Perchè sei antisemita? Lettera aperta di Mireille Knoll al proprio assassino

 

‘Sporca ebrea!’ mi urli mentre le ginocchia mi fanno male da quanto ho strofinato il mio pavimento, le mie mani bruciano da quanto ho pulito la mia cucina per la mia Pasqua e nella mia casa non c’è più una briciola né di sporco né di pane.

‘Hai avvelenato i miei pozzi!’ mi accusi davanti ai tuoi figli malati dall’assenza completa di norme sanitarie nella tua alimentazione, mentre io, dopo avere macellato gli animali, li sottopongo a ferrei controlli sul loro stato di salute.

‘Solo voi non prendete la sifilide!’ mi sputi in faccia mentre sto circoncidendo mio figlio in nome di una fede che migliora anche la qualità della vita.

‘Hai impastato il tuo pane azzimo con il sangue dei nostri figli!’ E io sto controllando le uova per accertarmi che non abbia nemmeno un puntino di sangue che me lo renderebbe proibito. E mi domando: da dove nasce questa accusa?

‘Controlli l’economia mondiale!’ Mi alzo la manica dove c’è impresso a fuoco il numero che ha sostituito il mio nome mentre ero internata in campo di concentramento. E ti rispondo: ti sei mai domandato da dove sono arrivato?

‘Hai ucciso il mio Dio’ mi dici mentre mi torturi affinché cambi il mio credo. ‘Il mio D-o è eterno’ sussurro esalando l’ultimo respiro.

‘Mireille, aprimi sono io’ e io, che da quando eri piccolo ti ho accolto nella mia casa e ti ho cantato le canzoni che i tuoi genitori non ti cantavano e ti ho dato l’amore che la tua famiglia non ti dava, ti ho aperto. Ti ho sorriso come sempre e ti ho fatto entrare. Ma tu hai iniziato a urlarmi sporca ebrea, hai avvelenato i miei pozzi, mi hai fatto ammalare, stai impastando il tuo pane azzimo con il sangue di mio figlio, sei più ricca di me, voglio santificare il nome del mio dio con il tuo sangue. E io ti guardo incredula e non capisco perché all’improvviso la storia sia piombata proprio nella mia casa, in queste mura abitate da una vecchietta di 85 anni che è riuscita a sopravvivere miracolosamente all’odio nazista ma non alla ferocia di un islamista.

E mentre le mie membra bruciano e la mia anima fa ritorno al Creatore, mentre le mie ceneri si uniscono a quelle dei miei cari rastrellati nel Vel d’Hiv e trasformati in fumo nelle ciminiere di Auschwitz, io Mireille Knoll, una anziana signora ebrea francese nata prima della guerra in Francia e uccisa nella sua casa di Parigi nel marzo 2018 da un vero antisemita, descritto da un sostantivo senza virgolette, un ragazzo allevato ed educato nell’odio assoluto di un popolo dal quale ha imparato a credere nel D-o unico e nella Bibbia, io idealista incallita che sono tornata a vivere in Francia nonostante la Francia mi avesse già tradita una volta, ti guardo e ti vorrei dire ‘ma io non ti odio’ nel momento in cui tu mi pugnali.

In ogni generazione c’è sempre chi tenta di sterminarci. In ogni generazione nasce una accusa falsa, una nuova menzogna. Ma la resistenza all’odio è parte del dna ebraico e le Mireille Knoll continueranno ad aprire la porta armate di fede in D-o e in un uomo migliore.

Gheula Canarutto Nemni

 

 

 

 

 

 

Io, donna ebrea, sto dalla parte del burkini. A una condizione

Schermata 2016-08-18 alle 22.02.23L’ebraismo si basa su un principio fondamentale. Il libero arbitrio. La possibilità di ogni individuo di intraprendere la propria strada.

La Torah, la legge ebraica, suggerisce una via. Sta poi all’essere umano, uomo o donna che sia, seguirne o meno il suggerimento.

Nessuno impone di mangiare kasher, né di rispettare lo shabat.

Nessuno impone di mettere la kippah o di coprire il proprio corpo in spiaggia.

In Israele ci sono spiagge separate per uomini e donne, spiagge miste, spiagge libere e spiagge sorvegliate. Ognuno è libero di scegliere la spiaggia che più gli piace.

Sono ebrea e indosso un costume modesto per andare al mare. Copre le braccia fino al gomito, le gambe fino al ginocchio. Lo indosso per scelta. Non pensavo che il mio costume un giorno avrebbe fatto notizia, finendo sui titoli di tutti i giornali de mondo come minaccia ai valori occidentali.

Tra il burkini e il costume modesto ebraico esiste una differenza.

E si chiama imposizione.

Le donne ebree sono libere di indossare il costume che preferiscono, sono libere di andare nella spiaggia che vogliono. Sono libere.

Alle donne musulmane non sempre è concessa questa libertà.

Il fruscio del burkini ha svegliato improvvisamente l’Occidente dal proprio letargo.

Ha fatto più rumore delle decapitazioni di religiosi nelle proprie chiese, degli accoltellatori nei treni, dei camion che uccidono decine di innocenti lungo la Promenade Des Anglais.

Il burkini è diventato il simbolo della mancata integrazione di milioni di individui sul suolo europeo. La punta di un iceberg che nessuno ha mai osato provare a fare sciogliere nel mare della civiltà.

Non è imponendo il bikini a forza che si risolverà il problema.

Ma forse è più comodo lottare contro il burkini.

Invece di entrare nelle moschee e vietare i discorsi che infiammano con l’estremismo gli animi di milioni di giovani.

Invece di smantellare le reti terroristiche che agiscono indisturbate sul suolo europeo.

Invece di liberare veramente quelle donne. Alle quali, da oggi, verrà impedito anche di andare al mare.

Invece di educare all’accettazione del diverso e all’apprezzamento del valore della diversità.

Invece di imporre il diritto a essere diversi. Vietando il burkini si rischia di scivolare nelle metodiche delle società che impongono il velo integrale. E di vedere, in chi non si adatta al proprio stile di vita, una minaccia alla propria esistenza.

Non combattete contro il burkini o il costume modesto indossato dalle donne ebree. Non sono le religioni che vanno combattute né le loro espressioni. E’ l’imposizione della pratica religiosa. Combattete contro le società che il burkini lo impongono. Combattete contro quei mondi che uccidono la libertà ogni giorno.

Liberate le donne da chi le considera esseri umani inferiori. Non dai burkini, quando li indossano per libera scelta.

Non è con l’imposizione della laicità che cambieremo il corso della storia. Ma con l’imposizione della libertà di scelta.

Libertè è indossare il costume che si preferisce, è camminare per le strade con la kippah in testa senza rischiare di essere presi a calci, a sputi in faccia. E’ andare in chiesa o in sinagoga con la preghiera nel cuore. E non con il timore dell’urlo di morte  di un terrorista.

L’occidente si perde davanti a un burkini. Perché la battaglia contro l’estremismo è, con molta probabilità, già stata persa.

Gheula Canarutto NemniSchermata 2016-08-18 alle 22.05.44