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Gheula Canarutto Nemni

Nella diversità siamo tutti uguali

Amore mio, non era questo il mondo che sognavo per te quando sei nato

Amore mio,

Non era questo il mondo che sognavo per te quando sei nato.

Non erano queste le notizie che speravo leggessi al mattino appena sveglio.

Sognavo per te un mondo dove le persone imparano a non ripetere gli stessi errori del  proprio passato, un posto dove la vita umana è il bene, il valore,  più prezioso di tutto.

Avrei voluto insegnarti il significato della parola amore e non doverti raccontare perché c’è così tanto odio.

Avrei voluto che guardassi un semplice zaino lasciato per terra presumendo la distrazione del suo proprietario e non temendone le intenzioni. Che tu ne immaginassi il contenuto con appunti, quaderni e colori e non con morte e distruzione.

Speravo di spiegarti il valore della fiducia e non la necessità del sospetto.

Avrei voluto che andassi ai concerti con la paura di rientrare tardi e venire sgridato da mamma e papà. E non con il timore di un soldato che si reca sul fronte di guerra.

Vorrei vederti passeggiare mano nella mano con chi ami, guardando il cielo, i nuovi posti che non hai mai visto. E non osservando i passanti con paura, temendo che le macchine passino col rosso, trascinando con se’ la vita di uomini, donne e bambini innocenti.

Non posso nemmeno dirti indossa una divisa e vai a combattere in nome dei tuoi ideali. No. Perché questa è una guerra dove il nemico non ha avversari. È il mondo intero che vuole distruggere, la normalità di una passeggiata, che vorrebbe radere al suolo.

Quando hai pianto per la prima volta, ti ho guardato negli occhi promettendo di proteggerti. Di fare in modo che nessun male ti avrebbe mai fatto soffrire. Di fare di tutto perché tu potessi solo gioire.

L’umanità è ancora qui perché anche nei momenti più bui ci sono stati individui che non hanno smesso di credere.

Quando cammini per la strada e quando ritorni a casa, quando vai a dormire e quando ti svegli, ricordati quello che mi ha risposto la mia nonna, quando le ho domandato per la millesima volta, come hai fatto a mettere al mondo altri figli dopo che i fascisti ti avevano perseguitato?

Ci avevano tolto tutto, mi disse. Ma di una cosa non ci avevano potuto privare.

Il coraggio di continuare a credere nel potere infinito del bene.

Gheula Canarutto Nemni

Facebook e la complicità con i futuri assassini

All’attenzione di Mark Zuckerberg e degli amministratori di Facebook 

Qualche giorno fa ho segnalato un gruppo che incita in maniera esplicita alla violenza contro gli ebrei. L’incitamento avviene in maniera chiara con vignette, didascalie e post. 

Mi avete risposto che se la pagina o le sue foto ‘sono offensive o di cattivo gusto, il vostro suggerimento è smettere di seguirla o vederne meno contenuti’.  

Caro Mark Zuckerberg, gentili amministratori, vi chiedo di prendere due-tre minuti del vostro prezioso tempo. Leggete i commenti sotto al post che voi mi consigliate di non guardare più. 

Accantonate per qualche istante ciò che state facendo, perché da questi minuti potrebbe dipendere il domani di molte persone. 

La propaganda è stata uno strumento fondamentale per l’ascesa del nazismo. Joseph Goebbels costruì a tavolino una immagine distorta, falsa e negativa, dell’ebreo. La campagna mediatica gli servi’ per rendere odioso, odiato e nemico, l’ebreo. 

Quindi meritevole di morire. Dopo pochi anni sei milioni di ebrei erano stati inceneriti nei forni crematori. 

Tutto iniziò da lì. Da un naso adunco, da dita allungate e deformi che tengono ben stretti dei sacchetti pieni di soldi. 

Tutto iniziò con delle immagini che i passanti avrebbero potuto ignorare, che le persone la cui sensibilità veniva urtata, avrebbero potuto non guardare. 

Credete davvero che, se la gente si fosse voltata dall’altra parte, la Shoa’ non sarebbe mai avvenuta?   

La soluzione non sta nell’ignorare un problema, ma nel risolverlo. 

L’incendio non lo si doma ignorando le fiamme. L’incendio si spegne buttando acqua sul fuoco, dandosi da fare perché si estingua. 

Non è nascondendo le pagine antisemite dal mio profilo, che qualcosa la’ fuori cambierà. 

