Gad Lerner mi ha diffamato

promised landGad Lerner,

Con i suoi programmi televisivi, con i suoi proclami mediatici in cui domanda la fine dell’occupazione israeliana, senza nemmeno spiegare chi attaccò per primo e chi agi’ per legittima difesa, lei ha leso il mio onore, ha offeso la mia reputazione, ha creato un’immagine falsa che di me, della mia nazione,  si fanno chi la legge e la ascolta. 

Lei parla da ebreo. E per questo, l’ignaro pubblico, le crede quando parla del popolo ebraico.

Quella terra ci appartiene per diritto. È stata promessa da sempre al popolo ebraico. Apra Bamidbar, Numeri, nella porzione che leggeranno tutti gli ebrei del mondo questo sabato. Cinque donne si avvicinarono a Mose’ per domandargli di rientrare anche loro nella spartizione della terra di Israele. 3300 anni fa gli ebrei erano già connessi alla loro terra. Sfogli la Bibbia nella porzione successiva, dove si racconta delle tribù che avrebbero ricevuto le terre al di là del Giordano. 

La terra di Israele non è stata data al popolo ebraico in maniera provvisoria, come lei fa credere ai suoi ignari spettatori e lettori.

La definizione di Terra Promessa che dà l’ebraismo non è idolatria della terra, per poterne rivendicare la proprietà, come lei afferma. E’ promessa della terra. Promessa fatta da D-o ad Abramo di dare quella terra, la terra di Canaan, ai suoi discendenti, in più passi della Genesi. E’ la promessa fatta ad Isacco (Genesi 26-4), a Giacobbe (Genesi 28-13; Genesi 35-12 ecc ). E’ la spartizione della terra promessa agli avi di Israele tra le dodici tribù, scritta nella Bibbia . L’idolatria è aborrita dalla religione ebraica, lo vorrei ricordare io, al posto suo, a chi segue i suoi scritti.

Lerner non metta in bocca al mio D-o parole che Egli non dice.

Il mio D-o non ha mai detto che gli ebrei sono stranieri nella terra promessa, come lei racconta.

 Il mio D-o quella terra la promette e la fa conquistare ai miei avi.

Non attribuisca agli ebrei credi in cui la maggioranza assoluta di una nazione non si ritrova.

Non appiccichi addosso al mio popolo e a me, una etichetta che le fa comodo per potere farsi trasmettere e pubblicare da chi non vede l’ora di gettare fango addosso al popolo a cui appartengo.

Visto che lei si arroga il diritto di parlare a nome mio, mi permetta di dirle un’ultima cosa. 

Ognuno di noi viene messo al mondo con uno scopo preciso. Questa meta D-o però non la rende facilmente raggiungibile. E costella il percorso di ostacoli e false promesse. 

Lerner, a lei è stato fatto il dono di potersi fare ascoltare da molti italiani. Sfrutti la sua posizione mediatica per raccontare quante volte al giorno gli ebrei pronunciano la parola pace nelle proprie preghiere. Racconti i messaggi straripanti di amore e nessuna vendetta, delle madri davanti ai corpi assassinati e bruciati dei loro tre figli.

Si faccia portavoce di quei valori ebraici che ci hanno fatto cantare e pregare all’entrata dei forni crematori.

Scriva la verità, non sezioni la mia religione, la mia cultura, i principi che guidano il mio popolo, a suo piacimento.

Questa è diffamazione.

