedi di un monte nascosto dal fumo, la storia del mondo assunse una nuova piega. Fatta di diritti, doveri, morale, etica e le basi per tutte le future società civili. In quel preciso momento sul popolo ebraico ricadde un’ardua impresa. Fungere da coscienza per l’universo intero.

Gheula Canarutto Nemni