Non è vedendo meno post anti-semiti che le persone inizieranno a guardare l’ebreo nello stesso modo con cui guardano ogni altro individuo al mondo. 

Non sono io che devo chiudere gli occhi. Siete voi che dovete aprirli, prima che sia troppo tardi. Prima che nelle pagine di storia del prossimo secolo venga scritto che la nuova campagna antisemita iniziò nel secondo decennio del 2000 sulle pagine di un social network chiamato Facebook. 

Ci sono pagine che, secondo voi, non violano gli specifici standard della vostra Comunità. 

Rivedeteli questi standard, non lasciate gestire le segnalazioni ad algoritmi o ragazzini troppo giovani per capire. 

Il silenzio di molti paesi fu complice del piano nazista. 

Facebook si trova oggi davanti a un bivio. 

Se rimanere quel luogo di ritrovo, quella piazza virtuale in cui tutto avviene in maniera civile, democratica e rispettosa dei diritti.  

Oppure trasformarsi in un muro tappezzato di manifesti di Goebbels ed essere complice di chi semina odio e predica violenza e morte. 

Gheula Canarutto Nemni 

Massimo Corsaro e l’ossessione per la circoncisione dei propri avversari 

Ha conseguito la maturità scientifica. Si è laureato all’Università Bocconi. Ha lavorato come senior auditor presso la Price Waterhouse. Ora è un commercialista. E un parlamentare. Che apostrofa i propri avversari con frasi come ‘le sopracciglia le porta così per coprire i segni della circoncisione’. Eppure con un simile curriculum ci si aspetterebbe qualcosa di più. Come sapere dialogare, discutere, avere scambi di opinione, in maniera civile, con chi la pensa diversamente. Purtroppo a Massimo Corsaro tutti i corsi universitari e le esperienze professionali, non hanno insegnato il fair play. Nessuno gli ha spiegato che per vincere, l’ultima cosa che devi fare è offendere, prendere in giro, non rispettare, il tuo avversario. “Nessun antisemitismo, solita speculazione” risponde il parlamentare che viene pagato dalle tasse degli italiani per denigrare il proprio avversario ebreo. 

Massimo Corsaro, lei non siede in parlamento per rappresentare se stesso. Lei è lì per difendere, a modo suo, ma civilmente, i valori fondanti della democrazia. L’articolo 19 della Costituzione prevede il divieto di discriminazione. Il divieto di guardare in faccia un individuo  e denigrarlo perché i suoi genitori hanno deciso di farlo circoncidere. 

Discuta pure con i suoi rivali, la pluralità delle visioni è l’anima della democrazia. 

Ma alla base di tutto ci deve essere il rispetto per l’essere umano, a prescindere dalla religione e dal colore. 

Massimo Corsaro, nessuna sta facendo speculazione. Ci stiamo battendo a oltranza perché spariscano dal linguaggio comune, fintamente innocente, parole che nel corso della storia hanno dato il via a persecuzioni e massacri. 

Si’, noi ebrei ce la prendiamo. Perché troppe volte è stato dalle parole, dalle offese, dalle denigrazioni, che è iniziato tutto. 

Massimo Corsaro sarà anche un parlamentare. Ma di onorevole, per il nostro paese, purtroppo oggi ha davvero ben poco. 

  

Gad Lerner mi ha diffamato

promised landGad Lerner,

Con i suoi programmi televisivi, con i suoi proclami mediatici in cui domanda la fine dell’occupazione israeliana, senza nemmeno spiegare chi attaccò per primo e chi agi’ per legittima difesa, lei ha leso il mio onore, ha offeso la mia reputazione, ha creato un’immagine falsa che di me, della mia nazione,  si fanno chi la legge e la ascolta. 

Lei parla da ebreo. E per questo, l’ignaro pubblico, le crede quando parla del popolo ebraico.

Quella terra ci appartiene per diritto. È stata promessa da sempre al popolo ebraico. Apra Bamidbar, Numeri, nella porzione che leggeranno tutti gli ebrei del mondo questo sabato. Cinque donne si avvicinarono a Mose’ per domandargli di rientrare anche loro nella spartizione della terra di Israele. 3300 anni fa gli ebrei erano già connessi alla loro terra. Sfogli la Bibbia nella porzione successiva, dove si racconta delle tribù che avrebbero ricevuto le terre al di là del Giordano. 