Gheula Canarutto Nemni

Elezioni Israele marzo 2015

Ognuno di noi è un granello di sabbia in una immensa spiaggia. Un ingranaggio determinante in un meccanismo collaudato. Un pezzo di un puzzle di qualche miliardo di parti. Uno squarcio in una fotografia a 360 gradi. Ognuno di noi è la gamba senza la quale traballerebbe la sedia. Un filo elettrico senza il quale la luce non si accenderebbe. La batteria che fa muovere le lancette di un orologio. Ma anche una lancetta, senza la quale chi guarda l’orologio non saprebbe che ore sono. Siamo una vena, un’arteria, grazie alla quale l’organismo vive. Siamo un elettore in grado di spostare i destini politici di intere nazioni. Ognuno di noi è importante, fondamentale. Capace, se solo lo desidera, di dare un contributo indispensabile e insostituibile, all’intero universo. Voglio te, ti dicono durante le campagne elettorali. Voglio il tuo voto, il tuo appoggio. Anche se sei solo uno, per loro vali tanto. Ti portano ai seggi, ti inondando la mail di slogan e volti. Promettono, barattano, contrattano. Tutto per il tuo sostegno. E tu capisci che non è vero quello che ci vogliono fare credere. Che nella moltitudine le nostre azioni si perdono. No, al ballottaggio si può arrivare e vincere anche per un solo voto. Una singola, piccola azione può ribaltare i pronostici e gli esiti. Tu sei fondamentale, ti dicono i politici del momento. E tu ti ricordi che, come dicono i saggi, per te, solo per te, per il tuo essere un granello, un ingranaggio, una pedina fondamentale, per le tue potenzialità da utilizzare al meglio, è stato creato il mondo.

 

Gheula Canarutto Nemni

elezioni israele

D-o non deve stare tra le righe…

Alla vigilia di Purim, mi trovavo nella mia cucina ad ascoltare  Bibi Netanyahu. Mentre chiudevo gli ultimi pacchi da mandare ad amici, parenti e compagni di classe dei miei figli, pensavo che il ministro aveva proprio ragione. Nel suo discorso davanti al Congresso americano stava dicendo  che dobbiamo stare attenti. Perché la  storia si ripete, volta dopo volta, in un ciclo perpetuo che non ha mai fine. Bibi ha raccontato della regina Ester e del suo coraggio di andare a domandare al re persiano di salvare la vita agli ebrei del suo regno e permettere loro di difendersi. Dopo poche ore nel mondo i bambini battevano i piedi e rompevano i timpani ai grandi, coprendo col loro rumore il nome dell’acerrimo nemico Haman, il ministro persiano antisemita. Nell’aria ancora riecheggiavano le parole di Netanyahu. Sull’antisemitismo iraniano dei nostri giorni, sugli  Haman del 2015, che sognano di vedere sparire tutti quegli ebrei che non gli si inchinano. La storia si sta ripetendo di nuovo.  Bibi ha pronunciato in ebraico le parole di Moshe ‘fatevi forza e coraggio, non temete e non spaventatevi davanti ai vostri nemici’ e nel Congresso è di nuovo esplosa una standing ovation. Dobbiamo imparare dagli errori della storia, ha ribadito. Cercare di non ripeterli per non inciampare negli stessi passi falsi. Durante la storia di Purim, Haman ha potuto prendere potere perché si e’ venuto a creare uno spazio, un vuoto da colmare. Tra gli ebrei e D-o. Il popolo ebraico ha cercato di ingraziarsi il re del momento, accantonando per qualche istante determinante, la fede in D-o che l’aveva  fino ad allora protetto tra settanta lupi affamati. Ora che la storia si ripete e’ da lì che dobbiamo imparare. Per arrivare a quella vittoria Ester domanda che tutta la nazione preghi e digiuni e ricordi a se stessa che la sopravvivenza di un ebreo non dipende da quanto ci amano i politici del momento.  E’ vero Moshe ha incoraggiato gli ebrei nel deserto, a pochi metri dalla terra di Israele che avrebbero dovuto iniziare a conquistare. Ma mentre in cucina stavo in piedi pronta per esplodere in un’altra standing ovation, ho smesso di arricciare i nastri intorno alle confezioni di Purim, in attesa. Che la frase di Moshe venisse terminata. ‘Fatevi forza e coraggio, non temete e non spaventatevi davanti ai vostri nemici…’, certo abbiamo oggi come allora  un esercito e andiamo  a combattere. Ma Moshe aggiunge una postilla vitale per la sopravvivenza del nostro popolo. Fatevi forza e coraggio, non temete e non spaventatevi davanti ai vostri nemici, perché H’ il tuo D-o andrà sempre con te e non ti abbandonerà né mai lascerà mai”. Di Purim ce n’è stato uno. Una intera meghila’ e’ stata scritta omettendo il nome del Creatore. Ora che la storia torna su se stessa dobbiamo imparare. A   non nascondere il nome di D-o tra le righe, a non lasciarlo sospeso tra le cose non dette. Ma a terminare con orgoglio e fede i nostri annunci al mondo intero. Se siamo ancora qui e’ perché abbiamo digiunato e pregato. È perché abbiamo avuto il coraggio di finire le nostre frasi dicendo che è da D-o che la nostra salvezza è sempre dipesa.

