L’ebraismo è una religione da bambini

Per sapere chi si è, è importante voltarsi indietro e scoprire da dove si viene.

Per capire dove andare è essenziale guardare alle proprie origini, volgere lo sguardo verso il solco che gli antenati hanno tracciato.

Il nostro popolo è nato in una maniera molto particolare. D-o non si è rivelato a una sola persona domandandole di portare il Suo messaggio ad un intero popolo.

Non ha eletto qualcuno per essere il Suo messaggero prediletto.

Ci ha chiamati in raccolta tutti indistintamente, uomini, donne e bambini, davanti ad un monte basso, piccolo, senza nessun tratto distintivo particolare.

E lì, prima di riunire i saggi del popolo ha detto: le donne, rivolgetevi a loro per prime. Perché saranno loro a lasciare un tratto indelebile nella vita dei loro figli e a decidere in che strada andranno.

Poi ha domandato che Gli venisse dato un garante, qualcuno che si sarebbe preso cura di tramandare la Torah che stava per dare.

Gli vennero offerti diversi personaggi importanti, persone di spicco e autorevoli, ma li rigettò.

Furono i bambini, non gli adulti di oggi ma quelli di domani, che scelse come propri testimonial nel mondo.

I primi attimi di vita del nostro popolo ci raccontano che se si desidera diventare davvero grandi non è necessario compiere passi giganti.

Non sono indispensabili pedigree, formazioni particolari, background autorevoli.

Non sono le cose sorprendenti, i gesti da prima pagina, che ci costruiscono come persone.

Sono le piccole cose, gì individui che potrebbero sembrarci di secondo piano, sono i minimi dettagli che danno vita a un grande progetto.

Datemi le donne, potenti nelle loro gesta silenti, datemi i bambini, la loro innocenza e caparbietà nell’ottenere le cose più semplici.

Riuniteli davanti a un monte piccolo, basso, senza pretese, che passerà alla storia per il luogo dove avvenne la prima rivelazione divina a una intera nazione.

Cominciate la vostra storia da quei piccoli particolari, da quelle fasce di società che in molti tendono a sottovalutare.

E solo allora potrete definirvi uomini, saggi del popolo.

Solo quando avrete imparato a riconoscere l’importanza delle persone che vi sembrano piccole, delle cose che vi appaiono quasi insignificanti, solo allora sarete degni di essere chiamati nazione.

Con l’augurio che gli insegnamenti della Torah accompagnino ogni piccolo passo della nostra vita, trasformandolo in un momento importante.
Gheula Canarutto Nemni

Ve la dò io la libertà

 

Se ti aspetti di trovarla lì, nel pensiero che il tuo cervello produce prima di andare a dormire, continua ad aspettare. Se credi possa risiedere qui, nelle frasi gridate in piazza, credilo pure. Se ritieni stia là, nei tuoi movimenti senza barriere formali, continua a illuderti. Ma quando guarderai indietro, nella storia del mondo, quando analizzerai fatti ed eventi, forse allora capirai. Se la possiedi davvero. Quella capacità di stare al di sopra di ogni diktat umano, di mantenere le distanze da imposizioni latenti, di non fare aderire il pensiero ai meccanismi sociali. Quell’eroismo che consiste nel non fare permeare, influenzare, invadere senza guerre, la propria esistenza, da parte del mondo esterno. Se vuoi sapere dove si nasconde, apri una Hagadà, quel libro colorato che ti hanno tramandato i tuoi avi da qualche millennio. Leggi alla voce storia ebraica. E lì la troverai. Sempre uguale a se stessa, al di là del tempo che passa. All’inizio i nostri avi erano dei servitori di idoli, dei seguaci di mode, persone che adattavano il proprio pensiero e azione alle correnti del mondo. Quando, ad un certo punto, D-o ci avvicinò al Suo servizio. Conducendoci dalla schiavitù verso la libertà, dalla oppressione alla redenzione, facendoci uscire dall’Egitto, paese in cui eravamo schiavi e portandoci davanti al monte Sinai, momento in cui diventammo Suoi servi. E di questo noi, ad ogni Pesach che ci concede, anno dopo anno, Lo ringraziamo. Di questa servitù che ci libera dal giogo del mondo, di queste regole che ci disappannano la mente, di questa matzà, questo pane azzimo, duro e spaccadenti, che nutre la nostra fede, mentre il mondo là fuori mangia pane morbido, pasta e focaccia lievitata per dodici ore. Leviamo il calice e Lo ringraziamo. Per averci insegnato a elaborare un pensiero diverso da ogni altra nazione, movimenti cerebrali in direzione opposta agli altri, bracciate indispensabili per nuotare controcorrente. Grazie a insegnamenti, a regole, a filosofie provenienti da Lui stesso, creatore dell’universo.

In ogni generazione dobbiamo sentirci come se stessimo uscendo dall’Egitto. Perché è in quel preciso momento che abbiamo capito in che pensieri, parole e azioni stia, la libertà, quella vera, del popolo ebraico.

 

 

Buona festa della Gheulà (libertà:))

Gheula Canarutto Nemni

goldfish jumping out of the water

Una pietra miliare

libro

 

 

 

 

 

 

 

 

Non pretendere che seguano le tue orme quando di orme, sul terreno che calpesti, non ne hai mai lasciate. Non illuderti che credano in ciò che ti ha guidato, se nell’aria di casa, non lo hai mai condiviso. Non pensare che vadano dove raramente le tue gambe ti hanno portato, se nemmeno tu ci vai molto convinto. Non immaginarli uguali ai tuoi progenitori, se non hai mai investito del tempo a spiegare in che modo erano diversi, i tuoi avi, dal mondo in cui vivevano. Non fare affidamento sui miracoli in un universo che si basa sulla regola ‘la ricompensa è proporzionata allo sforzo compiuto’. Non appoggiarti una mano sul petto quando leggi numeri e statistiche che descrivono il futuro del tuo popolo. Non scuotere la testa con grandi movimenti dicendo ‘oy vey’ a ogni dato che parla di trend in discesa. Non guardarti intorno alla ricerca del colpevole o di colui il quale troverà la soluzione perfetta. Non c’è nessuno che possa svolgere la tua funzione. Nessun individuo che possa sostituirti nel compito che ti è stato affidato. Guarda i tuoi figli negli occhi e inizia a parlare. Prendili per mano e accompagnali lungo questo eterno cammino. Racconta loro la tua fierezza di essere nato parte di una storia antica. Accarezza i loro cuori con le parole che hanno accompagnato da sempre il viaggio dei tuoi nonni e dei nonni dei tuoi nonni, lungo le strade della loro vita. Volgi lo sguardo verso i libri che contengono quei caratteri che non molti sono in grado di decifrare e prometti a quelle pagine che qualcuno e qualcuno dopo quel qualcuno, le leggerà fino a consumarle a dovere. Ricorda a chi è dipeso da te nei suoi primi anni di vita, che una compagna non appartenente al suo popolo reciderà di netto, con un colpo secco, tutto questo retaggio prezioso.

La tua gente ha bisogno di te, per non sentirsi mai abbinata alla parola estinzione. Il tuo contributo non sarà una goccia in un mare. Ma una pietra miliare nel respiro futuro della tua nazione.

 

Gheula Canarutto Nemni