La terra di Israele non è stata data al popolo ebraico in maniera provvisoria, come lei fa credere ai suoi ignari spettatori e lettori.

La definizione di Terra Promessa che dà l’ebraismo non è idolatria della terra, per poterne rivendicare la proprietà, come lei afferma. E’ promessa della terra. Promessa fatta da D-o ad Abramo di dare quella terra, la terra di Canaan, ai suoi discendenti, in più passi della Genesi. E’ la promessa fatta ad Isacco (Genesi 26-4), a Giacobbe (Genesi 28-13; Genesi 35-12 ecc ). E’ la spartizione della terra promessa agli avi di Israele tra le dodici tribù, scritta nella Bibbia . L’idolatria è aborrita dalla religione ebraica, lo vorrei ricordare io, al posto suo, a chi segue i suoi scritti.

Lerner non metta in bocca al mio D-o parole che Egli non dice.

Il mio D-o non ha mai detto che gli ebrei sono stranieri nella terra promessa, come lei racconta.

 Il mio D-o quella terra la promette e la fa conquistare ai miei avi.

Non attribuisca agli ebrei credi in cui la maggioranza assoluta di una nazione non si ritrova.

Non appiccichi addosso al mio popolo e a me, una etichetta che le fa comodo per potere farsi trasmettere e pubblicare da chi non vede l’ora di gettare fango addosso al popolo a cui appartengo.

Visto che lei si arroga il diritto di parlare a nome mio, mi permetta di dirle un’ultima cosa. 

Ognuno di noi viene messo al mondo con uno scopo preciso. Questa meta D-o però non la rende facilmente raggiungibile. E costella il percorso di ostacoli e false promesse. 

Lerner, a lei è stato fatto il dono di potersi fare ascoltare da molti italiani. Sfrutti la sua posizione mediatica per raccontare quante volte al giorno gli ebrei pronunciano la parola pace nelle proprie preghiere. Racconti i messaggi straripanti di amore e nessuna vendetta, delle madri davanti ai corpi assassinati e bruciati dei loro tre figli.

Si faccia portavoce di quei valori ebraici che ci hanno fatto cantare e pregare all’entrata dei forni crematori.

Scriva la verità, non sezioni la mia religione, la mia cultura, i principi che guidano il mio popolo, a suo piacimento.

Questa è diffamazione.

Gheula Canarutto Nemni

Il Rebbe. Quando i sogni hanno il potere di trasformare la realtà 

Ha visto al di là di ciò che tutti vedevano. Oltre i muri di Berlino, al di là della cortina di ferro e della guerra fredda. Ha immaginato vive, piene di persone, sinagoghe mentre erano ancora desolate ed abbandonate.

Ha sentito risuonare di nuovo voci di preghiera tra mura che erano state silenziate dall’odio assoluto, quando il vuoto ancora vi rimbombava. 

Ha guardato i bambini sfilare nella Piazza Rossa con grandi cartelli scritti in ebraico, mentre il mondo vedeva sfilare carri armati e soldati.

Ha visto migliaia di ragazzi seduti intorno a un tavolo del Seder di Pesach, sulle vette del Nepal, quando nessun ebreo ci era ancora arrivato. 

Ha acceso le luci di Chanuka in Times Square, Roma, Parigi, Honolulu e Honk Kong, mentre il buio della guerra mondiale era ancora una memoria viva e dolorante.

Ha portato parole di Torà, di tradizione millenaria, a individui che le avevano dimenticate o mai sentite prima di allora. 

Ha sognato milioni di candele dello Shabat illuminare le case ebraiche. 

Ha fermato per la strada uomini indaffarati, distogliendoli da impegni d’affari urgenti, per avvolgere il loro braccio con i tefilin.

Essere ebrei avrebbe dovuto essere un onore, un privilegio, non una identità scomoda. Dire sono ebreo, avrebbe dovuto essere fonte di fierezza, non di vergogna. 

Se oggi, viaggiando a Guangzhou e passeggiando nelle spiagge della Thailandia, troviamo cibo kasher, minyan, un volto amico, lo dobbiamo a un uomo che ha creduto nel potere dei sogni. 

Se oggi essere ebrei sembra quasi facile, se ogni città del mondo ha il proprio mikveh e per milioni di donne è diventata una abitudine andarci, è perché lui non ha smesso di crederci. 