netanyahu-2Gheula Canarutto Nemni

L’Amaca di Michele Serra (17.02.2015)

 

Michele Serra ci ricorda che il pregiudizio e, qualche volta, il non essere a conoscenza dei fatti, sono, nella storia umana, un fattore purtroppo notevole. Glielo spiego io (forse meno autorevole di Gad Lerner ma sicuramente portavoce di molti sentimenti comuni tra gli ebrei italiani) perché questi inviti di Netanyahu a trovare rifugio in Israele non concedono al terrorismo proprio niente. Sono semplicemente una patente di salvezza per chi si sveglia al mattino con l’idea di fare ritardare i propri figli a scuola, perché il momento più pericoloso per un bambino italiano ebreo o ebreo italiano, e’ quello dell’entrata e dell’uscita. Per chi, recandosi in un luogo di culto deve superare soldati, porte blindate e telecamere. Per chi va fare la spesa nei negozi kasher guardandosi avanti, dietro e di fianco. Provino i giornalisti a girare per qualche giorno con la kipa’ in testa e provare l’ebbrezza di sentirsi la saliva di chi non li ama pur non avendoli mai conosciuti, arrivare a fontana sul viso accompagnata da imprecazioni (se gli va bene) contro la loro religione. Provi per credere, signor Serra. E poi capirà perché ognuno di noi, ebreo europeo o europeo ebreo, con ancora i racconti dei nostri nonni che risuonano dentro alle orecchie, si sente sì europeo, ma da ebreo trema. Immagini un continente in cui la metà delle vittime del terrorismo si chiamano Serra. In cui i Serra vengono ammazzati davanti ai loro luoghi d’incontro, nei negozi che frequentano. Non si guarderebbe intorno alla ricerca di un posto dove i Serra possano vivere più tranquilli? Dove un Serra si possa svegliare al mattino e pensare al menù della sera invece che a iscriversi a corsi di autodifesa?

Noi siamo ebrei, lo sono anche quelli che a volte se lo vogliono dimenticare. Il mondo ce lo ricorda periodicamente, in una triste e terribile parabola dall’andamento ciclico. Il patto sociale tra i concittadini sicuramente esiste, altrimenti nessun ebreo sarebbe tornato a calpestare il suolo macchiato di sangue ebraico da Mussolini e Hitler. Però si fermi un attimo e legga i commenti al suo articolo. Capirà che anche tra i miei, i suoi,  concittadini, ce ne sono molti che demonizzano Israele, solo perché  stato degli ebrei, quando in tutti i paesi circostanti  le decapitazioni sono all’ordine del giorno. Legga i commenti e si immedesimi in noi, ebrei fieri di essere italiani dal 1300, che abbiamo già rischiato una volta di sparire da questo suolo. C’è un unico posto al mondo dove essere ebrei non è più rischioso che attraversare la strada con il rosso.

Gheula Canarutto Nemni
Repubblica l'amaca

 

Lettera aperta a Noa, a Naomi Wolf e a tutti quelli che parlano a nome mio

corriere-della-seraLettera aperta a Noa, a Naomi Wolf e a tutti quelli che parlano a nome mio

Venerdì 25 luglio il Corriere della Sera ha pubblicato una lettera di Noa, la cantante israeliana. Canto e piango per i due popoli. Un’altra strada c’è: tendere la mano ai moderati. Pochi giorni dopo l’intervista di Alessandra Farkas a Naomi Wolf, dal titolo Tocca a noi ebrei all’estero schierarsi.
Bene, oggi tocca a me. Non so se il Corriere della Sera mi darà spazio. Non ho una bella voce e non ho mai fatto parte di nessuna amministrazione americana. Però sono un’ebrea. E per di più italiana. E di voci ebraiche italiane durante questo periodo se ne sono sentite davvero poche.

Più volte ho scritto al Direttore. Non mi ha mai risposto. Fa niente. Conosco la forza del web. Che spesso  stravolge anche i numeri della carta stampata. La libertà di parola, la possibilità di fare sentire anche la mia voce, me la creo da sola.

Gentili Noa, Naomi Wolf e tutti quelli che parlano a nome mio

da settimane è in atto un conflitto senza precedenti.  Ci sono missili sparati nei cieli israeliani con lo scopo di uccidere civili, donne e bambini, mentre dormono, cogliendoli nel sonno notturno. Ci sono tunnel che sfociano dentro a sale da pranzo in cui intere famiglie stanno sedute ogni giorno, tunnel da cui avrebbero dovuto sbucare terroristi assetati di sangue ebraico per uccidere più israeliani possibile. Siamo in Israele.

Ci sono razzi sparati da bambini, mitragliatrici impugnate da esseri poco più alti delle armi che imbracciano, ci sono creature di pochi anni che invece di venire vestite per andare a scuola vengono bardate a festa con cinture esplosive. Ci sono neonati che vengono imbottiti di tritolo con lo scopo di attirare, attraverso il proprio pianto, i soldati israeliani. Neonati che vengono fatti esplodere per poter trascinare con sé il nemico. Ci sono membri di organizzazioni che seminano terrore, che impiccano e fucilano chi osa ribellarsi alle regole degli assassini, che usano bambini per farsi scudo e potere diffondere le fotografie a chi non si farà troppe domande.Ci sono ambulanze in cui vengono nascosti kamikaze pronti al suicidio, ci sono campus estivi in cui i bambini imparano l’arte della guerra come noi in Italia impariamo a dipingere e suonare. Ci sono ospedali e scuole in cui si trovano arsenali in grado di fare proseguire la guerra per interi anni. Ci sono giornalisti minacciati di morte se racconteranno ciò che vedono al mondo. C’è un manuale con un insieme di regole ben chiaro per i  reporter che vogliono raccontare cosa succede a Gaza. Siamo a Gaza.

Ci sono asfalti divelti, macchine distrutte, sinagoghe assediate, bandiere di Israele bruciate ed ebrei tenuti in ostaggio. Siamo a Parigi. Non a Gaza.

Ci sono cori di ‘morte agli ebrei’ per le strade, minacce di morte a un giornalista che porta un cognome semita, atti vandalici in luoghi di culto ebraici. Siamo a Miami. Non a Gaza.

Ci sono imam che inneggiano all’uccisione degli ebrei, ovunque si trovino.  Siamo a San Donà di Piave. Siamo in Italia. Non siamo a Gaza.

L’odio per Israele non proviene  solo da Gaza. L’estremismo, il terrorismo, non è concentrato in quei pochi chilometri quadrati.

E quindi, vi prego, smettetela di cercare nel vostro, nel mio popolo, la causa di ogni fallimento di pace. Cercatela lì, in ogni parte del mondo, dove le madri nutrono i figli con sogni di morte. Propria e altrui.

I sorrisi dei palestinesi rilasciati dalle prigioni israeliane in nome di una ipotetica pace, offuscati dalle lacrime delle famiglie che hanno visto ritornare a casa solo pezzi di corpi dei propri cari, fatti saltare per aria proprio da quegli uomini, sono ancora impressi nella nostra memoria.