Forse oggi non riusciamo a vedere il Rebbe. Ma quello che ha fatto, sognato, realizzato, rivoluzionato, accompagna le vite del nostro popolo in ogni angolo della terra. 

Quando l’anima di uno tzadik si separa dal corpo, la sua influenza sulle persone che gli erano vicine e sul mondo intero, diventa ancora più grande. 

Grazie Rebbe per la luce che porti ogni secondo nel mondo. 

Gheula Canarutto Nemni 

Lettera per Adriana. Non sei tu ad avere dimenticato tua figlia, è il mondo intorno che ci fa dimenticare chi siamo 

Cara Adriana, 
Non è facile essere madri oggi. 

Rientrare in tutti quei compiti che ci si aspetta portiamo a termine, in tutte quelle liste interminabili di tappe, telefonate, impegni. La combinazione delle cose che dobbiamo fare ha come risultato un numero infinito.

Non finiamo mai di muoverci, di darci da fare. Il nostro orario di lavoro come donne e madri è illegale. Supera di gran lunga le otto ore consentite al giorno. Nel giro per andare al lavoro c’è la tappa dell’asilo, della scuola, quando chiudi l’ufficio devi riaprire tutti i files mentali famigliari, spesa, rientro a casa dei figli, compiti, cena, camicie da stirare e magari anche l’idraulico o l’elettricista. 

Quando si attaccano troppi elettrodomestici alla corrente, il contatore si sovraccarica e fa saltare la luce. Quando si immagazzinano troppo incombenze famigliari, professionali, domestiche, il cervello rischia il corto circuito. 

Adriana, ti seguo con la mente mentre esci dal lavoro con in testa la lista delle cose ancora da fare. Quando cerchi di ricordarti dove hai parcheggiato la macchina, quando sudi già al pensiero di entrare dentro a quella scatola bollente. 

Ti vedo mentre ti avvicini, con i pensieri banali di ogni donna e madre che occupano la tua mente. Mentre compi quegli ultimi passi leggeri prima che la tua vita cambi per sempre. 

Lo sento quell’urlo terribile che squarcia la piazza, le torri, le nuvole e arriva direttamente in Cielo. 

Non posso essere stata io la protagonista di questa storia stupida, non può essere successo a me che la amo più di ogni altra cosa al mondo, avrai pensato. 

Ti prego, fai che sia solo un cartellino giallo, un avvertimento che mi riporti lungo la strada delle cose importanti. Dammi una chance per dimostrare che, da domani, la mia vita la vivrò in modo diverso, che le cose per cui sacrificherò il mio tempo le ritroverò sotto la voce ‘importanti’.

C’è scritto che le anime stanno in terra giusto il tempo di perfezionarsi e portare a termine il proprio compito. 

La tua bimba era quasi perfetta. E in pochi mesi ha finito di svolgere la missione che le era stata assegnata. 

Ora la stanno cullando gli angeli in Cielo. 

Di qualsiasi cosa ti accusino, rispondi, la mia pena l’ho già scontata in quei maledetti 10 secondi. 

Poteva essere ognuna di noi la distratta, quella che spegneva la macchina e ripassava le cose da fare in ufficio mentre chiudeva la porta. 

Dentro a quei files corrotti poteva esserci il pensiero di ognuna di noi, nei passi che si allontanano inconsapevoli dall’amore più grande, c’erano tantissime donne sovraccariche di liste. 

Ho sfogliato  la tua pagina Facebook prima che la chiudessi. Ci ho ritrovato articoli condivisi,  faccine, sogni di una donna uguale a milioni di altre. 

Oggi virtualmente si può mandare di tutto. 

Io ti mando un abbraccio forte, enorme, una spalla su cui appoggiare la testa e permettersi il lusso di non pensare. 

 Dietro al bip che chiude la macchina, dentro a quell’urlo infinito di una madre rimasta impigliata nella rete delle infinite incombenze, intrappolata nelle distrazioni della vita, non ci sei solo tu Adriana. Ma milioni di donne. 

I ragazzi che devastano le tombe nel cimitero ebraico come testimoni del nostro tempo 

 

Oggi scrivo a voi, ragazzi che avete distrutto e preso a calci le lapidi e le tombe di chi non c’è più.

Mi rivolgo a voi, bambini che state iniziando a crescere e invece di coltivare qualcosa che poi crescerà, rompete e vandalizzate il ricordo di chi non può nemmeno difendersi. Vi immagino entrare in quel cimitero, al Verano, strano luogo di ritrovo per dei ragazzi della vostra età. Forse vi stavate annoiando, forse cercavate di farvi belli gli uni agli occhi degli altri. O forse, i vostri genitori non vi hanno trasmesso un vero senso, profondo, da dare ai vostri giorni. Raccontano che venite da quelle brave famiglie al di sopra di ogni sospetto. Famiglie dove ricevi un po’ tutto, in cui non devi lottare per ottenere ciò che desideri. E voi, giovani pieni di energia, vi ritrovate con la voglia di fare senza sapere dove la potete incanalare. Vorreste alzarvi, dare il vostro contributo, ma nessuno vi indica la direzione in cui andare. E così vi ritrovate vuoti, con ore e ore a cui cercare di dare uno scopo. Vi guardate negli occhi e decidete di riempire questo immenso cratere di valori e ideali, con calci e atti vandalici nel regno dei morti.

Non siete voi che dobbiamo punire. La colpa non sta nella società che vi circonda. Andiamo alla ricerca di grandi parole senza un senso ben definito, per non additare nessuno in particolare. Invece il colpevole c’è. E si chiama educazione. La colpa sta in chi non si è preso la briga di sedersi vicino a voi per spiegarvi quanto ogni minuto di vita sia un regalo inestimabile che non ritorna. E’ colpevole chi non vi ha insegnato a guardarvi intorno, a cercare chi avrebbe bisogno di voi. Chi non vi ha tirato fuori la passione per qualcosa di positivo, per l’arte, per la musica, per un bel libro.

Vi hanno lasciati vuoti. E voi, con l’immaturità e irresponsabilità della vostra età, vi siete riempiti da soli.

Ogni cosa che succede là fuori è un insegnamento per migliorarci. Diamoci da fare perchè nessuno dei nostri figli si ritrovi mai perso nel vuoto di valori. Riempiamoli di amore per il bene, per le cose importanti. Insegniamo la gioia nel dare, nell’aiutare.  Riempiamoli così tanto da sembrare quasi troppo. Quando si vuole bene si vuole dare tutto. Se vogliamo bene ai nostri figli imbottiamoli di valori, di rispetto. Non lasciamo le briglie dei nostri giovani sciolte,  senza controllo. La libertà assoluta è un male. La libertà deve scorrere su binari positivi. Altrimenti il treno deraglierà schiantando se stesso e chi ci sta viaggiando.  

Gheula Canarutto Nemni

Lettera aperta a Obama sulla presunta correlazione tra cambiamenti climatici e terrorismo

Gentile Presidente Obama,

Pochi giorni fa le Sue parole hanno riecheggiato nell’aria di Milano, la mia città.

Abbiamo avuto l’onore di sentire la Sua opinione riguardo alle nuove tecnologie, all’impatto che avranno sul futuro dei nostri figli. Riguardo al cibo, alla salute, agli sprechi.

Poi ha iniziato a parlare di immigrazione, dei profughi che soffrono la fame a causa dei cambiamenti climatici, persone che non hanno lavoro perché il clima si sta modificando.

“Sono certo che questa sia una delle cause che provocano la radicalizzazione e fomentano il terrorismo in molti paesi del Medio Oriente e dell’Asia del Sud. Se molti giovani si ritrovano disoccupati, finiscono per indirizzare le proprie energie in un modo non sano”. Queste sono state le Sue parole.

Le ho rilette tre volte, forse avevo perso un pezzo per strada.

La disoccupazione è una delle cause del terrorismo. Questa frase va contro ogni valore in cui sono stata allevata, contro ogni principio che mi hanno insegnato. Stiamo davvero illudendoci che una persona possa arrivare ad uccidere degli innocenti perché non ha un impiego?

Gentile Presidente Obama, dobbiamo impegnarci a trasmettere ai nostri figli un messaggio diverso. Un messaggio che vada oltre il lavoro, le necessità materiali e il denaro.

Di tutto questo ne abbiamo bisogno, senza ombra di dubbio. Cibo e lavoro dovrebbero essere diritti garantiti a ogni essere umano.

Ma la vita riserva sempre delle sorprese. In tempi di crisi economica o di guerra ci si può ritrovare disoccupati, qualche volta senza cibo nel frigorifero.

Nessuna di queste condizioni può essere usata come giustificazione per uccidere dei giovani in una discoteca, per fare saltare per aria un autobus, per lanciare un aereo contro le Torri Gemelle.