I tentativi fatti da Netanyahu e dai suoi predecessori di sedersi al tavolo dei negoziati si possono ritrovare in qualsiasi giornale. Forse il nome Oslo ricorderà qualcosa.

Più volte Israele ha teso la mano a una controparte, tra cui l’Olp, anche se questa dichiarava apertamente di volere conquistare tutta la terra santa. E di non accontentarsi solo di una parte di essa.

 

Noa, Naomi e tutti voi che parlate a nome del mio popolo,

la guerra non è proprio scritta nel Dna del popolo ebraico.

Siamo un insieme di studiosi, di occhialuti e filosofi, di persone che arano la terra con un libro in mano. Siamo un popolo di sognatori, di persone che non si arrendono davanti alla realtà. Immaginiamo campi fioriti lì dove c’è il deserto assolato. Prosciughiamo paludi per costruirci grattacieli a cento piani. Nei nostri ospedali curiamo i feriti siriani, maciullati dai loro fratelli. Assistiamo persino i terroristi. Quelli che non sono ancora riusciti a raggiungere il proprio paradiso, pur avendoci provato.

Non inneggiamo alla morte di nessuno, gli estremisti di cui parlate li possiamo contare sulle dita di mezza mano. Nessuno di noi si aggira con le accette per le strade di Londra, non minacciamo di morte chi si presenta ai cortei pro-Israele con una bandiera palestinese.

Non facciamo proselitismo, la nostra religione non la vogliamo imporre a nessuno. Secondo l’ebraismo ogni individuo nasce con un valore intrinseco e non vale di più a seconda della religione che professa. Non dipingete il vostro popolo con tinte che non ha mai posseduto.

Noa, Naomi, il popolo ebraico aborrisce l’estremismo. La nostra nazione ha da sempre combattuto con le parole, con le idee, con una penna in mano.

Quando mettete sullo stesso piano un estremismo che minaccia di morte gli infedeli da ogni parte del mondo, un estremismo che dipinge ‘N’ rosse sulle case cristiane per sapere chi andare ad uccidere domani, che mozza le teste e lapida le donne, quando mettete sullo stesso piano questi individui e il mio popolo, temo conosciate davvero poco la vostra propria gente.

 

Forse farebbe comodo a tutti potere mettere sul piatto della bilancia i due contendenti. Così il conflitto sarebbe una normale guerra, tra due parti.

Purtroppo invece la realtà è molto diversa. Da una parte c’è un paese, Israele, una democrazia nel cui parlamento siedono arabi e sul cui territorio vivono più di un milione e mezzo di arabi israeliani. Dall’altra c’è una cultura che non vuole nessun infedele sulla propria terra. Nessun ebreo entro i confini palestinesi. Una cultura che alleva madri che sognano figli terroristi e assassini di infedeli. Da un lato c’è il popolo israeliano che imbraccia le armi solo per difendersi, dopo che per anni da Gaza hanno sparato e sparano missili su case, ospedali e asili. Dall’altro ci sono persone che crescono con un unico scopo di sbucare da un tunnel e fare un massacro. Che sognano di invadere Trafalgar Square e sgozzare il primo ministro britannico.

Da un lato c’è chi aspira alla vita. Dall’altra c’è chi non vede l’ora di rinunciarvi pur di toglierla agli altri.

Chi salva una vita salva un mondo intero è l’inno degli ebrei, in qualsiasi parte del mondo.

Il paradiso dagli ebrei si guadagna salvando le vite. Non togliendole a chi professa una religione diversa.

Cara Noa, gentile Naomi, esiste un modo per uscire da tutta questa spirale di violenza e morte. C’è un’altra strada.

Si chiama educazione alla vita. Cosa che noi ebrei facciamo da migliaia di anni.

A nome mio e di milioni di altri ebrei del mondo.

Gheula Canarutto Nemni