Molti terroristi che hanno stravolto il nostro mondo con i loro atti violenti, non erano nè disoccupati nè affamati. Molti di loro erano acculturati, sia dal punto di vista occidentale che sotto quello dell’estremismo islamico.

Nel medio oriente, in Asia del sud e in Europa, molte persone stanno incanalando le proprie energie in direzioni sbagliate. Perchè nessuno si sta occupando di muovere queste energie nella giusta direzione.

La nostra società è in preda a un vuoto ideologico. Ed è in questo vuoto che le ideologie violente si radicano con grande successo.

Non stiamo trasmettendo ai giovani dei valori veri.

Ci stiamo dando da fare per nutrire i loro corpi e qualche volta la loro cultura.

Ma stiamo trascurando il loro spirito.

Gli esseri umani sono fatti di corpo e anima. Entrambe queste dimensioni necessitano di nutrimento.

Le nuove generazioni sono affamate di valori. Sono assetate di mete verso cui correre.

Chi vuole davvero fare progredire l’umanità e portarla fuori dal tunnel buio in cui è rimasta incastrata, non può occuparsi solo degli aspetti materiali del mondo.

Un individuo può possedere milioni di dollari, ma senza uno scopo, un obiettivo di vita, sarà una persona povera e vuota, pronta ad essere riempita. Dal bene e dal male.

Per cambiare in meglio il destino dell’umanità, bisogna investire sull’educazione di ogni persona.

Non sono i cambiamenti climatici che trasformano gli individui in terroristi. Né i campi senza raccolto. E’ l’aridità in campo educativo. Iniziamo a sfamare le nuove generazioni, oltre che con il cibo materiale, anche con quello morale.

Gheula Canarutto Nemni

 

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obama milan

Open letter to President Obama on climate change and it consequence on terrorism

Schermata 2017-05-11 alle 22.18.56Dear President Obama,

A few days ago your words filled the air of Milano, the town where I live.

You gave an interesting perspective about technology; about the impact it is having on our children’s future. You spoke about healthy food and waste.

And then you spoke about immigration, about refugees who suffer from food shortages because of the climate change and how this has an impact on unemployment.

“I am certain that this is part of the problem that instigates radicalization and terrorism in many countries of the Middle East and South Asia. If many young people are unemployed they will channel their energies in an unhealthy way.” These were your words. I read them three times. It was hard for me, as a parent and as an educator, to believe that unemployment can be claimed as one of the causes of terrorism. It was against the values I was raised in, against all my credos; to delude oneself into thinking that a person can arrive to the point of killing somebody else simply because he himself does not have a job.

Dear President Obama, we cannot encourage the future generations in the belief that everything revolves around a job, material needs, and money.

Yes, we need these things. Food and work should be universally granted rights.

But life is complicated, and sometimes you can be unemployed, and maybe even without any food in the fridge, due to an economic crisis period or a war.

But none of these conditions can be used as a justification for killing young people in a disco, putting a bomb in a bus or throwing an airplane into the Twin Towers.

Most of the terrorists who shook our world with their heinous crimes were not unemployed or hungry. In fact, some of them were educated people, educated under a Western point of view. And extremist Islam too.

In Middle East, South Asia and Europe, people channel their energies in unhealthy way, simply because no one is nourishing their souls in a positive way.

Our society is a big ideological vacuum, where violent ideologies are free to burrow their roots. We don’t provide young generations with real values. We are trying to nourish only their bodies, and maybe their culture, sometimes. Yet we are neglecting their souls. This is the reason why youngsters run towards harmful ideologies as they grow up. Human beings are made of flesh, and a soul. Of body and spirit. We need to nourish both of these dimensions.

New generations are hungry for values; they are thirsty for life’s principles and goals.

If you wish for real human progress, you cannot deal only with the material aspects of life. You can give a person millions of dollars, but if you deprive him of a goal, of an objective to run for, he will be the emptiest person in the world, ready to be filled with good or evil.

We should do our best to provide a healthy education to every individual. This goal, this directive, depends on you. It depends on all those who can change our world.

It is not climate change that makes people turn to terrorism. It is not dry fields. It is dryness in education, in values.

We must provide them with moral food too.

Sincerely,

Gheula Canarutto Nemni

P.S. You mentioned that activists need to propose pragmatic solutions. If you are interested, I have them ready for you.

 

 

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